Corea, arrestato il delfino di Samsung

La decisione attuale ribalta la precedente. Jay Y. Lee, erede designato della multinazionale, sarebbe a rischio di fuga e di inquinamento delle prove

Milano – Alla fine Jay Y. Lee è stato arrestato: questa volta il giudice incaricato da valutare la richiesta degli inquirenti si è espresso a favore del fermo del vicepresidente ed erede designato di Samsung, alla luce dei timori relativi alla possibilità che Lee lasciasse il paese o con le sue azioni alterasse il quadro probatorio del caso . In ballo ci sono miliardi di won (milioni di euro) che il vicepresidente avrebbe pagato a un confidente del capo dello stato Park Geun-hye, già sotto procedura di impeachment: soldi che sarebbero serviti a semplificare il passaggio di consegne ai vertici dell’azienda, ma che ha generato un’ondata di proteste di piazza inedito per la Corea del Sud con cittadini indignati per la presunta corruzione.

A convincere il giudice pare siano state le prove aggiuntive fornite dai magistrati per spiegare le ragioni per le quali Jay Y. Lee meriterebbe la carcerazione preventiva: la procura aveva chiarito che avrebbe insistito su questo punto, e le indagini aggiuntive svolte da gennaio a oggi pare siano state efficaci visto che hanno convinto il tribunale di Seul a convalidare l’arresto. Si tratta di un bel grattacapo per Samsung: Lee è il comandante in capo, di fatto, del conglomerato che forma l’enorme crogiolo in cui confluiscono tutte le attività del gruppo, e la sua assenza potrebbe complicare la conduzione degli affari . Suo padre Kun-Hee Lee gli ha praticamente consegnato le redini dell’azienda nel 2014, in seguito a una malattia, e ora probabilmente la gestione degli affari tocchera a Park Sang-Jin che di Samsung è presidente e il cui arresto è stato negato dai giudici.

Naturalmente Samsung nega qualsiasi addebito per quanto riguarda i fatti oggetto dell’inchiesta: così come a gennaio, i suoi portavoce ribadiscono che in tribunale sarà dimostrata l’assoluta liceità dei comportamenti tenuti dai suoi dirigenti. L’ accusa è di aver fatto transitare milioni verso un’ente legato a un confidente del presidente della Corea Park Geun-hye, più altri regali costosi , così da spingere quest’ultima a esercitare delle pressioni per convincere alcuni fondi pensione a sostenere economicamente un’operazione finanziaria volta alla fusione di alcuni rami di Samsung. Tale operazione sarebbe servita a garantire il controllo di tutto l’universo Samsung a Jay Y. Lee, così da consolidare la sua leadership.

Con l’arresto di Lee si apre una lunga fase processuale che durerà circa 18 mesi: entro 10 giorni dovranno essere formalizzate le accuse, ma questo termine non è tassativo – può essere richiesto un rinvio, ma durante questo periodo di certo Samsung non potrà restare in attesa che si chiarisca il futuro del suo leader . Secondo quanto riportato ci sono stati rinvii e ritardi nelle procedure interne, come quelle relative ai bonus di fine anno che non sarebbero ancora stati assegnati: un’azienda con mezzo milione di dipendenti non può attendere 18 mesi, ma si tratta più che altro di distribuire le responsabilità accentrate fino a oggi nelle mani di Lee tra i manager che costituiscono già il vertice attuale.

Luca Annunziata

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