Bollini SIAE, il dibattito continua

di Guido Scorza - Il sostanziale silenzio sulla dirompente questione del contrassegno SIAE dà adito ad interpretazioni che non rappresentano correttamente la realtà. Utili però a comprendere meglio la portata delle novità

Roma – Negli ultimi giorni il dibattito – lanciato dalle colonne di Punto Informatico – sul venir meno, a seguito della nota Sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, dell’obbligo di apposizione del contrassegno SIAE sui supporti contenti opere dell’ingegno diversi da quello cartaceo ha affollato testate telematiche, blog e forum di discussione.
Il mondo dei media-mainstream – salvo poche eccezioni come Reporter Diffuso di Marco Montemagno e LaStampa.it attraverso la penna attenta di Anna Masera – è, invece, rimasto a guardare.

La notizia avrebbe potuto essere data così: la Corte di Giustizia dell’Unione Europea con una sentenza del novembre 2007 ha stabilito che la disciplina italiana in materia di obbligo di apposizione del contrassegno SIAE è illegittima con la conseguenza che tale obbligo non può essere opposto a nessun soggetto privato e deve considerarsi inesistente sotto il profilo penale, civile ed amministrativo. Nonostante tale decisione la SIAE – Società Italiana Autori ed Editori – continua ad esigere l’apposizione del contrassegno ed a ricordare che non apporlo espone a pesanti conseguenze sanzionatorie. Alcuni giuristi ritengono che la SIAE potrebbe essere tenuta a restituire le centinaia di milioni di euro sin qui incassate a titolo di corrispettivo dei contrassegni SIAE essendo venuti meno i presupposti impositivi di tale obbligo.

789 caratteri spazi inclusi che avrebbero contribuito a fare chiarezza su di una questione che, evidentemente, si preferisce, invece, lasciare avvolta da una coltre di ambiguità.

Proprio nei giorni scorsi il Presidente della Repubblica ha, d’altra parte, ricordato, intervenendo al centenario della Federazione Nazionale della Stampa, che “se non si è informati correttamente, non si è cittadini”. Il silenzio dei media mainstream sulla questione e quello ancor più assordante – e misto a comunicati ambigui – della SIAE stanno, d’altra parte, contribuendo a creare una situazione ai limiti del paradossale nella quale vi è chi si spinge a sostenere che la vicenda della quale stiamo parlando non andrebbe divulgata perché rischierebbe di indurre molti a non apporre più il contrassegno SIAE sui supporti contenenti opere dell’ingegno, esponendoli così al rischio di sequestri e sanzioni in ragione del fatto che le forze dell’ordine non sarebbero state ancora aggiornate circa gli effetti della decisione della Corte di Giustzia.

Non so se la denunziata disinformazione della Guardia di Finanza sul punto corrisponda a verità ma, se così è, sussiste, evidentemente, una grave responsabilità da parte della SIAE nel non aver tempestivamente informato tutte le forze dell’ordine impegnate in attività di anti-pirateria dell’importante novità prodottasi nel nostro Ordinamento.

Nel dubbio, dunque – in attesa che la SIAE, senza ulteriore ritardo – chiarisca con una propria circolare la situazione sembra opportuno ricordare che, allo stato, l’assenza del contrassegno SIAE non può più considerarsi un elemento determinante ai fini della valutazione circa l’avvenuto assolvimento dei diritti d’autore con la conseguenza che non può più procedersi al sequestro di supporti solo perché privi del contrassegno SIAE.

Il silenzio dei media ed i comunicati della SIAE stanno creando analoga confusione circa la pretesa intervenuta notifica della normativa italiana in materia di contrassegno alle istituzioni dell’Unione.
Anche sul punto occorre essere chiari.
Innanzitutto è bene precisare che, allo stato, nessuna Autorità italiana ha notificato alle istituzioni europee alcunché.

La stessa SIAE, infatti, nel comunicato pubblicato sul proprio sito il 21 aprile scorso si limita a riferire che le competenti autorità nazionali starebbero provvedendo alla notifica a Bruxelles della disciplina in materia di apposizione del contrassegno.

Faccio, francamente, fatica a credere che nel week-end tra il 18 ed il 21 aprile – la circostanza non è, infatti, neppure accennata nel comunicato stampa della stessa SIAE del 18 aprile – il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Presidenza del Consiglio ed il Ministero dello Sviluppo economico, pur essendo ancora privi dei relativi “timonieri” e in un momento istituzionale tanto delicato, abbiano improvvisamente deciso di provvedere ad un adempimento cui avrebbero dovuto dar corso circa vent’anni fa.
Se anche, tuttavia, ciò fosse realmente accaduto saremmo, comunque, lontani dal poter ritenere reintrodotto nel nostro Ordinamento l’obbligo di apposizione del contrassegno.

A seguito della notifica – che vale la pena ribadirlo non è certamente ancora partita da Roma alla volta di Bruxelles – infatti la Commissione disporrà di diversi mesi per valutare se ed in che misura le disposizioni di legge nazionali siano suscettibili di restringere la libera circolazione delle merci nel mercato europeo e, dunque, dare o negare il via libera all’efficacia di tali previsioni nel nostro Ordinamento.

L’esito della valutazione della Commissione – nonostante la SIAE tenti di rappresentare la notifica come una semplice formalità – è, in realtà, tuttaltro che scontato se si tiene conto che solo in Portogallo e Romania, allo stato, è richiesta l’apposizione di un bollino sui supporti contenenti opere dell’ingegno mentre nella più parte dei Paesi UE ci si limita a richiedere ad editori e distributori di stampare sui supporti, riferimenti idonei ad evidenziare l’avvenuto assolvimento dei diritti.

Ben potrebbe, dunque, la Commissione negare allo Stato italiano l’autorizzazione all’introduzione nell’Ordinamento delle misure tecniche relative all’apposizione del contrassegno.
In ogni caso, anche nell’ipotesi in cui la Commissione UE non opponesse resistenza, la notifica non produrrebbe effetti retroattivi e, dunque, non potrebbe, certamente, incidere sulla situazione attuale e su quella pregressa.

È, dunque, pacifico – né, d’altra parte, la stessa SIAE si è, sin qui, spinta ad affermare il contrario – che allo stato non è obbligatorio apporre il contrassegno sui supporti contenenti opere dell’ingegno mentre, evidentemente, continua ad essere obbligatorio provvedere al pagamento dei diritti d’autore.

Al riguardo va, peraltro, segnalata una circostanza piuttosto grave.
Gli uffici della SIAE sul territorio, infatti, continuano a riferire ai richiedenti che non è possibile procedere al pagamento dei soli diritti d’autore relativi alle opere che si intendono distribuire senza procedere, contestualmente, all’acquisto dei contrassegni.

Si tratta di una condotta del tutto arbitraria che lede il diritto dei singoli imprenditori a svolgere la propria attività nel rispetto del quadro normativo attualmente vigente nel nostro Paese in nome di una posizione giuridicamente priva di qualsivoglia fondamento sulla quale l’Ente di Viale della Letteratura si è arroccato.

Saranno i giudici nelle prossime settimane a decidere se la SIAE debba o meno restituire milioni di euro a quanti – ritenendo di adempiere ad un obbligo di legge – glieli hanno versati, ma non serve nessun altro Giudice per chiarire che oggi la SIAE non possa imporre a nessuno l’apposizione del contrassegno sui supporti contenenti opere dell’ingegno.

Dispiace constatare come un Ente cui il nostro Ordinamento da decenni – a torto o a ragione – ha affidato un ruolo ed una funzione tanto importante per lo sviluppo culturale del Paese, in questo frangente, stia utilizzando silenzi ed ambiguità quali strumenti di esercizio del proprio potere.
Humanum fuit errare, diabolicum est… in errore manere diceva Sant’Agostino nei suoi Sermones.

Guido Scorza

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