BBC a caccia di e-filtri antigaffe

L'azienda vuole impedire agli utenti Internet britannici di accedere alla versione internazionale dei propri prodotti giornalistici. Perché questi ultimi sono legati alle necessità commerciali dell'azienda


Londra – Perché la BBC vuole impedire agli utenti inglesi di accedere alla versione internazionale delle proprie news e agli utenti internazionali di accedere a quella britannica? Se lo chiedono in molti, visto che tra qualche mese verrà lanciato ufficialmente un sito, BBCnews.com, che costituirà il “braccio internazionale” della British Broadcasting Corporation.

La BBC giustifica la scelta di impedire l’accesso al nuovo sito da parte degli utenti britannici, scelta peraltro assai difficile da implementare, in quanto la versione internazionale conterrà pubblicità e sponsor che nella versione inglese non sono previsti. Una scelta dettata dal doppio ruolo di servizio pubblico e azienda privata rivestito dalla BBC. Lo scorso dicembre BBC ha ottenuto l’assegnazione del dominio bbcnews.com che fino a quel momento era stato utilizzato da alcuni casinò virtuali…

Qualcuno sostiene che l’idea della BBC rischia di gettare il management dell’autorevole fonte britannica nel ridicolo. Lo afferma un esperto, il direttore della Apache Foundation Ben Laurie, che di recente è stato ascoltato a Parigi sulla questione delle nazi-aste di Yahoo! e sulla possibilità di impedire agli utenti francesi di accedere al sito americano di Yahoo!. Secondo Laurie semplicemente “non è possibile” porre dei “blocchi” geografici: “La BBC può sperare di farcela ma, si sa, il management spesso non ci azzecca”.

Ma, secondo Laurie, la questione è un’altra: “Forse la ragione che spinge la BBC non è tanto quella di bloccare gli utenti britannici ad andare su un sito sponsorizzato ma di impedire agli americani di leggere su un sito che non ha pubblicità”.

Il “problema vero”, però, sembra appunto risiedere nella difficoltà da parte della BBC di separare le proprie attività business da quelle legate al ruolo di servizio pubblico. E Internet, con le sue opportunità, da questo punto di vista sembra fonte di imbarazzo per l’azienda britannica che già deve smentire chi l’accusa che il sito internazionale sarà realizzato con i soldi dei contribuenti.

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  • Anonimo scrive:
    Sí...
    Eh giá...Adesso é internet.Durante decenni abbiamo dovuto sopportare mafie varie e racket ed adesso il problema é internet.Quello con cui dobbiamo preoccuparci é con la nostra privacy.Se vorremmo denunciare i veri criminosi tradizionali lo si potrá fara solamente se avremo garantito il nostro anonimato. Solo cosí si avrá,il coraggio di denunciare chi si nasconde dietro alleanze stocratico-clericali.
  • Anonimo scrive:
    I criminali stanno su Internet
    Faranno come in Italia e si lanceranno in accurate indagini per stroncare ogni forma di abuso, per esempio la duplicazione di giochi e prg (per far contenta la BSA) o musica (per far contente le case discografiche).Ieri sono andato in un agriturismo, ho speso 50 sacchi, non mi hanno dato niente che fanno loro come richiede lo status di agriturismo (non hanno più neanche i campi...) e non mi hanno fatto la ricevuta. Tutto perfettamente alla luce del sole. Ma i criminali stanno su Internet...
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