Australia, le major mettono sotto i provider

Si parte con Swiftel, caso nato da un raid dei discografici negli uffici dell'operatore che nelle scorse ore ha firmato la resa. D'ora in poi userà filtri e procedure richieste dall'industria. BitTorrent nel mirino


Perth (Australia) – Si è chiusa una battaglia fondamentale per le libertà digitali ieri in Australia, dove le major della discografia sono riuscite a far chinare definitivamente la testa ad un provider, già noto come Swiftel ed oggi divenuto People Telecom , che aveva osato opporsi alle pratiche aggressive dei discografici.

Dopo una lunghissima riunione alla quale hanno partecipato rappresentanti dell’industria e dirigenti del provider, è emerso un comunicato stampa stringatissimo in cui si dice che People Telecom “si rincresce di non aver adottato tutti gli strumenti tecnologici a disposizione per bloccare le attività di pirateria condotte sulle proprie reti” . A governare questa procedura di ammissione di colpevolezza sono stati gli uomini di MIPI , acronimo di “Music Industry Piracy Investigations”, braccio antipirateria dell’ Associazione dei discografici australiani .

Non è un’ammissione secondaria. Il raid MIPI in Swiftel condotto lo scorso marzo aveva sollevato un mare di polemiche, da un lato per le possibilità offerte all’industria di utilizzare propri agenti nella raccolta di certe prove, dall’altro perché MIPI aveva condito l’operazione con l’accusa secondo cui Swiftel aveva operato perché prosperasse l’uso delle piattaforme di scambio file , in particolare di BitTorrent .

Secondo gli agenti MIPI, infatti, erano proprio i dipendenti del provider che incoraggiavano gli utenti ad utilizzare client BitTorrent per scaricare e condividere file. Ciò non rappresenta evidentemente in sé nessun genere di illecito, visto anche il sempre più ampio uso che viene fatto di BitTorrent per diffondere materiale del tutto legale , ma agli occhi delle major ciò rappresentava la certezza che il provider non avesse posto in essere alcuna politica di contenimento della pirateria. Supposizione che ora l’ammissione dell’operatore Internet non fa che suffragare.

Ora MIPI non solo ha ottenuto che People Telecom copra almeno una parte delle spese legali fin qui sostenute per perseguirla (sebbene non siano stati resi noti i termini finanziari dell’intesa con cui le parti hanno chiuso il caso) ma anche l’annuncio secondo cui il provider installerà “al più presto” sui propri server tutte le tecnologie “necessarie a proteggere l’industria della musica” .

Ma anche gli utenti della ex Swiftel sono avvertiti : il provider, come previsto dall’accordo firmato con le major, d’ora in poi scollegherà dalla rete gli utenti laddove la loro eventuale attività illegale venisse segnalata come tale dall’industria discografica.

Siamo dunque dinanzi ad una resa che suona come un avvertimento a tutti gli altri provider del paese dei canguri, verso i quali MIPI sembra intenzionata a muoversi rapidamente. Il caso è infatti percepito come assai più pesante rispetto a quelli che hanno visto MIPI nel ruolo di protagonista in passato, ad esempio quando aveva condotto un raid negli uffici dei produttori di Kazaa o quando, con metodi analoghi, MIPI aveva fatto individuare alcuni utenti colpevoli di aver messo in piedi un sito che invitava allo scambio di file.

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