Badtrans.B, Microsoft sotto accusa

La nuova rapidissima epidemia è ben lungi dal fermarsi. Stato di allerta ovunque per la congestione di reti e server. E la produttrice di Outlook Express e di Windows finisce sul banco degli imputati. Ma è davvero responsabile?


Roma – Un’epidemia di queste dimensioni e di questa velocità non la si vedeva da molto tempo e i commenti degli esperti rimandano dritti all’infezione rapidissima che in tutto il mondo riuscì a causare LoveLetter-ILoveYou . Già, perché Badtrans.B, a più di una settimana di distanza da quando ha fatto capolino, continua a spargersi sulla rete sfruttando i punti deboli di Windows associato ad Outlook Express.

Sui newsgroup internazionali dedicati ai virus e alle epidemie quasi non si parla d’altro e ci si prodiga in consigli ai (tanti) malcapitati che sono stati infettati dal virus. Ma per la maggioranza degli utenti internet, che utilizza sia Windows che OE, l’aria si fa spessa sempre più spesso, con accuse dirette agli utenti del software Microsoft, spesso newbie di internet e inconsapevoli portatori del virus e “untori” della rete.

Ma se Badtrans.B è una imponente scocciatura per quegli utenti che ne ricevono decine di copie ogni giorno, è invece un vero pericolo per coloro che ne sono vittime. Il cavallo di Troia contenuto in quel codice, infatti, potenzialmente mette a rischio password e dati personali degli utenti infetti. Proprio come SirCam , virus tutt’altro che sparito che proprio in questi giorni è stato segnalato da molti e che invia all’esterno documenti personali, Badtrans.B rappresenta “un rischio privacy”.

I maggiori rilevatori delle epidemie informatiche, osservatori legati perlopiù ai produttori di software antivirus, concordano in queste ore nella rilevazione di un’altissima quantità di email infette praticamente in tutto il mondo, una “macchia d’olio” che si estende rapidamente grazie alla piattaforma su cui il virus si replica, una piattaforma Microsoft utilizzata globalmente. MessageLabs sostiene di rilevare ogni giorno decine di migliaia di copie del virus.

Anche per questo sono molti coloro che attaccano proprio l’azienda di Redmond per quanto sta accadendo. In Italia, un appassionato intervento su Interlex riprende questa delicata questione, già ampiamente trattata, auspicando da un lato una maggiore attenzione del Garante per la privacy e dall’altro chiedendo un nuovo immediato intervento legislativo che prenda di mira proprio le responsabilità dei produttori di software.

Ma se sono in molti a ritenere in queste ore, da quanto si legge anche sulle agenzie tedesche e americane, che Microsoft debba essere portata sul banco degli imputati, in molti e la stessa Microsoft (vedi intervista pubblicata oggi su Punto Informatico) fanno anche notare come per proteggersi dal virus sarebbe bastato aggiornare il proprio sistema con una patch che Microsoft ha preparato da molti mesi dandone peraltro amplissima informazione.

Per questo c’è chi tende ad imputare le responsabilità dell’infezione anche a chi vende i computer. Sono infatti numerosissimi i rivenditori che offrono i “PC chiavi in mano” che consentono di collegarsi subito ad internet una volta installati nelle case e negli uffici. C’è da chiedersi allora se non debba essere condiviso anche da questi operatori l’onere di informare debitamente l’utente sui rischi e i pericoli dei virus.

Si tratta di un discorso difficile, perché allora bisognerebbe tirarci dentro anche i provider e la possibilità tecnica da parte loro di installare filtri “a monte” che trattengano e distruggano le email infette sul proprio network. E ne uscirebbero senz’altro nuove questioni, anche relative alla privacy, al ruolo dei singoli operatori nelle operazioni di “polizia della rete” e ai costi da sostenere per le operazioni di filtraggio.

Quel che appare certo è che tra spam in aumento, worm che continuano a diffondersi a mesi dalle prime infezioni, nuovi virus aggressivi come Badtrans.B, la congestione dell’email e della rete dovuta a questo fastidioso e pericoloso “rumore di fondo” continua ad aumentare in modo preoccupante. Un’azione coordinata e collettiva, che porti il problema dell’intasamento al centro, sembra ormai improrogabile. Resta da vedere chi vorrà compiere il primo passo in queste direzione e quante altre epidemie si dovranno attendere perché questo accada.

Per ora, per difendersi da Badtrans.B e rimediare alla sua infezione, si può leggere questo articolo di Punto Informatico. Le parole chiave sono prudenza, antivirus, patch…

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