Australia, alle aziende il potere di spiare

Lo vuole il Governo perché - dice - non c'è altro mezzo per garantire operatività e funzionalità essenziali in caso di attacco terroristico a infrastrutture e imprese chiave. Attivisti scatenati: è una follia

Roma – Dipendenti sotto controllo, monitorati dall’occhio vigile dei datori di lavoro; caselle email sorvegliate, spionaggio estensivo sulle conversazioni che si intrecciano nei programmi di instant messaging: è quanto prevede una proposta di legge australiana volta a prevenire attacchi terroristici sferrati contro le reti informatiche.

Estendendo i poteri di sorveglianza alle aziende, condividendo con il settore privato l’onere e il potere di vigilare sui nodi critici delle infrastrutture informatiche che sostengono l’economia del paese, sarà più facile sventare le minacce terroristiche, spiegano dal governo. Finora i poteri di vigilare sui propri dipendenti sono stati garantiti alle sole agenzie investigative e alle forze dell’ordine: ottenendo un mandato e un’autorizzazione è loro concesso monitorare la vita online dei cittadini, alla ricerca di qualche dettaglio che tradisca intenzioni sobillatorie. Questo quadro regolatorio scadrà a giugno 2009, e l’Australia ha intenzione di uniformarsi alle tendenze in atto in tutto il globo , è in cerca di stringenti misure di sicurezza da affiancare al già attivo atteggiamento repressivo votato al contrasto del terrorismo.

Il procuratore generale Robert McClelland ritiene infatti che le misure in vigore attualmente non siano sufficienti per tutelare l’Australia: è stato informato del fatto che i rischi non coinvolgono i soli sistemi informatici delle istituzioni, spiega a The Sydney Morning Herald , è stato avvertito del fatto che un cyberattacco terroristico sferrato contro le reti informatiche che sorreggono il sistema economico e il sistema dei servizi australiani potrebbe essere decisamente più immediato e dannoso rispetto ad un attacco terroristico condotto entro i canoni tradizionali.

Per questo motivo si sta lavorando affinché il potere di intercettare la comunicazioni online sia esteso anche alle aziende private che gestiscono servizi di vitale importanza per il paese, quali la rete elettrica, quella dei trasporti, la Borsa: gli impiegati in questi settori, prevede il testo della proposta, dovrebbero essere controllati a loro insaputa. “È indubbio – ha confermato McClelland – che sia necessario per gli amministratori di rete consultare la corrispondenza delle persone per individuare virus e altre minacce”: per questo motivo è necessario che si sviluppino a livello statale dei protocolli e delle linee guida in grado di regolamentare queste pratiche.

A fronte delle prime critiche sollevate dall’opposizione e dalle associazioni a tutela dei diritti dei cittadini, giungono le rassicurazioni del governo: “Non siamo interessati alle email che inviate per comunicare agli amici quel che avete fatto durante il cenone di Natale – ha tentato di tranquillizzare gli impiegati la vice primo Ministro Julia Gillard – cerchiamo solo di proteggere i nodi critici dell’infrastruttura”. Tutelare la sicurezza nazionale, ribadisce Gillard, è un obiettivo impossibile se lo stato non detiene “poteri adeguati per accertarsi che non ci sia qualcosa di insolito che si verifica nel sistema”.

Ma le rassicurazioni non bastano a sedare le polemiche. Si teme per i datori di lavoro, caricati di una responsabilità che potrebbe sfuggire loro di mano: “Rischiano di diventare il braccio dei servizi di intelligence e delle forze dell’ordine – ha avvertito il presidente dell’ Australian Council for Civil Liberties – l’impatto delle conseguenze potrebbe essere dirompente”. Potrebbe crearsi un clima di terrore sul posto di lavoro, si potrebbe instaurare un regime panottico sulla vita online dei dipendenti e i datori di lavoro potrebbero approfittare dei poteri che lo stato ha assegnato loro per vigilare sulla sicurezza nazionale.

Anche Dale Clapperton, a capo di Electronic Frontiers Australia, si è scagliato contro una misura ritenuta superflua, lesiva della riservatezza dei cittadini, incapace di bilanciare i diritti degli impiegati con l’obiettivo di tutelare la sicurezza nazionale. I poteri affidati ai datori di lavoro rischiano di trasformarsi in un’occasione di sistematica violazione della privacy: “Questi poteri potrebbero essere impugnati come strumenti di sorveglianza interna, potrebbero scatenare una caccia alle streghe aziendale”.

Gaia Bottà

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  • solo365 giorni scrive:
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    • solo365 giorni scrive:
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  • Caterina scrive:
    Sì Sì
    Mettiamogli in mano la casa e la vita dei nostri figli come siamo furbi noialtri!
    • Giacomo scrive:
      Re: Sì Sì
      - Scritto da: Caterina
      Mettiamogli in mano la casa e la vita dei nostri
      figli come siamo furbi
      noialtri!Il luddismo non ti porta da nessuna parte...
      • Kinder scrive:
        Re: Sì Sì
        - Scritto da: Giacomo
        - Scritto da: Caterina

        Mettiamogli in mano la casa e la vita dei nostri

        figli come siamo furbi

        noialtri!

        Il luddismo non ti porta da nessuna parte...Già! E poi dice che l'Italia è indietro!!!!
    • ComeVuoi scrive:
      Re: Sì Sì
      Probabilmente sarebbero meglio di Molti genitori odierni.
    • Wolf01 scrive:
      Re: Sì Sì
      tanto adesso cosa si fa? si prendono i figli e li si mettono nelle calde e accoglienti braccia della tv, che a mio avviso è peggio di avere un compagno di giochi sintetico, certo se fosse in carne e ossa sarebbe meglio
    • anonimo scrive:
      Re: Sì Sì
      Si tratta solo di un progetto....
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