C'è chi i lavoratori ICT li strapaga

Nel mercato ICT di Singapore, Malaysia e Hong Kong gli aumenti dei salari nel 2007 sono stati da capogiro. Il trend riguarda tutti: fuoriclasse e truppa

Roma – Mentre in Italia si accende il dibattito sui salari dell’ICT , altrove vi sono forze industriali aliene che applicano aumenti anche del 40%. È quanto accade nella costellazione asiatica composta da Singapore, Malaysia e Hong Kong. Secondo il Robert Walters Global Salary Survey 2008 , nel 2007 i salari di entrata della maestranze IT sono cresciute mediamente di circa il 20/30%, con punte massime per i migliori anche del 40%.

C'è chi i lavoratori ICT li strapaga “Di conseguenza, chi offre incrementi inferiori al 10% rischia che i candidati accettino altre offerte, o rilanci da parte degli attuali impiegati”, si legge nell’indagine come riportata da ZDnet . Già, perché le aziende negli ultimi tempi si sono ritrovate ad avere a che fare con un gran numero di dimissioni. Il dinamismo del mercato del lavoro ha trasformato salari, contrattazioni e benefit in argomenti chiave del quotidiano. Nessuno dei professionisti IT, insomma, si sposa per la vita con l’azienda che l’assume e guarda molto da vicino a come viene considerato sul posto di lavoro.

Secondo la società di consulenza Robert Walters, per mantenere uno staff di qualità non ci si può solo affidare all’aumento dei salari e ai bonus. Bisogna gestire al meglio i sistemi di promozione, migliorare le relazioni con i dipendenti e attivare benefit flessibili. Strategie che in Italia sembrano utopie, soprattutto se si considera che a Singapore sono giunti persino alla creazione di veri e propri dipartimenti che si occupano solo della staff retention , ossia delle modalità con cui allontanare il più possibile lo “spettro” delle dimissioni.

“È diventato sempre più evidente che se la prima sfida è quella di assumere talenti, il coinvolgimento continuo e i programmi di incentivi sono essenziali per mantenere lo staff e rassicurarlo sul fatto che lo sviluppo della loro carriera è considerato seriamente”, ha sottolineato Mark Ellwood, manager di Robert Walters a Singapore. “La ricerca ha dimostrato che le contro-offerte raramente funzionano, come ogni altro tempone. La maggior parte degli impiegati che accettano contro-offerte lasciano poi l’impresa entro 12 mesi”, conclude l’indagine.

Dario d’Elia

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