Apple/ Novità dall'Expo parigino

La trasferta parigina di Apple ci ha riservato poche ma attesissime novità, dalla beta pubblica del MacOS X ai nuovi iBook. Eccole raccontate dagli occhi del nostro inviato


Sono stati giorni movimentati quelli che hanno preceduto l’ Apple Expo parigino, unica manifestazione ufficiale europea di Apple. Gli utenti inglesi avevano preannunciato una dimostrazione di protesta, poi ritirata, proprio contro la decisione (presa ormai da tempo) di cancellare l’altra grande manifestazione europea che avrebbe dovuto avere luogo in Gran Bretagna. Una manifestazione temuta al punto tale da mettere in dubbio la presenza di Steve Jobs al KeyNote, o da ritenere opportuno uno spostamento di data e orario.

Quando tutto sembrava ormai deciso ecco l’imprevisto: nella notte precedente l’apertura, un allarme antincendio scatta senza motivo allagando con 5 cm d’acqua lo stand della Apple e quelli adiacenti (tra cui quello della Microsoft ). Fortunatamente tutto si è risolto per il meglio e la manifestazione è avvenuta regolarmente, anche se i visitatori hanno assistito per tutta la giornata del 13 alle operazioni di pulizia e aspirazione dell’acqua.

Numerosi i visitatori venuti da tutta Europa, un po ‘ perché si trattava dell’unico expo europeo, un po ‘ perché ci si attendeva una buona dose di novità, tra cui l’annunciata beta pubblica del nuovo sistema operativo MacOS X (che si legge “dieci” e non “ics”).

Cominciamo dalle nuove schede grafiche: dall’ AppleStore ora è possibile ordinare su G4 e PowerCube la nuova ATI Radeon, una scheda decisamente più potente della precedente ATI 128 Pro, che farà sicuramente felici gli amanti dei videogiochi. Pare quindi che a Jobs sia passata l’arrabbiatura per le precedenti “soffiate” di ATI…
La novità ufficiale si ferma qui, ma già si vocifera che presto potranno essere disponibili come opzione anche le schede 3Dfx e Nvidia .

La vera sorpresa sono però i nuovi iBook. In molti si aspettavano un upgrade di queste macchine che, escludendo il leggero ritocco nella dotazione di RAM e HD, sono pressoché invariate da quasi un anno; ben pochi però avrebbero scommesso su un rinnovo così sostanzioso. I “piccoli portatili” con la mela non sono più tanto piccoli: adesso hanno FireWire, uscita video, HD più capienti (fino a 20GB), clock elevati (fino a 466 MHz) e, sul modello top, anche il DVD. Il prezzo da pagare è un leggero aumento di prezzo, ma l’impressione è che una macchina con questa configurazione sarà sicuramente più gradita, anche a costo di spendere 200.000 lire in più.
Anche i colori (come previsto) sono stati rinnovati: è stato ripreso il blu “indigo” dei nuovi iMac, e introdotto un nuovo “verde acido”, (a mio avviso un po ‘ troppo appariscente).
Una cosa che probabilmente ai più è sfuggita, è l’introduzione su questi modelli di una nuova generazione di processori G3, i PPC750cx, che permetteranno il raggiungimento di clock più elevati e consumi minori.
Altra particolarità dei nuovi iBook è una speciale funzione di risparmio energetico che, quando necessario, abbassa automaticamente il clock del processore da 466 a 366 MHz, in modo tale da assicurare una maggiore durata delle batterie.

Una macchina completa come questa potrebbe entrare direttamente in competizione con i più costosi PowerBook, ed è per questo che anche i portatili di fascia alta sono stati leggermente ritoccati nella dotazione standard. Personalmente avrei desiderato per l’iBook anche un leggero restyling che ne riducesse leggermente le dimensioni, ma forse vado a cercare il pelo nell’uovo.

Nessuna sorpresa, invece, per quanto riguarda il “buco” che si è creato nella nuova griglia dei prodotti dopo l’introduzione del Cube: qualcuno, nonostante le precedenti smentite di Apple, sperava ancora in un dispositivo palmare; altri, basandosi sulle voci secondo le quali Apple starebbe studiando un nuovo sistema di riconoscimento della scrittura, si sono spinti ad ipotizzare un nuovo dispositivo simile a un portatile senza tastiera. Per ora nessuno ha avuto ragione, anche se tutti si aspettano che prima o poi Jobs tiri fuori un’altra delle sue idee.


Veniamo ora al pezzo forte dell’expo: la presentazione di “MacOS X public beta”. L’entrata dell’Expo è affollatissima prima della presentazione e occorre fare quasi mezz’ora di coda per poter entrare. Stranamente però la sala conferenze è piena ma non stracolma… probabilmente in molti preferiscono vedere il nuovo sistema direttamente sulle macchine dello stand Apple, altri hanno già visto quello che gli interessava durante il KeyNote del giorno prima, altri ancora stanno facendo una nuova coda per potersela comprare e portare a casa già da subito.
La conferenza in effetti non dice quasi nulla di nuovo e anch’io non mi soffermo sulle caratteristiche tecniche del nuovo sistema, caratteristiche che potete trovare ampliamente descritte sull’home page di MacOS X .

L’impressione d’uso è comunque notevole: in una dimostrazione si sono visti tre filmati QT girare contemporaneamente senza che nessuno di loro perdesse un solo frame, anche spostando le finestre o aprendo altre applicazioni; mi riservo di dare una descrizione d’uso più approfondita quando anch’io avrò tra le mani il prodotto.

C’è una domanda però che ha messo in imbarazzo chi teneva la conferenza: perché mai dovremmo pagare 29$ per una beta che sarà utilizzabile solo fino al 15 maggio (data in cui, spero, un nuovo sistema sarà in vendita da un bel pezzo)?. La risposta (evasiva) accennava ai costi di packaging e di spedizione, nonché di grande contenuto tecnologico del prodotto. La risposta vera è che probabilmente Apple ha fiutato un buon affare, anche se (bisogna riconoscerlo) da quel poco che ho visto mi pare una beta quasi definitiva, usabile senza problemi e senza limiti (a parte quello temporale), la cui pecca più grande è forse quella di essere disponibile in sole tre lingue: inglese, francese e tedesco.

Un’ultima impressione ricavata dall’expo è la presenza di una grande quantità di software consumer (perlomeno in Francia), indice di una buona salute della piattaforma che da due anni a questa parte è in continua crescita.

Altra piacevole notizia di questi giorni è la disponibilità di una convertitore DVI-ADC (non prodotto da Apple) che permette ai “vecchi display” con entrata digitale di funzionare anche con le nuove macchine dotate del diverso connettore ADC introdotto a New York. A questo punto ci si attende anche un altro convertitore, un adattatore che permetta di collegare i nuovi monitor ad una VGA standard, mossa che potrebbe portare nuovi clienti per i monitor Apple anche dal mondo PC.

Domenico Galimberti

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