DDL Passigli, la Rete scalda i muscoli

Nelle liste del NIC non si parla d'altro, alcuni senatori si scatenano in campagne Internet, i radicali ci riflettono, interviene l'AIIP. Tutti i particolari di quanto sta accadendo e un riassunto delle misure previste dal DDL


Roma – Mentre avanza pericolosamente al Senato il testo del DDL Passigli, che potrebbe portare al varo di nuove norme sulla registrazione dei domini Internet da parte degli italiani, aumenta anche l’attenzione sollevata da quanto sta accadendo.

Un “termometro” della preoccupazione sollevata dalla questione è la grande quantità di messaggi che vengono scambiati in questi giorni nella lista della Naming Authority, l’organismo che in Italia decide, almeno per il momento, quali sono le regole alla base della registrazione di domini.it. Tradizionalmente, il NIC tenta di avere un ruolo “interlocutorio” con le istituzioni legiferanti che, in questa occasione come in altre, non sembrano più di tanto disponibili ad ascoltare. Eppure proprio dal NIC potrebbero arrivare le proposte più significative, quantomeno per emendare quel DDL se non per bocciarlo in toto. C’è anche una sparuta minoranza che all’interno del NIC sembra disponibile ad appoggiare il disegno di legge.

Ma la preoccupazione che si vive sulla Rete è naturalmente anche oggetto di iniziative politiche, visto l’approssimarsi della stagione elettorale e la crescente centralità del “mondo online” nelle cose dell’economia e della vita sociale.

Una petizione contro il DDL 4594, rivolta a tutti i parlamentari, viene promossa in queste ore da una delle liste candidate alle elezioni radicali proposte da radicali.it. La “Lista internet liberale, liberista e libertaria” cerca la partecipazione di tutti gli interessati affinché firmino e diano forza alla petizione . Questa, in sostanza, chiede “che sia sospeso l’esame della proposta di regolamentazione dell’uso dei nomi a dominio; che non si proceda al blocco delle transazioni commerciali dei nomi già registrati a dominio e che non sia istituita l’Anagrafe nazionale dei nomi a dominio, rischiosa burocratizzazione in rete, destinata a sovrapporsi ad istituti giuridici che già tutelano sia i marchi commerciali sia l’identità personale”.

Ma l’intervento forse più forte in queste ore è quello che proviene dall’associazione dei grandi provider italiani, l’AIIP, che in un comunicato stampa esprime “apprezzamento per l’attenzione del Parlamento ad uno sviluppo di Internet rispettoso degli interessi di tutti i soggetti”. L’AIIP non si dice favorevole alla regolamentazione dei domini così come prevista dal DDL, del quale anzi chiede alcune modifiche, ma chiede comunque, che si arrivi dopo “adeguata” riflessione, all’emanazione di una normativa.

In particolare, i grandi provider ritengono “utile un eventuale intervento legislativo che consenta alle persone fisiche i cui nomi sono stati registrati da soggetti che non ne hanno titolo, di opporsi con effetto immediato e procedure più rapide delle attuali alla prosecuzione della indebita utilizzazione del proprio nome”. Inoltre ritengono che si debbano “razionalizzare le competenze dell’attuale Registration Authority, riconducendole a quelle di mero registro nazionale dei domini di secondo livello afferenti al dominio di primo livello.it e trasferendo ad altri soggetti privati, sul modello di quanto avviene negli Stati Uniti, la competenza e la responsabilità per le attività di raccolta ed esecuzione degli ordini di registrazione”.

Ma quali sono i nodi principali del DDL che oggi vengono criticati in Rete ma che in Parlamento, per il momento, non sembrano trovare adeguato terreno di dibattito? Entro domani dovranno essere presentati gli emendamenti al testo ma a muoversi sono ancora in pochi e quelli che lo fanno sembrano talvolta maldestri, come il senatore di Forza Italia Salvatore Lauro che, volendo raccogliere opinioni in Rete per presentare gli emendamenti, pare abbia inviato “a pioggia” un certo numero di email a indirizzi presi qua e là.

Ma ecco dunque i particolari del provvedimento.


Se il Disegno di legge AS 4594 fosse approvato cosa accadrebbe?

Agi italiani verrebbe vietata la registrazione di nomi a dominio di località geografiche, un divieto che va quindi ben oltre i domini riservati alle istituzioni regionali e locali già previsti dalle attuali regole di naming.

Allo stesso modo non potrebbero essere registrati “nomi tali da creare confusione o risultare ingannevoli”, nomi di genere (“quando sono utilizzati per trarne profitto, tramite cessione, o per recare un danno”) o nomi identici o simili a quelli che identificano persone giuridiche o altre organizzazioni di beni e persone. E dunque anche “nomi identici o simili a marchi d’impresa o altri”. In questo modo si getterebbero le fondamenta di una rinnovata disciplina sui marchi che, secondo i giuristi che fin qui si sono espressi sulla questione, non ha alcun bisogno di essere aggiornata. Inoltre la dicitura “ingannevoli” rischia da sola di generare quella confusione che pure si vuole evitare.

Altro elemento che fa discutere è il divieto alla registrazione di quei nomi anche quando si tratta di domini non.it. Questo significherebbe, per fare un esempio concreto, che un tedesco o un americano potrebbe registrare un dominio www.milano.com ma non potrebbe fare altrettanto un italiano, soggetto alla nuova legge.

Come se non bastasse, tutta questa sequela di divieti dovrebbe essere resa efficace retroattivamente, ovvero andrebbe a colpire fattispecie nate prima della promulgazione della legge e dunque aprire la via a contenziosi senza fine sul diritto ai nomi a dominio da parte di questo o quel soggetto. La ciliegina sulla torta è data dal fatto che chi registrasse un nome a dominio in violazione di uno degli innumerevoli divieti di cui sopra rischierebbe sanzioni fino a 30mila euro.

Infine l’articolo 2 del DDL prevede l’istituzione della “Anagrafe nazionale dei nomi a dominio”, un organismo che porterebbe alla burocratizzazione selvaggia degli enti di gestione del sistema dei domini e che potrebbe occuparsi soltanto dei domini gestibili dall’Italia, come quelli.it, lasciando quindi fuori i domini con altre estensioni internazionali o nazionali. Il tutto in conflitto con quanto previsto dei “poteri” dell’Anagrafe, come quello che prevede la cancellazione del nome a dominio “trascorsi novanta giorni dalla data della registrazione senza che ne sia seguita l’effettiva utilizzazione” (senza che venga però definito cosa si intenda per “effettiva utilizzazione”). Una situazione che creerebbe un unico elefante di Stato con, in carico, sia la gestione tecnica dei domini che tutte le problematiche correlate di natura giuridica presumibilmente, in questo quadro, non solo nazionale…

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