Brevetti, Yahoo! alza la posta

Facebook paventa la possibilità che il sito in viola chiami in causa il suo Open Compute Project e altri 16 brevetti: in mezzo c'è una tecnologia open source

Roma – Yahoo! continua a puntare contro Facebook: dopo averla accusata in tribunale di violazione di 10 suoi brevetti e davanti ai media di farsela con i patent troll, ora potrebbe coinvolgere nella sua denuncia altri 16 brevetti e la tecnologia open source che il social network impiega per i suoi server e data center .

Yahoo! aveva prima tentato di chiedere a Facebook di sottoscrivere un accordo di licenza poi, incassato il rifiuto, ha denunciato il social network per la violazione di suoi brevetti attinenti a varie tecnologie, dall’advertising allo scambio di messaggi passando per l’essenza stessa del social networking. Facebook ha quindi raccolto un piccolo arsenale per controdenunciarla: prima acquisendo 750 brevetti da IBM, poi altri 650 più le licenze per ulteriori 275 da Microsoft (che li aveva appena ottenuti da AOL).

Ora, almeno secondo quanto si legge nei documenti depositati presso la Securities and Exchange Commission (SEC) nell’ambito delle procedure per l’esordio in borsa di Facebook, Yahoo! starebbe pensando anche alla possibilità di contestarle altri 16 titoli brevettuali legati all’impiego di tecnologie open source nei suoi data center e server, legati a Open Compute Project .

In particolare, pur non avendo depositato ancora alcuna denuncia, ad aprile scorso Yahoo! avrebbe scritto a Facebook accennando alla possibile “rilevanza” di tale sua proprietà intellettuale per quella tecnologia open source.

Il social network ha peraltro specificato che Yahoo! non ha minacciato una seconda denuncia.

Claudio Tamburrino

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  • enterthemax scrive:
    e la bolla
    si gonfia, si gonfia e si gonfia...chissà come andrà a finire stavolta!
  • MarioMonta scrive:
    Ovviamente
    non avevano sede in italia. Qui da noi le aziende le ammazzano, appena uno puo' e se ha un poco di cervello le apre altrove, dove le aziende vengono trattate come tali, ovvero come una risorsa, non una rapa da spremere fino a farla chiudere.
  • mr_caos scrive:
    A parer mio...
    ...un'azienda è italiana quando a sede in Italia, non quando è fondata da Italiani. Questi sono partiti a Chicago e poi si sono spostati a San Francisco.
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