Arrestata un'impiegata... autoricaricabile

Chiamava il proprio cellulare dall'ufficio per ottenere i bonus di credito sulla propria carta prepagata


Ragusa – Cupidigia? Avarizia? Necessità? Non sono stati forniti molti dettagli in merito ad una notizia, diffusa la scorsa settimana, che ha visto protagonista una donna, arrestata a Ragusa per aver… ricaricato il cellulare con il telefono. Un provvedimento criticato da molti per la sua severità.

Qual è il limite che un utente di telefonia mobile è disposto a raggiungere (o superare) per poter continuare ad usare il proprio telefono cellulare? Della donna di cui si parla, impiegata presso l’amministrazione provinciale di Ragusa, si sa poco. Oltre alla sua sede di lavoro e alle iniziali (M.R.), le agenzia non forniscono molte informazioni. Di lei si sa solo che aveva preso la nefasta abitudine di chiamare il proprio numero di cellulare dal telefono fisso del suo ufficio, allo scopo di ricaricarlo.

Denunciata, è stata poi arrestata dalla Digos con due capi di accusa: “peculato” (fruiva di un servizio aziendale a scopo di “lucro”) e “interruzione di pubblico servizio” (visto che lo faceva in orario di lavoro). Lo stesso reato è stato ipotizzato per altri due colleghi della donna, attualmente indagati a piede libero. Ipotesi che potrà essere verificata abbastanza facilmente, analizzando la documentazione dei consumi sulle telefonate effettuate dall’ufficio.

La donna ha però dimostrato altruismo. Delle ricariche ottenute con le telefonate fatte dalla propria scrivania, non beneficiava solamente lei: i numeri di cellulare di altri amici della “rea” sono risultati infatti destinatari di numerose chiamate per la stessa ipotesi di reato.

D.B.

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