BSA fa i conti: troppe le aziende pirata

L'alleanza dei produttori di software proprietario snocciola i propri dati sulle campagne antipirateria svolte in Italia. E spiega: l'ostilità contro il diritto d'autore nuoce allo sviluppo

Roma – Su 200 operazioni della Guardia di Finanza a cui i tecnici di BSA hanno dato un supporto tecnico per analizzare il software usato nelle aziende, nel 67 per cento dei casi sono stati individuati software illegalmente utilizzati o duplicati, programmi che, se acquistati a prezzi di listino, avrebbero fruttato ai produttori 3,5 milioni di euro.

Questi alcuni dei dati sulle indagini condotte nel 2006 in Italia raccontati da Business Software Alliance , l’alleanza a cui fanno riferimento i maggiori produttori di software proprietario, la cui principale attività è appunto il contrasto alla cosiddetta pirateria informatica condotta in violazione delle leggi sul diritto d’autore.

Nel rapporto diffuso in queste ore, BSA sottolinea la straordinaria diffusione di software illegale nelle imprese italiane, che lo utilizzano senza licenza oppure su un numero di macchine non previsto dalle licenze acquistate, incorrendo così spesso e volentieri, proprio in occasione dei controlli, in severissime sanzioni pecuniarie .

Spiega infatti BSA: “in tutti questi casi di violazione (…) oltre alla prosecuzione delle indagini e all’eventuale successiva segnalazione all’Autorità Giudiziaria per l’avvio di procedimenti penali, ai titolari delle imprese è stata contestata una sanzione amministrativa pari al doppio del prezzo di mercato del software illegalmente utilizzato “.

Nel 2006, grazie all’azione di controllo di aziende e studi professionali, BSA è riuscita ad ottenere 184mila euro di risarcimento per il danno subito dall’adozione diffusa di programmi illegali, mentre le imprese colte “con le mani nel sacco” hanno sborsato altri 124mila euro per adottare le licenze necessarie (una spesa che BSA definisce come “investimento”).

“Vale la pena sottolineare – spiega una nota diffusa da BSA – che, nell’ambito delle azioni civili, l’incidenza del software illegale nelle imprese oggetto di verifiche è stata del 100% (ossia nessuna delle aziende in questione era in regola) e che tutte si sono concluse con una transazione stragiudiziale, senza gravare il sistema giuridico nazionale di nuovi procedimenti giudiziari “.

A rendere per i produttori di software proprietario le cose più difficili in Italia rispetto ad altri paesi interviene anche il fattore culturale che favorisce la pirateria . Lo conferma Francesca Giudice, presidente di BSA Italia, che spiega: “È un momento molto difficile, questo, per la tutela della proprietà intellettuale nel nostro paese. Perché a fronte di un tasso di pirateria – stimato da IDC al 53% – che ci situa vicino a un non invidiabile primato in Europa, riscontriamo un diffuso atteggiamento di ostilità culturale nei confronti della legge vigente”.

Un vecchio problema ma attualissimo dal punto di vista di BSA che, proprio citando i dati di IDC, sostiene che una riduzione del 10 per cento del tasso di pirateria in Europa si tradurrebbe nella crescita del settore del software dagli attuali 236 ai potenziali 326 miliardi di euro, “generando al contempo circa 19 miliardi di euro per i rispettivi sistemi fiscali nazionali e almeno 155.000 nuovi posti di lavoro”.

Il presidente di BSA ha anche voluto far riferimento alla ormai celeberrima sentenza della Cassazione sul diritto d’autore, una sentenza che come noto ha creato un vivace dibattito e alimentato “false speranze” nell’utenza Internet, un dibattito che secondo BSA deve portare ad un rinnovato sforzo perché le leggi sul diritto d’autore siano rispettate . “Recentemente – sottolinea Giudice – sono state pubblicate dalla stampa interpretazioni capziose di una sentenza di Cassazione e autorevoli osservatori hanno proposto arditi progetti di abolizione del diritto d’autore e dei relativi sistemi di tutela che, ai loro occhi, favorirebbero decisamente l’economia che si basa su creatività e autorialità. Noi siamo ancora convinti che, se la proprietà intellettuale venisse maggiormente tutelata, l’economia italiana trarrebbe maggiori vantaggi dalla nostra proverbiale creatività in tutti i campi di quanti non ne derivi oggi da comportamenti ancora considerati furbi da chi li attua o irrilevanti da chi li giustifica”.

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

Chiudi i commenti