Apple e la passione per i marketplace

di D. Galimberti - Dopo averne lanciato uno per i cellulari, Cupertino rilancia sui PC. Un rischio calcolato. Che potrebbe fare felici gli utenti, un po' meno gli sviluppatori

Roma – Apre domani il Mac App Store, e vorrei fare una breve riflessione che parte dalla più semplice delle domande, la prima domanda che imparano anche i bambini in tenera età: perché? Perché Apple ha voluto portare sul Mac il concetto di App Store? La risposta non è unica, e probabilmente anche la serie di risposte che mi appresto a ipotizzare non sarà esaustiva, ma quantomeno può aiutare a ragionare sul futuro della piattaforma.

La prima risposta (quella più banale, che è stata data anche da Apple all’ annuncio della novità) è che si vuole portare su Mac ciò che di buono c’è su iOS, e l’App Store è stato uno dei maggiori successi di Apple degli ultimi anni, imitato da tutti i concorrenti. Questa risposta però significa tutto e niente: “tutto” perché, al di là della bontà dell’idea, si porta con se numerose altre conseguenze; “niente” perché, al di là delle reali intenzioni di Apple sul futuro di Mac OS X, attualmente il modello è applicabile solo fino ad un certo punto. Ma procediamo per ordine, e analizziamo i vantaggi che potrebbero esserci per utenti, sviluppatori, e per la stessa Apple.

Innanzitutto un Mac App Store consente all’utente di avere un luogo univoco dove cercare software di ogni tipo, un sistema facile per comprare questo software e tenerlo aggiornato, e una autorizzazione all’uso associata al proprio account, senza il “disturbo” di numeri seriali da archiviare, licenze che si perdono o che non si riescono a trasferire sulle nuove macchine, o (peggio ancora) chiavi hardware che si possono guastare. Inoltre, se dovesse accadere quello che è già successo sull’AppStore per iOS, la maggiore concorrenza e l’ampia visibilità (che dovrebbe assicurare più vendite) potrebbero portare a prezzi molto bassi, se non ad applicazioni gratuite che si ripagano con la pubblicità (per chi è disposto a sopportarla).

Lo sviluppatore, a fronte del 30 per cento dei suoi incassi che finiscono nelle tasche di Apple (e del pagamento di una quota annuale di iscrizione), si trova ad usufruire di tutti quei vantaggi già noti per iOS: ha una vetrina dove milioni di persone potranno avere accesso al suo software, non deve allestire un sito o un dominio per mettere in vendita il proprio prodotto (né tantomeno deve trovare una software-house disposta a pubblicarlo) e non deve nemmeno preoccuparsi di questioni legate alle transizioni monetarie. Senza contare che ha già a disposizione, gratuitamente, tutti gli strumenti di sviluppo (ma questo valeva anche prima dell’avvento di AppStore).

Per Apple il vantaggio più evidente è quello di incassare il 30 per cento su ogni software venduto, ma questa è solo la punta dell’iceberg: il sistema del Mac App Store potrebbe attirare molti sviluppatori, il che significherebbe più software per Mac e di riflesso (visto che il software è la vera anima del computer) più Mac venduti. La maggiore diffusione dell’hardware richiamerebbe ancora più sviluppatori interessati alla piattaforma, in un circolo vizioso che abbiamo già visto decretare il successo di iTunes/iPod e di AppStore/iOS (cioè di tutti i device dove iOS è utilizzato: iPhone, iPod Touch e iPad).

Solo vantaggi quindi? Non è detto, ma procediamo ancora per ordine analizzando i possibili svantaggi per utenti, sviluppatori, e per Apple. La critica più gettonata è che Apple voglia creare un sistema chiuso anche su Mac, controllando l’installazione di ogni software e decidendo a monte cosa può essere installato o meno, esattamente come accade oggi sui dispositivi iOS (Jailbreak a parte). Al di là del fatto che una svolta del genere potrebbe provocare l’insurrezione tanto degli utenti quanto degli sviluppatori, si tratta di una possibilità che al momento vedo, se non impraticabile, quantomeno molto remota: il Mac App Store affiancherà i tradizionali metodi di distribuzione del software, sia perché non tutti gli sviluppatori hanno interesse a passare tramite questo canale (colossi quali Adobe o Microsoft non hanno bisogno di un App Store per vendere Photoshop o Office, e nemmeno sono intenzionati a regalare il 30 per cento del loro fatturato ad Apple), sia perché non sarebbe possibile troncare di punto in bianco qualsiasi altro canale di distribuzione o impedire lo sviluppo di software creato ad-hoc per ambiti molto specifici, se non per singoli clienti (e che quindi non avrebbe senso pubblicare sul Mac App Store).

Ci sono poi altre considerazioni che allontanano questa ipotesi, per esempio il fatto che spesso l’installazione di software su Mac OS X si riduce nel copia&incolla dell’eseguibile: a meno di voler impedire una qualsiasi gestione dei file, o di voler instaurare a livello di sistema operativo un controllo preventivo su ogni file eseguibile (cosa che allo stato attuale delle cose non esiste su Snow Leopard e, a quanto ci è dato di sapere, nemmeno sul futuro Lion) è evidente che per ora, ma anche per i prossimi anni, non è pensabile impedire l’installazione delle applicazioni per altre vie.

Fugata l’ipotesi meno felice, quali altri svantaggi potrebbero esserci per l’utente? A parte l’induzione all’acquisto che lo porterebbe a spendere più di quanto spende oggi in software, l’unico altro problema potrebbe essere quello di trovarsi di fronte a 10 prodotti spazzatura a fronte di un solo prodotto buono. Ma questo accade anche oggi, seppure in misura minore.

Qualche problema in più potrebbero averlo invece gli sviluppatori. È vero che hanno la possibilità di pubblicare le proprie applicazioni in una vetrina immediatamente accessibile a milioni di persone, ma è anche vero che stiamo parlando di una vetrina globale dove il singolo software può perdersi in mezzo a decine (se non centinaia) di prodotti simili, e dove la concorrenza spietata porterà probabilmente ad adottare una politica di bassi prezzi, politica che diventa sostenibile solo se si raggiungono determinati volumi di vendita. E spesso la bontà del software non basta ad ottenere buoni volumi. In ogni caso questo è un capitolo ancora tutto da valutare in base a come si svilupperà lo Store.

Infine, Apple: c’è qualche aspetto negativo al quale Apple potrebbe andare incontro? A parte l’eventualità di fare flop, e quindi di rimetterci la faccia (nonché gli investimenti fatti finora in termini di strutture per “contenere” il Mac App Store e la banda che dovrà assicurare agli utenti per usufruirne) non vedo grossi rischi o grossi svantaggi. È ancora presto per tirare le somme, ma complessivamente le premesse per fare bene ci sono, e secondo il mio parere l’unica possibilità di fallimento potrebbe arrivare da scelte sbagliate sul futuro di Mac OS X, più che dal Mac App Store. Ma di questo ne riparleremo tra qualche anno.

Domenico Galimberti
blog puce72

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