Australia, il mulo zoppo corre lo stesso

Politica di apertura di un provider agli antipodi. Il traffic shaping funziona e gli utenti non hanno di che lamentarsi. E per chi non usa il P2P... c'è abbastanza banda per tutto

Roma – “Abbiamo messo alla prova alcuni strumenti per la gestione del traffico sulla nostra rete per un anno, con risultati molto positivi . Di conseguenza, d’ora in avanti continueremo ad utilizzare questi strumenti”. È con queste parole che Westenet , ISP australiano, ha ammesso sul proprio blog istituzionale di aver implementato protocolli di traffic shaping sul proprio network.

“Lo scopo principale di questi meccanismi – si legge ancora nel comunicato – è garantire che le applicazioni sensibili ai ritardi sulla rete come i videogame, la navigazione, la posta elettronica e il VoIP, non vengano influenzate negativamente dal P2P .” I risultati dei test avrebbero invece mostrato risultati incoraggianti, senza penalizzare eccessivamente eMule e BitTorrent e garantendo a tutti gli altri protocolli un funzionamento ottimale.

Il meccanismo nasconde il suo segreto nella gestione attiva delle priorità : al P2P non è assegnata una quota fissa di banda a disposizione, bensì quest’ultima viene limitata dinamicamente quando le necessità degli altri protocolli crescono. Se si rendessero di colpo necessarie molte risorse per un gran numero di giocatori online, a farne le spese sarebbero prima di tutto muli e torrenti, mentre verrebbero garantite le prestazioni per i navigatori del web.

E dire che gli utenti non se ne erano neppure accorti , al contrario di quanto successo ad esempio in Gran Bretagna con Virgin Broadband . A quanto si legge sui forum australiani, il servizio non ha subito alcun peggioramento apprezzabile durante gli scorsi 12 mesi: Westnet parrebbe insomma aver adottato un sistema efficace per gestire al meglio le proprie risorse. I nuovi strumenti sono stati testati in tre distretti serviti dal ISP, ma è prevista una rapida introduzione su tutto il territorio coperto.

Il provider ha mostrato inoltre un approccio di totale trasparenza , intervenendo ufficialmente nei gruppi di discussione per chiarire i dubbi e rispondere alle domande: si è così scoperto che applicazioni P2P come Joost e Skype non dovrebbero subire alcun rallentamento anche in condizioni di massimo carico della rete. Un approccio diverso da quello dei provider italiani , che, ad esclusione di Tiscali e Tele2 , mantengono il più stretto riserbo sulle reali politiche di controllo della banda.

Nelle scorse settimane un altro ben più rilevante provider australiano era stato al centro di una vicenda simile collegata al P2P: Exetel aveva dichiarato di aver sviluppato un sistema di caching per snellire il carico della propria rete e diminuire l’impatto dei downloader sul resto dei navigatori. Questa soluzione, tuttavia, per il momento ha lasciato insoddisfatti i clienti . Amnet e Netspace , altri due fornitori australiani, stanno affrontando polemiche simili.

Luca Annunziata

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