Cassandra Crossing/ I principi non sono un optional

di Marco Calamari - La moralità non intride naturalmente le azioni delle aziende. E' necessaria una reazione per sospingerle a comportarsi in maniera equa rispetto al cittadino

Roma – Quest’anno la cronaca mi è venuta in aiuto con molti spunti adatti per realizzare il “pezzo” per la pausa estiva. Gli spunti sono tutti negativi e ne avrei fatto volentieri a meno, ma potrebbero essere di avvertimento ed educativi, per cui vale la pena riparlarne.

Amazon ha usato un DRM per cancellare senza preavviso proprio il libro “1984” di George Orwell dallo scaffale elettronico di alcuni dei loro clienti Kindle. Se me l’avessero proposto come spunto narrativo l’avrei giudicato troppo incredibile, al limite del ridicolo ed inadatto persino per una storia di fantasia.

E che dire di eBay e Skype , in balia del brevetto software di un’oscura compagnia di proprietà dei programmatori originali di Skype, e vittima di una scontro legale che potrebbe portare all’estinzione del più notevole fenomeno di massa del VoIP? Non bisogna farsi distrarre e considerare questo caso diverso da altri analoghi per il fatto che siano i reali inventori dell’algoritmo a detenere il brevetto.

E si potrebbe continuare ricordando le installazioni dei rootkit SONY/BMG sui PC dei loro clienti, che tanto non se ne sarebbero nemmeno dovuti preoccupare non sapendo cosa fosse un rootkit, oppure la cancellazione dagli scaffali del negozio telematico di Apple delle applicazioni, tutte debitamente autorizzate ma entrate in contrasto con le alleanze commerciali della più affascinante tra gli imprigionatori di utenti.

“Roba vecchia e ritrita” direte voi. Certo è roba già ascoltata, ma forse non bene inquadrata, non connessa con altre lezioni della storia recente.
Sembrano episodi di cronaca separati, isolati e “piccanti”, ma sostanzialmente non collegati tra di loro, invece non solo lo sono, ma sono del tutto simili ad altri del passato, più o meno famosi e sensazionali.

Sono del tutto simili ad altre situazioni in cui aziende nazionali o multinazionali
notoriamente e “naturalmente” prive di morale hanno realizzato della attività economiche in maniera così “immorale” da suscitare indignazione, azioni pubbliche, talvolta riforme legislative e cambiamenti di leggi totali o almeno parziali.
In questa raccolta di fatti immorali citiamo in ordine sparso l’uccisione dei cuccioli di foca, tramortiti a bastonate e scuoiati ancora vivi, mettiamoci le balene uccise dalle baleniere dei buongustai giapponesi e perché no, le sperimentazioni dei cosmetici e dei prodotti chimici su animali da laboratorio.

Per non sovraesporre gli animali a danno degli uomini, citiamo i bambini del sud-est asiatico che si congelano le mani e perdono le dita sgusciando i gamberetti congelati che finiscono sulle nostre tavole, mettiamoci anche i coltivatori sudamericani di cacao e caffè ridotti alla fame, perché i loro prodotti vengono comprati a prezzi bloccati e irrisori da quasi-monopolisti, e perché no i 15mila morti e i 150mila invalidi di Bhopal , vittime di un pericoloso impianto chimico (se fosse stato nucleare o se i morti fossero stati europei e non indiani invece tutti ne parlerebbero ancora adesso) usato per produrre sostanze così tossiche che produrle in occidente sarebbe stato troppo costoso per le misure di sicurezza che sarebbero state richieste.
Potremmo togliere o aggiungere a piacere episodi documentati da questa macabra antologia di immoralità, ma invece procediamo oltre.

Tutte questi avvenimenti hanno prodotto reazioni più o meno sincere volte a contrastare o rimediare ingiustizie o immoralità. Così oggi su molti cosmetici c’è scritto che non sono stati sperimentati sugli animali. Così oggi in Asia qua e là sono spuntati timidi embrioni di leggi sul lavoro minorile, perché le aziende che gestiscono marchi famosi e producono laggiù a un dollaro oggetti venduti a 100 nei nostri supermercati hanno sentito il bisogno di ricostruirsi un’immagine che le separasse da odiosi sfruttamenti. Così oggi il commercio equo e solidale ha affrancato alcune (ahimè poche) comunità di contadini da un sfruttamento inammissibile. Così oggi una non più nota multinazionale chimica, scomparsa in una serie di cessioni e acquisizioni, ha risarcito decine di migliaia di famiglie delle vittime con cifre che a noi sembrano scandalose, ma che per loro rappresentano invece la differenza tra la povertà totale e una vita per quanto possibile dignitosa, almeno per un po’.

Alla base di tutti questi fatti ci sono “questioni di principio”, cioè situazioni in cui la realtà viene percepita diversa (e peggiore) di come dovrebbe essere secondo idee che vengono pubblicizzate come importanti ma spesso sono invece sistematicamente ignorate.
In questi (ahimè pochi) casi invece le questioni di principio hanno fatto la differenza.

Ed arriviamo ai problemi della Rete.
In un mondo che, almeno nei paesi “sviluppati”, si sta trasferendo sempre più online, dei valori che nel mondo “materiale” alcuni giudicano ancora importanti, diritti civili, riservatezza, libertà di espressione, libera circolazione della cultura, vengono non solo messi in discussione ma strutturalmente negati in maniera pubblica e perfettamente documentata in leggi e specifiche tecniche.
Si creano carestie digitali per tutelare enormi profitti, che tra l’altro potrebbero tranquillamente continuare solo si cambiassero modelli di business che definire arcaici è poco.

Per questi motivi anche fatterelli apparentemente degni solo di una pagina di cronaca estiva come la sparizione di un libro o la possibile morte di una alternativa alle esose telco, cablate o wireless, dovrebbero invece scatenare allarme nelle coscienze del popolo della Rete.
Perché? Perché consentono di prevedere con assoluta certezza quello che accadrà in futuro da quello che sta accadendo adesso, destinato a estendersi su una scala sempre più vasta e multidimensionale, alla nostra vita in Rete.

Cose avvenute oggi al libro di un liceale americano ci riguardano incredibilmente da vicino come se fossero avvenute nei nostri computer, anzi nelle nostre tasche e nei nostri cuori.
Cose avvenute al telefonino di un conoscente sono pericolose come uno scorpione nella culla di un lattante.
E se una volta si sfruttavano i servi della gleba e le masse contadine e operaie, ora si sfruttano i cosiddetti “diritti di proprietà intellettuale”: tutti e due questi sfruttamenti ingenerano carestie artificiali e lasciano e lasceranno sempre più nella povertà, materiale le prime, intellettuale le seconde, la maggioranza degli abitanti della Rete e del Pianeta.

Tutto questo può ricondursi, in ultima analisi, alla mancanza di principi morali.
I principi morali sono propri solo delle persone, non delle aziende nazionali, multinazionali o degli Stati.
Da loro, come detto tante altre volte, ci si può aspettare solo un comportamento predatorio volto al profitto, come è “naturale” che sia.

I principi morali possono essere imposti (qualche volta) solo dalle persone.
E se quanto raccontato in questa puntata, estiva ma non leggera, lo è stato in maniera comprensibile, dovrebbe essere evidente che mai come nel nuovo mondo della Rete le questioni di principio non sono un optional.
Altre volte ha funzionato: può bastare allontanare la mano dall’oggetto scintillante sullo scaffale comodo e prendere invece quello più anonimo sullo scaffale in basso.
Può bastare non inseguire solo e sempre l’ultima e migliore tecnologia o gadget, e accontentarsi di qualcosa di meno: meno perfetto, magari un po’ “grezzo”, meno affascinante ma più perfetto e splendente dal lato, appunto, morale.

Marco Calamari

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  • Rosario Destefano scrive:
    adesso mi aspetto qualcosa sulla PEC
    dall'avv. Lisi!!! :-)avete visto cosa hanno combinato per affidare il servizio PEC gratuito alle Poste Italiane?cose italiane...mah...
  • Solko scrive:
    Informatica in italia: una corsa...
    ... dell'ultimo minuto come per una prova costume.Si suda, si fatica, ci si sforza, ma i tempi sono stretti se non ci si è mobilitati prima.Risultato: il costume sta sempre stretto e si diviene ridicoli.E' inconcepibile che in Italia, non solo i mezzi informatici per i comuni cittadini siano in lento sviluppo, ma anche per le Pubbliche Amministrazioni, dove cercano di informatizzare tutto non avendo le competenze per farlo.Penso siano abbastanza diffuse le inadempienze dello Stato, nel fornire gli strumenti ai cittadini o alle aziende. La parte seriamente ridicola è come ne pretendano l'uso dopo la loro elefantesca scelta, dando breve tempo nell'apprenderne le modalità, non dimenticando la perenne mancanza di informazioni.Da tener presente inoltre come obblighino le strutture quali comuni e scuole, ad adeguarsi pur sapendo che non dispongono minimamente di conoscenze informatiche e, ancor peggio, non lo sono neanche i loro tecnici...bah-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 23 agosto 2009 03.37-----------------------------------------------------------
  • Antonio Maddalena scrive:
    solito caos italiano
    Come sempre ineccepibili e ben fatti gli articoli di Lisi
  • Elisabetta scrive:
    Articolo mitico!!!
    Concordo su tutto: contenuto e forma!!! GRANDE AVV. LISI!!! :-)
  • Vanessa P. scrive:
    accessibilità e ricerche sui documenti
    Premetto che non sono un'archivista, ma sono una persona piuttosto consapevole di cosa significa manutenere gran quantità di dati archiviati in digitale e anche un'accanita navigatrice web.Domanda: ma nessuno ha mai pensato a come ritrovare questi file una volta archiviati? Si parla solo di scansioni dei documenti, quindi di immagini, le immagini non possono essere lette da motori di ricerca per esempio, possono essere solo "ricordate" attraverso i nomi dei file o particolari parole chiave inserite nel file al momento del salvataggio. Mentre di un documento che è vero testo può esserne indicizzato tutto il contenuto, oltre alle sue proprietà, in modo che sia più facilmente ritrovabile (accorgimento necessario anche per pubblicare documenti su web).Altra informazione importante, vi ricordo che l'informazione non può essere negata a nessuno e diffondere documenti che non possono essere letti da ipovedenti, non vedenti e da chi ha problemi di vista in genere nega automaticamente loro l'acXXXXX all'informazione. Infatti ipovedenti e non vedenti utilizzano il computer con l'ausilio di tecnologie assistive, in particolare di screen reader, software necessario alla lettura di documenti e di tutte le azioni che compiono sul computer. Un'immagine (anche se messa su PDF) non è leggibile da uno screen reader, mentre un documento con del vero testo sarà sempre leggibile e facilmente consultabile (anche da chi usa tecnologie assistive).Consiglio: utilizzare e diffondere anche in rete documenti che contengono vero testo (basta provare a selezionare il testo di un documento e incollarlo su blocco note come riprova per capire se c'è del vero testo). Utilizzare o documenti scritti originariamente su un editor oppure, quando possibile, fare una scansione OCR del documento, che permette di estrapolarne solo il testo.
    • ruppolo scrive:
      Re: accessibilità e ricerche sui documenti
      - Scritto da: Vanessa P.
      quando possibile, fare una scansione OCR del
      documento, che permette di estrapolarne solo il
      testo.Ma infatti il problema non sussiste: il formato PDF consente di memorizzare più livelli della stessa pagina, quindi, ad esempio, il livello con la scansione ed il livello con il testo prodotto da un OCR. Tutti i programmi OCR un minimo professionali già lo fanno. L'utente, ad esempio, quando aprirà il PDF con un reader vedrà la scansione originale, ma potrà selezionarne il testo. Questo testo viene anche automaticamente indicizzato da un sistema operativo moderno, come ad esempio OS X, in modo che tali documenti PDF possano essere rintracciati ovunque sui dischi e sui server in base all loro testo, in modo pressoché istantaneo, e trattati anche da sistemi per l'accessibilità.
  • simone scrive:
    l'archivista...questo mistero!
    ma quando il legislatore si ricorderà che esistono gli archivisti???ma sì dematerializziamo tutto e vaff. a tutto il resto!Comunque i miei complimenti ad andrea lisi per la sua lucida analisi.ci sarebbe bisogno di tanti avvocati così...
  • Michele PERLA scrive:
    Sodoma e i sette peccati normativi in ma
    Complimenti. Condivido pienamente e mi chiedo: che c'era nel tuo cocktail sotto l'ombrellone? Michele PERLA
  • mik.fp scrive:
    XXXXX Everywhere
    Vai va, che il sole t'ha fatto bene :)Voi legulei arrivate solo ora, e ancora non vi siete letti la storia di questi strumenti (partite sempre da quella formale, che non ha nulla a che vedere con quella reale), ma meglio di un calcio alle... e poi repetitia juvant... ogni 5 anni ci sono una intera annata di pinocchietti da istruire e smussare (con bastonate sulle gengive).
  • alessandro scrive:
    caspita!!!
    che bel pezzo....da gustare sotto l'ombrellone non c'è dubbio!Spero che serva a far rinsavire il nostro legislatore! :)ciao a tutti
  • Pino Bruno scrive:
    Sodoma e dintorni
    ...mi hai fatto pensare a un suicidio di massa, sai, quelli che di tanto in tanto organizzano le sette pseudo-religiose, oppure alla caduta dell'impero (tecnologico) romano. Grazie, mi hai ridato il sorriso, almeno fino alla conclusione della lettura del tuo articolo. Poi, il brusco ritorno alla realtà.
  • Rocco Balduzzi scrive:
    la PEC è un'INC....
    :-)L'avv. Lisi l'ha detto con ironia e con stile, ma il senso è quello e condivido in pieno il suo pensiero! Un saluto e buone vacanze a tutti!
  • Paolo scrive:
    Complimentissimi!!!
    Ho letto l'articolo e mi è piaciuto molto. E' ironico, ma fa riflettere.Complimenti a Punto Informatico e all'avv. Lisi.
  • ruppolo scrive:
    Mi fanno ridere
    Non si capisce perché il documento elettronico deve avere caratteristiche di sicurezza che quello cartaceo non ha mai avuto da quando esiste la carta e, prima ancora, la scrittura.Prendiamo ad esempio una normale fattura commerciale: carta normale, nessuna firma, mi viene spedita (o la spedisco) per posta convenzionale. La data è quella indicata dal mittente, una data a suo piacere. Non capisco quindi per quale ragione non potrei dematerializzare codesta fattura, in un file di qualsiasi tipo, senza regola alcuna. E, all'occorrenza, rimaterializzarlo ristampandolo su carta. Pericolo di manipolazioni? Si, tanto quanto quello su carta: non è carta filigrana della zecca, è una carta qualsiasi uscita da una laser qualsiasi. Riproducibile in casa, fuori casa, ovunque.A me pare che le autorità che si stanno dedicando a queste cose sono completamente scollate dalla realtà. In ogni caso, facciano come credono: io già da tempo smaterializzo tutto in bei file PDF. Se gli sta bene, gli sta bene, se non gli sta bene, è lo stesso. Non posso certo passare tutta la mia vita ad attendere che si sveglino.
  • maurizio buccarella scrive:
    Complimenti..!
    Pregevolissimo articolo ! Complimenti all'estensore...Ma lo sconforto aumenta....:-(
  • The Punisher scrive:
    Episodio capitato a me nel 1999
    A proposito del punto numero 3 - L'XXXXXXXzione precoce.All'epoca lavoravo in $filiale_italiana di $banca_estera_enormeMi avevano scaricato il barile della stampa dei famigerati "Giornali bollati" e dei "fissati bollati" (notare gia' i nomi!): si trattava di stampare tonnellate di record a 162 colonne su stampanti tipo la IBM 6262 (questa http://www.argecy.com/index.php?pfile=6262.html) che si inceppava una volta si ed un'altra pure oppure, quando si era fortunati, sulla "nuova" IBM 6400 che andava gia' un po' meglio (era questa per intenderci http://img.alibaba.com/photo/103940017/Used_IBM_6400_0xx_Shuttle_Matrix_Printer.jpg ).Siccome era una rottura indicibile mi ero informato se era possibile salvarli su formato elettronico (qualsiasi).Dopo innumerevoli ricerche avevo finalmente trovato che UN PARTICOLARE (e solo quello) disco magneto-ottico della Pioneer era stato autorizzato un paio di mesi prima come UNICO supporto valido per la sostituzione della carta.Prendo al volo il telefono, chiamo il fornitore e gli chiedo se me lo puo' procurare.*la parte bella arriva ora*Mi richiama il fornitore e mi dice che il supporto in questione (ed il suo lettore) era fuori produzione da quasi un anno :'(Ossia, ora che era stato approvato da: CedBorsa, Montetitoli, SSB, SIA, ABI, Governo, ecc... aveva fatto in tempo ad andare fuori produzione...Grazie, grazie...(rotfl)-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 07 agosto 2009 18.09-----------------------------------------------------------
  • Keti scrive:
    quello che combina il nostro legislatore
    Non mi divertivo così da parecchio a leggere un articolo che parla di leggi e regolamenti! :-)Un articolo dissacrante e intelligente. Ottimo da leggere sotto l'ombrellone, nonostante ci sia da piangere a leggere quello che combina il nostro legislatore!I miei complimenti all'avv. Andrea Lisi, autore del pezzo!Un salutone e buone vacanze estive a tutti. Keti
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