Comunica.2/ Dall'informazione alla cooperazione

di Simone Favaro - Come gestire il flusso informativo nelle imprese? Quali strumenti adottare, quali strategie? Una panoramica sul problema e sulle sue possibili soluzioni. Per non perdersi per strada informazioni e decisioni


Roma – Ogni impresa si trova ad affrontare il problema di gestire l’informazione generata quotidianamente dalla propria attività o proveniente dal mercato in cui opera; se da un lato il flusso di notizie è fonte di stimolo e vantaggio competitivo, dall’altro una gestione inefficiente dell’informazione può essere fonte di situazioni critiche. L’efficienza è determinata da due fattori primari: l’accesso, ovvero la facilità di reperire i dati necessari all’attività, e il controllo, ossia garantire la diffusione dell’informazione in modo mirato in base alle effettive esigenze del singolo dipendente; la prima necessità di uno strumento in grado di controllare gli accessi e la seconda di un mezzo che consenta ai dipendenti di ottenere l’informazione necessaria.

Per questo motivo, negli ultimi anni, è cresciuta costantemente la richiesta di soluzioni in grado di gestire il flusso informativo. Tali strumenti, inizialmente sviluppati su architetture client/server ed oggi strutturate su piattaforme web based, consentono di soddisfare, in modo semplice ed immediato, entrambi i requisiti di accessibilità e controllo. Attraverso applicativi di gestione dei contenuti, gestione documenti, e profilazione utenti, le intranet sono veri e propri portali aziendali ( Enterprise Information Portal ). Attualmente è possibile distinguere tre tipi di sistemi: dispositivi, collaborativi e cooperativi. Ciascuna di queste tipologie è solitamente definita da un’area pubblica, contenente i dati “di massa” (comunicati aziendali, ecc.) e da un’area riservata il cui contenuto, attraverso la profilazione utente, è adattato alle singole esigenze.

I portali dispositivi consistono in sistemi in cui all’utente finale è consentita la sola consultazione dell’informazione messa a disposizione dall’azienda. Il mantenimento della soluzione prevede la presenza di uno o più content manager che, su input interno od esterno, caricano i dati all’interno dell’applicativo e li profilano per tipologia di utente (es. area produzione, area commerciale, area marketing, ecc.). Il vantaggio principale è la possibilità di controllare costantemente le informazioni che vengono distribuite, mentre la tempestività dell’informazione è vincolata dalla rapidità di aggiornamento della stessa da parte del content manager.

La tipologia collaborativa, invece, integra servizi di chat, posta elettronica e forum alle funzioni presenti nei portali dispositivi. In questo modo l’utente è in grado di interagire con i colleghi in tempo reale al fine di ottenere il supporto necessario alla propria attività. Le soluzioni collaborative, come nel caso di quelle cooperative, generalmente non prevedono la gestione documentale; questo implica la difficoltà di avere a disposizione il materiale prodotto, costringendo l’utente/dipendente a impegnare gran parte del suo tempo nella ricerca.

I sistemi cooperativi, invece, rivoluzionano il concetto di partenza. A differenza delle prime due tipologie, che prevedono la configurazione per ruolo ricoperto, tali strumenti profilano gli utenti per attività. Mentre nei sistemi precedenti qualsiasi variazione nell’organico richiedeva la assegnazione ex-novo dei privilegi all’utente, in quelli basati sul modello cooperativo i privilegi sono associati al progetto e sono previste solo due tipologie di utente: il responsabile (che si occupa della gestione documenti) e il collaboratore. Questo permette ad un utente di ricoprire il ruolo di team manager in un progetto e di team member in un altro e, attraverso un unico account, di gestire tutti i lavori in cui è coinvolto. Un’ulteriore differenza è lo spostamento della fonte di informazione. Mentre nei sistemi dispositivi, e in parte in quelli collaborativi, la fonte dell’informazione era l’azienda stessa, nei sistemi cooperativi ciascun utente concorre a definire la conoscenza e il lavoro svolto diviene immediatamente patrimonio aziendale. In questi sistemi, veri e propri gestori della conoscenza, la società ricopre il ruolo di repository del sapere prodotto.

Un quarto modello, che definisco di cooperazione estesa , prevede l’integrazione delle funzionalità dell’EIP all’interno del sito aziendale. La filosofia alla base è la condivisione del patrimonio aziendale con il cliente. Utente esterno (CLIENTE) ed utente interno all’azienda (DIPENDENTE) usufruiscono della medesima interfaccia e delle medesime funzionalità. Al cliente è concesso di vedere le informazioni che lo riguardano, i progetti/prodotti di cui usufruisce, lo storico acquisti, di contattare il call center, di richiedere interventi, ecc. Applicato al B2B, il modello potenzialmente permette al cliente di osservare lo stato avanzamento lavori e di interagire, in qualsiasi momento, con la società e con il team per porgli suggerimenti o rispondere a chiarimenti posti. L’azienda è in grado, così, di monitorare le richieste e le osservazioni, archiviando le informazioni nel database per ottenere un profilo cliente sempre più dettagliato. Alcuni servizi di contact center on line si basano su questo modello: il cliente, una volta identificatosi all’interno del sistema, è in grado di sottoporre quesiti o di attivare interventi. Dall’altra parte, attraverso procedure manuali o automatiche, l’intervento/quesito rivolto all’azienda è smistato al gruppo di competenza e, una volta soddisfatto, automaticamente storicizzato e reso disponibile sul sito aziendale come FAQ. Il cliente, all’interno dell’area riservata, è in grado di monitorare le richieste effettuate e le risposte ottenute; il destinatario, all’interno dell’azienda, può monitorare lo storico richieste, i dati del cliente e le risposte fornite.

Simone Favaro
Vicepresidente AISCOM

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  • Anonimo scrive:
    Un emisfero per schieramento?
    Ma il progetto SETI non è limitato unicamente a scandagliare le frequenze radio?Allora che c'entra il telescopio di Parkes?Perchè per telescopio si intende quello ottico, mentre per le onde radio si utilizzano i radiotelescopi.Comunque mi lascia perplesso apprendere che fin'ora tale ricerca era strettamente rilegata al solo emisfero boreale.Perchè mancano forse gli strumenti all'altro emisfero o perchè ritengono che ci siano maggiori probabilitè sul nostro emisfero?Non ditemi che i due schieramenti di pensiero si sono divisi persino geograficamente la Terra.
    • Anonimo scrive:
      Re: Un emisfero per schieramento?
      Infatti quello di Parkes è un radiotelescopio.Ciao!
      • Anonimo scrive:
        Re: Un emisfero per schieramento?
        - Scritto da: mizar74
        Infatti quello di Parkes è un
        radiotelescopio.
        Ciao!Veramente utilizzano il radiotelescopio di Arecibo.Cmq Seto@Home è il più grande progetto mai realizzato e vederlo prendere in giro mi mette infinita tristezza. Io vi partecipo da 3 anni, e devo dire che spero continui nel suo lavoro. Chiedono soldi? Si, una miseria di soldi. Una cosa però è da dire: sono gli unici che hanno organizzato un simile mega progetto (che comprende esponenti di ogni stato (pure isole minori) basta guardare nel sito e andare alla ricerca - stato per stato - dei partecipanti. Poi è facile criticare il lavoro degli altri, più difficle e muovere le chiappe e fare qualcosa.
        • Anonimo scrive:
          Re: Un emisfero per schieramento?
          - Scritto da: Anna
          - Scritto da: mizar74

          Infatti quello di Parkes è un

          radiotelescopio.

          Ciao!
          Veramente utilizzano il radiotelescopio di
          Arecibo.
          Cmq Seto@Home è il più grande progetto mai
          realizzato e vederlo prendere in giro mi
          mette infinita tristezza. Io vi partecipo da
          3 anni, e devo dire che spero continui nel
          suo lavoro. Chiedono soldi? Si, una miseria
          di soldi. Una cosa però è da dire: sono gli
          unici che hanno organizzato un simile mega
          progetto (che comprende esponenti di ogni
          stato (pure isole minori) basta guardare nel
          sito e andare alla ricerca - stato per stato
          - dei partecipanti. Poi è facile criticare
          il lavoro degli altri, più difficle e
          muovere le chiappe e fare qualcosa.Forse non hai letto bene la notizia ed i commenti:Arecibo lo usano adesso ma vorrebbero usare ANCHE Parkes; progetti di questo tipo ce ne sono altri (forse piu' importanti ?) in campo medico (vedi ricerca sul cancro).Ciao
          • Anonimo scrive:
            Re: Un emisfero per schieramento?
            - Scritto da: Kubu


            Forse non hai letto bene la notizia ed i
            commenti:
            Arecibo lo usano adesso ma vorrebbero usare
            ANCHE Parkes; progetti di questo tipo ce ne
            sono altri (forse piu' importanti ?) in
            campo medico (vedi ricerca sul cancro).
            CiaoIo non starei tanto lì a menarla con la ricerca contro il cancro, dato che viene fatta in qualsiasi paese avanzato di questo pianetucolo spendendo miliardi di dollari ogni anno, quel tipo di ricerca non ha molto bisogno del nostro aiuto, invece SETI sì, non è meno importante della ricerca contro il cancro, quindi finitela di metterla sempre in mezzo....
    • Anonimo scrive:
      Re: Un emisfero per schieramento?
      Un telescopio è qualsiasi strumento per "vedere più lontano" ce ne sono radio, infrarossi, ottici, ultravioletti, X e gamma.Per ora il progetto SETI ha utilizzato il radiotelescopio di Arecibo, costruito ricoprendo di pannelli riflettenti una conca naturale, è grosso (300m) ma è fisso (è possibile spostare solo il rilevatore) e quindi può raccogliere i segnali nella ristretta zona di cielo che gli passa sopra la testa.L'utilizzo dell'antenna di Parkes permetterebee di raccogliere segnali anche da zone di cielo non accessibili da Arecibo.Il progetto SETI storicamente ha sempre utilizzato l'antenna di Arecibo perché con le sue dimensioni è la più "potente" disponibile, ed è un osservatorio americano. Per ora gli unici grandi radiotelescopi disponibili nell'emisfero sud sono australiani, di qui la proposta di collaborare con loro utilizzando Parkes. Nessuna forma di "razzismo scientifico", solo una questione di disponibilità di strumenti e di fondi.
  • Anonimo scrive:
    E i risultati?
    Fin'ora che è stato trovato? Nulla vero? Sarò cattivo ma secondo me al SETI pensano come mantenersi per altri lustri... L'hanno pensata giusta.
    • Anonimo scrive:
      Re: E i risultati?
      Informati meglio, nn guadagnano un CAZZO
      • Anonimo scrive:
        Re: E i risultati?
        - Scritto da: Alieno
        Informati meglio, nn guadagnano un CAZZOCerto. Lavorano per la gloria. http://setiathome.ssl.berkeley.edu/"If you'd like to become one of SETI@home's supporters, please click here. Donations are fully tax deductible. Corporations may become Corporate Sponsors of SETI@home with a minimum $10K (or equivalent in-kind) donation. We are also interested in Corporate Participants willing to run SETI@home on their PCs."
        • Anonimo scrive:
          Re: E i risultati?
          Nessuno ha mai detto che SETI non abbia bisogno di fondi, e che la gente che ci lavora non sia pagata - come qualsiasi altro lavoratore nelle università. Può darsi che la ricerca non trovi nulla, ed era previsto, ma anche questo sarà un risultato: potrebbe indicare che la banda di ricerca è sabgliata, che i segnali sono troppo deboli, o che i metodi di analisi devono esere modificati.Se avessero voluto diventare ricchi, avrebbero fatto i calciatori: non devi far fatica a studiare, parli come un analfabeta, guadagni miliardi per una edcina di anni e poi sei a posto per tutta la vita. E pochi si lamentano se Agnelli licenzia ottomila persone ma spende centinaia di miliardi per far prendere a calci una palla ogni domenica... io preferisco cercare segnali di origine extraterrestre
          • Anonimo scrive:
            Re: E i risultati?
            - Scritto da: ldsandon
            domenica... io preferisco cercare segnali di
            origine extraterrestreE nessuno te lo vieta. Ma... CHi ti ha tirato in ballo? Sei un ricercatore che LAVORA AL SETI? No, allora?
    • Anonimo scrive:
      Re: E i risultati?
      Hahahahaha!!Che ingenuo che sei! Se davvero scoprissero un segnale VERO, diventerebbero famosissimi all'istante!La ricchezza poi segue la fama..
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