Contrappunti/ Ma quale WiMax?

di Massimo Mantellini - Si giocherella con la banda larga in Italia, e lo si fa da così tanto tempo che secondo i dati ECTA l'Italia è in fondo alla classifica dei 15 maggiori paesi europei. E allora? Allora si continua a giocherellare

Roma – È terminata con grandi squilli di tromba l’asta italiana per le frequenze WiMax. Alcuni dicono sia stata un grande successo (per lo meno in termini finanziari lo è stato, visto che lo Stato ha incassato cifre superiori a quelle raccolte in altri nazioni europee), altri sostengono si sia trattato di una competizione monca in relazione alle limitazioni tecniche native dell’asta stessa, pensata appositamente perché il WiMax in salsa italica non collidesse troppo con le prerogative degli operatori di telefonia mobile. Il Ministero delle Comunicazioni (o quello che ne resta dopo la caduta del Governo) ha rilasciato comunicati di grande soddisfazione e pubblicato complicate cartine e mappe delle varie regioni del paese interessate. Il messaggio che esce da tutta l’operazione è che il WiMax consentirà di portare la larga banda anche in zone del paese particolarmente disagiate che mai sarebbero state raggiunge dalla DSL e che questo determinerà una riduzione consistente del divario digitale fra cittadini raggiunti o non raggiunti dall’accesso veloce a Internet.

Sarà il tempo a dirci se i complicati incastri economico-normativi pensati per aumentare la copertura wireless del paese funzioneranno o meno, nel frattempo la situazione del broadband in Italia appare in tutta la sua gravità negli studi comparativi che escono in Europa e che il Ministero delle Comunicazioni tende ad ignorare con discreta regolarità.

Giusto in questi giorni sono stati pubblicati i più recenti dati di ECTA – European Competitive Telecommunications Association sulla penetrazione della larga banda nei 15 maggiori paesi della UE. L’Italia risulta tredicesima (solo il Portogallo e la Grecia fanno peggio di noi, ma il Portogallo ci ha ormai raggiunto mentre la Grecia che partiva in questi anni da una situazione disastrosa per quanto riguarda il broadband, è ancora ampiamente ultima ma viaggia con tassi di crescita che superano di 10 volte quello italiano.

la classifica

Cosa significano questi numeri? Intanto che siamo non solo fra i paesi europei con la minor quantità di banda larga ma anche quello che in assoluto negli ultimi mesi è cresciuto meno. Non si tratta insomma del solito gap che con un poco di buona volontà potrà essere colmato, ma di un impasse ormai cronico che ogni anno aumenta il nostro divario dagli altri paesi europei. Abbiamo insomma ottime ragioni per essere preoccupati.

Scrive Innocenzo Genna, presidente di ECTA, citato sul blog di Stefano Quintarelli:
In Italia vi è stata una crescita inferiore a quella media europea, così accentuandosi il ritardo con i paesi comparabili, dove la crescita si attesta comunque tra il 5% ed il 10%. In altri paesi la crescita è esponenziale, cioè oltre il 20%, ma questo si spiega perché si partiva dal basso.

E più avanti:
La quota di mercato di Telecom Italia (64%) è in assoluto la più in alta in Europa, con la sole eccezioni di Cipro e Lussemburgo. Stiamo peggio della Grecia e di tutti i paesi dell’est.

Le ragioni del WiMax insomma non paiono da sole sufficienti a risolvere il problema dell’arretratezza del paese nello sviluppo delle connessioni veloci: altri ben più importanti passi attendono di essere compiuti. Il Ministero delle Comunicazioni conta da tempo di azzerare il digital divide nel giro di pochi anni tanto che nella euforica sezione stampa del sito web del Ministero sono disponibili le mappe delle zone attualmente non raggiunte dalla banda larga avvicinate alle mappe prospettiche di come questa copertura verrà via via estesa nei prossimi anni. Per crederci occorre armarsi di un po’ di sano ottimismo.

Del resto tutti i partiti politici, nell’avvicinarsi delle elezioni, stanno scrivendo nei propri programmi elettorali che la priorità tecnologica del paese è lo sviluppo del broadband. Veltroni stesso, che ha presentato un programma particolarmente avaro di accenni alla tecnologia, teorizza un prossimo “servizio universale” nel quale la banda larga sia finalmente compresa.

E tuttavia simili intenti rischiano, come è già avvenuto in passato, di rimanere semplici dichiarazioni di intenti se non si prenderanno provvedimenti urgenti per avvicinare il paese agli standard di controllo europei sul mercato delle TLC. Resta da vedere quale partito italiano sarà disposto a scrivere nel prossimo programma elettorale, accanto alle belle dichiarazioni di principio sulla “banda larga per tutti”, che abbiamo bisogno, per esempio, di una Autorità Comunicazioni con concreti poteri sanzionatori e di intervento (come scrive il Presidente di ECTA) e magari – aggiungo io – sottratta alla solita lottizzazione della politica.

Telecom Italia è stata condannata 12 volte dal 1995 ad oggi per violazione alle norme antitrust. ECTA sostiene che evidentemente le sanzioni e la durata dei procedimenti non sono un deterrente sufficiente perché l’ex monopolista decida di interrompere il proprio atteggiamento “aggressivo” nei confronti di un mercato che la vede con una quota di mercato superiore a quella dei propri concorrenti europei.

Sarebbe compito della politica comprendere la necessità di scelte decise (per esempio quella di separare la rete di trasmissione dati nell’interesse della comunità, senza aspettare che Telecom Italia decida da sola come meglio farlo nell’interesse di se stessa) per affrontare concretamente questioni centrali per il paese come quella dell’innovazione tecnologica, senza nascondersi come sempre dietro al dito delle dichiarazioni di principio. Che sono belle e buone per ogni stagione, ma che per qualche ragione, continuano a non portarci da nessuna parte.

Massimo Mantellini
Manteblog

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  • Enjoy with Us scrive:
    la situazione è peggio di così!
    Attualmente negli ospedali i sistemi informatici sono in via di implementazione e nel tempo cercano di sostituire il cartaceo, il percorso dovrebbe portare al superamento completo del cartaceo con il medico che appunta direttamente i suoi dati in formato elettronico, mediante PC o PDA, con accesso al sistema mediante "carta intelligente" e password da modificare obbligatoriamente una volta al mese.Ovviamente durante la fase di transizione (sono ormai 10 anni di transizione!) il cartaceo e l'informatica coesistono con i seguenti risultati:1. Non sono disponibili abbastanza postazioni (PC) da cui immettere i dati2. Spesso si è costretti a scrivere due volte lo stesso referto/esame, prima sul cartaceo (es. cartella clinica) e poi in formato elettronico3. In attesa delle "carte intelligenti", della loro attivazione, della configurazione delle postazioni di lavoro, di corsi di formazione del personale (eh già magari qualcuno che ti spieghi come funzioni il tutto) tutto è affidato alla buona volontà/capacità dei singoli4. Se prima con il cartaceo accedere alle informazioni era lento e difficoltoso anche per chi ne aveva diritto, ora è stupefacente la mole di informazioni che posso ottenere su un assistito, esami del sangue (che so AIDS Epatiti ecc...), referti bioptici (Tumori ecc...), Referti psichiatrici, Aborti ecc. Il bello è che li posso ottenere su qualsiasi abitante della mia ASL, anche per quelli che non ho mai visitato e in futuro prevedono di allargare il sistema a livello regionale.Non ci vuole un genio per capire che con un sistema così ci vuole poco per mettere insieme materiale delicato con cui ricattare qualcuno, senza bisogno di particolari conoscenze informatiche, basta qualche conoscente che possa accedere al sistema e il gioco è fatto, forse un domani attiveranno un Log una procedura di identificazione dell'operatore, ma per ora....
  • andy61 scrive:
    proposta costruttiva
    Visto che tutte le volte che parte una denuncia per accesso non autorizzato ad un sistema informatico viene mossa la Polizia Postale o chi per essa, e che le risorse impiegate vengono ovviamente pagate dai contribuenti, perché non investire gli stessi soldi preventivamente e costruttivamente?Ecco cosa intendo: visto che esistono delle strutture specializzate da noi pagate, perché queste non si attivano preventivamente (autonomamente o su richiesta degli uffici) per rilevare i buchi di sicurezza e segnalare opportuni piani di messa in sicurezza dei sistemi?Come di dice ... prevenire è meglio che combattere, e visto che i soldi li spendiamo comunque ...E di grazia, che qualcuno a livello nazionale stabilisca dei requisiti minimi che siano adeguati a proteggere i nostri dati, e non siano così bassi da irresponsabilizzare chiunque!
  • andy61 scrive:
    altro aspetto ...
    Se verrà portata avanti la tradizione italiana, ora se la prenderanno con chi ha bucato la rete e rivelato la falla, invece che ringraziarlo (e mettere sulla graticola l'(ir)responsabile che ha commissionato ed approvato la realizzazione).E qui dovrebbe entrare il Garante, che come sempre latita.La legge indica requisiti minimi e di adeguatezza per la sicurezza dei sistemi informativi che gestiscono dati sensibili, con le relative implicazioni penali e civili.La cosa che sfugge è che i requisiti di minimalità non sono adeguati alle reali esigenze di sicurezza.L'altro aspetto è che non ci va mai di mezzo nessuno.Ulteriore aspetto (e forse in molti contesti il più grave) è che la gestione dei centri di costo della P.A. è in antitesi con la qualità e l'efficienza.Faccio un esempio concreto: in una realtà della P.A. in cui opero accade che tutte le volte che si guasta un apparato di rete questo venga sostituito invece che riparato.E questo perché? Perché sul centro di costo dell'acquisto dell'hardware ci si trova con parecchi soldi, mentre su quello per l'acquisto dei contratti di assistenza non ci siano soldi (neppure quelle poche decine di Euro ad apparato che estendono la garanzia di anni).Quello che chi di dovere deve capire è che il firewall più costoso del pianeta non serve a nulla se non c'è qualcuno che lo configuri in modo appropriato.E lo stesso vale per la progettazione delle reti (wireless e non), dei sistemi di autenticazione, e così via.Per non parlare poi dei sistemi ' frullato ', ove tanti uffici insistono sulla stessa infrastruttura informatica.Tutti vogliono decidere, tutti fanno i propri acquisti, tutto installano i propri server, e tutti vogliono (non) gestire a modo proprio la sicurezza.E tutti si nascondono dietro ad un dito, nessuno parla con gli altri, tutti acquistano (spesso prodotti molto costosi, magari abbondando anche sul numero di licenze a livello nazionale, perché non si sa mai ...), tutti installano ...E poi, a frittata fatta, ci si accorge che alla fine occorre qualcuno che sappia cosa fare perché le cose vengano fatte, invece che un bel documento di specifica di centinaia di pagine in cui nessuno è in grado di capire chi doveva fare cosa, e chi è responsabile di cosa ...E poi, se anche qualcuno viene riconosciuto responsabile di qualcosa cosa accade? Niente, e tutto prosegue come prima.Per concludere, che venga dato un riconoscimento a chi scopre vulnerabilità dei sistemi, perché con il suo sforzo ed il suo tempo ha risparmiato di ingaggiare un (costoso) tiger team che faccia le pulci ai sistemi interessati.Ed ovviamente sulla base delle rilevazioni, vediamo di agire in modo costruttivo: invece che far partire inutili denunce che rovinano la vita alle persone che ci hanno aiutato, e lasciare irrisolti i problemi denunciati, che si intervenga concretamente e costruttivamente per risolvere i problemi riscontrati.E al responsabile della ASL a cui sono state bucate le reti chiedo: avrebbe davvero preferito che ad accedere ai documenti riservati fosse stato qualcuno che ben si guarda dal segnalarlo, e che i dati poi li utilizza in modo illecito (cosa che non è detto che non sia accaduta o che non stia accadendo un quest'istante)?
  • bbo scrive:
    situazione disastrosa...
    conosco bene come viene gestita la sicurezza nelle ASL, e vi assicuro che la situazione è disastrosa, molto peggio di quanto descritto nell'articolo!Access point poco sicuri, dati sensibili che viaggiano in chiaro ANCHE su Internet, password di default o facilmente aggirabili... e potrei continuare.Ma il problema non è la mancanza di fondi: di soldi nella sanità ne girano parecchi. E' un problema di cultura, la sicurezza non viene percepita come un problema.
  • Paul Stanley scrive:
    non a caso...
    ...in ItaGlia gli informatici prendono meno di una badante, quindi questo tipo di problemi rappresentano la perfetta normalità.
  • cinico scrive:
    eh questa e' l'italia!
    Assunzioni pubbliche di informatici?Zero.Tutte aziendine di body-rental carne umana che cercano il primo ragazzino che e' riuscito a tirare su una wep (che scrive sul cv esperto sicurezza informatica) ed il gioco e' fatto.Questa gente si merita quello che paga.Vuoi l'esperto a 800 euro al mese?questo hai per 800 euro al mese. In italia di cialtroni che si rivendono per super esperti informatici ce ne sono a bizzeffe, come a bizzeffe ci sono body-rental che prendono la commessa chissa' come, e ci mandano il ragazzino, che se riesce a capire come funziona un ip e' gia' tanto.Sono stati pure fortunati. Questo paese si ha quello che si merita, esperto mio cuggino, 800 euro al mese, questo e' il risultato!Dopo tutto questo canaio, tutto tornera' come prima e la rete rimarra' come era primae vivva lo ITAGLIA!
    • battagliacom scrive:
      Re: eh questa e' l'italia!
      clap, clap, non ti quoto nemmeno, ti applaudo direttamente!Hai ragione in tutto quello che hai detto, se una azienda assume un "esperto informatico" e lo paga 800 euro al mese allora si merita che le sue reti vengano bucate dai ragazzini che leggono solo qualche guida in rete e violano ormai di tutto.ancora applausi.
  • SixaM scrive:
    Tanto per non rincarare la dose...
    Con la mia societa' sto' sviluppando un progetto per la gestione dati dei Servizi sociali di un comune del Nord Italia. Ovviamente, dati (a detta loro) 'parecchio sensibili' (come i dati sui minori sotto tutela giudiziaria, per intenderci). Applicativo Client/Server con procedura di identificazione e tracciamento utente, demo presentata con db access, probabilmente prodotto finito su MySql / Oracle. Alla demo, abbiamo avuto la seguente richiesta da parte del loro pseudo-responsabile dei S.I.: '...bello...pero' le nostre politiche impongono che i nuovi applicativi siano tutti su web...'
    • policy scrive:
      Re: Tanto per non rincarare la dose...
      - Scritto da: SixaM
      Applicativo Client/Server con procedura di
      identificazione e tracciamento utente, demo
      presentata con db access, probabilmente prodotto
      finito su MySql / Oracle. Alla demo, abbiamo
      avuto la seguente richiesta da parte del loro
      pseudo-responsabile dei S.I.: '...bello...pero'
      le nostre politiche impongono che i nuovi
      applicativi siano tutti su
      web...'gli applicativi su web possono essere altrettanto sicuri, se non più sicuri di applicativi client-server. Hai mai sentito parlare di https?
    • Matteo Cottini scrive:
      Re: Tanto per non rincarare la dose...
      Non ho ben capito cosa intendessi dire con questo tuo post, ma credo che l'obiezione che ti è stata fatta non fosse tanto basata sul fatto che il web possa essere più o meno sicuro (SSL e HTTPS sono utilizzati anche dalle banche), ma piuttosto che la vostra proposta di una soluzione client/server non era quella desiderata.Ed in ogni caso ho visto "porcate" scritte con tecnologie client/server moooolto più insicure e bucabili di collaudatissime soluzioni HTTP.
  • Marco Marcoaldi scrive:
    Faccio il consulente ...
    ... da 3 anni.Vi garantisco che almeno il 70 % di aziende dove sono conservati dati sensibili non adottano reali sistemi di sicurezza.Tra queste : Studi legali, notarili, assicurazioni, comuni, anagrafi, banche.La verità è che spesso l'azienda non ha uno staff interno competente e si affidano a sedicenti esperti di sicurezza (che nel 90 % dei casi sono gli stessi fornitori di hardware generico) che settando una cifratura WEP con pass condivisa fanno "sentire tranquilli" i responsabili dell'azienda.Ben difficile in certi casi trovare firewall, autenticazioni radius, UTM con IDS o IPS che segnalano ogni minima anomalia, si preferisce affidarsi alla buona sorte sperando che non succeda mai niente.Quando poi alle 3 di notte ti telefona il responsabile di un'assicurazione dicendo : mi hanno cancellato tutti i dati con le polizze clienti dall'archivio è sempre un sollievo rispondere : Te l'avevo detto che quella WEP non era sicura ed era da cambiare 2 mesi fa !!! Perchè non mi hai più chiamato ?!?!?!?IO : "Dai in fondo hai i backup, perdi solo l'ultimo giorno di archiviazioni al massimo"ASSICURATORE : "Come ? Becap ? Bechè ?!?!?!?!"Ognuno ha quel che si merita !
    • anonimo scrive:
      Re: Faccio il consulente ...
      Io ho fatto il consulente per Insiel che ha praticamente un monopolio in Italia per quanto riguarda la Sanità.... voi non avete idea delle cose che ho visto: riguardo alla sicurezza? "intanto facciamo tutto aperto poi alla fine prima di consegnare... chiudiamo tutto".Così ragionano queste cariatidi dell'informatica, che hanno come libro più recente nella propria biblioteca un bel libro su Logo! Prima falliscono e prima saremo costretti a ricominciare - si spera meglio!
      • entromezzanotte scrive:
        Re: Faccio il consulente ...
        Concordo su tutto, a parte una cosa: non falliranno mai perché riusciranno sempre, politicamente, a trovare fondi statali per stare in piedi, facendo sempre un lavoro CON i piedi.
        • anonimo scrive:
          Re: Faccio il consulente ...
          mah... anche io ne ero convinto... eppure devo dire che alla fine l'italia non è un paese infinito... non ci sono risorse IT infinite... alla fine si sono sputtanati talmente dappertutto e con tutti, hanno assuno solo persone inutili per motivi politici e si son invece bruciati le persone valide... che alla fine saranno comunque comprati/espiantati/buttati.Com'era ovvio che fosse :
          Viva la "flessibilità"!Via i contratti a proggetto!Via il body rental/man power/...!
  • nenno scrive:
    figlio
    alla radio locale ho appreso che chi ha bucato la rete era il figlio di chi ha commissionato la messa in sicurezza della rete ....
    • Ponzio Pilato scrive:
      Re: figlio
      Per la precisione, si tratta del figlio di un medico che lavora in quella ASL.Molto probabilmente allora c'è una spiegazione molto più banale di quella prospettata nell'articolo: in pratica, quel ragazzo in qualche modo è venuto in possesso della password del padre e la ha usata per entrare comodamente nel sistema.In parole povere, una vera e propria impresa degna del mitico Turiddu Aranzulla!
  • Alex Supertramp scrive:
    196/03
    La cosa assurda è che prima di tirar fuori assurde menate sulla privacy per delle sciocchezze, si dovrebbero prima risolvere queste falle. Ad ogni modo quella della ASL è certamente la più eclatante, ma non credo che i tribunali o altri grandi enti pubblici siano messi meglio.http://menteindisordine.wordpress.com
    • ishitawa scrive:
      Re: 196/03
      perchè ai "responsabili" dei dati degli utenti/pazienti non importa ...nullaquello che solo gli interessa è di pararsi il sedere.
      • entromezzanotte scrive:
        Re: 196/03
        - Scritto da: ishitawa
        perchè ai "responsabili" dei dati degli
        utenti/pazienti non importa
        ...nulla
        quello che solo gli interessa è di pararsi il
        sedere.Certo che sì: se mi dicono di mettere in sicurezza una rete senza poi darmi i SOLDI per farlo, posso fare solo due cose:a) Togliere un servizio informatico diventato insicuro nel tempo.b) Scrivere un mucchio di carte per pararmi il culo.a) o b) ?
  • Overture scrive:
    Ma cumu ? Ma ciavevu detu...
    ...che s metevamu cum pasvord "nunteladicu" niunu saribbe intrato percù niunu ciavrebbu credutu. Cum mai è siucissu ? I cunsulenti ciavevu anche ditu cu su metevamu lu preservativu du lana a doppinu saremu stati sucuri. Li avemu pagati tantu per lu loro servizu cianu furse frecatu ?
    • Nico scrive:
      Re: Ma cumu ? Ma ciavevu detu...
      Patagaio Asadò! Ahiò!
    • cristian scrive:
      Re: Ma cumu ? Ma ciavevu detu...
      - Scritto da: Overture
      ...che s metevamu cum pasvord "nunteladicu" niunu
      saribbe intrato percù niunu ciavrebbu credutu.
      Cum mai è siucissu ? I cunsulenti ciavevu anche
      ditu cu su metevamu lu preservativu du lana a
      doppinu saremu stati sucuri. Li avemu pagati
      tantu per lu loro servizu cianu furse frecatu
      Fai ridere perchè di tutte le stronzate, ops cioè parole che hai scritto neanche una è sarda. Che è il tuo, un nuovo dialetto padano-sardo?
    • Tigerman scrive:
      Re: Ma cumu ? Ma ciavevu detu...
      - Scritto da: Overture
      ...che s metevamu cum pasvord "nunteladicu" niunu
      saribbe intrato percù niunu ciavrebbu credutu.
      Cum mai è siucissu ? I cunsulenti ciavevu anche
      ditu cu su metevamu lu preservativu du lana a
      doppinu saremu stati sucuri. Li avemu pagati
      tantu per lu loro servizu cianu furse frecatu
      ?Pià che sardo sembra sicialiano
  • kattle87 scrive:
    Dove sono i consulenti informatici?
    E' uno scandalo che ancora si utilizzi la wep in un luogo dove ci sono dati personali così importanti!!!!E' scandaloso... i consulenti informatici DOVE SONO????O meglio, dove sono quelli che han voglia di lavorare? Vi prego ditemi che ce ne sono ancora...
    • Lorenzo scrive:
      Re: Dove sono i consulenti informatici?
      Forse il problema e' che i computer delle asl spesso non sono di ultima generazione quindi con schede di rete che non supportano il protocollo wpa , e non e' detto che non sia stato aggirato anche il mac-filtering
      • kattle87 scrive:
        Re: Dove sono i consulenti informatici?
        ok benissimo ma il mac filtering lo'ho aggirato anche io a volte per esperimento e con due righe di impostazione in un file di testo... :( E poi diavolo se qualche soldo va speso va speso... Vedi un po' quanto tempo ci mettono una s.p.a. di un certo livello o una banca ad adeguarsi appena si scopre una falla clamorosa nei sistemi di sicurezza...
        • Tigerman scrive:
          Re: Dove sono i consulenti informatici?
          - Scritto da: kattle87
          ok benissimo ma il mac filtering lo'ho aggirato
          anche io a volte per esperimento e con due righe
          di impostazione in un file di testo... :( E poi
          diavolo se qualche soldo va speso va speso...
          Vedi un po' quanto tempo ci mettono una s.p.a. di
          un certo livello o una banca ad adeguarsi appena
          si scopre una falla clamorosa nei sistemi di
          sicurezza...Da sardo mi vergogno un pò...però c'è da dire che le asl non sono aziende private...ma pubbliche,quindi con un budget piuttosto basso,io avrei optato per il caro buon vecchio cavo...
      • H5N1 scrive:
        Re: Dove sono i consulenti informatici?
        Un paio di giorni appostati e WEP, WPA e Mac Address sono belli che fregati con AirCrack...Il problema è un altro: una volta entrati in rete se non vi è un dominio protetto da password si fa quel che si vuole, se invece il dominio c'è ed è ben protetto si è in rete ma senza accessi.-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 03 marzo 2008 01.54-----------------------------------------------------------
        • anonymous scrive:
          Re: Dove sono i consulenti informatici?
          Modificato dall' autore il 03 marzo 2008 01.54
          --------------------------------------------------scusa mi dai i riferimenti del wpa (con lunghezza chiave decente) craccato in 2 giorni con aircrack ? devo essere rimasto un po' indietro...
          • H5N1 scrive:
            Re: Dove sono i consulenti informatici?
            Vabbè, fosre non saranno 2 giorni :)ma con un po' di pazienza ci si riesce.Comunque il punto non è questo.Avere accesso ad un router NON eqivale comunque ad avere accesso alla rete: sicuramente si supera il recinto spinato, ma c'è da abbattere ancora la porta blindata....che in questo caso non credo ci fosse.
      • guydo scrive:
        Re: Dove sono i consulenti informatici?
        magari a quei consulenti cui piace il propio lavoro dopo 2 anni di muro di gomma con le pa come nel mio caso si rompono e tornano sul privato a cercar qualche soddisfazione.
    • H5N1 scrive:
      Re: Dove sono i consulenti informatici?
      Ci sono, ma senza retribuzione mi sa che nessuno si muove. Sono i soldi a non esservi o, meglio, a stare laddove non dovrebbero....
    • entromezzanotte scrive:
      Re: Dove sono i consulenti informatici?
      - Scritto da: kattle87
      E' uno scandalo che ancora si utilizzi la wep in
      un luogo dove ci sono dati personali così
      importanti!!!!Supponi che un ladro entri a casa tua scassinando una finestra (debole per definizione) e ti fa 20.000 euro di danni rovinandoti mobili, tende e quanto altro. Ti ruba qualche centinaio di euro, tutti i documenti e il pc portatile, (magari l'allarme è suonato per 2 minuti, ma tanto ormai nessuno si muove più se suona un allarme!)Cosa fai ?a) Pensi: "mea culpa", dovevo mettere le finestre blindate, il ladro aveva diritto di entrare, visto che la finestra era dotata di protezione debole.b) Ti incazzi sul serio e vai a fare una denuncia, pensando di essere stato ingiustamente derubato ?La violazione di proprietà privata, che sia reale o virtuale, per me resta un reato. Indipendentemente da WEP o WPA ! Anche una password cleartext sniffabile, e quindi debolissima, per me resta sempre un CHIARO indicatore di ACCESSO VIETATO e quindi chi riesce a forzare il sistema commette comunque un reato.Che poi l'ASL non protegga bene i dati questo è un dato di fatto, ma ti posso assicurare, avendoci lavorato molto sopra, che senza GROSSI investimenti non si può dare una accessibilità ai dati mantenendo alta la sicurezza. E i soldi non ci sono. E' inutile che lo stato abbia scritto UTOPISTICAMENTE una normativa sulla privacy come la 196/2003 quando poi non ha i soldi per applicarla nemmeno lui presso i suoi uffici. Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca.
      E' scandaloso... i consulenti informatici DOVE
      SONO????
      O meglio, dove sono quelli che han voglia di
      lavorare? Vi prego ditemi che ce ne sono
      ancora...
      • kattle87 scrive:
        Re: Dove sono i consulenti informatici?
        anche io mi incazzo e faccio una denuncia e va benissimo, però se in casa ho una finestra che casca a pezzi (perchè la WEP è una finestra che casca a pezzi) non è che rimango lì a guardarla finchè nn ci entra qualcuno, ma la cambio! (rotfl)
      • ottomano scrive:
        Re: Dove sono i consulenti informatici?
        - Scritto da: entromezzanotte
        Che poi l'ASL non protegga bene i dati questo è
        un dato di fatto, ma ti posso assicurare,
        avendoci lavorato molto sopra, che senza GROSSI
        investimenti non si può dare una accessibilità ai
        dati mantenendo alta la sicurezza. E i soldi non
        ci sono. E' inutile che lo stato abbia scritto
        UTOPISTICAMENTE una normativa sulla privacy come
        la 196/2003 quando poi non ha i soldi per
        applicarla nemmeno lui presso i suoi uffici. Non
        si può avere la botte piena e la moglie
        ubriaca.No, un attimo...Non servono grossi investimenti per mettere in sicurezza una rete... basta una normalissima chiave WPA (magari WPA2 se le schede di rete lo consentono) e una rete di dominio.Il tutto ha costi irrisori. Se la rete non è stata messa in sicurezza, la colpa deve ricadere sui responsabili dell'IT (che può essere anche il direttore della ASL).Nicola
        • entromezzanotte scrive:
          Re: Dove sono i consulenti informatici?
          - Scritto da: ottomano
          No, un attimo...
          Non servono grossi investimenti per mettere in
          sicurezza una rete... basta una normalissima
          chiave WPA (magari WPA2 se le schede di rete lo
          consentono) e una rete di
          dominio.Esempio pratico: ASL di 150000 pazienti. Ha una VPN che si estende in DECINE di piccole LAN sparse sul territorio, non controllate dalla ASL. Sono lan di: studi medici, case di riposo, distretti sanitari.Se nello studio medico remoto il figlio del medico mi attacca un AP sprotetto, che posso fare ? Come lo posso sapere ? (ah, ho trovato anche le password scritte sotto la tastiera, quando non appese con un postit sul monitor).La soluzioni ci sono, potrei rinforzare la mia struttura con autenticazione e crittografazione smartcard, potrei formare gli operatori sanitari (MIGLIAIA DI PERSONE) su questi problemi, ma... il tutto COSTA !Come vedi non è solo questione di chiave WEP o WPA2, purtroppo.
          Il tutto ha costi irrisori. Se la rete non è
          stata messa in sicurezza, la colpa deve ricadere
          sui responsabili dell'IT (che può essere anche il
          direttore della
          ASL).Irrisori in una LAN, immensi in una grossa struttura.

          Nicola
    • Il Saggio scrive:
      Re: Dove sono i consulenti informatici?
      Vivo e lavoro in Sardegna, sono un consulente informatico, non credo di essere mai stato nell'ASL in questione, ho lavorato in altre e in tanti uffici pubblici. In ognuno di questi c'è sempre qualche dipendente che ama autodefinirsi "esperto".Il tipo di persona che anziché fare il proprio lavoro passa il tempo cazzeggiando su internet e nel tempo libero assembla pc per parenti ed amici. Quello che in ufficio, prima di chiamare l'assistenza, "cerca" di risolvere da se il problema.Non mi stupirebbe per niente se venisse fuori che la rete wifi sia stata messa in piedi proprio da uno di questi personaggi.
      • Il Saggio scrive:
        Re: Dove sono i consulenti informatici?
        - Scritto da: Il Saggio
        ...Quello che in ufficio, prima di chiamare
        l'assistenza, "cerca" di risolvere da se il
        problema.
        Non mi stupirebbe per niente se venisse fuori che
        la rete wifi sia stata messa in piedi proprio da
        uno di questi
        personaggi.Ci sono andato molto vicino, a quanto pare è stato il figlio di un dipendente.http://www.wireless-oggi.it/archives/000399.html
    • anonymous scrive:
      Re: Dove sono i consulenti informatici?
      - Scritto da: kattle87
      E' uno scandalo che ancora si utilizzi la wep in
      un luogo dove ci sono dati personali così
      importanti!!!!

      E' scandaloso... i consulenti informatici DOVE
      SONO????
      O meglio, dove sono quelli che han voglia di
      lavorare? Vi prego ditemi che ce ne sono
      ancora...ci sono anche gli informatici interni e con voglia di lavorare e di aggiornarsi e magari vengono spediti a togliere la carta inceppata nelle stampantibisogna inoltre tenere conto che il lavoro in un ente è spesso parcellizzato, per esempio: il web server è gestito internamente ma le pagine le fa una ditta, il firewall lo gestisce un consulente, il content filtering una ditta e coordinare il tutto è difficile, oltretutto ognuno fa quel che vuole senza dire niente ai tecnici interni che non hanno nei loro confronti nessuna autorità (mi è capitato di dover elemosinare le password di root dei server che gestivo io!), i capi lasciano fare dato che le ditte li scaricano di ogni reponsabilità immediata di fronte alla direzione, magari un tecnico impiega 3 ore a impostare un access point in sicurezza e il suo collega lo mette in linea aperto senza neanche wep
      • DipASL scrive:
        Re: Dove sono i consulenti informatici?
        Ti quoto in pieno. Ai manager pubblici importa solo di non avere grane e come fanno ? Danno il lavoro da fare a ditte esterne le quali lavorano male e a caro prezzo (tanto l'ASL è un cliente di serie B) ma al manager questo non importa più di tanto. L'importante è che se si scopre una magagna la dirigenza possa SUBITO scaricare le responsabilità su una di queste ditte e poi .... piano piano .... con calma .... provvederemo a far luce sull'accaduto .... con i tempi della giustizia .... e alla fine, come sempre, tutti salvi e immacolati e sopratutto e sempre seduti alla stessa poltrona.
    • ciccio pasticcio scrive:
      Re: Dove sono i consulenti informatici?
      - Scritto da: kattle87
      E' uno scandalo che ancora si utilizzi la wep in
      un luogo dove ci sono dati personali così
      importanti!!!!

      E' scandaloso... i consulenti informatici DOVE
      SONO????
      O meglio, dove sono quelli che han voglia di
      lavorare? Vi prego ditemi che ce ne sono
      ancora...quelli che hanno voglia di lavorare non hanno le "conoscenze" necessarie oggi per essere consulente ad una PA, perche' e' gente che lavora non che va ai cocktail party coi politici per ammanicarseli e ricevere contratti milionari per realizzare reti vergognose .
    • Laureato in informatic a scrive:
      Re: Dove sono i consulenti informatici?
      i consulenti ? e' vero, basta prendere una partita iva e diventare consulente, questi sono i risultati. Per fare l'informatico, e' assodato , non e' necessario studiare basta pagare le tasse allo stato. Siamo abituati da decine di anni a questo situazione e ora ci meravigliamo ? Qualsiasi incompetente che dice di essere un informatico puo' fare questa professione. Incompetente fino al punto che non e' in grado neanche di cercare su google due parole wep + crack. Siamo passati dalla sinistra alla destra e dalla destra alla sinistra ma nessun governo ha voluto regolamentare questa professione e ora pagatene le conseguenze.
      • guydo scrive:
        Re: Dove sono i consulenti informatici?
        lol che dire concordo in toto ormai son tutti senior con 10 anni di esperienza che sulla carta mi fan sentire un principiante ;))))senza contare le tariffe ridicole a cui ci han portato sta massa di nuovi "informatici"
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