Contrappunti/ Fibra contro Divide?

di Massimo Mantellini - Ma siamo sicuri che il Governo faccia bene a spendere centinaia di milioni di euro per cablare pezzi di Mezzogiorno d'Italia? Ecco perché è lecito, ed inevitabile, dubitarne


Roma – Sono davvero ben spesi i 127 milioni di euro che il Governo ha stanziato per aggredire il digital divide in 265 comuni del Mezzogiorno non raggiunti dalla banda larga? Proviamo a chiarirci un po’ le idee.
Dice il ministro Gasparri che il progetto intende ridurre del 20% il divario digitale nel sud del paese.

Prima perplessità: il digital divide, vale a dire la distanza fra chi ha accesso alla rete e chi non ce l’ha, non è una entità geografica. Almeno in Italia non lo è. I comuni medio piccoli non raggiunti dalla banda larga di Telecom Italia e degli altri operatori sono distribuiti egregiamente in tutto il paese. Non esiste un nord Italia connesso ed un sud del paese isolato dall’accesso alla rete: esiste una unica ampia area, estremamente parcellizzata, di luoghi più o meno periferici non raggiunti dalla banda larga. Quindi non solo il 20% citato sembra un numero privo di senso compiuto ma rischia di riunire in una sola valutazione molti divari differenti.
Se infatti, come certamente è, la cablatura dei piccoli comuni della Basilicata, della Calabria e delle altre regioni del sud, va intesa come una chance per ridurre la generale arretratezza del meridione d’Italia, allora non di divario digitale si dovrebbe parlare ma di semplice generico, cronico, ritardo di sviluppo economico e infrastrutturale. In tale contesto forse sarebbe utile una valutazione sulle priorità maggiormente utili per avvicinare nord e sud del paese. Quella del Governo che mette giù fibra non sembrerebbe una di queste, almeno per le ragioni che citerò fra poco.

Seconda perplessità: lo Stato fa il suo mestiere? Il Governo, attraverso una sua società appositamente costituita, si appresta a cablare molti comuni del sud. In pratica si è deciso di costruire una rete parallela a quella degli operatori commerciali per poi offrirla in noleggio agli operatori stessi là dove questi non intendono attivare i medesimi servizi. Se questo non bastasse, le condizioni di questo eventuale riutilizzo commerciale della fibra “statale” non sono al momento per nulla chiare.

Vale la pena ricordare a tale proposito, che lo Stato si è liberato qualche anno fa della rete delle comunicazioni, in pratica regalandola a Telecom Italia in cambio del mantenimento di standard di servizi minimi in tutto il paese. Oggi l’idea del Governo sembra essere quindi quella di fare il lavoro degli operatori telefonici. Ma solo una parte: quella che gli operatori del settore per ragioni di mercato scansano, ritenendola non remunerativa. Così, oltre ad improvvisarsi imprenditore in un campo che non conosce, con tutti i comprensibili rischi che ne conseguono specie nel sud del paese dove le infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici sono la norma, lo Stato intende ripetere al sud lo stesso errore grossolano che da un paio d’anni, con grande soddisfazione, il ministro Gasparri annuncia in Finanziaria. Incentiva lo sviluppo della larga banda offrendo soldi, ed in questo caso investimenti, alle società di telecomunicazioni.

Terza perplessità: una volta che si è scelto di creare infrastruttura tecnologica perché non rivolgersi a tecnologie più recenti e infinitamente meno costose che non l’onerosa cablatura in fibra ottica del sud del paese? Il Ministero avrà forse sentito parlare delle tecnologie senza filo, adattissime a coprire in larga banda l’ultimo miglio e le aree metropolitane. Deve averne sentito parlare certamente perché i regolamenti e le delibere per consentirne l’utilizzo commerciale sono da tempo ostacolate o bloccate al ministero, in una attesa che ha da una parte innervosito gli operatori delle telecomunicazioni (solo quelli piccoli perché tali tecnologie li favorirebbere per una volta rispetto alle grandi telco) e dall’altra resa più confortevole la posizione dei pochi soggetti che possono continuare a gestire in maniera remunerativa l’ultimo miglio. Per quale ragione si intende sbucherellare 265 comuni del sud Italia quando con wi-fi e wi-max si potrebbero ottenere i medesimi risultati spendendo assai meno e senza alcun disagio per le città e i cittadini? Si tratta ovviamente di una domanda retorica.

Come vedete esistono molte ragioni per definire questo progetto del Ministero delle Comunicazioni come una idea balzana. Ne esistono molte anche volendo ignorare, come ho fatto fino ad ora, tutta una serie di valutazioni politiche sulle ragioni di certi investimenti al sud: tutti noi ne conosciamo da anni la storia di sprechi, clientelismo politico, arricchimenti sospetti che li hanno accompagnati.

Il sud del paese ha bisogno di avere accessi veloci alla rete Internet più di altre aree della nazione, su questo credo non ci sia da discutere. E credo sia abbastanza pacifico che lo Stato deve oggi fare la sua parte in questo senso. Ma non si può per questo decidere di buttare i soldi dalla finestra. Va incentivato l’accesso alla rete: fino ad oggi lo si è fatto in maniera sospetta e inefficace. Prima pagando al posto dei cittadini quote di canone dsl in località già coperte dal servizio, ora inventandosi una funzione di gestore di rete super partes alla cui efficacia e utilità per i cittadini e le imprese è davvero difficile credere.

Lo è ancora di più se pensiamo che le modalità per incentivare lo sviluppo della larga banda nelle zone del paese non ancora coperte sarebbero semplici ed a portata di mano. Non c’è bisogno di grande immaginazione, anzi in questi casi, quando la soluzione è lì pronta e disponibile, la megalomania di certi progetti non può non risultare sospetta.

La regione Lombardia per esempio, ha appena vagliato un programma triennale per coprire in larga banda le zone non coperte (che strano, lo avete notato? Sotto elezioni gli incentivi nascono come i funghi) molto ben fatto e intelligente. Una cosa semplice semplice. Incentiverà con soldi pubblici gli operatori telefonici che decideranno di coprire con la dsl le aree non ancora raggiunte. Una idea quasi banale. Niente buchi da fare, nessun appalto dubbio da immaginare, nessun rischio imprenditoriale da affrontare.

Come si vede, se si vuole pensare ad iniziative (davvero) per i cittadini gli strumenti esistono e sono intuitivi. Il fatto è che molte volte, come nel caso di cui abbiamo parlato oggi e come accade con una puntualità disarmante nelle iniziative del Ministero delle Comunicazioni, gli interessi tutelati sono sempre altri. E più i progetti sono improbabili più è ormai difficile nascondersi dietro ad un dito.

Massimo Mantellini

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  • Anonimo scrive:
    G8ttini?
    Che è? Un meeting di girotondisti-disobbedienti ammantato d'informeisciòn tecnologi?
    • Anonimo scrive:
      Re: G8ttini?
      - Scritto da: Anonimo
      Che è? Un meeting di girotondisti-disobbedienti
      ammantato d'informeisciòn tecnologi?
      E stai attento che se vedono in giro x il Kaos uno come te se lo inchiappettano pure.
    • Anonimo scrive:
      Re: G8ttini?
      le elezioni sono andate benissimo per voi........ vero?
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