A Spinaceto il digitale liberato

No alle regole della proprietà intellettuale che tutto dominano e condizionano, no ai Faletti di turno e sì alla condivisione delle opere e delle idee. Ai margini della Capitale batte un cuore corsaro


Roma – I movimenti locali dei “contestatori” sono sempre di più e tutti tendono a raccordarsi a quel medesimo sentire globale. I temi sono comuni: la libertà di pensiero e di cultura e, ovviamente, la sua libera circolazione, il che oggigiorno può significare anche infrangere un pugno di norme codificate. Dai centri sociali, con furore, si impazza nella Rete per rientrare a far parte di quell’altra rete che unisce i cervelli di Roma con quelli di New York. Le parole più abusate sono: cultura, libertà, informazione, socializzazione e precariato. In pratica una summa delle esigenze più urgenti dei giovani “riottosi”, sempre in lotta con il potere che vessa.

E se l’Italia è il Paese dove la pirateria aumenta, mentre altrove diminuisce, e il P2P non conosce pene deterrenti che tengano, le risposte si possono trovare anche nelle parole del collettivo Auroemarco , un centro sociale occupato e autogestito che si muove da ormai 13 anni nell’area di Spinaceto, un quartiere di Roma situato un paio di chilometri fuori dal Grande Raccordo Anulare. All’interno di Auroemarco è nato da poco lo Spinacity Medialab, che offre connettività Internet, organizza momenti di autoformazione P2P (corsi, workshop, produzione di documentazione) e cerca di ragionare e porre all’attenzione di più persone possibile alcune tematiche tecnologiche, politiche, creative e cooperative.

A Roma esistono diversi medialab e hacklab, e alcuni di questi collaborano assiduamente nella costruzione di iniziative comuni legate a temi specifici. L’ultimo contributo è una serie di dispense, “una sorta di vettore finalizzato all’incontro tra soggettività interessate all’apprendimento e alla condivisione delle proprie esperienze e conoscenze”. “Abbiamo cercato di privilegiare la diffusione di informazioni utili alla comprensione di tecnologie orientate alla privacy e alla libera comunicazione”, spiega a Punto Informatico Andrea di Auroemarco, “traducendo liberamente documenti reperibili in rete che abbiamo reputato interessanti”. E dunque niente più segreti su Skype, wireless o Vpn.

Dopo una lunga consultazione, i responsabili del collettivo (che rappresentano alcune centinaia di attivisti) hanno deciso di chiarire le idee ai lettori di Punto Informatico sulle attività di questo centro sociale.

Punto Informatico: cosa cercate di preciso?
Auroemarco: Vogliamo divertirci, condividere esperienze di vita e conoscenze, vogliamo dotarci di tutti gli strumenti necessari per non farci incantare dalle sirene del mercato e della pubblicità. Vogliamo costruire spazi e tempi autogestiti entro cui relazionarci come persone libere. Nella società dell’informazione, l’informazione vuole essere libera, e noi con lei.

PI: Perché?
A: Perché non si vive di solo mercato. Una persona è come prima cosa un essere umano e non un semplice consumatore. Perchè le relazioni umane che ci interessano non sono quelle formali, rigide e gerarchiche, tipiche del mondo professionale. Noi vogliamo sperimentare, smanettare, giocare con la tecnologia e crescere insieme, avere carta bianca per realizzare i nostri desideri, senza avere alcun limite se non quello della immaginazione… lo sappiamo: sembra un sogno ma perché non provare a realizzarlo?.

PI: In che cosa vi impegnate.. Quali sono le vostre attività?
A: In realtà facciamo cose molto diverse tra loro… organizziamo corsi di alfabetizzazione informatica a vari livelli, workshop focalizzati su argomenti specifici, garantiamo connettività gratuita a tutte le persone che attraversano i nostri labs, organizziamo iniziative per finanziare progetti che ci sembrano affini e riteniamo giusto sostenere. Organizziamo serate dedicate al retrohardware. Abbiamo aperto un sito che vuole diventare un riferimento per la comunità wireless di Roma , abbiamo partecipato all’ultimo numero di Infoxoa (Rivista di quotidiano movimento)”.


PI: Come vi organizzate per realizzare tutto questo?
A: Di solito ci incontriamo in assemblea e decidiamo le cose da fare, ognuno si prende la responsabilità di attività specifiche. Fra di noi non esistono gerarchie, capi e rigide divisioni dei compiti.

PI: Ora cosa vi aspettate che succeda?
A: A livello generale, ci troviamo in un paese che sta scoppiando dal punto di vista economico e sociale… la disoccupazione, la precarietà della vita, le difficoltà legate alla sussistenza materiale sono un dato di fatto. Ci guardiamo intorno e ci vediamo precari, intermittenti, magari impiegati ma con contratti totalmente ridicoli e privi di garanzie. La qualità della vita tende a peggiorare e chi controlla il mercato del lavoro tenderà a tutelare sempre di più la proprietà intellettuale.

PI:…inasprimento delle pene e moltiplicazione dei bavagli?
A: Certo, aumenterà il numero dei brevetti, l’importanza del diritto di autore, il digital divide e la repressione nei confronti degli utenti. Saranno introdotti nuovi reati nel codice penale. Ci aspettiamo che tutte le forme spontaneamente collaborative e cooperative tra le persone vengano ostacolate e combattute dalle lobbies capitaliste. Insomma, che venga combattuta ogni forma di intelligenza collettiva, in favore di una stupidità individuale diffusa.

PI: E i vostri sogni che fine fanno?
A: Li vediamo rubati e rivomitati nella pubblicità. Vediamo ostacolati i progetti di vita radicalmente diversi dalla normalità che ci viene comunicata e imposta in ogni momento e in ogni luogo, nelle forme più disparate, rozze e raffinate al tempo stesso.

PI: Avete timore della legge?
A: Nella misura in cui ogni legge è repressiva e fascista sicuramente la temiamo, ma al tempo stesso la critichiamo duramente e ci prendiamo tutte le responsabilità del caso. Tutta la propaganda governativa contro la pirateria è demagogica e ridicola. La Sony, per esempio, è anche una casa discografica, e tutela le opere dei propri artisti facendo pressioni sui governi… ma è anche uno dei maggiori produttori di CD vergini e di tecnologie di copia digitale.

PI: Questo cosa significa per voi?
A: Impedire l’accesso a qualsiasi informazione significa costruire un valore intorno ad essa; rompere queste barriere equivale a rendere qualsiasi informazione un valore di tutti. Un pensiero, un’idea, un’invenzione, una creazione sono patrimonio dell’umanità, dall’umanità generata e modificata continuamente. Le idee non sono un capitale da accumulare, le idee sono produzione umana di tutti per tutti.

PI: Dunque, bisognerebbe tutelare e supportare chi opera secondo metodologie e filosofie open?
A: Certo, ha sempre più senso farsi attori in prima persona di questo processo e contribuire alla crescita di un’economia diversa e non per forza legata a logiche di sfruttamento e di profitto di pochi a danno di molti. Le nuove forme di licensing, come le creative commons o le varie versioni della GPL, rinunciano a parte dei diritti d’autore favorendo un’espansione virale del progetto e dell’idea legate all’opera di turno. La scelta di non applicare alcuna forma di copyright alle proprie opere è qualcosa di ancora più radicale. Se posso studiare su libri fotocopiati, ascoltare mp3 scaricati in rete, divertirmi coi miei amici giocando su consolle chippate a giochi copiati… perché non dovrei farlo, se in questo modo studio, mi diverto e mi relaziono in modo sano con le persone? Perché a dirmelo è il Faletti di turno? Non scherziamo…

PI: Il vostro scopo in definitiva qual è?
A: Passare dalla tecnologie del controllo al controllo delle tecnologie, tramite la condivisione dei saperi all’interno delle nostre comunità. Sensibilizzare il maggior numero di persone sugli inganni e le bugie a cui siamo sottoposti quotidianamente da tutti i mezzi di comunicazione mainstream. Fare autoformazione P2P: io non posso, tu non puoi, ma io e te insieme possiamo.

a cura di Alessandro Biancardi

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