Datagate, ancora scandali. Con meme

Le corporation di rete continuano a chiedere trasparenza mentre emergono nuove operazioni di sorveglianza sul pubblico. La posizione di Edward Snowden si fa scottante, quella dei media americani è invece imbarazzante

Roma – Una delle posizioni più delicate emerse dallo scandalo Datagate scatenato dalle rivelazioni di Edward Snowden è quella delle corporation statunitensi attive online, colossi del calibro di Google e Microsoft che ora provano disperatamente a riconquistarsi la fiducia dei consumatori chiedendo trasparenza alla corte delle autorizzazioni segrete nota come FISC.

All’inizio era stata Google a chiedere di poter condividere con il pubblico le informazioni “aggregate” sul numero di richieste FISA ricevute (ed emesse dalla corte FISC) per l’accesso ai dati e alle comunicazioni dei cittadini stranieri, poi seguirono Microsoft e altri e ora è proprio Redmond a ricordare – in un nuovo documento legale – che la corporation continua a chiedere l’autorizzazione per essere più trasparente col pubblico e correggere le notizie “non corrette” diffuse dai media sulla sorveglianza globale e l’accesso ai server aziendali fornito alla NSA tramite PRISM.

Si muove nel senso della trasparenza anche la Federal Trade Commision , la quale promuove un’iniziativa “estesa a tutta l’industria” per garantire agli utenti la possibilità di conoscere quali e quante informazioni un’azienda statunitense possegga su di loro.

Ma lo scandalo Datagate non ha certo smesso di riservare sorprese sul fronte degli apparati da sorveglianza globale usati dall’intelligence per difendere i “buoni” dai “cattivi”. Anche se nel caso del programma Socmint della Metropolitan Police (ex-Scotland Yard) di Londra i cattivi sono circa 9mila “estremisti domestici” che oltre a fare gli attivisti non hanno alcun crimine o infrazione iscritte a loro carico. La sorveglianza di Socmint è di quelle legali, considerando quanto si è saputo in merito a PRISM e compagnia, e la Met si limita (si limiterebbe?) a raccogliere tutte le informazioni pubblicamente disponibili sui social network e ad analizzarle per trarre informazioni utili ai fini della prevenzione di crimini non ancora compiuti.

La NSA continua invece a fare notizia per la tendenza a raccogliere dati protetti dai sistemi crittografici basati su certificati SSL , dati che verranno archiviati per analisi future e che potrebbero essere protetti molto meglio se un maggior numero di aziende telematiche – oltre alla solita Google e poche altre – adottasse il meccanismo di cifratura a chiave intermedia noto come “Forward secrecy” o “perfect forward secrecy”.

E Snowden? La talpa del Datagate sembra essere momentaneamente sparito dalla scena ma la sua presenza si fa comunque sentire nella rinuncia di Baltasar Garzon alla sua difesa e nelle parole di Barack Obama: il presidente statunitense dice di non voler fare uso di caccia bombardieri per dirottare l’aereo di linea su cui l’ex-analista della CIA si sarà eventualmente imbarcato. Snowden aleggia anche nella proliferazione di meme ironici sulla recente tendenza dei media statunitensi – che hanno chiesto informazioni al governo prima di pubblicare documenti compromettenti sul governo stesso – a diffamare il giornalista del Guardian Glenn Greenwald.

Alfonso Maruccia

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  • gio scrive:
    whois
    io sto su register.it dove ho preso dominio privato, quindi caro whois ma va...............!!!!
  • asim scrive:
    i soldi, i soldi...
    In tanti stanno pensando a come usare le infinite possibilità di internet per fare soldi e non distribuire gratis le loro informazioni e i loro servizi, come i video e la musica per Youtube e altri sistemi, e non solo da oggi!Però l'accesso ai dati di chi registra un sito dovrebbe esere open, anzi "open data", in quanto dati pubblici, o no?-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 28 giugno 2013 15.54-----------------------------------------------------------
  • bubba scrive:
    curioso...
    leggendo i commenti (su theregister per es), molti pensano che ICANN abbia 'scoperto' che con i dati whois, NON si fanno soldi. Ed e' ora di un cambio di paradigma. cinismo? :P non penso.
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