Apple-Psystar, Cupertino invoca il rigore

Secondo i legali della Mela, il clonatore non collabora all'istruttoria del caso. Gli avvocati vogliono vederci chiaro, e dalle quinte spunta di nuovo l'ipotesi di un complotto

Roma – Perché Psystar non collabori se lo domandano gli avvocati del collegio che difende gli interessi di Apple: sfuggenti le risposte del CEO Rudy Pedraza , che si trincera dietro decine di “non ricordo”, mancanti le ricevute e i rendiconti mensili delle attività del produttore degli ormai celebri e famigerati OpenPC, saliti alle cronache come cloni Mac. Messa da parte la faccenda del DMCA, del copyright e dell’antitrust, Apple gioca la carta della correttezza: se Psystar non collabora, che sia il giudice a decidere cosa fare.

Stando a quanto sostenuto in una lettera indirizzata all’onorevole William Alsup, incaricato di risolvere il contenzioso nella corte californiana, durante la fase di preparazione del processo Psystar avrebbe diligentemente (o viceversa, secondo il punto di vista di Cupertino) negato l’accesso ai propri conti e alle proprie finanze ad Apple : dati fondamentali per comprendere l’entità del danno eventualmente subito dal produttore dei Mac originali, dati che tuttavia mancano all’appello o risultano palesemente incompleti.

In affari dall’ aprile 2008 , Psystar ha mancato di fornire ricevute, fatturati, bilanci per tutto il periodo compreso tra la primavera dello scorso anno e l’inizio del 2009. Dopo un pressing sfiancante di Apple, alcuni dati relativi ai pagamenti sono stati fatti pervenire per il periodo compreso tra gennaio e marzo di quest’anno, questi ultimi tuttavia ancora parziali secondo i legali di Cupertino: giunti comunque in extremis prima dell’ interrogatorio del CEO Rudy Pedraza, non sono serviti a molto visto che questi ha ripetuto qualcosa come 90 volte nel corso delle sue dichiarazioni che “non ricordava” quali fossero i volumi di affari della sua azienda , quali i margini operativi, le proiezioni di bilancio ecc ecc.

Nella lettera, in parte segretata per motivi di riservatezza grazie ad un permesso speciale del giudice, si fa accenno ad un caso emblematico: una proiezione dei piani finanziari a medio termine di Psystar, risultata allegata ad una serie di email fatte avere ai legali di Apple poiché ritenute attinenti alla vicenda processuale, non è mai giunta al collegio dell’accusa . La dimostrazione che, secondo Apple, il clonatore della Florida starebbe giocando sporco: o quei documenti non esistono, ma Pedraza ha dichiarato sotto giuramento che la sua azienda non sta distruggendo alcuna carta utile al dibattimento, oppure stanno venendo accuratamente tenuti lontani dagli occhi degli avvocati di Cupertino per ragioni imponderabili.

Quanto basta per convincere il giudice a convocare una nuova udienza già per questa settimana, intimando a Psystar di fornire ad Apple i documenti richiesti. Se sarà questo quello che accadrà occorrerà attendere altre 24 ore per scoprirlo, anche se gli avvocati della difesa probabilmente tenteranno una resistenza estrema, ma sono soprattutto i sottintesi a suscitare l’interesse degli osservatori : perché Pedraza, responsabile della sua azienda e designato a testimoniare, dice di non conoscere o non ricordare dati tanto importanti per il suo business come i volumi di vendita o i margini garantiti dai suoi prodotti?

La faccenda, in un attimo, invece che concentrarsi sui principi di fair-use , copyright e violazione di contratti finali , si è spostata nuovamente su un terreno accennato mesi or sono da Apple in una delle mozioni depositate in tribunale: Psystar, si domandano gli avvocati, è davvero un produttore legittimo di PC che segue una strada tribolata (e secondo Cupertino illegale) per vendere i propri prodotti, o è piuttosto un mero esecutore di un piano ideato da altri e volto a danneggiare economicamente Apple ?

Il risultato di una eventuale vittoria dell’azienda della Florida nella causa in corso sarebbe probabilmente la liberalizzazione della vendita di PC equipaggiati con Mac OSX da parte di chiunque : una prospettiva che naturalmente ad Apple non piace, e che sta facendo di tutto per evitare. Una prospettiva che ha spinto Cupertino a chiedere di ipotizzare la corresponsabilità di altri soggetti fino ad oggi sconosciuti ( John Doe , nel gergo legale statunitense) complici dell’operato di Psystar. Questo interesse nei conti del produttore degli OpenPC potrebbe essere un modo per stanare gli eventuali spalleggiatori occulti: la battaglia, in ogni caso, si preannuncia comunque destinata a durare e farsi sempre più complicata.

Luca Annunziata

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

  • Wolf01 scrive:
    E per l'industria
    Io invece farei anche pagare l'industria quando tenta di XXXXXXX i consumatori, non con una multa data dall'antitrust o dalle associazioni consumatori, ma con una bella letterina tipo "tu in questo negozio non puoi più vendere"Loro ci vogliono far disconnettere da internet se scarichiamo qualcosa di pirata (sembra tanto la punizione che danno i genitori ad un bambino) e loro invece possono passarla franca vendendo ogni genere di schifezza.Proporrei di installare nei supermercati degli apparecchietti con le stelline per la votazione, se prendi meno di 2 stelline sei escluso.Poi facciamo la comparativa tra quello che ha ricevuto più stelline e quello che è stato scaricato da internet, probabilmente si avranno delle belle sorprese.
  • lufo88 scrive:
    Evviva!
    In Nuova Zelanda si sono resi conto che "la legge che tutela il diritto d'autore è stata scritta in un'epoca in cui Internet non era ancora parte integrante della vita dei cittadini.".Se è questo l'effetto della dottrina Sarkozy, ben venga! Speriamo anche, che la legge venga rifatta col cervello!
  • Carlo scrive:
    sono compiaciuto ...
    ... ma non meravigliato. Credo che non potrà finire in altro modo se non così. Un tempo ritenevo che il copyright potesse essere riformato, ma mi convinco sempre più che in realtà esso sia ormai morto. E` morto perché la "copia" è alla base del funzionamento di qualsiasi sistema digitale, e di Internet in particolare. Ogni tentativo rozzo e maldestro di riaffermare un'idea anacronistica di restrizione all'esecuzione di copie si scontra con l'ineluttabile realtà. Ed in fondo è logico che sia così: le restrizioni limitano la creatività, Internet la favorisce; è ovvio che le due cose siano inconciliabili.
Chiudi i commenti