Apple, porno e proprietà intellettuale

Cupertino contro MiKandi, negozio di applicazioni a luci rosse per Android che si fregia del nome di App Store

Roma – MiKandi è un marketplace per applicazioni dedicate ai soli adulti che opera sulla piattaforma Android: lo sceriffo di Cupertino, tuttavia, non pensa che ciò sia al di fuori della sua giurisdizione e l’ ha denunciato per infrazione di proprietà intellettuale.

Stavolta a scatenare l’offensiva di Apple non è tuttavia stato il puritanesimo anti-porno, ma l’ utilizzo da parte di MiKandi del termine “app store”.

Il negozio digitale di applicazioni pornografiche ha scelto una pessima tempistica per operare, proprio quando la battaglia legale sull’accostamento dei due termini e la loro rivendicazione da parte di Apple si fa più agguerrita e a pochi giorni dall’ azione legale avviata contro Amazon appstore.

Jesse Adams di MiKandi ha riferito che Apple ha intimato loro di smettere di definirsi “primo app store al mondo per adulti” e di utilizzare il termine app store per descrivere il proprio negozio.
Pur ritenendo che si tratti di un termine generico, MiKandi non ritiene di avere le risorse legali per contrapporsi a Apple e ha deciso di togliere ogni riferimento ad “app store”, sostituito da “app market”, così che il suo nome ufficiale diventi “MiKandi App Market”.

Quando MiKadi finì nel mirino di Steve Jobs che lo defìnì “il porno store di Android”, l’app totalizzò 10mila download in 12 ore. Chissà quanto gli costerà questa nuova offensiva da parte di Apple.

Claudio Tamburrino

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  • Funz scrive:
    Telefoni, treni, corrieri, autostrade...
    I gestori sono forse responsabili di quello che i clienti veicolano sulle loro reti?No. Quindi non vedo perché gli ISP debbano essere diversi.
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