Amazon, la lotta alle recensioni pilotate comincia a dare frutti

La piattaforma di e-commerce continua a cancellare le review incentivate, ma un'analisi su 65 milioni di opinioni mostra che il valore medio delle valutazioni non si discosta di molto

Roma – Quanto ci si può fidare delle recensioni pubblicate su Amazon? Abbastanza, ma non tantissimo. La stessa piattaforma ha deciso di fare un po’ di pulizia , rimuovendo molte recensioni considerate inattendibili . Un’iniziativa promessa tempo or sono e che in effetti sta portando avanti.

Il problema dei commenti non veritieri c’è, ed è di proporzioni notevoli. Le recensioni finte su Web esistono da sempre, non solo su Amazon. Ma esistono anche le recensioni “pagate”, “prezzolate”, “non spontanee”, “pilotate”. Inoltre, il sistema delle “incentivised review”, cioè recensioni incentivate in cambio di sconti e omaggi (il più delle volte dello stesso prodotto sottoposto a recensione) è pratica comune. Amazon non ha mai tollerato le recensioni dietro corrispettivo in denaro, ma in passato ha permesso l’uso delle “incentivised review” sotto forma di sconti. Da ottobre, però, qualsiasi forma di recensione incentivata è proibita . Le uniche ammesse sono quelle effettuate tramite il programma ufficiale Amazon Vine .

Ma la questione non è terminologica. Le recensioni non spontanee tendono ad essere ovviamente positive. Pure troppo. Lo ha rivelato una recente ricerca di ReviewMeta, una società che si occupa di analizzare le recensioni sui prodotti, che ha preso in analisi oltre 65 milioni di recensioni effettuate su più di 32.000 prodotti diversi. La media ottenuta dai prodotti con recensioni comprate è risultata di 4,74 stelle, mentre quella delle recensioni spontanee è solitamente intorno alle 4,36 stelle (su 5). L’eliminazione dei pareri sollecitati con dei corrispettivi, dunque, non avrebbe minato il valore medio dei prodotti : il rating lasciato dagli utenti resterebbe pressoché invariato, anche perché Amazon lo calcola basandosi quasi esclusivamente sulle opinioni rilasciate per gli “Acquisti verificati”. Il che è ovviamente un fattore positivo per l’immagine dell’azienda.

Amazon ha deciso di rimuovere gran parte di queste opinioni pilotate in quanto minano la base della sua credibilità . Per ponderare un acquisto, gli utenti si basano molto sui consigli scritti da chi il prodotto l’ha già provato. Pertanto se si diffonde l’idea che si tratta principalmente di commenti non sinceri, gli utenti potrebbero iniziare a non tenerli più in considerazione o, peggio ancora, preferire altri marketplace al posto di Amazon.

Amazon recension finte bannale

Amazon si è dunque attivata per far sparire dalle sue pagine le recensioni incentivate non lecitamente: guardando il grafico si intuisce che a partire dallo scorso 3 ottobre la percentuale di consigli “pilotati” sulle pagine è iniziata a calare drasticamente. La società di Jeff Bezos non solo ha imposto un filtro che si occupa di bannare le nuove recensioni non affidabili, man mano che vengono pubblicate sulla piattaforma, ma starebbe analizzando anche i vecchi consigli per rimuovere quelli ritenuti non sinceri. E ciò avviene anche in Italia . Per la precisione sarebbero state rimosse – ad oggi – circa 500.000 recensioni, il 71 per cento delle quali ritenute non spontanee. Alcuni prodotti hanno subito una drastica sforbiciata; dalla pagina di una crema esfoliante biologica per lo scrub, ad esempio, sarebbero stati cancellati in un sol colpo oltre 9.000 commenti incentivati .

Che Amazon si stia dando da fare lo rivelerebbe anche il fatto che sul campione delle recensioni analizzato nelle ultime 2 settimane solo l’1,5 per cento risulta “incentivato”. In passato lo stesso valore era decisamente più alto. Questo indica che il ban imposto sulla piattaforma è efficace, ma fino a che punto? Nuove recensioni fittizie continuano ad essere pubblicate sulle pagine dello store e se si considera che il filtro non è altro che un algoritmo, trovare il modo di aggirarlo potrebbe non essere impossibile.

Amazon, per scoraggiare l’impatto dei recensori di professione, ha altresì posto un limite al numero di pareri associati ad acquisti non verificati: un massimo di 5 recensioni a settimana.

Nicola Bruno

fonte immagine

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

  • Carlo scrive:
    Pubblico Dominio, definizione?
    Esiste una "regolamentazione"/"Tipo di licenza" chiamata "Pubblico dominio"?Di cosa si sta parlando, esattamente?
    • Uffa scrive:
      Re: Pubblico Dominio, definizione?
      - Scritto da: Carlo
      Esiste una "regolamentazione"/"Tipo di licenza"
      chiamata "Pubblico
      dominio"?
      Di cosa si sta parlando, esattamente?la confusione ti attanaglia?
    • Basilisco di Roko scrive:
      Re: Pubblico Dominio, definizione?
      Sì, tecnicamente esiste una sorta di licenza di "pubblico dominio" (quando pubblichi qualcosa, devi scegliere la licenza, e una opzione è il pubblico dominio); ma tale licenza non è scritta, perché è già definita per legge, e quindi non occorre specificare le condizioni. Il problema è che la legge è diversa, nei diversi stati, e quindi la licenza stessa può essere interpretata diversamente. Per questo motivo sono state create altre licenze, come la CC0 (Creative Commons Zero) che sono del tutto equivalenti al pubblico dominio, ma definite in modo esplicito. Chi vuole rilasciare un'opera di pubblico dominio farebbe meglio a usare la CC0, per evitare ambiguità
      • Hop scrive:
        Re: Pubblico Dominio, definizione?
        - Scritto da: Basilisco di Roko
        Sì, tecnicamente esiste una sorta di licenza di
        "pubblico dominio" (quando pubblichi qualcosa,
        devi scegliere la licenza, e una opzione è il
        pubblico dominio); ma tale licenza non è scritta,
        perché è già definita per legge, e quindi non
        occorre specificare le condizioni. Il problema è
        che la legge è diversa, nei diversi stati, e
        quindi la licenza stessa può essere interpretata
        diversamente. Per questo motivo sono state create
        altre licenze, come la CC0 (Creative Commons
        Zero) che sono del tutto equivalenti al pubblico
        dominio, ma definite in modo esplicito. Chi vuole
        rilasciare un'opera di pubblico dominio farebbe
        meglio a usare la CC0, per evitare
        ambiguitàpoi c'è questa:https://en.wikipedia.org/wiki/WTFPL;)
      • Carlo scrive:
        Re: Pubblico Dominio, definizione?
        Grazie mille per la spiegazione, non credevo che "Pubblico dominio" fosse in sè una licenza.
  • arturo scrive:
    le caccole di arturo
    arturo appiccica le sue caccole sui sostegni dei mezzi pubblici. arturo si eccita a vedere le persone che toccano il suo catarro.
  • Basilisco di Roko scrive:
    Getty ha ragione
    Lo sfruttamento commerciale delle opere di pubblico dominio è più che lecito. Il pubblico dominio impedisce solo di averne l'esclusiva. Se la fotografa non voleva permettere lo sfruttamento commerciale, avrebbe dovuto pubblicare le immagini con una licenza diversa (ne esistono parecchie, come la CC-nc)
    • rico scrive:
      Re: Getty ha ragione
      Due sole cose mi danno fastidio di questa sentenza:1- Getty non ha nemmeno nominato l'autrice delle foto, scorretto a prescindere dalla licenza.2- sempre meno autori doneranno le loro immagini a musei e biblioteche, se chiunque può rivenderle come fossero sue.
      • Basilisco di Roko scrive:
        Re: Getty ha ragione
        - Scritto da: rico
        Due sole cose mi danno fastidio di questa
        sentenza:
        1- Getty non ha nemmeno nominato l'autrice delle
        foto, scorretto a prescindere dalla
        licenza.Scorretto, ma non vietato. Per vietarlo sarebbe servita una licenza CC by (attribuzione)
        2- sempre meno autori doneranno le loro immagini
        a musei e biblioteche, se chiunque può rivenderle
        come fossero sue.Per impedirlo basta usare la licenza CC nc (non commerciale)Gli strumenti legali ci sono già, è solo questione di conoscerli e usarli.
    • Izio01 scrive:
      Re: Getty ha ragione
      - Scritto da: Basilisco di Roko
      Lo sfruttamento commerciale delle opere di
      pubblico dominio è più che lecito. Il pubblico
      dominio impedisce solo di averne l'esclusiva.E infatti <b
      Getty utilizza immagini di pubblico dominio come se ne possedesse l'esclusiva </b
      , è spiegato nell'articolo. L'autrice si è vista recapitare un'ingiunzione di pagamento per una delle sue foto.Una bella multa plurimilionaria a Getty avrebbe scoraggiato questo tipo di comportamento illecito.
      Se
      la fotografa non voleva permettere lo
      sfruttamento commerciale, avrebbe dovuto
      pubblicare le immagini con una licenza diversa
      (ne esistono parecchie, come la
      CC-nc)
  • Vota antonio scrive:
    Consigli per il voto
    [yt]0uC63ZdCdro[/yt]
  • paradox scrive:
    realtà virtuali
    Da cui si deduce, nel caso non fosse abbastanza chiaro da decenni, quanto la 'legge' stia diventando sempre più avulsa dal mondo reale e sempre più autoreferenziata, dappertutto.Purtroppo sono persone reali che devono confrontarsi con questo mostro virtuale, e il risultato è sempre più penoso e sempre più spesso paradossale.
  • panda rossa scrive:
    GPL anche per le foto!
    Visto che gli intermediari parassiti non vogliono saperne di smettere di ingrassare sulle spalle di chi crea, produce e non intende speculare, si rende necessario creare una licenza analoga alla GPL anche per le opere d'ingegno.Ogni fotografia o altra opera d'ingegno protetta da questa GPL puo' essere regolarmente distribuita a patto che TUTTE LE ALTRE FOTO O OPERE D'INGEGNO ANNESSE ALLA STESSA vengano distribuite sotto la medesima licenza.Visto che il parassita non vuol saperne di morire di fame, non resta che estirpargli le viscere e dirgli di mangiarsi quelle!
    • SIGLAZY scrive:
      Re: GPL anche per le foto!
      - Scritto da: panda rossa
      Visto che gli intermediari parassiti non vogliono
      saperne di smettere di ingrassare sulle spalle di
      chi crea, produce e non intende speculare, si
      rende necessario creare una licenza analoga alla
      GPL anche per le opere d'ingegno.Esiste già: si chiama Creative Commons
    • Hop scrive:
      Re: GPL anche per le foto!
      - Scritto da: panda rossa
      Visto che gli intermediari parassiti non vogliono
      saperne di smettere di ingrassare sulle spalle di
      chi crea, produce e non intende speculare, si
      rende necessario creare una licenza analoga alla
      GPL anche per le opere
      d'ingegno.
      Dormi tranquillo a te NON serve...D'ingegno TU non hai MAI prodotto nulla :D
      • ... scrive:
        Re: GPL anche per le foto!
        - Scritto da: Hop
        D'ingegno TU non hai MAI prodotto nulla :DL'unico momento in cui produce qualche cosa è quando commenta su PI (chiacchere ovviamente)
        • Il fuddaro scrive:
          Re: GPL anche per le foto!
          - Scritto da: ...
          - Scritto da: Hop

          D'ingegno TU non hai MAI prodotto nulla :D
          L'unico momento in cui produce qualche cosa è
          quando commenta su PI (chiacchere
          ovviamente)SI! Chiacchiere e distintivo!! (rotfl)
          • ridolini scrive:
            Re: GPL anche per le foto!
            !Il commento contiene una parola troppo lunga.(rotfl)(rotfl)(rotfl)(rotfl)(rotfl)(rotf!
    • Basilisco di Roko scrive:
      Re: GPL anche per le foto!
      - Scritto da: panda rossa
      Visto che gli intermediari parassiti non vogliono
      saperne di smettere di ingrassare sulle spalle di
      chi crea, produce e non intende speculare, si
      rende necessario creare una licenza analoga alla
      GPL anche per le opere
      d'ingegno.
      Ti bastano queste?https://www.gnu.org/licenses/license-list.html#DocumentationLicensesNe esistono diverse (e la stessa GPL si può usare per le opere di ingegno)
      Ogni fotografia o altra opera d'ingegno protetta
      da questa GPL puo' essere regolarmente
      distribuita a patto che TUTTE LE ALTRE FOTO O
      OPERE D'INGEGNO ANNESSE ALLA STESSA vengano
      distribuite sotto la medesima
      licenza.La CC-share alike fa esattamente quello. E comunque non vieta lo sfruttamento commerciale, a meno che non ci sia la clausola sa (share alike)
Chiudi i commenti