Bruxelles deve controllare la Sicurezza IT europea

Lo propone la commissione ENISA: intervenire subito per evitare il collasso di piccole e medie imprese

Roma – Le piccole e medie imprese europee sono a rischio, perché la sicurezza informatica rimane una illustre sconosciuta per troppi imprenditori. Alle tradizionali tirate d’orecchie provenienti dalle imprese di settore, ora si sostituisce il mantra dell’ Unione Europea .

Per la precisione è l’ ENISA (European Network and Information Security Agency) a sollevare attenzione in seno all’Unione, attraverso la presentazione di uno studio di fattibilità che individua proprio nell’Unione stessa la sede idonea per la creazione di un istituto chiamato EISAS (European Information Sharing and Alert System).

L’EISAS, si legge nella presentazione, avrebbe il compito di tenere tempestivamente informati imprese e cittadini su minacce, vulnerabilità e attacchi, assumendo anche il ruolo di “keeper of good practice”, un punto di riferimento che avrà lo scopo di mediare intelligentemente – e velocemente – tra fonti di informazioni e sistemi di diramazione delle notizie su vulnerabilità e altre problematiche di sicurezza.

Per scavalcare gli ostacoli che una organizzazione centrale troverebbe nel relazionarsi sul piano nazionale con cittadini e imprese, lo studio ipotizza una ulteriore suddivisione, con la creazione di unità ISAS (Information Sharing and Alert System) a carattere nazionale . Ciascuna di esse, ben integrata nella propria realtà locale, opererebbe in qualità di referente per l’EISAS, in grado di gestire il flusso informativo e di fornire delucidazioni a imprese e cittadini sulle best practice da seguire.

L’iniziativa è la risposta concreta ad uno studio della stessa Unione Europea, in cui si dibattono le “Strategie per una Società dell’Informazione sicura” e tutte le sfide correlate al tema.

Andrea Pirotti Perché l’attenzione è diretta verso PMI e cittadini? Secondo il direttore dell’ENISA, Andrea Pirotti , i computer domestici e quelli delle piccole e medie imprese sono i più bersagliati perché ritenuti “vittime facili”. Inoltre, il ruolo delle PMI è rilevante nel complesso economico europeo; ciò nonostante, questo genere di azienda, anche a causa delle ridotte capacità finanziarie, raramente riserva personale che si occupi in via esclusiva di aspetti inerenti alla sicurezza IT.

Altri evidenziano che nonostante importanti sforzi di alfabetizzazione alla sicurezza , in Gran Bretagna il 44 per cento delle PMI lo scorso anno è stato colpito dal cybercrime . Una rilevazione che, va detto, considera alla stregua di un attacco informatico in grande stile l’arrivo di un malware in azienda.

Di rilievo, infine, il richiamo di ENISA ai contenuti del progetto i2010 : delinea il quadro delle politiche europee per la società dei media e dell’informazione e promuove il contributo dell’ICT nell’economia, nella società e per la qualità della vita dei cittadini.

Marco Valerio Principato

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  • Filippo scrive:
    qualcosa si muove anche in Italia
    Sono anni che si sta cercando di portare l'Open Access anche in Italia (cfr Dichiarazione di Berlino [22-10-2003] , Dichiarazione di Messina [04-11-2004] ...).Una lista degli archivi istituzionali la potete trovare qui:http://roar.eprints.org/(filtrate per paese)
  • rasmussen scrive:
    tutta in inglese :)
    "Ma i sostenitori del movimento Open Access non temono quanto paventato dagli editori: il libero fluire della cultura ne garantisce la conservazione e il rinnovamento e innesca un meccanismo di revisione declinato su scala universale. Un fluire della cultura che ne assicura la conservazione e il rinnovamento."non è proprio così, a meno che l'universo sia solamente anglofono.con internet non esistono barriere geografiche, ma diventano sempre più odiose quelle linguistiche.con tutti gli anni e i soldi passati a studiare inglese per poi ritrovarsi a non capire una ceppa ... ma voi lo sapete leggere shakespeare in lingua originale? è tipo leggere dante per un non italiano, e molto difficili sono anche i documenti universitari, a meno che non parlino di computer (non di informatica, troppo difficile) usando termini tecnici. che ce ne facciamo di una popolazione mondiale che non parla bene la lingua straniera e contemporaneamente dimentica la propria lingua madre e tutte le altre che non siano l'inglese? boh, mah, beh, comincio a fare esercizio ;|solita retorica, seguiamo il gregge.
    • Risposta al commento scrive:
      Re: tutta in inglese :)
      Ma che dici???Se non riesci a studiare una lingua, beh, mi spiace...L'inglese di Shakespear è si molto difficile, ma anche un italiano molto spesso dante non lo capisce. E allora?????????Quando scrivo un articolo mica lo scrivo in lingua del 1300...Così come gli accademici inglesi...
    • gggggggg scrive:
      Re: tutta in inglese :)
      - Scritto da: rasmussen
      "Ma i sostenitori del movimento Open Access non
      temono quanto paventato dagli editori: il libero
      fluire della cultura ne garantisce la
      conservazione e il rinnovamento e innesca un
      meccanismo di revisione declinato su scala
      universale. Un fluire della cultura che ne
      assicura la conservazione e il
      rinnovamento."

      non è proprio così, a meno che l'universo sia
      solamente
      anglofono.
      con internet non esistono barriere geografiche,
      ma diventano sempre più odiose quelle
      linguistiche.
      con tutti gli anni e i soldi passati a studiare
      inglese per poi ritrovarsi a non capire una ceppa
      ... ma voi lo sapete leggere shakespeare in
      lingua originale? è tipo leggere dante per un non
      italiano, e molto difficili sono anche i
      documenti universitari, a meno che non parlino di
      computer (non di informatica, troppo difficile)
      usando termini tecnici. che ce ne facciamo di una
      popolazione mondiale che non parla bene la lingua
      straniera e contemporaneamente dimentica la
      propria lingua madre e tutte le altre che non
      siano l'inglese? boh, mah, beh, comincio a fare
      esercizio
      ;|
      solita retorica, seguiamo il gregge.Scrivi peggio di Mafe de Baggis.
    • N.N. scrive:
      Re: tutta in inglese :)
      Una ligua deve pur essere usata.L'inglese è la scelta migliore perchè è la più diffusa e poi con un po' di pratica si riesce a leggere praticamente di tutto, fidati.
      • pippo scrive:
        Re: tutta in inglese :)

        Una lingua deve pur essere usata.
        L'inglese è la scelta migliore perchè è la più
        diffusa e poi con un po' di pratica si riesce a
        leggere praticamente di tutto,
        fidati.Ma a lui va bene solo la SUA :D
  • anoninona scrive:
    Facessero tutti così...
    A che serve creare cultura per venderla?La cultura non è mercificabile.Bene Harvard.
    • gggggggg scrive:
      Re: Facessero tutti così...
      - Scritto da: anoninona
      A che serve creare cultura per venderla?Per fare soldi
      La cultura non è mercificabile.Se la vendi e la comprano allora lo è.
      Bene Harvard.Sì bravi, da noi si farà tra 100 anni.
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