Contrappunti/ Saluti dal minestrone cosmico

di Massimo Mantellini - Così è accaduto che i quotidiani e le agenzie di stampa non facessero altro che copiare quanto apprendevano su Baldoni dai blog, spesso senza nemmeno citare la fonte


Guardando il cielo stellato ho pensato che magari morirò anch’io
in Mesopotamia, e che non me ne importa un baffo,
tutto fa parte di un gigantesco divertente minestrone cosmico,
e tanto vale affidarsi al vento, a questa brezza fresca da occidente
e al tepore della Terra che mi riscalda il culo. L’indispensabile culo che,
finora, mi ha sempre accompagnato”.

E.G.B.

Due sono le ragioni dei “Contrappunti” di oggi. La prima – diciamo così – istituzionale, nel senso che l’articolo odierno tratta di tecnologia e di come questa influenzi le nostre vite e la nostra attitudine a comunicare; la seconda, invece, più personale, che rimanda ad una vecchia idea che da queste parti si è sempre cercato di sostenere: vale a dire che anche parlando di cultura digitale e di Internet noi non si faccia altro che parlare di noi e delle nostre aspirazioni di esseri sociali. Una presunzione, magari.

Così oggi vorrei dire qualcosa sul rapimento e l’assassinio di Enzo G. Baldoni in Iraq.
Giornalista freelance, pubblicitario, traduttore di fumetti e chissà quante altre cose assieme, Baldoni era anche un blogger e la tragica vicenda del suo sequestro si è propagata ed ha avuto come fulcro informativo proprio i weblog. Il suo blog dall’Iraq ha continuato ad essere attivo per merito di una piccola redazione di amici che si è costituita in Italia, il blog di Pino Scaccia , inviato Rai in Iraq, e una miriade di altri blog di testimoni oculari (come quello di Justin Alexander ), di altri attivisti non governativi e di giornalisti di altri paesi che hanno reso pubbliche nella blogosfera le poche informazioni disponibili.

Come accade sempre più spesso, si è invertito l’ordine solito attraverso il quale le notizie fluiscono: è accaduto che i quotidiani e le agenzie di stampa non facessero altro che copiare ed incollare quanto apprendevano sui blog. Spesso, va detto, senza nemmeno citare la fonte delle notizie e delle foto che distribuivano. Chi come me ha seguito gli eventi prima su Internet che altrove, conosce bene la sensazione di autenticità ed immediatezza che si prova nell’apprendere gli avvenimenti dalla viva voce di chi li sta vivendo, fuori dai filtri e dagli equilibri dei servizi giornalistici come li abbiamo fino ad oggi conosciuti. Lo stesso accadde, lo ricordo bene, l’11 settembre 2001.

I pur ottimi interventi televisivi Rai di Pino Scaccia dall’Iraq non hanno retto minimamente il confronto con le sue frequenti e partecipate corrispondenze di blogger, spesso arricchite dalle decine di commentatori che riprendevano i post sul suo blog e su quello di Baldoni. L’io partecipe e accorato del testimone che nessun servizio per i TG nazionali poteva contenere. Incroci di notizie e informazione aggiornate in tempo reale, capaci di descrivere il mondo con una precisione ed una immediatezza che nessun media si è potuto fino ad oggi permettere. Moltissime persone hanno in questi giorni conosciuto Enzo G.Baldoni leggendone le vecchie corrispondenze dalla Colombia e i suoi più recenti post irakeni. Non c’è stato davvero bisogno d’altro che di un computer collegato a Internet per capire che uomo fosse. Tutto ciò che giornali e TV andavano dicendoci suonava già vecchio e noto. Quando non impreciso o addirittura falso.

Accadrà sempre più spesso: si riducono le distanze fra informazione professionale ed amatoriale. Si riducono per ragioni legate alle opportunità tecnologiche, alla esistenza di sistemi di editoria personale potenti e semplicissimi, alla comparsa su Internet di soggetti differenti dai giornalisti, in grado ugualmente di interessare ed informare i lettori. Sempre più spesso, perfino nel più sperduto ed irraggiungibile sud del mondo, ci sarà qualcuno a noi simile per sensibilità e per noi autorevole, capace di raccontarci cosa diavolo stia accadendo da quelle parti, e di farlo meglio dei grandi media. E sull’aggettivo “meglio” occorre intendersi bene. Per farlo può servire osservare ancora cosa è successo in questi giorni prima e dopo la morte di Baldoni. La stampa italiana – che è corporativa come nessuna – ha dato in più di un caso il peggio di sè. Come si permettono questi dilettanti – sembravano dirci molte corrispondenze – di cimentarsi nel difficile lavoro dell’inviato di guerra? Pacifisti appassionati? Pubblicitari in vacanza? Fumettisti? Lasciateci lavorare, suvvia. Magari fingendo di dimenticare che Baldoni era un giornalista a tutti gli effetti, iscritto all’Albo dei pubblicisti, per ricordare invece talvolta, leggermente schifati, che il rapito aveva pensato spot addirittura per McDonald’s. E insomma – sembravano dirci ancora molti articoli di stampa – perché proprio individui così, ricchi, appassionati, sfrontati, devono venire fino al centro del palcoscenico a rubarci la scena?

Certo il giornalismo è abitato da individui delle più diverse specie, così come accade in qualunque altra categoria professionale. Accanto ai grandi testimoni in grado di gestire con efficacia vecchi e nuovi media come Pino Scaccia, esistono persone impresentabili come Vittorio Feltri che dalle pagine di Libero ha dileggiato oltre ogni decenza Baldoni fino, e perfino dopo, alla sua morte. Questo per dire che davvero sembra fuori luogo tutelare i sacri resti dell’obiettività e dell’autorevolezza che solo l’ordine dei giornalisti dovrebbe essere in grado di garantire. Si tratta di un argomento tenero quanto impresentabile e ormai da tempo senza alcun senso.

Raccontare “meglio” oggi significa raccontare gli accadimenti del mondo per meno persone: stringere legami quasi individuali fra testimone e lettore, uscire dagli schematismi noti della notizia separata dal commento. Con internet l’offerta informativa nasce già per sua stessa natura parcellizzata e orientata. Ognuno di noi ha infinite fonti a disposizione al posto dei comunicati fotocopia delle solite 4 agenzie di stampa mondiali che hanno fino a ieri deciso cosa fosse, e cosa non dovesse invece essere, per noi interessante. La tecnologia e le reti di computer hanno spianato la strada ad una copertura mediatica puntiforme, varia e sempre di più centrale nelle nostre vite. Sempre più persone preferiscono tali fonti informative ai media istituzionali per la ragione ovvia che le trovano maggiormente aderenti alla propria sensibilità. E quanti fanno lo sforzo di informarsi personalmente poi non tornano certo alle veline dei TG. Così noi oggi sappiamo bene che uomo era Enzo G.Baldoni: Internet, i weblog, le mille voci differenti di chi lo ha conosciuto di persona ce lo hanno raccontato. E sappiamo anche meglio quanto siano false e fuori luogo e destinate all’oblio le rampogne di molti giornalisti col patentino alla disperata ricerca di qualcuno che li consideri, finalmente, autorevoli per decreto.

Massimo Mantellini
Manteblog

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