Controllo delle email, Italia come Finlandia?

Controllo delle email, Italia come Finlandia?

di V. Frediani (Consulentelegaleinformatico.it) - Non serve una Lex Nokia per monitorare la corrispondenza dei dipendenti: anche in Italia il datore di lavoro può sorvegliare, in presenza di certe motivazioni
di V. Frediani (Consulentelegaleinformatico.it) - Non serve una Lex Nokia per monitorare la corrispondenza dei dipendenti: anche in Italia il datore di lavoro può sorvegliare, in presenza di certe motivazioni

Al via in Finlandia il controllo autorizzato delle mail dei dipendenti: il parlamento finlandese ha approvato la legge che permette alle imprese di rintracciare i destinatari delle email dei dipendenti e conoscere le dimensioni degli allegati eventualmente inviati. La norma – approvata con 96 voti favorevoli, 57 contrari e 47 deputati assenti – sta facendo molto scalpore, ma va letta fino in fondo.

Difatti, la nuova disposizione precisa che tale controllo potrà essere attuato solo allo scopo di prevenire o verificare casi di spionaggio industriale o fughe di notizie riservate. Il provvedimento è stato subito rinominato “Lex Nokia” in quanto sembrerebbe essere scaturito da forti pressioni che proprio Nokia avrebbe fatto sul Governo a seguito di ripetuti spionaggi subiti ad opera dei propri dipendenti. L’azienda finlandese, secondo delle indiscrezioni tempestivamente smentite, sembrerebbe addirittura aver minacciato una delocalizzazione dei propri stabilimenti in altri Paesi europei qualora il Governo non avesse adottato misure efficaci contro la fuga di informazioni. Tanto scalpore, voto contrario dei Verdi che fanno parte della coalizione di Governo, ma la legge sembra ormai non poter che essere applicata.

Eppure la situazione finlandese non è, di fatto, tanto diversa dalla normativa che già si applica in altri Paesi europei. Non molto lontana, in fondo, nemmeno dalla normativa italiana.

Nel nostro Paese da sempre la corrispondenza incontra una tutela di tipo penale e lo Statuto dei Lavoratori è fortemente garantista contro un controllo a distanza del lavoratore (come può avvenire per l’appunto accedendo alla posta elettronica dello stesso). Ma nonostante ciò, di fatto, i poteri del datore di lavoro rimangono forti se ancorati ad una necessità di verifica di condotte illecite, o tutela della informazioni aziendali. A parte i titoli dei giornali che spesso ci dicono “No alla lettura delle mail dei dipendenti”, le combinazioni normative ci suggeriscono ben altro.

Intanto a seguito del Provvedimento emanato dall’Autorità Garante in materia di protezione dei dati personali, l’accesso alla posta elettronica del dipendente è stata sostanzialmente sdoganata, pur se nel rispetto di tutta una serie di precauzioni assolutamente doverose. Difatti, in totale trasparenza, il datore di lavoro dovrà preventivamente disciplinare l’utilizzo della posta elettronica in apposito regolamento informatico, secondariamente indicare nello stesso i motivi, le modalità ed i soggetti autorizzati all’accesso ed infine utilizzare quest’ultimo solo per fini residuali e senza pregiudicare il diritto di non essere costantemente controllato da parte del dipendente. Ma nella sostanza, ciò equivale a poter monitorare anche indirettamente certe attività.

Teniamo poi conto che ormai nelle aziende sono sempre più presenti tecnologie di blocco o monitoraggio in relazione all’invio di allegati, spesso peraltro adottate per esigenze di tipo tecnico. Unendo dunque l’utile al dilettevole! Senza considerare poi che gran parte delle aziende ormai non lascia gestire la posta elettronica in locale, ma tramite server dedicato, impostando parametri di salvataggio anche delle mail in uscita. Quindi non nascondiamoci dietro un dito. Il controllo della posta elettronica non dei dipendenti, ma in uso ai dipendenti, è attività fattibile pur se nel rispetto di tutte le previsioni di cui al Codice privacy, Statuto dei Lavoratori, codice penale e provvedimenti vari del Garante. È chiaro che tale controllo deve essere commisurato a necessità reali, non permanente ed in totale trasparenza. Ma nell’era delle tecnologie pensare che non si possa o non si debba monitorare chi fa uscire segreti aziendali… è abbastanza ingenuo ed anacronistico!

Avv. Valentina Frediani
www.consulentelegaleinformatico.it
www.consulentelegaleprivacy.it

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Pubblicato il
9 mar 2009
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