Cryosat2 è in orbita

Il lancio è avvenuto senza problemi, posizionando il satellite alla quota prescelta. Presto gli scienziati europei inizieranno a ricevere i primi dati relativi allo spessore dei ghiacci polari

Roma – Non ha registrato problemi il lancio del satellite europeo Cryosat2, effettuato dal cosmodromo kazako di Baikonur. Il vettore russo che lo conteneva si è staccato dal suolo secondo il programma prestabilito dall’ESA, cinque anni dopo il tentativo fallito di mandare in orbita il suo predecessore, anch’esso destinato in origine a monitorare i ghiacci polari .

Il satellite Cryosat2, del peso di 720 chili e costato 140 milioni di euro, orbiterà a 720 chilometri di altezza e nel corso della sua missione misurerà in primis lo spessore dello strato di ghiaccio che attualmente ricopre i due poli e il cui restringimento negli ultimi tempi ha destato non poche preoccupazioni per quanto riguarda la questione dei cambiamenti climatici. “Speriamo di capire meglio il ruolo del ghiaccio marino nel sistema climatico – ha spiegato Heinrich Miller, uno dei due direttori del progetto CryoSat – e di saperne di più sullo spessore del ghiaccio sul suolo”.

La tecnologia radar di cui si serve Cryosat2 per effettuare le rilevazioni è stata descritta dai tecnici come estremamente affidabile in quanto ammette un margine di errore non superiore a un centimetro: visto lo spessore della calotta antartica, che supera i tre chilometri, uno strumento di tale precisione potrebbe risultare decisivo come sottolineato da Duncan Wingham, docente allo University College di Londra e analista del progetto Cryosat: “Specialmente per quanto riguarda i ghiacci dell’Antartide abbiamo pochissimi mezzi per effettuare previsioni – ha spiegato – se vogliamo saperne di più su quanto sta accadendo dobbiamo continuare a servirci di satelliti come questo”.

Cryosat2 è il terzo dei sette satelliti previsti dal programma ESA denominato Earth Explorer iniziato lo scorso anno, e segue il lancio di GOCE (Gravity Field and Steady-State Ocean Circulation) avvenuto a marzo 2009 e di SMOS (Soil Moisture and Ocean Salinity) in orbita da novembre.

Giorgio Pontico

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

  • ALFONSO ZANDI scrive:
    DOMANDA
    Perchè dici sinteRizzare? intendi che il prodotto emerge partendo da una miscela di polveri fortemente compresse e riscaldate al punto di fusione?
  • ALFONSO ZANDI scrive:
    DOMANDA
    Perchè dici sinteRizzare? intendi che il prodotto emerge partendo da una miscela di polveri fortemente compresse e riscaldate al punto di fusione?
  • Speranzoso scrive:
    U.F.O.
    Se la memoria non mi inganna, l'elemento 117 era proprio quello indicato da uno scienziato, che diceva di aver lavorato nell'area 51, come l'elemento usato dagli extra terrestri per costruire i propulsori antigravitazionali dei dischi volanti.Cavolo, stai a vedere che aveva ragione.........P.S. Il nome dello scienziato lo conosco ma non so se posso menzionarlo.
    • mmmmmmmmm scrive:
      Re: U.F.O.
      - Scritto da: Speranzoso
      Se la memoria non mi inganna, l'elemento 117 era
      proprio quello indicato da uno scienziato, che
      diceva di aver lavorato nell'area 51, come
      l'elemento usato dagli extra terrestri per
      costruire i propulsori antigravitazionali dei
      dischi
      volanti.
      Cavolo, stai a vedere che aveva ragione.........
      P.S. Il nome dello scienziato lo conosco ma non
      so se posso menzionarlo.Se la memoria non mi inganna, avevo letto, non mi ricordo dove che, non so quando, un tizio aveva detto una cosa....
      • Speranzoso scrive:
        Re: U.F.O.
        - Scritto da: mmmmmmmmm
        - Scritto da: Speranzoso

        Se la memoria non mi inganna, l'elemento 117 era

        proprio quello indicato da uno scienziato, che

        diceva di aver lavorato nell'area 51, come

        l'elemento usato dagli extra terrestri per

        costruire i propulsori antigravitazionali dei

        dischi

        volanti.

        Cavolo, stai a vedere che aveva ragione.........

        P.S. Il nome dello scienziato lo conosco ma non

        so se posso menzionarlo.

        Se la memoria non mi inganna, avevo letto, non mi
        ricordo dove che, non so quando, un tizio aveva
        detto una
        cosa....Ok, allora prova a leggere HERA Magazine e DNA Magazine, su queste due riviste trovi il nome che non ho fatto. Anche su YouTube se cerchi "ufo area 51" trovi delle cose interessanti.
    • ullala scrive:
      Re: U.F.O.
      - Scritto da: Speranzoso
      Se la memoria non mi inganna, l'elemento 117 era
      proprio quello indicato da uno scienziato, che
      diceva di aver lavorato nell'area 51, come
      l'elemento usato dagli extra terrestri per
      costruire i propulsori antigravitazionali dei
      dischi
      volanti.
      Cavolo, stai a vedere che aveva ragione.........
      P.S. Il nome dello scienziato lo conosco ma non
      so se posso
      menzionarlo.Massi dai dillo jameshon william peracot detto "er peracottaro"!
    • Undertaker scrive:
      Re: U.F.O.
      - Scritto da: Speranzoso
      Se la memoria non mi inganna, l'elemento 117 era
      proprio quello indicato da uno scienziato, che
      diceva di aver lavorato nell'area 51, come
      l'elemento usato dagli extra terrestri per
      costruire i propulsori antigravitazionali dei
      dischi
      volanti.l'elerium 117, era in "UFO enemy unknow" :)
      • XCOM scrive:
        Re: U.F.O.
        - Scritto da: Undertaker
        - Scritto da: Speranzoso

        Se la memoria non mi inganna, l'elemento 117 era

        proprio quello indicato da uno scienziato, che

        diceva di aver lavorato nell'area 51, come

        l'elemento usato dagli extra terrestri per

        costruire i propulsori antigravitazionali dei

        dischi

        volanti.
        l'elerium 117, era in "UFO enemy unknow" :)Era elerium 115! Mitico gioco :D
    • bright scrive:
      Re: U.F.O.
      il tuo scienziato deve aver lavorato molto velocemente, perché la vita stimata dell'ununseptium è di 112ms per l'isotopo 294 o di 25ms per l'isotopo 293.Anche il convoglio che ha trasportato il materiale doveva viaggiare veloce, probabilmente avevano assunto Nuvolari per guidarlo, altrimenti il materiale si sarebbe esaurito prima di arrivare al laboratorio.Si e' parlato di "isola di stabilita'" perche' dai calcoli teorici, ci si aspettavano valori di 45ms / 10ms.
    • Uto Uty scrive:
      Re: U.F.O.
      Non hai capito: lo "scenziato"che DICE di aver lavorato all'Area 51 ha infilato l'elemento 117 n ella sua storiella proprio perchè ancora non esisteva ed era misterioso...
    • www scrive:
      Re: U.F.O.
      perchè non si può dire il nome?! allora dico io: Bob Lazar, ma lui parlava dell'elemento 115, secondo le sue teorie (ovviamente non dimostrate) l'elemento 115 avrebbe un'isola di stabilità ad una particolare temperatura, e questo sarebbe la chiave della tecnologia dell'anti-gravità
      • guast scrive:
        Re: U.F.O.

        secondo le sue teorie (ovviamente non dimostrate)
        l'elemento 115 avrebbe un'isola di stabilità ad
        una particolare temperatura,Immagino sia 273,17 sotto zero
  • Ricercatore scrive:
    please... no more ... :(
    Per fare il giornalista scientifico bisogna essere una persona con una preparazione scientifica (un Ph.D. e qualche anno di esperienza in ricerca non farebbe male) e in aggiunta un giornalista. Fare ricerca ti qualifica in un certo modo per fare il giornalista, dato che passi il tempo a scrivere articoli scientifici. Chiaramente, il livello divulgativo e' differente, ma si puo' imparare, e ci sono dei master apposta di giornalismo scientifico a Roma (anche se non sono a conoscenza della effettiva qualita').Detto cio', se uno non conosce i termini e le procedure scientifiche conseguenti a un dato evento di ricerca, possiamo per cortesia evitare di scrivere cose a sproposito, usando termini a sproposito ?A cio' aggiungo che, dato che non si muove filo d'erba che non tiri vento, intravedo un problema di management e scelta del "best man for the job".La scienza ringrazia!
    • Ubunto scrive:
      Re: please... no more ... :(
      Mi pare pretestuoso il tuo commento... (anonimo)
    • mmmmmmmmm scrive:
      Re: please... no more ... :(

      Detto cio', se uno non conosce i termini e le
      procedure scientifiche conseguenti a un dato
      evento di ricerca, possiamo per cortesia evitare
      di scrivere cose a sproposito, usando termini a
      sproposito ?che i tipi di PI abbiano dato e diano prova di "peracottarismo", scusa eh, ma non ci volevi tu per venire a discelo, e' un fatto noto da anni.Nello specifico, mi puoi segnalare ove alligna l'errore?Per il discorso "serve un Ph.D." per scrivere articoli, ti correggo: SERVIVA un Ph.D. adesso i passi da eseguire sono:A. raccattare un' articolo dal wikipedia ingleseB. macinarlo nel traduttore google inglese-italianoC. dargli una ritoccataD. Servire caldo.
    • Pietro scrive:
      Re: please... no more ... :(
      - Scritto da: Ricercatore
      Per fare il giornalista scientifico bisogna
      essere una persona con una preparazione
      scientifica (un Ph.D. e qualche anno di
      esperienza in ricerca non farebbe male) ..il Ph.D. in Italia non esiste tuttalpiù possiamo parlare di dottorato di ricerca.
    • Futon V2.0 scrive:
      Re: please... no more ... :(
      Quindi, questo vorrebbe dire buttare nel XXXXX:FOCUSQUARKe Soci.....Da qualche anno pure Le Scienze è un XXXXX....La scenza va diffusa, se poi si vuole anche i fronzolie meglio chiudere le università in italia ed andare tuttiin miniera.Meglio qualcosa fatto male o meglio niente ?Meglio qualcosa....!
    • Massimo scrive:
      Re: please... no more ... :(
      - Scritto da: Ricercatore
      Per fare il giornalista scientifico bisogna
      essere una persona con una preparazione
      scientifica (un Ph.D. e qualche anno di
      esperienza in ricerca non farebbe male) e in
      aggiunta un giornalista. Fare ricerca ti
      qualifica in un certo modo per fare il
      giornalista, dato che passi il tempo a scrivere
      articoli scientifici. Chiaramente, il livello
      divulgativo e' differente, ma si puo' imparare, e
      ci sono dei master apposta di giornalismo
      scientifico a Roma (anche se non sono a
      conoscenza della effettiva
      qualita').

      Detto cio', se uno non conosce i termini e le
      procedure scientifiche conseguenti a un dato
      evento di ricerca, possiamo per cortesia evitare
      di scrivere cose a sproposito, usando termini a
      sproposito
      ?

      A cio' aggiungo che, dato che non si muove filo
      d'erba che non tiri vento, intravedo un problema
      di management e scelta del "best man for the
      job".

      La scienza ringrazia!Dal momento che non porti nemmeno un esempio di cosa ci sia che non va nella'articolo, pue dandoti ragione, in generale, sulla scarsa preparazione scientifica degli articolisti di P.I., in questo caso bollo il tuo commento come: SPROLOQUIO.Non sono d'accordo che per scrivere articoli scientifici informativi/divulgativi serva per forza un'esperienza come ricercatore scientifico. Certo una preparazione di base solida, e documentarsi scrupolosamente prima di ogni pezzo. Poi... scienza vuol dire tante cose: posso avere un dottorato e anni di esperienza "sul campo" come genetista, e non saper una mazza di fisica delle alte energie, di scienze dei materiali, di fisica dell'atmosfera... ma addirittura essere un dio in astrofica e avere grosse lacune in fisica dello stato solido... con l'iperspecializzazione dei nostri giorni.il tuo discorso fa un po' acqua, mi spiace.
      • Ricercatore scrive:
        Re: please... no more ... :(
        - Scritto da: Massimo
        Dal momento che non porti nemmeno un esempio di
        cosa ci sia che non va nella'articolo, pue
        dandoti ragione, in generale, sulla scarsa
        preparazione scientifica degli articolisti di
        P.I., in questo caso bollo il tuo commento come:
        SPROLOQUIO.In parte penso tu abbia ragione, e mi scuso.
        Non sono d'accordo che per scrivere articoli
        scientifici informativi/divulgativi serva per
        forza un'esperienza come ricercatore scientifico.Il punto, a mio vedere, e' doppio: il primo fattore e' la terminologia: capire cosa si intende, e quali sono le problematico relative a "scoprire" qualcosa. Presumo, senza dati alla mano ma con consapevolezza del mondo che mi circonda, che le nozioni di statistica necessarie a capire quanto ragionevole e' un certo punto non sono parte del bagaglio culturale ne' del cittadino medio, ne' del giornalista medio non specializzato. Per esempio, dire che qualcosa e' significativo non implica che abbia un'incidenza sulla vita quotidiana: supponi che "esista un significativo contributo dei cellulari al tumore al cervello". Questo fatto non implica che questo incremento sia rilevante all'atto pratico: potrebbe essere che incrementi il rischio dello 0.001 %. Il concetto di "significativo" in termine statistico e' molto diverso dal concetto di "significativo" che la gente comune attribuisce al termine. Questo problema percola a livello giornalistico, e il risultato e' che titoloni e scandali appaiono. Stesso problema con il concetto di "teoria". Il termine teoria in una teoria scientifica non la rende inutile. Nel linguaggio comune si usa "in teoria" per parlare di qualcosa di ipotetico o lontano dalla realta' dei fatti, ma nel linguaggio scientifico significa ben altro. Oggi andiamo in orbita con la teoria del campo gravitazionale, ci curiamo con la teoria dei germi, studiamo i colori e le proprieta' elettriche delle sostanze con la teoria dei gruppi, del campo cristallino e del funzionale densita'. Queste cose sono modelli su fatti sperimentali la cui affidabilita' e' indiscussa, ma sono chiamati con un termine che per la gente normale e' ipotetico e lontano dalla realta'.Il secondo problema e' dovuto al fatto che un giornalista e' un protagonista mediatico che gode di maggior visibilita'. Punto informatico ha maggior visibilita' rispetto al blog di Carlo Rubbia (ammesso che ne abbia uno). Se anche Rubbia avesse un blog divulgativo, la gente comune non andrebbe a procacciarsi le notizie dal suo blog, perche' il compito del giornalista e' comunicativo. Sono il marketing dell'informazione, e non c'e' niente di male in questo. La loro arma e' la parola. Come un chimico analitico usa determinate quantita' e tipi di sostanze per ottenere un buon risultato analitico, un giornalista professionale deve usare le parole per ottenere un buon risultato mediatico, fornendo elementi importanti e non palesemente errati, magari imprecisi a causa di una semplificazione, ma l'utilizzo errato e' a mio parere poco accettabile.Nello specifico, quando leggo errori plateali quali il DNA e' fatto di aminoacidi (qualcosa che fa parte di una preparazione basilare alle scuole superiori), o usando il termine sinterizzazione che ha tutt'altro significato, la cosa mi lascia alquanto perplesso. Chiaramente, uno non puo' conoscere a priori tutti i termini tecnici di tutte le discipline, ne' puo' sapere cosa c'e' dietro ad ogni procedura scientifica. Tuttavia, nel momento in cui un giornalista si trovasse a dover scrivere un articolo un minimo di ricerca sui termini usati andrebbe fatta, specie e soprattutto quando il suo lavoro e' manipolare parole, frasi, e fornire informazione. Questo, lo ripeto, non col fine di scrivere cose scientificamente e formalmente corrette, semplicemente quello di non scrivere cose completamente errate. Semplificazioni accettate. Errori plateali no.
        • Massimo scrive:
          Re: please... no more ... :(
          - Scritto da: Ricercatore
          - Scritto da: Massimo

          Dal momento che non porti nemmeno un esempio di

          cosa ci sia che non va nella'articolo, pue

          dandoti ragione, in generale, sulla scarsa

          preparazione scientifica degli articolisti di

          P.I., in questo caso bollo il tuo commento come:

          SPROLOQUIO.

          In parte penso tu abbia ragione, e mi scuso.


          Non sono d'accordo che per scrivere articoli

          scientifici informativi/divulgativi serva per

          forza un'esperienza come ricercatore
          scientifico.

          Il punto, a mio vedere, e' doppio:

          il primo fattore e' la terminologia: capire cosa
          si intende, e quali sono le problematico relative
          a "scoprire" qualcosa. Presumo, senza dati alla
          mano ma con consapevolezza del mondo che mi
          circonda, che le nozioni di statistica necessarie
          a capire quanto ragionevole e' un certo punto non
          sono parte del bagaglio culturale ne' del
          cittadino medio, ne' del giornalista medio non
          specializzato. Per esempio, dire che qualcosa e'
          significativo non implica che abbia un'incidenza
          sulla vita quotidiana: supponi che "esista un
          significativo contributo dei cellulari al tumore
          al cervello". Questo fatto non implica che questo
          incremento sia rilevante all'atto pratico:
          potrebbe essere che incrementi il rischio dello
          0.001 %. Il concetto di "significativo" in
          termine statistico e' molto diverso dal concetto
          di "significativo" che la gente comune
          attribuisce al termine. Questo problema percola a
          livello giornalistico, e il risultato e' che
          titoloni e scandali appaiono. Stesso problema con
          il concetto di "teoria". Il termine teoria in una
          teoria scientifica non la rende inutile. Nel
          linguaggio comune si usa "in teoria" per parlare
          di qualcosa di ipotetico o lontano dalla realta'
          dei fatti, ma nel linguaggio scientifico
          significa ben altro. Oggi andiamo in orbita con
          la teoria del campo gravitazionale, ci curiamo
          con la teoria dei germi, studiamo i colori e le
          proprieta' elettriche delle sostanze con la
          teoria dei gruppi, del campo cristallino e del
          funzionale densita'. Queste cose sono modelli su
          fatti sperimentali la cui affidabilita' e'
          indiscussa, ma sono chiamati con un termine che
          per la gente normale e' ipotetico e lontano dalla
          realta'.

          Il secondo problema e' dovuto al fatto che un
          giornalista e' un protagonista mediatico che gode
          di maggior visibilita'. Punto informatico ha
          maggior visibilita' rispetto al blog di Carlo
          Rubbia (ammesso che ne abbia uno). Se anche
          Rubbia avesse un blog divulgativo, la gente
          comune non andrebbe a procacciarsi le notizie dal
          suo blog, perche' il compito del giornalista e'
          comunicativo. Sono il marketing
          dell'informazione, e non c'e' niente di male in
          questo. La loro arma e' la parola. Come un
          chimico analitico usa determinate quantita' e
          tipi di sostanze per ottenere un buon risultato
          analitico, un giornalista professionale deve
          usare le parole per ottenere un buon risultato
          mediatico, fornendo elementi importanti e non
          palesemente errati, magari imprecisi a causa di
          una semplificazione, ma l'utilizzo errato e' a
          mio parere poco
          accettabile.

          Nello specifico, quando leggo errori plateali
          quali il DNA e' fatto di aminoacidi (qualcosa che
          fa parte di una preparazione basilare alle scuole
          superiori), o usando il termine sinterizzazione
          che ha tutt'altro significato, la cosa mi lascia
          alquanto perplesso. Chiaramente, uno non puo'
          conoscere a priori tutti i termini tecnici di
          tutte le discipline, ne' puo' sapere cosa c'e'
          dietro ad ogni procedura scientifica. Tuttavia,
          nel momento in cui un giornalista si trovasse a
          dover scrivere un articolo un minimo di ricerca
          sui termini usati andrebbe fatta, specie e
          soprattutto quando il suo lavoro e' manipolare
          parole, frasi, e fornire informazione. Questo, lo
          ripeto, non col fine di scrivere cose
          scientificamente e formalmente corrette,
          semplicemente quello di non scrivere cose
          completamente errate. Semplificazioni accettate.
          Errori plateali
          no.Il problema che poni è importante, e non vale solo per l'informazione scientifica. Esempio: Quando si parla di "Lodo Alfano", cosa si intende? Solo chi ha una preparazione giuridica (o chi come me non ce l'ha ma è curioso del significato delle parole) sa che la parola "lodo", usata per mesi per dare un nome alla proposta di legge di un ministro, è stata usata a sproposito, non c'entra nulla. E ti chiedi perché... e capisci che c'è qualcosa che non torna: perché usare una parola "strana", il cui significato ai più non è noto, e per di più usarla in modo sbagliato... e qui mi fermo, ma è inquietante.Questo per dire che con l'uso e l'abuso delle parole nell'informazione davvero si può indirizzare in un senso o nell'altro il modo di pensare e prima ancora proprio l'attenzione delle persone, che può essere attirata o respinta... e il giornalista ha delle importanti responsabilità.Ma c'è anche un'altra questione. Giustamente dici, la parola "teoria", ha un senso diverso in fisica e nella vita quotidiana. Ma , perdonami, non c'è un'ambiguità anche nel linguaggio scientifico? Davvero sono tutti d'accordo su cos'è una teoria? Sono tutti d'accordo sulla differenza tra teoria e ipotesi? I confini sono marcati una volta per tutte? Nel modello standard, che è una teoria (così la si definisce), si accetta l'esistenza di una particella ipotetica come il Bosone di Higgs. Teoria, ipotesi, modello, esperimento, risultati... se la scienza smette di interrogarsi sul significato di queste parole, se le dà per scontate, diventa pura meccanicità e non cresce, non si prepara a nuove rivoluzioni scientifiche.Quindi io mi sento di scusare anche le ambiguità di un giornalista scientifico, in questo caso meno gravi rispetto a certo malo uso delle parole, come ho detto sopra. Certo, vanno evitati gli errori marchiani.
  • Mauro Fava scrive:
    Questa cosa non si può vedere
    Ragazzi miei correggete questa cosa, chi di dovere si sta rigirando nella tomba.E=mc al quadrato.Non è possibile neanche leggerla.Ciao.
    • mmmmmmmmmmm scrive:
      Re: Questa cosa non si può vedere
      - Scritto da: Mauro Fava
      Ragazzi miei correggete questa cosa, chi di
      dovere si sta rigirando nella
      tomba.
      E=mc al quadrato.
      Non è possibile neanche leggerla.
      Ciao.forse non avevano il simobolo per indicare il due come esponente....
      • BimboG scrive:
        Re: Questa cosa non si può vedere
        E=mc^2
      • Mr. Olotom scrive:
        Re: Questa cosa non si può vedere
        ²e=mc²voglio i credit :D
        • panda rossa scrive:
          Re: Questa cosa non si può vedere
          - Scritto da: Mr. Olotom
          ²
          e=mc²

          voglio i credit :Dcredit di che cosa? e minuscolo significa elettrone.Energia si indica con la E maiuscola.vediamo se mi prende gli unicode...𝔼=𝗆𝖼²
          • Mr. Olotom scrive:
            Re: Questa cosa non si può vedere
            allora facciamo a metà LOL
          • J.M. scrive:
            Re: Questa cosa non si può vedere
            ALT+0178 (da tastierino numerico) = ²;)
          • Cantinaro di Mezzanotte scrive:
            Re: Questa cosa non si può vedere
            - Scritto da: J.M.
            ALT+0178 (da tastierino numerico) = ²

            ;)Solo su Finestre devi pigiare tutta quella roba. Su Ubuntu e affini bastano due tasti: [Alt Gr] + [2]
          • J.M. scrive:
            Re: Questa cosa non si può vedere
            sì lo so, anche sulla mia Debian :) Solo che generalmente gli utenti che usano Windows magari trovano comodo il "metodo". Chi usa il pinguino è ovvio che conosca gli shortcuts comodi...e non serve ricordarglieli, no ? ;)
          • Futon V2.0 scrive:
            Re: Questa cosa non si può vedere
            Su un foglio di carta basta scriverlo con la penna,si deduce che un foglio di carta è più potente diDebian e Soci.
          • J.M. scrive:
            Re: Questa cosa non si può vedere
            Nessuno ha parlato di potenza, ma solo di comodità.Se per te è più comodo un foglio di carta di Debian e Soci (Windows incluso), usalo pure.
          • Lorenzo scrive:
            Re: Questa cosa non si può vedere
            anche su win...basta che scarichi il componente aggiuntivo di MS (MSKLC) e rimappi la tastiera come più ti aggrada mettendo tutti i caratteri naif che vuoi (crei tutti i layout che vuoi e passi dall'uno all'altro con una combinazione di tasti)
          • Wolf01 scrive:
            Re: Questa cosa non si può vedere
            L'ho fatto pure su Finestre col MS Keyboard Layout Creator (che è pure gratuito), aggiunto tutte le lettere accentate maiuscole e i vari simboli di copyright/registered/trademark, nonchè le elevazioni a potenza 2 e 3 e l'accento inverso molto utile in programmazione... peccato che ce l'abbia solo a casa e devo ancora provare a vedere se con Finestre 7 funziona
          • J.M. scrive:
            Re: Questa cosa non si può vedere
            Sì, infatti si fa anche su Win, come diceva giustamente Lorenzo.Il punto è che qualunque sistema operativo va più che bene per far questa stupidaggine :) E' che i fanboy, generalmente (di OGNI sistema) ogni tanto devono far velatamente comprendere che il loro sistema "rulla di brutto" e gli altri arrancano. Come se fosse vero ! :DIo ho risolto il dilemma da tempo.... (win)(linux)(apple) (in ordine di apprendimento / conoscenza)
        • Futon V2.0 scrive:
          Re: Questa cosa non si può vedere
          Ficata.... Uso dei codici ASCII(s)
      • Futon V2.0 scrive:
        Re: Questa cosa non si può vedere
        E=MC^2 (Semplice e Pure Giusto)
  • guast scrive:
    sinterizzazione ?
    Per quanto la mia memoria si stia affievolendo mi sembra un termine usato un po' a sproposito.Fabbricare un oggetto per sinterizzazione significa realizzare la forma con delle polveri (soprattutto metalliche) e poi fondere parzialmente le polveri per far attaccare i granelli tra di loro ma senza modificarne tanto le proprietà
  • toto scrive:
    togo
    Togo !!!avranno sicuramente utilizzato una macchina linux per fare tutti i calcoli !non ho capito quella storia dell'isola !?
    • guast scrive:
      Re: togo
      Un grafico a tre dimensioni. Su una i protoni, su una i neutroni e sulla terza un indice di stabilità.Quando si disegna un grafico del genere ovviamente i picchi stanno nella zona dove il numero di protoni e neutroni non è altissimo. Ma stando ai calcoli teorici per dei determinati valori di protoni e neutroni la stabilità risale proprio in quella zona dove era bassissima, quindi sul grafico viene un specie di isoletta
      • qwert scrive:
        Re: togo
        ma a che cosa possono servire atomi superpesanti stabili?
        • guast scrive:
          Re: togo
          Primo: come il bosone di Higgs servirebbe a confermare le torie che abbiamo sulla materia.Poi si vedrà.
        • Ricercatore scrive:
          Re: togo
          - Scritto da: qwert
          ma a che cosa possono servire atomi superpesanti
          stabili?Ho due commenti, uno personale e uno scientifico. Parto dal personale.1) se ti chiedi a cosa serve la ricerca scientifica, allora evidentemente non l'hai mai fatta e soprattutto non hai un minimo di modestia. Tutte le piu' grandi scoperte che usi oggi hanno avuto nel passato qualche personaggio chiedersi "a cosa serve". La ricerca di base da' risultati inaspettati e solo dopo molti anni, ed e' il primo step nella catena ricerca di base -
          ricerca applicata -
          industria. A cosa serve la batteria, a cosa serve trovare le leggi dei gas, a cosa serve capire le leggi della termodinamica ? A quel tempo, a niente. Oggi, i reattori salterebbero per aria, non potremmo andare in immersione, niente elettricita', niente iPod, niente medicine. La ricerca di base e' non vantaggiosa commercialmente per sua vera natura. Non puoi aspettarti aziende fare ricerca di base, perche' non soddisfa il loro budget. Le nazioni devono fare ricerca di base, perche' il loro budget e' a lungo termine e scoperte di base danno un vantaggio a nuove startup nate in loco, che poi ti ritornano sul PIL.2) il problema dei nuclei e' che non si e' ancora capito perche' alcuni sono stabili e altri no. Non sono un fisico nucleare, ma sono un chimico, e per passione ho studiato, a livello divulgativo, un po' di fisica nucleare, quindi quello che so puo' essere inesatto, ma sufficiente per spiegarti le cose. In chimica, le regole sono relative al numero di elettroni e alla posizione che occupano nello spazio (probabilisticamente), i cosiddetti orbitali. Ci sono "regole di riempimento" che derivano da considerazioni energetiche e vincoli naturali per cui puoi avere certi composti ma non e' possibile o incredibilmente difficile ottenerne altri. Queste regole sono state scoperte a partire dagli anni '30, e fino al '70 si sono succedute scoperte di base che spiegano come funzionano le cose quando metti assieme gli atomi a formare molecole, con una accuratezza sufficiente a fare predizioni affidabili su molecole di piccole e medie dimensioni.Ora, I nuclei sono fatti da due particelle, protoni e neutroni. In verita', questo non e' esatto. La particella e' una sola: il nucleone, il Neutrone e' leggermente piu' msssivo di un protone. Un protone da solo e' apparentemente stabile, un neutrone da solo decade dopo circa 11 minuti, un tempo incredibilmente lungo. Se li metti assieme, per ottenere un nucleo di deuterio, diventano due nucleoni, che sono stabili. Il perche' perdono la loro identita' deriva da come, dal punto di vista nucleare, interagiscono per stare assieme in uno spazio cosi' ristretto, la forza forte, che e' determinata da uno scambio di particelle, i mesoni pi. Questo scambio (e non solo questo, ci sono altre ragioni, ma non le ricordo) di fatto rende le due particelle equivalenti. I nucleoni, come ogni altra particella, ha diversi "numeri quantici" che devono essere obbediti. Quando fai trasformazioni nucleari come avvengono al cern, o in un reattore nucleare, non puoi da una data particella ottenere qualsiasi cosa. Devono essere conservate certe caratteristiche. Come questo motore matematico funziona e' ancora questione aperta, ma e' piu' o meno compreso che per certe combinazioni di particelle, questi numeri non possono assumere combinazioni stabili, e quindi il nucleo e' instabile e decade. Un caso e' il tecnezio, un elemento che pur essendo in mezzo a un mare di altri elementi stabili, non ha un singolo isotopo che sia stabile. il perche' e' dato dal fatto che nessuna possibile combinazione dei suoi protoni e qualsivoglia numero di neutroni produce un nucleo finale che non puo' essere stabile perche' i numeri del meccanismo interno non possono dare una combinazione stabile in ogni caso.Quando i nuclei diventano troppo grandi (dopo il piombo), diventano instabili per varie ragioni: primo perche' succede la questione del tecnezio. Non esistono probabilmente combinazioni dei numeri del macchinario interno che rendano il nucleo stabile. Secondo perche' il nucleo sta insieme grazie alla forza forte, che e' piu' forte della repulsione elettrostatica (hai un aggeggio tutto carico positivamente, e quindi tende a respingersi internamente) ma ha anche un raggio ridotto. Questo deriva dal fatto che una forza deriva dallo scambio di una particella (il mesone pi, come gia' detto per la forza forte, il fotone nel caso dell'interazione elettrstatica, il gravitone nel caso dell'interazione gravitazionale), e il mesone pi ha una massa. La sua generazione viola il principio di indeterminazione per l'energia, che dice che puoi creare energia (e quindi materia) dal nulla se e solo se questo evento ha durata sufficientemente breve. Piu' e' alta l'energia che produci, minore e' il tempo per cui la puoi produrre dal nulla. Per il breve tempo in cui il mesone pi puo' esistere e sperare di ancorare un'altra particella, puo' volare solo per un tempo molto breve, e quindi per un range molto corto, da cui la forza forte tendenzialmente insufficiente a tenere assieme una palla troppo grossa di particelle cariche che tendono a respingersi, da cui il decadimento radioattivo di tipo alfa.Ora il punto pero' e'" se esistono delle regole che possono dare origine a nuclei grossi ma comunque stabili, avrebbe implicazioni sul peso di questi effetti (i numeri del meccanismo interno contro la stabilita' data dalla forza forte). Raggiungere l'isola di stabilita' darebbe un peso a questi fattori, e confermerebbe alcune regole della nostra corrente conoscenza a livello del nucleo.Se proprio vuoi un'applicazione pratica, un elemento del genere, prodotto in quantita' sufficienti, sarebbe uno dei migliori schermi di radioprotezione mai esistiti.Ripeto, prendi cio' che ti ho scritto con le molle. non sono un esperto di fisica nucleare. Ho solo letto cose in giro. Se un fisico puo' aggiungere, e' il benvenuto.
          • marco scrive:
            Re: togo
            Bella spiegazione.Grazie per aver perso del tempo a spiegare.
          • qwert scrive:
            Re: togo
            Non ho niente contro la ricerca e penso che sia sempre utile, volevo semplicemente sapere come possono essere utilizzate questi nuovi elementi tutto qua, forse un pò di modestia servirebbe anche a te ;)
          • Ricercatore scrive:
            Re: togo
            - Scritto da: qwert
            Non ho niente contro la ricerca e penso che sia
            sempre utile, volevo semplicemente sapere come
            possono essere utilizzate questi nuovi elementi
            tutto qua, forse un pò di modestia servirebbe
            anche a teHai ragione, ma cerca di capire anche me. Combatto (combattiamo) tutto il giorno con persone che chiedono di giustificare a cosa serve la nostra ricerca, e se non ci riusciamo siamo disoccupati.
          • Noc77 scrive:
            Re: togo
            Complimenti per la risposta e la pazienza di scriverla!
          • mirko scrive:
            Re: togo
            bravo =)
          • syd scrive:
            Re: togo
            - Scritto da: Ricercatore
            - Scritto da: qwert

            ma a che cosa possono servire atomi superpesanti

            stabili?

            Ho due commenti, uno personale e uno scientifico.
            Parto dal
            personale.
            1) se ti chiedi a cosa serve la ricerca
            scientifica, allora evidentemente non l'hai mai
            fatta e soprattutto non hai un minimo di
            modestia. Tutte le piu' grandi scoperte che usi
            oggi hanno avuto nel passato qualche personaggio
            chiedersi "a cosa serve". La ricerca di base da'
            risultati inaspettati e solo dopo molti anni, ed
            e' il primo step nella catena ricerca di base -

            ricerca applicata -
            industria. A cosa serve la
            batteria, a cosa serve trovare le leggi dei gas,
            a cosa serve capire le leggi della termodinamica
            ? A quel tempo, a niente. Oggi, i reattori
            salterebbero per aria, non potremmo andare in
            immersione, niente elettricita', niente iPod,
            niente medicine. La ricerca di base e' non
            vantaggiosa commercialmente per sua vera natura.
            Non puoi aspettarti aziende fare ricerca di base,
            perche' non soddisfa il loro budget. Le nazioni
            devono fare ricerca di base, perche' il loro
            budget e' a lungo termine e scoperte di base
            danno un vantaggio a nuove startup nate in loco,
            che poi ti ritornano sul
            PIL.

            2) il problema dei nuclei e' che non si e' ancora
            capito perche' alcuni sono stabili e altri no.
            Non sono un fisico nucleare, ma sono un chimico,
            e per passione ho studiato, a livello
            divulgativo, un po' di fisica nucleare, quindi
            quello che so puo' essere inesatto, ma
            sufficiente per spiegarti le cose. In chimica, le
            regole sono relative al numero di elettroni e
            alla posizione che occupano nello spazio
            (probabilisticamente), i cosiddetti orbitali. Ci
            sono "regole di riempimento" che derivano da
            considerazioni energetiche e vincoli naturali per
            cui puoi avere certi composti ma non e' possibile
            o incredibilmente difficile ottenerne altri.
            Queste regole sono state scoperte a partire dagli
            anni '30, e fino al '70 si sono succedute
            scoperte di base che spiegano come funzionano le
            cose quando metti assieme gli atomi a formare
            molecole, con una accuratezza sufficiente a fare
            predizioni affidabili su molecole di piccole e
            medie
            dimensioni.
            Ora, I nuclei sono fatti da due particelle,
            protoni e neutroni. In verita', questo non e'
            esatto. La particella e' una sola: il nucleone,
            il Neutrone e' leggermente piu' msssivo di un
            protone. Un protone da solo e' apparentemente
            stabile, un neutrone da solo decade dopo circa 11
            minuti, un tempo incredibilmente lungo. Se li
            metti assieme, per ottenere un nucleo di
            deuterio, diventano due nucleoni, che sono
            stabili. Il perche' perdono la loro identita'
            deriva da come, dal punto di vista nucleare,
            interagiscono per stare assieme in uno spazio
            cosi' ristretto, la forza forte, che e'
            determinata da uno scambio di particelle, i
            mesoni pi. Questo scambio (e non solo questo, ci
            sono altre ragioni, ma non le ricordo) di fatto
            rende le due particelle equivalenti.


            I nucleoni, come ogni altra particella, ha
            diversi "numeri quantici" che devono essere
            obbediti. Quando fai trasformazioni nucleari come
            avvengono al cern, o in un reattore nucleare, non
            puoi da una data particella ottenere qualsiasi
            cosa. Devono essere conservate certe
            caratteristiche. Come questo motore matematico
            funziona e' ancora questione aperta, ma e' piu' o
            meno compreso che per certe combinazioni di
            particelle, questi numeri non possono assumere
            combinazioni stabili, e quindi il nucleo e'
            instabile e decade. Un caso e' il tecnezio, un
            elemento che pur essendo in mezzo a un mare di
            altri elementi stabili, non ha un singolo isotopo
            che sia stabile. il perche' e' dato dal fatto che
            nessuna possibile combinazione dei suoi protoni e
            qualsivoglia numero di neutroni produce un nucleo
            finale che non puo' essere stabile perche' i
            numeri del meccanismo interno non possono dare
            una combinazione stabile in ogni
            caso.

            Quando i nuclei diventano troppo grandi (dopo il
            piombo), diventano instabili per varie ragioni:
            primo perche' succede la questione del tecnezio.
            Non esistono probabilmente combinazioni dei
            numeri del macchinario interno che rendano il
            nucleo stabile. Secondo perche' il nucleo sta
            insieme grazie alla forza forte, che e' piu'
            forte della repulsione elettrostatica (hai un
            aggeggio tutto carico positivamente, e quindi
            tende a respingersi internamente) ma ha anche un
            raggio ridotto. Questo deriva dal fatto che una
            forza deriva dallo scambio di una particella (il
            mesone pi, come gia' detto per la forza forte, il
            fotone nel caso dell'interazione elettrstatica,
            il gravitone nel caso dell'interazione
            gravitazionale), e il mesone pi ha una massa. La
            sua generazione viola il principio di
            indeterminazione per l'energia, che dice che puoi
            creare energia (e quindi materia) dal nulla se e
            solo se questo evento ha durata sufficientemente
            breve. Piu' e' alta l'energia che produci, minore
            e' il tempo per cui la puoi produrre dal nulla.
            Per il breve tempo in cui il mesone pi puo'
            esistere e sperare di ancorare un'altra
            particella, puo' volare solo per un tempo molto
            breve, e quindi per un range molto corto, da cui
            la forza forte tendenzialmente insufficiente a
            tenere assieme una palla troppo grossa di
            particelle cariche che tendono a respingersi, da
            cui il decadimento radioattivo di tipo
            alfa.

            Ora il punto pero' e'" se esistono delle regole
            che possono dare origine a nuclei grossi ma
            comunque stabili, avrebbe implicazioni sul peso
            di questi effetti (i numeri del meccanismo
            interno contro la stabilita' data dalla forza
            forte). Raggiungere l'isola di stabilita' darebbe
            un peso a questi fattori, e confermerebbe alcune
            regole della nostra corrente conoscenza a livello
            del
            nucleo.

            Se proprio vuoi un'applicazione pratica, un
            elemento del genere, prodotto in quantita'
            sufficienti, sarebbe uno dei migliori schermi di
            radioprotezione mai
            esistiti.

            Ripeto, prendi cio' che ti ho scritto con le
            molle. non sono un esperto di fisica nucleare. Ho
            solo letto cose in giro. Se un fisico puo'
            aggiungere, e' il
            benvenuto.Che palla di roba... nun se legge
          • ALF scrive:
            Re: togo
            - Scritto da: syd
            - Scritto da: Ricercatore

            - Scritto da: qwert


            ma a che cosa possono servire atomi
            superpesanti


            stabili?



            solo letto cose in giro. Se un fisico puo'

            aggiungere, e' il

            benvenuto.


            Che palla di roba... nun se leggeVai a zappare, vai.p.s.Con tutto il rispetto per i contadini.
          • il solito scrive:
            Re: togo
            - Scritto da: ALF
            - Scritto da: syd

            - Scritto da: Ricercatore


            - Scritto da: qwert



            ma a che cosa possono servire atomi

            superpesanti



            stabili?





            solo letto cose in giro. Se un fisico puo'


            aggiungere, e' il


            benvenuto.





            Che palla di roba... nun se legge

            Vai a zappare, vai.

            p.s.
            Con tutto il rispetto per i contadini.
          • Ricercatore scrive:
            Re: togo
            - Scritto da: syd

            Che palla di roba... nun se leggemica ti obbligo :)
          • Momento di inerzia scrive:
            Re: togo
            Mi unisco al coro di complimenti per la risposta argomentata
          • Lk73 scrive:
            Re: togo
            - Scritto da: Ricercatore
            - Scritto da: qwert
            [...] Questo deriva dal fatto che una
            forza deriva dallo scambio di una particella (il
            mesone pi, come gia' detto per la forza forte, il
            fotone nel caso dell'interazione elettrstatica,
            il gravitone nel caso dell'interazione
            gravitazionale), e il mesone pi ha una massa.Innanzitutto un grazie per quanto da te scritto.Hai dato bene l'idea di quello che accade.Una sola precisazione, la particella che media la forza forte è il gluone.
          • Ricercatore scrive:
            Re: togo
            - Scritto da: Lk73
            Innanzitutto un grazie per quanto da te scritto.
            Hai dato bene l'idea di quello che accade.
            Una sola precisazione, la particella che media la
            forza forte è il
            gluone.Grazie del commento.Questa e' una delle tante cose che non ho chiare nemmeno io. Quello che sapevo era che il mesone pi era coinvolto come mediatore della forza forte. Del gluone ne ho sentito parlare solo anni dopo. Potrebbe essere, ma posso sbagliare completamente, che il gluone sia una classe di particelle, come nel caso di Adroni e Leptoni. Dovrei fare un po' di ricerca a riguardo, mi piacerebbe ristudiare queste cose. Sono passati 15 anni e ci saranno un sacco di novita' di sicuro, ma non ho tempo :(
          • Lk73 scrive:
            Re: togo

            Grazie del commento.Figurati, era una piccola correzione. Comunque, se uno volesse fare un discorso più completo, dovrebbe precisare che il mesone pi zero è coinvolto, come particella virtuale, nel legame che intercorre tra i nucleoni...Ma sarebbe appesantire troppo il discorso e se qualcuno ne fosse incuriosito, può dare un'occhiata sui siti dell'INFN o del CERN dove trovare ulteriori informazioni e spunti.Bye :)
          • Valeren scrive:
            Re: togo
            Grazie davvero per la lunga ma chiara spiegazione!
        • ad esempio scrive:
          Re: togo
          Siccome in genere le scoperte sono usate innanzitutto per scopi militari, ho gia' un' utilizzo da proporre: corazze per carri armati. Gia' si usa l'uranio impoverito come proiettile, quello che serve per proteggersi e' una corazza fatta da un materiale ancora piu' pesante.
          • Massimo scrive:
            Re: togo
            - Scritto da: ad esempio
            Siccome in genere le scoperte sono usate
            innanzitutto per scopi militari, ho gia' un'
            utilizzo da proporre: corazze per carri armati.
            Gia' si usa l'uranio impoverito come proiettile,
            quello che serve per proteggersi e' una corazza
            fatta da un materiale ancora piu'
            pesante.Direi di no... quello che serve sono materiali il più possibile leggeri e resistenti, tipo titanio, carburo di silicio, resine particolari ecc... e si cerca di andare sempre più in questo senso con le nuove corazze composite. Appensantire il carro armato, peraltro con un materiale di cui è dubbia la resistenza e che in più sarà sicuramente molto radioattivo... non mi pare una promettente soluzione
          • scorpioprise scrive:
            Re: togo
            No, se è stabile non è radioattivo: la radioattività è l'emissione di particelle alfa, beta, raggi gamma ed altri elementi più o meno leggeri dopo il decadimento di nuclei non stabili.Materiali così, passatemi il termine, "densi" permetterebbero di realizzare oggetti con magari lo stesso peso, ma di dimensioni inferiori pur mantenendo inalterate le loro resistenze alla torsione, alla compressione, alla deformazione: un tondino di ferro grosso come un dito potrebbe diventare sottile come una cannuccia facendola con un elemento superdenso (esagerando, ma per far capire il paragone) e reggere lo stesso un palazzo.
          • Massimo scrive:
            Re: togo
            - Scritto da: scorpioprise
            No, se è stabile non è radioattivo: la
            radioattività è l'emissione di particelle alfa,
            beta, raggi gamma ed altri elementi più o meno
            leggeri dopo il decadimento di nuclei non
            stabili.

            Materiali così, passatemi il termine, "densi"
            permetterebbero di realizzare oggetti con magari
            lo stesso peso, ma di dimensioni inferiori pur
            mantenendo inalterate le loro resistenze alla
            torsione, alla compressione, alla deformazione:
            un tondino di ferro grosso come un dito potrebbe
            diventare sottile come una cannuccia facendola
            con un elemento superdenso (esagerando, ma per
            far capire il paragone) e reggere lo stesso un
            palazzo.Bé qui ci vorrebbe un esperto di materiali, però penso che ogni materiale abbia comportamenti e resistenze agli stress differenti... al di là della densità.Ma è presto per parlare di ste cose, anche stando su numeri atomici più bassi per gli elementi superdensi si parla di manciate di atomi che durano il tempo di un battito di ciglia, che potrebbero forse dar luogo a un materiale le cui proprietà sarebbero tutte da verificare. Mi sembrano discorsi molto prematuri.
          • guast scrive:
            Re: togo
            Cerchiamo di chiarire una cosa. Stabile significa più stabile di altri, con un tempo di dimezzamento magari misurabile in anni (anche se è difficile), ma non stabile in assoluto.Se fosse stato tanto stabile sarebbe già presente in natura.
          • Gianni scrive:
            Re: togo
            - Scritto da: guast
            Cerchiamo di chiarire una cosa.
            Stabile significa più stabile di altri, con un
            tempo di dimezzamento magari misurabile in anni
            (anche se è difficile), ma non stabile in
            assoluto.
            Se fosse stato tanto stabile sarebbe già presente
            in
            natura.non e' detto. dipende se le reazioni nucleari che avvengono nelle stelle permettono un percorso di sintesi di elementi cosi' pesanti.
Chiudi i commenti