Cavi tagliati, qualcuno paga

Una delle due navi fermate a Dubai è ripartita ma l'armatore ha dovuto pagare salato

Roma – Sono notizie brevi e frammentarie, micro-lanci quelli che arrivano da Dubai, dove come già sanno i lettori di Punto Informatico , sono state fermate due navi per la vicenda dei festoni tagliati.

Una di quelle due navi, la “Ann”, è ora ripartita dal porto. Per ottenere il via libera l’armatore avrebbe però dovuto versare una “somma sostanziale” in danni, il che conferma il coinvolgimento del naviglio negli incidenti che hanno portato a guasti sui backbone Internet in un’ampia zona nelle scorse settimane. Secondo il Kahleej Times uno degli ufficiali della nave ha ammesso la colpa e ha dovuto pagare l’equivalente di circa 50mila euro alle società TLC colpite.

Ad identificare le due navi come possibili responsabili per gli incidenti era stata la società di telecomunicazione Reliance Globalcom, una delle aziende che gestisce i cavi sottomarini, in particolare quello che corre fino all’Egitto e agli Emirati Arabi Uniti.

Nei giorni degli incidenti la connettività della zona aveva subito un danno pari ad almeno il 70 per cento della capacità di trasporto dati normalmente concessa dall’infrastruttura oceanica.

Non è per ora noto il destino della seconda nave ma si sa che sui suoi ufficiali e sul suo armatore pesa un possibile “conto” di 240-250mila euro.

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  • Nazzareno scrive:
    deliverability, legge e antispam
    All'ottima risposta di Furio Ercolessi vorrei aggiungere che esiste una distinzione su ciò che è "universalmente" considerato SPAM (una definzione condivisa è questa: http://www.spamhaus.org/definition.html) e ciò che la legge consente di fare, che è diversa da paese a paese.Visto che l'ISP deve limitare i danni provocati dallo spam a sè e ai propri utenti, a mio avviso è lecito che un ISP blocchi uno spammer se questo fa SPAM, anche se lo fa rispettando le leggi vigenti in quel paese.Spesso infatti le normative non sono così complete ed efficaci nel limitare il fenomeno spam in modo tempestivo: senza sistemi tipo Spamhaus, i filtri antispam sarebbero in questo caso meno efficaci, a danno di tutti, anche delle aziende che fanno email marketing seriamente e senza trucchi.Poi certo ci sono sistemi e sistemi, e stà nella saggezza di chi gestisce questi filtri nel trovare il giusto mix per minimizzare i falsi positivi.Nazzareno Gornihttp://www.MailUp.it/
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