C'è pedoporno sul peer-to-peer

Difficile distinguere un file da un altro quando si scaricano brani di video dalle reti dello scambio pari-a-pari. Un lettore si chiede se questo significherà nuovi anatemi contro il p2p. Ma c'è da pensare alle vittime...


Roma – Gentile redazione di Punto Informatico, so di non dire nulla di particolarmente nuovo ma credo sia dovere di un quotidiano così famoso cercare di dare completezza all’informazione su quella che considero ormai una vera e propria crociata anti-internet condotta in nome della battaglia alla pedofilia online.

Assisto stupefatto al continuo riproporsi del problema, come avviene quando vengono individuati e fermati dei siti internet dediti all’orrendo traffico di foto che ritraggono insopportabili violenze. Stupefatto perché si moltiplicano queste notizie mentre sono molto più rare, se mai ve ne sono state, quelle in cui si afferma che sono state individuate ed arrestate le persone che avevano prodotto quelle immagini e avevano abusato dei minori coinvolti loro malgrado.

Credo che basti questo per dare l’idea di come viene affrontato il fenomeno anche dai media, e su questo da sempre voi di PI fate la differenza. La mia impressione è che sia talmente difficile prendere i veri colpevoli che ci si scagli a corpo morto contro fenomeni marginali, come quelli di chi non producendo quelle immagini ne viene a contatto e magari ci prova anche un interesse. Per quanto abominevole è probabile che vi siano persone a cui ciò accade.

Tutto questo si ritorce contro internet e le libertà perché la sacrosanta lotta contro la pedofilia ha dato uno dei più profondi contributi al progressivo accerchiamento normativo sulla rete delle reti. Che colpisce tutti noi e, a quanto vedo, non colpisce i porno-pedofili in modo serio.

Ho apprezzato un articolo che avete pubblicato di recente sul “cosa fare quando ci si trova a contatto con certi materiali”. Può capitare di finirci per errore e allora segnalarlo alla polizia mi sembra doveroso. Ma nell’articolo non si parlava di un caso nel quale può capitare di avere a che fare con questa roba, quello in cui si utilizzano i network del peer-to-peer con software come Kazaa e dintorni.

Quando si scaricano file video non è sempre possibile sapere con esattezza quali sono i contenuti, e spesso lo si fa magari perché attirati da qualche suggestione pornografica o semplicemente da un nome o da un titolo. E non parlo necessariamente di video protetti da copyright e scaricati illegalmente, ma anche i tanti video amatoriali ed altro che girano su quei network. E allora può capitare di scaricare un file pedopornografico, un abominio formato mpeg. A quel punto cosa si può fare? Ha senso segnalare alla polizia che si è entrati in contatto con quella roba? Magari è pure difficile capire da chi si è scaricato (pensa a chi lascia a scaricare una cosa per più giorni, con certi software non è difficile). O magari ce l’hanno in tanti. Vi giro la domanda, perché non vorrei che si utilizzasse la tristissima pornografia infantile per distruggere anche il peer-to-peer.

Andrea N.

Gentile Andrea
credo che l’autorità giudiziaria non solo già sappia che sul p2p gira di tutto ma può senz’altro immaginare come a qualcuno capiti di scaricare queste cose senza per questo essere colpevole di “volerle scaricare”. Dubito che per questo si rischi l’arresto.

Al di là della questione della crociata antipedofila, sulla quale infinite volte si è espresso questo giornale, credo rimanga un dovere segnalare alla Polizia anche un singolo file di questo tipo usando per esempio gli strumenti di cui all’ articolo che hai citato. E’ vero che è difficile prendere i colpevoli di abusi e violenze ma non si può escludere a priori che su mille segnalazioni anche solo una non possa consentire di ottenere un qualche risultato.

Sulla possibilità che il p2p possa soffrire di tutto questo non mi pronuncio. Mi limito ad osservare che, fino a questo momento, tutti i tentativi di sconfiggere questi network non hanno prodotto risultati. Anzi, la loro popolarità non è mai stata quella di oggi.
Un saluto, Lamberto Assenti

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  • Anonimo scrive:
    la nostra parte
    che sia questa la nostra fetta di torta acquisita dopo aver appoggiato la guerra dei balcani... ?la torta chiamata "business della ricostruzione"....e per l'iraq che cosa c'è in ballo?cosa cui vogliamo fare oltre a prendere il petrolio, qualche villaggio turistico?
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