Anonymous, KISSarannomai?

Il bassista Gene Simmons avrebbe già individuato alcuni responsabili dei recenti attacchi DDoS subiti dai suoi due siti ufficiali. Il gruppo degli Anonymous verrà presto individuato e incarcerato. Intanto, i siti sono nuovamente offline

Roma – Nel 1975 due teenager statunitensi istituivano in via non ufficiale il primo fan club statunitense della band hard-rock KISS. KISS Army sarebbe presto diventato l’unico termine per descrivere l’orda agguerrita degli appassionati del gruppo di New York. 35 anni dopo, il linguacciuto bassista Gene Simmons pare tornato ad antichi inni di guerra, anche se non nel nome del duro e puro rock and roll.

La rispolverata KISS Army sembra ora avere nuovi alleati, in primis una nutrita schiera di avvocati in giacca e cravatta e – dulcis in fundo – una serie di agenti del Federal Bureau of Investigation (FBI). Obiettivo, stanare i principali responsabili di quella che è già stata soprannominata Operation Payback . Ovvero il gruppo degli Anonymous , che proprio recentemente aveva dato il via libera ad un imponente attacco di tipo DDoS contro due siti gestiti da Gene The Demon Simmons .

GeneSimmons.com e SimmonsRecords.com erano finiti offline, bombardati dal temibile tool Low Orbit Ion Cannon (LOIC). Una ritorsione da parte degli attivissimi Anonymous , non affatto soddisfatti di alcune dichiarazioni rilasciate dal bassista. Simmons aveva infatti parlato di un’industria “senza palle”, incapace di “portare in tribunale tutti gli sbarbatelli e lentigginosi teenager che scaricano musica”.

La nuova armata legale di The Demon pare ora aver già individuato alcuni responsabili, “giovani avventurosi che si sentono al di sopra della legge”. Giovani hacker , come sottolineato da un comunicato ufficiale apparso sul rinato sito GeneSimmons.com . “Per prima cosa saranno puniti – si può leggere – Secondo, potrebbero ritrovarsi con i loro piccoli culi in galera, accanto a chi lo è da tempo e che sta giusto cercando una nuova fidanzata”.

Simmons ha quindi sottolineato come tutti i responsabili verranno schedati – addirittura con fotografie – impossibilitati alla fuga. “Non potete nascondervi”, ha concluso il post. C’è chi ha però sottolineato come risulti piuttosto arduo giungere all’esatta identità di utenti coinvolti in un attacco di tipo DDoS, guidato da una botnet. Risultato delle minacciose parole di Simmons? I due siti sono tornati offline .

E offline è finito anche il sito ufficiale dell’ Intellectual Property Office (IPO) britannico, colpito sempre nell’ambito dell’ Operazione PayBack e sempre attraverso un attacco di tipo DDoS. L’organo a tutela del copyright d’Albione avrebbe alimentato quel sistema diffuso che sta ormai abusando del diritto d’autore e della proprietà intellettuale.

Mauro Vecchio

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  • Funz scrive:
    APS
    Tutti questi servizi di auto-pubblicazione ricordano sempre i protagonisti del "Pendolo di Foucault" che facevano andare una casa editrice sfruttando gli sprovveduti "Autori a Proprie Spese"... il capitolo più spassoso di tutto il libro.
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