Carta d'Identità Elettronica, proteste FSF

La divisione italiana di FSF Europe ritiene che il problema con le nuove carte di identità non sia il rischio della schedatura quanto invece il riferimento tecnologico proprietario adottato fin qui dal Governo


Roma – Alla vigilia del convegno internazionale in programma per il 16 e il 17 aprile 2004 sulla Carta di Identità Elettronica , il capitolo italiano di Free Software Foundation Europe rileva che, a fronte delle promesse del Governo per un’informatica e una telematica che avvicinino pubblica amministrazione e cittadino, queste stesse parole verrebbero smentite dalla pratica di utilizzo del nuovo strumento elettronico.

Secondo FSF, infatti, le promesse di miglioramento del rapporto con la PA e dell’offerta dei servizi al cittadino connesse all’introduzione delle nuove Card rischiano di finire nel nulla “in quanto i programmi per accedere alla carta sarebbero proprietari e resi disponibili per un solo sistema operativo”.

FSF ricorda che l’uso della CIE da parte di enti e cittadini dotati di PC richiede infatti l’installazione di un modulo software di interfacciamento con la tessera. “Finora – afferma la divisione italiana di FSF – il Ministero ha diffuso tale modulo per la sola piattaforma Microsoft Windows, senza fornire le informazioni necessarie a portarlo su altre piattaforme”.

Non è accettabile, scrivono i rappresentanti di FSF Europe in Italia, che l’accesso ai servizi sia limitato a “uno specifico programma e uno specifico sistema operativo”.

Conseguenza di tutto questo sarebbe un e-government accessibile ai soli cittadini che hanno comprato uno specifico sistema operativo e uno specifico tipo di computer; un vincolo per gli enti pubblici costretti ad usare un solo sistema operativo, ostacolando la migrazione verso altri ambienti e impedendo di fatto la libera scelta degli strumenti informatici da adottare; l’esclusione dall’accesso ai servizi da parte delle piattaforme emergenti che affiancheranno e rimpiazzeranno il personal computer.

La soluzione, fa notare una nota della FSF, è a portata di mano, basterebbe infatti distribuire il programma come software libero e pubblicare le specifiche di interfacciamento, “per permettere ad organismi e aziende indipendenti di realizzare soluzioni alternative”.

La nota ricorda anche come questa sia la strada scelta da paesi come Belgio, Svezia, Finlandia ed Estonia nonché sia quella auspicata, ma fin qui non perseguita, persino da membri del CNIPA , l’autorità italiana che si occupa dell’informatica nella pubblica amministrazione.

“Free Software Foundation Europe – conclude la nota – si augura che, in forza del confronto che avverrà al convegno citato in apertura, l’Italia possa finalmente fregiarsi di un sistema pubblico di autenticazione completamente documentato e interoperabile tra le varie piattaforme, nell’attesa che sia resa disponibile anche una implementazione come software libero”.

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  • Anonimo scrive:
    A rischio le idee di Simo Sorce
    Tò!Simo Sorce spiattella un suo scritto propinato sulla mailing list Diritto@SoftwareLibero.it curandosi però di correggere preventivamente"il brevetto [...] nasce solo nel momento in cui viene inventata la macchina a stampa [...]. Questa innovazione permette finalmente di riprodurre in molte copie una singola opera e di trarne profitto dalla vendita delle copie."con un bel"il brevetto [...] nasce solo nel momento in cui viene inventata la macchina a stampa [...]. L'invenzione della stampa a caratteri mobili permette finalmente di riprodurre in molte copie una singola opera e di trarne profitto dalla vendita delle copie."!E questo perchè?Perchè l'illustre autore in lista si basava su speculazioni fondate su mirabili corbellerie di altri lodevoli autori affermanti"L'istituzione giuridica del diritto d'autore [...] trova la propria origine incoincidenza di un evento storico preciso, l'invenzione della tecnologiadella stampa, avvenuta nel 1440 ad opera del tedesco Johann Gutenberg (1400-1468)"...ma si da' il caso che la "stampa" ovvero la procedura di riproduzionedi testi mediante impressione fu inventata in Cina nel sec. IV, fuintrodotta in Europa nel Medio Evo, venne migliorata sempre in Cina nel sec. X con l'invenzione dei caratteri mobili, fu in tal sensoperfezionata in Europa mediante l'uso di materiali diversi dal legno edalla terrcaotta per tali caratteri, mentre Gutenberg procedettespecificamente ad ulteriore raffinatura di tale procedura grazie allasua invenzione di compositoio e forma di stampa per caratteri mobili in piombo ("tipi") inoltre affiancandoli per la prima volta al torchio!Che ci fa il buon Simo Sorce? Con elegante piroetta ritocca l'intervento in lista alla luce della rivelazione ricevuta!Ma qual'è il suo pensiero originale? Questo in Punto Informatico o quello in lista?Simo? Che ci fai?Ah! Già! Eserciti il tuo diritto d'autore. Infatti statuisci: "La copia del presente intervento è permessa purchè il testo sia riprodotto integralmente e ne sia lasciata attribuzione all'autore originale". Pertanto: attenzione a riprodurre fedelmente il pensiero dell'autore, che poi è adeguato ai tempi che corrono dallo stesso."A rischio le idee"... Le tue?Ovviamente mi firmo: Carmine Malice.Ciao!
    • TieFighter scrive:
      Re: A rischio le idee di Simo Sorce

      Ovviamente mi firmo: Carmine Malice.Guarda, io ci capisco poco o niente di brevetti e copyrightMa il tuo intervento sa molto di invidia e molto poco di costruttoci fai, caro Carmine, una figura meschinaBai bai
      • Anonimo scrive:
        Re: A rischio le idee di Simo Sorce
        - Scritto da: TieFighter

        Ovviamente mi firmo: Carmine Malice.

        Guarda, io ci capisco poco o niente di
        brevetti e copyright
        Ma il tuo intervento sa molto di invidia e
        molto poco di costrutto
        ci fai, caro Carmine, una figura meschina

        Bai baiCaro anonimo (chè tale sei), spari giudizi avventati: il buon Simo già ricevette mia risposta in lista riguardo le sue affermazioni scarsamente suffragate da argomenti materiali e bellamente tacque.Desideri copia dello scritto?Ovviamente il buon Simo trasse la sua correzione proprio da tale mia risposta...Ed il mio diritto d'autore? :-DPuoi consultare lo scambio epistolare nell'archivio della lista presso http://softwarelibero.it/pipermail/diritto/A proposito: sono in possesso della rarissima versione originaria ed originale dell'articoletto! Qualcuno è interessato?Alla faccia dell'invidia.Ah! Già! Dell'invidia meschina.Cheeao CheeaoCarmine Malice
  • Anonimo scrive:
    Nuovi brevetti?
    Nuovi brevetti?Brevettare algoritmi,codici e il software stesso?Dico io volete brevettare anche le feci per caso? :@Io non ho parole per le multinazionali! :|
  • Tony Sarnano scrive:
    Piccola puntualizzazione per l'autore
    Concordo pienamente con le posizioni dell'autore dell'articolo. Tuttavia vorrei aggiungere una piccola puntualizzazione, a completamento di quanto esposto da Simo Sorce, che a proposito del brevetto ha scritto: "Come per il caso del diritto d'autore, lungi dal voler essere uno strumento a servizio degli inventori o dell'innovazione, [il brevetto] è stato sempre uno strumento ad uso e consumo di pochi ricchi produttori dal punto di vista del profitto e dei governanti dal punto di vista del controllo. [...]Le finalità dichiarate del brevetto industriale sono le seguenti: promozione dell'innovazione attraverso la concessione di un monopolio commerciale limitato che stimoli la produzione e la diffusione delle innovazioni." Aggiungerei che il brevetto, nella sua concezione originaria, aveva una finalità parallela alla concessione di un monopolio commerciale (che, si badi, era inteso come limitato nel tempo). Questa finalità era la contropartita richiesta all' inventore in cambio del monopolio commerciale: rendere l'invenzione di pubblico dominio . Non è cosa da poco.Mi pare che nel momento in cui si pretende di estendere la brevettabilità anche al software , agli algoritmi e ai metodi commerciali , si stia perdendo completamente di vista lo spirito originario del brevetto industriale, dimostrando scarsa consapevolezza sociale e una notevole dose di accondiscendenza verso potenti lobby attive a tutela dell'interesse di pochi.Non ha infatti senso sancire la brevettabilità di opere di ingegno : non si tratta qui di manufatti innovativi, ma di entità logiche che hanno più affinità con la letteratura che con un macchinario industriale. La conseguenza è porre sotto tutela brevettuale idee che prescindono totalmente dalle rispettive modalità realizzative. Proprio le modalità realizzative, infatti, potrebbero essere tutelate e rese al contempo di pubblico dominio, ma è evidente che quando si tratta di costrutti immateriali e non di manufatti tangibili l'oggeto della tutela rischia di diventare talmente vago che parlare di brevettabilità è del tutto al di fuori della logica.Questo proprio perché, come fa giustamente notare l'autore dell'articolo il brevetto è un semplice strumento che "nulla ha a che vedere con diritti di derivazione naturale" , come invece sottointendono le multinazionali (che possono così contiuare ad operare in regime oligopolistico grazie alla possibilità di scambi reciproci di brevetti) e gli avvocati d'affari, categoria professionale che oserei definire "socialmente parassita", che purtroppo sta diventando sempre più potente e strategica in un quadro che nel complesso si fa via via più penalizzante per la società e per l'economia.
  • Anonimo scrive:
    Provate a brevettare questo:
    8==========================================B
  • Anonimo scrive:
    Diritto di furto d'autore.
    Un magnifico intervento di Simo Sorce (dalla lista diritto@softwarelibero.it) mi spinge a condividere alcune riflessioni.Mi sono trovato di fronte al mio medesimo pensiero nel leggere che il "diritto d'autore" nasce solo al momento della invenzione della stampa (cioè della duplicabilità) e costituisce, in effetti, solo una protezione (dell'abuso) degli editori nei confronti dei loro stessi concorrenti a tutto discapito di autori, utenti, mercato e, infine dello sviluppo sociale.In verità applicavo questo pensiero solo al cinema, ma mi accorgo che è evidentemente valido almeno da Gutemberg in poi. Nella duplicabilità è infatti la chiave.Una opera teatrale, ad esempio, non poteva (e non può) essere replicata dalla medesima compagnia che un massimo teorico di 365 giorni l'anno, (con gran dispendio di energie e denaro) e interessare un pubblico al massimo valutabile in centinaia di migliaia di persone, introitando quindi denaro per un pari fattore di moltiplicazione.Con l'invenzione del cinema, (ma potrei dire lo stesso del microsolco di vinile) la tecnologia pone a disposizione una pellicola che può essere duplicata, recapitata e proiettata contemporaneamente per un pubblico che attualmente si stima in miliardi di persone (effetto globalizzazione) oltre che prolugarsi nel tempo (ripetibilità).Ma il cinema classico richiede ancora strumentazioni particolari, costose e quindi esclusive, per diffondere il prodotto, nonchè di apposite sale di proiezione. Si lucra, e chi intraprende nel settore reinveste una parte per tutelare la propria gallina dalle uova d'oro, foraggiando i legislatori per garantirsi il copyright.Quanto più esatta e diretta (come quasi sempre avviene) è la dizione inglese: diritto di copia (copyright) e non la falsa e bizantina definizione italiana di "diritto d'autore" quando l'autore (attore, musicista, artista in genere) in verità viene già espropriato in primis dei suoi diritti sull'opera da parte del "padrone del vapore" e solo a volte, diventando molto famoso (e molto investendo in capaci manager e consulenze legali) riesce a riappropiarsi di una parte di ciò che il suo ingegno ha prodotto.Magari scavalca la barricata e diventa egli stesso produttore, sebbene questa nuova capacità, quando il fine è il lucro, quasi sempre si associ alla perdita della originale vena artistica. E così l'avanzare della tecnologia di copia e diffusione ha garantito margini di profitto sempre più alti (e impensati) di cui anche i principali soggetti (gli artisti) hanno beneficiato pretendendo entrate individuali in alcuni casi pari alle entrate iscritte in bilancio per interi stati africani di milioni di persone.E se loro prendono tanto... quanto si spartiscono i loro avvocati e manager ??? e quanto prende il direttore della multinazionale che trae profitto da centinaia di artisti??Ma la tecnologia da gioie e dolori. Se duplica e diffusione sono sempre meno costosi e perchè i mezzi di duplicazione sono più abbordabili. Anche dalla gente comune. Che può duplicare e diffondere a casa propria.Questo mercato, nato da una occasione temporanea e transitoria offerta dalla tecnologia, va a scomparire per l'avanzare della stessa tecnologia che la ha reso possibile. E' un classico per qualsiasi settore economico: gli innovatori hanno alti margini (ma alti rischi), entrano altri soggetti ed il mercato matura finchè il presupposto per quel mercato diventa obsoleto ed il tutto scompare.Il vero imprenditore recupera i capitali e reinveste in nuovi campi nel frattempo apertisi e ove esistono analoghe temporanee situazioni lucrative. Ma secoli di pensiero sul liberalismo economico, il puro determinismo di mercato, vanno bene alle destre politiche solo fin quando si tratta di parolaia teoria con cui sciaquarsi la bocca: alla prova dei fatti, invece, si ripiomba nel medioevo dove il "signore" (di solito il criminale più geniale e brutale della zona), diventato tale per aver assaltato la rocca del signore precedente ed averne sterminato la genia, immediatamente promulga leggi ed epura la popolazione col preciso scopo che la medesima cosa non possa avvenire a lui ed investe una parte del bottino carpito per reclutare, fra i più forzuti ed imbecilli, sgherri a sufficienza per dominare incontrastato.Attualmente basta pagare l'elezione di governanti amici per assicurarsi la protezione degli apparati armati e legali dello stato e mantenere il proprio monopolio. (vicenda Microsoft - Bush docet).Un solo grande problema ha però fatto cadere il sistema medioevale: la stagnazione economica e tecnologica.La cristallizzazione del potere in mano ad una ristretta cerchia, il controllo capillare sulle attività della popolazione, il tarpare le ali alla inventiva ed alla espressione individuale non da frutto a nessuna società umana, neanche ad una ispirata al liberalismo economico ed allo sfuttamento capitalistico.Residui ultimi guizzi di coscienza (o forse incoscienza, intesa come crisi di identità) nei politici hanno consentito il varo della tassa su mezzi e apparati di riproduzione (tassa sui CD) per creare un fondo con cui garantire gli autori (ma preferirisco dire artisti).Sebbene ciò sia un mezzo iniquo e discutibilissimo però pone di fronte i due veri termini del problema: il settore economico attualmente predominante (quello della vendita di apparati di riproduzione) con quello in declino (il settore dei produttori/editori) e individua almeno uno dei veri soggetti da tutelare: gli artisti.Ma ciò non può andare bene alle multinazionali che, una per tutte la SONY, coprono entrambe i settori al massimo livello di monopolio globale possibile.Ciò che si vuole, e che una miope, succube ed illiberale destra di governo avalla e attua, è che tutto il peso ricada sul popolo bue, che deve continuare ad acquistare massicciamente tecnologia di riproduzione e diffusione con il solo fine di sostenere l'economia (di chi?) senza però poterla usare altrimenti incorre in REATO PENALE e nel contempo deve anche pagare lautamente (ben oltre i costi di produzione e commercializzazione) per utilizzare prodotti artistico culturali che andrebbero DIFFUSI GRATUITAMENTE o ad un prezzo politico (inteso come un range di prezzo imposto), se sono vera cultura utile allo sviluppo armonico della personalità del cittadino e in definitiva al miglioramento della intera società, ovvero CESTINATI (o quanto meno assolutamente non protetti) se, come è la grandissima parte, sono prodotti commerciali, privi di arte ed innovazione, sfornati in fabbrica da macchine automatiche specializzate nell'intrattenimento inebetente ad esclusivo fine di lucro.Ma quando l'arroganza dei potenti colma la misura qualcosa salta. E qualcuno si fa male. E di solito sono quelli che sono saliti più in alto a fare il botto più forte. Mi auguro solo di non dover aspettare a lungo e che resti qualcosa su cui ricostruire.
  • Anonimo scrive:
    piccoli inventori
    si fa presto a fare retorica dicendo che i costi sono insostenibili, ma sai quanto costa veramente un brevetto? intorno ai 4 mila euro l'anno, avvocato e traduzioni comprese.se poi uno proprio non se li puo' permettere, la pubblca da qualche parte (basta anche un sitoo web) e nessuno gli puo' piu' brevettare la sua invenzione.quasi nessuno sa cosa sia un brevetto, come si ottenga e cosa implichi, ma tanta gente sa come farsi bella grazie all'ignoranza altrui...
    • shevathas scrive:
      Re: piccoli inventori
      scusa l'ingoranza ma la creazione di almeno un prototipo funzionante dell'invenzione non è condizione neccessaria per l'ottenimento del brevetto ?o ci si confonde con il diritto d'autore ?Secondariamente se la pubblicazione, anche in una pagina web, fosse utile per garantire l'imbrevettabilità (poi di che cosa, pubblico i progetti dettagliati del nuovo motore ad acqua nel web?) che senso avrebbero gli uffici brevetti?
      • Anonimo scrive:
        Re: piccoli inventori
        - Scritto da: shevathas
        scusa l'ingoranza ma la creazione di almeno
        un prototipo funzionante dell'invenzione non
        è condizione neccessaria per
        l'ottenimento del brevetto ?no, basta una descrizione
        o ci si confonde con il diritto d'autore ?neanche in questo caso, anche se qui sono io a non esserne esperto
        Secondariamente se la pubblicazione, anche
        in una pagina web, fosse utile per
        garantire l'imbrevettabilità (poi di
        che cosa, pubblico i progetti dettagliati
        del nuovo motore ad acqua nel web?) che
        senso avrebbero gli uffici brevetti?se brevetti qualcosa ne ottiene il monopolio, ovvero proibisci ad altri di riutilizzarla a patto pero' che venga resa pubblica (tutti i brevetti sono pubblicamente consultabili, es. www.espacenet.org o www.uspto.org). Se la pubblichi senza brevettarla, la rendi pubblica, e se qualcuno in futuro cerchera' di brevettartela, non potra perche' non ssara' piu' nuova (requisito essenzaile per un brevetto)ciao
    • Alessandrox scrive:
      Re: piccoli inventori
      - Scritto da: Anonimo
      si fa presto a fare retorica dicendo che i
      costi sono insostenibili, ma sai quanto
      costa veramente un brevetto? intorno ai 4
      mila euro l'anno, avvocato e traduzioni
      comprese.
      se poi uno proprio non se li puo'
      permettere, la pubblca da qualche parte
      (basta anche un sitoo web) e nessuno gli
      puo' piu' brevettare la sua invenzione.
      quasi nessuno sa cosa sia un brevetto, come
      si ottenga e cosa implichi, ma tanta gente
      sa come farsi bella grazie all'ignoranza
      altrui...Non e' questo l' argomento principale dell' articolo. Nell' articolo non si parla di *quanto costano i brevetti* solo in termini di denaro ma soprattutto in termini di liberta' delle idee.Forse e' meglio se lo rileggi.
      • Anonimo scrive:
        Re: piccoli inventori

        Non e' questo l' argomento principale dell'
        articolo. Nell' articolo non si parla di
        *quanto costano i brevetti* solo in termini
        di denaro ma soprattutto in termini di
        liberta' delle idee.
        Forse e' meglio se lo rileggi.Mah non so, inizia il suo ragionamento con "La visione romantica del piccolo autore/inventore che diviene padrone del proprio destino grazie al diritto d'autore/brevetto industriale è appunto tale: romantica.È ben noto come, se non in ben pochi casi su cui si incista la leggenda, i poveri autori e i poveri inventori rimangono sempre tali. Per darne una breve prova d'esempio basti pesare al costo di registrazione di un brevetto per un inventore,"...
    • Anonimo scrive:
      Re: piccoli inventori
      - Scritto da: Anonimo
      si fa presto a fare retorica dicendo che i
      costi sono insostenibili, ma sai quanto
      costa veramente un brevetto? intorno ai 4
      mila euro l'anno, avvocato e traduzioni
      comprese.

      se poi uno proprio non se li puo'
      permettere, la pubblca da qualche parte
      (basta anche un sitoo web) e nessuno gli
      puo' piu' brevettare la sua invenzione.
      Belle parole: ma i fatti sono un'altra cosa. Mettiamo che il piccolo inventore X inventi qualcosa, ma non la può brevettare, così la pubblica sul sito web.La megamultinazionale Y "inventa" due giorni dopo la pubblicazione la STESSA cosa, ma la brevetta in tutti i paesi del mondo, la luna e Marte. L'inventore X che non ha i soldi per brevettare, può permettersi i costi di una causa che può durare anni?Può permettersi di perderla? (e guarda che legge e giustizia NON SEMPRE vanno d'accordo)
      • Anonimo scrive:
        Re: piccoli inventori


        Belle parole: ma i fatti sono un'altra cosa.
        Mettiamo che il piccolo inventore X inventi
        qualcosa, ma non la può brevettare,
        così la pubblica sul sito web.
        La megamultinazionale Y "inventa" due giorni
        dopo la pubblicazione la STESSA cosa, ma la
        brevetta in tutti i paesi del mondo, la luna
        e Marte.
        L'inventore X che non ha i soldi per
        brevettare, può permettersi i costi
        di una causa che può durare anni?
        Può permettersi di perderla? (e
        guarda che legge e giustizia NON SEMPRE
        vanno d'accordo)A parte il fatto che gli uffici brevetti controllano se l'invenzione e' nuova e inventiva o meno, in caso gli dovesse scappare proprio la tua pagina web, opporsi al brevetto costa 610 euro (http://www.european-patent-office.org/epo/new/supp_04_02_tab.pdf),. Questo nuovo controllo viene svolto interamente all'interno dell'ufficio brevetti, e non c'e' affatto bisogno di avvocati & co.ciao
        • Anonimo scrive:
          Re: piccoli inventori
          - Scritto da: Anonimo




          Belle parole: ma i fatti sono un'altra
          cosa.

          Mettiamo che il piccolo inventore X
          inventi

          qualcosa, ma non la può
          brevettare,

          così la pubblica sul sito web.

          La megamultinazionale Y "inventa" due
          giorni

          dopo la pubblicazione la STESSA cosa,
          ma la

          brevetta in tutti i paesi del mondo, la
          luna

          e Marte.

          L'inventore X che non ha i soldi per

          brevettare, può permettersi i
          costi

          di una causa che può durare anni?

          Può permettersi di perderla? (e

          guarda che legge e giustizia NON SEMPRE

          vanno d'accordo)

          A parte il fatto che gli uffici brevetti
          controllano se l'invenzione e' nuova e
          inventiva o meno, in caso gli dovesseNon controllana un cifulo e per rendertene conto basta che tu scorra l'elenco veramente incredibile di cose brevettate oltre la meta' 63.6% (dati UE) sono relativi a tecnologie conosciute gia' in U.E. ma brevettate in USA.Sul totale di richieste di brevetti in settori tecnologici oltre il 73.6 % sono richiesti da multinazionali americane!Inoltre la comptenza tecnologica degli uffici brevetti e' notoriamente quella del burocrate cioe' ZERO!.
          scappare proprio la tua pagina web, opporsi
          al brevetto costa 610 euro
          (www.european-patent-office.org/epo/new/supp_

          ciaoTeoria! in una disputa sostenuta da una nota azienda italiana produtrrice di macchine per il gelato e una Multinazionale americana del settore consumer si sono spese somme di tali dimensioni da mettere in forse il pagamento degli stipendi!La cosa e' rintracciabile sui giornali di 3 anni fa!Parlare senza conoscere come si svolgono i fatti nel mondo reale non aiuta la corretta informazione!SEI UN (troll)!
          • Anonimo scrive:
            Re: piccoli inventori

            Non controllana un cifulo e per rendertene
            conto basta che tu scorra l'elenco veramente
            incredibile di cose brevettate oltre la
            meta' 63.6% (dati UE) sono relativi a
            tecnologie conosciute gia' in U.E. ma
            brevettate in USA.sii piu' preciso: sono gli stessi brevetti! quando depositi un brevetto per la prima volta in un ufficio nazionale hai un anno di tempo per depositarlo in tutti quelli che vuoi. In modo che se uno inventa qualche cosa in america lo puo' proteggere anche in europa, giappone ecc. ecc.
            Sul totale di richieste di brevetti in
            settori tecnologici oltre il 73.6 % sono
            richiesti da multinazionali americane!mi spieghi cosa centra con il fatto che non controllano un ciufolo?
            Inoltre la comptenza tecnologica degli
            uffici brevetti e' notoriamente quella del
            burocrate cioe' ZERO!.notoriamente in base a cosa?
            Teoria! in una disputa sostenuta da una nota
            azienda italiana produtrrice di macchine per
            il gelato e una Multinazionale americana del
            settore consumer si sono spese somme di tali
            dimensioni da mettere in forse il pagamento
            degli stipendi!
            La cosa e' rintracciabile sui giornali di 3
            anni fa!
            Parlare senza conoscere come si svolgono i
            fatti nel mondo reale non aiuta la corretta
            informazione!qualche nome lo puoi fare, cosi' tutti possiamo controllare sui giornali di tre anni fa... e se e' vero , scusa, un fatto svolto nel mondo reale, controllare che probabilmente non c'entra niente con quanto ho dettose tu ti metti a produrre e a vendere qualcosa di protetto da brevetto stai sicuro che ti beccano, ma se solo esistono gli estremi per annullare questo brevetto, stai sicuro che sparisce da solo. E ti posso parlare per esperienza!
          • pippo75 scrive:
            Re: piccoli inventori


            se tu ti metti a produrre e a vendere
            qualcosa di protetto da brevetto stai sicuro
            che ti beccano, ma se solo esistono gli
            estremi per annullare questo brevetto, stai
            sicuro che sparisce da solo. E ti posso
            parlare per esperienza!secondo te quanti di questi brevetti dovrebbero essere annullati, ma quanto costa alle ditte che li subiscono, chi paga i danni?Eccoti un breve elenco:http://punto-informatico.it/p.asp?i=43535http://punto-informatico.it/p.asp?i=47156http://punto-informatico.it/p.asp?i=46990http://punto-informatico.it/p.asp?i=46516http://punto-informatico.it/p.asp?i=46467http://punto-informatico.it/p.asp?i=45973http://punto-informatico.it/p.asp?i=46056http://punto-informatico.it/p.asp?i=46268http://punto-informatico.it/p.asp?i=39537http://punto-informatico.it/p.asp?i=39579http://punto-informatico.it/p.asp?i=39886http://punto-informatico.it/p.asp?i=40408http://punto-informatico.it/p.asp?i=40925http://punto-informatico.it/p.asp?i=41006http://punto-informatico.it/p.asp?i=43989http://punto-informatico.it/p.asp?i=37297http://punto-informatico.it/p.asp?i=33024
  • Anonimo scrive:
    Parli Parli Parli e.....
    ....poi metti il "copyright" sul tuo articolo ?Nota bene: sono daccordo con quello che scrivi, ma la nota finale... mi e` parsa un po contrastante.br1
    • Anonimo scrive:
      Re: Parli Parli Parli e.....
      Sena quella nota non avresti neanche potuto riprodurlo l'articolo. Il diritto d'autore è automatico non si scegli e se applicarlo o meno, si può scegliere invece come applicarlo.Io ho scelto di applicarlo dando disponibilità di far circolare le mie idee. Poichè sono idee personali però non credo sia giusto che altri ne possano cambiare il significato, ecco perchè si richiede la riproduzione integrale non modficata.Simo.
      • Anonimo scrive:
        Re: Parli Parli Parli e.....
        Giusto, come vedi tutti hanno una visione distorta del copyright e dei brevetti, probabilmente perché ci è imposta dall'esterno. Come si vede la parola copyright si pensa subito DIVIETO DI COPIA, invece così non è. Proprio tramite il copyright Simo può dare a tutti il DIRITTO DI COPIA.GuidoP.S. Per Simo, complimenti anche per il tuo lavoro e articoli su SAMBA.
        • Anonimo scrive:
          Re: Parli Parli Parli e.....
          Ma hai notato che ho messo copyright tra virgolette ?br1- Scritto da: Anonimo
          Giusto, come vedi tutti hanno una visione
          distorta del copyright e dei brevetti,
          probabilmente perché ci è
          imposta dall'esterno. Come si vede la parola
          copyright si pensa subito DIVIETO DI COPIA,
          invece così non è. Proprio
          tramite il copyright Simo può dare a
          tutti il DIRITTO DI COPIA.
          Guido
          P.S. Per Simo, complimenti anche per il tuo
          lavoro e articoli su SAMBA.
    • Anonimo scrive:
      Re: Parli Parli Parli e.....
      - Scritto da: Anonimo
      ....poi metti il "copyright" sul tuo
      articolo ?

      Nota bene: sono daccordo con quello che
      scrivi, ma la nota finale... mi e` parsa un
      po contrastante.

      br1 È solo perché non hai capito un cavolo di ciò su cui sei daccordo.
    • Anonimo scrive:
      Re: Parli Parli Parli e.....
      - Scritto da: Anonimo
      ....poi metti il "copyright" sul tuo
      articolo ?

      Nota bene: sono daccordo con quello che
      scrivi, ma la nota finale... mi e` parsa un
      po contrastante.

      br1Beh ovvio, tutti sono contro il copyright, pero' quando si toccano i propri interessi ed i propri diritti, si e' tra i primi a sostenerlo. :D
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