Elenco dei cellulari? Preparatevi all'onda

di L. Assenti. Ecco perché gli elenchi non servono agli utenti, perché rappresentano un pericolo e perché invece gli operatori ci sperano. Tutti i motivi per cui se ne dovrebbe bloccare la realizzazione. Forse Rodotà potrà farlo


Roma – Lo sapevate? Presto potremo avere gli elenchi telefonici dei cellulari. Lo prevede una direttiva europea appena recepita in Italia. Bello, se non fosse che quegli elenchi rappresentano un rischio per l’utente (e una grande opportunità per operatori ed aziende). Ecco il rovescio di una medaglia a cui manca il dritto.

A chi serve un elenco pubblico di numeri di utenti di telefonia mobile?

Serve agli utenti? Si può affermare che un elenco è comodo, perché consente di rintracciare una persona che ha un telefonino di cui non abbiamo il numero. Ma perché non abbiamo quel numero? Ci vuole un attimo, tra due amici, per scambiarsi i numeri di telefonino. E se proprio si vuole contattare qualcuno di cui non si ha il numero mobile, si può sempre provare a contattarlo ricorrendo alla telefonia fissa. Non è detto che si trovi subito la persona cercata, ma è probabile che si eviti a questa un disturbo o una telefonata non richiesta.

C’è infatti da considerare che il cellulare lo si porta dappertutto, è “mobile” per eccellenza. Ricevere una telefoninata non è come ricevere una chiamata a casa. Perché a casa, se non si vuole rispondere, si può lasciar squillare il telefono, o si può attivare una segreteria telefonica. Quando si è “in giro”, invece, parcheggiando l’automobile o baciando l’amato (o l’amata), gli squilli del telefonino, o insistite vibrazioni, possono risultare inopportuni, sgraditi. Si è dunque obbligati a tirar fuori spessissimo il cellulare, per accenderlo o spegnerlo, per configurarlo, per attivare o disattivare la segreteria telefonica, per leggere i messaggini arrivati, per disturbarsi in mille altri modi. Per non parlare, poi, di quelli che sbagliano numero a mezzanotte.

All’utente, dunque, gli elenchi di cellulari non servono.

Rimangono, tra i possibili interessati all’elenco, gli operatori di telefonia mobile e altre imprese. Ai carrier gli elenchi servono per due ragioni. La prima è che un elenco fidelizza e fa molta scena. Presto partiranno i confronti tra l’elenco di un gestore e quello di un altro, si giocherà a chi ce l’ha più grosso e pesante.

La seconda ragione, molto più prosaica, è che, una volta reso pubblico, il numero del telefono cellulare è facile preda del marketing più bieco. Oggi capita di ricevere sul telefono fisso chiamate non richieste di ogni genere, e tra queste molte sono proposte commerciali, irrinunciabili offerte-sconto se non addirittura buone vecchie enciclopedie tramutate in uno straordinario e vantaggiosissimo Cd-ROM. Questo genere di chiamate, che sul fisso si tollerano a fatica, sul cellulare scatenano reazioni nervose intense. In genere, la prima domanda dell’utente di telefonia mobile a fronte di telefonate del genere è: “Come avete avuto il mio numero?” Una domanda che è un’arma. Un’arma che, presto, sarà spuntata.

Il “numero pubblico” è un pericolo concreto anche per lo spam sul cellulare, i messaggini non richiesti che si riversano sui terminali di tutti sempre più frequentemente. Accanto ad aziende serie di direct-marketing, che si interrogano sulla comunicazione via SMS e la pubblicità wireless, ci sono già imprese dedite ad indiscriminate attività di spam via SMS. I segnali ci sono tutti e gli elenchi pubblici dei numeri di telefonia mobile costituirebbero per queste aziende una manna dal cielo che ridurrebbe le spese per la loro pubblicità selvaggia.

E se ai provider Internet lo spam via email dà fastidio perché rappresenta un costo per l’occupazione abusiva delle infrastrutture, per gli operatori mobili invece lo spam via cellulare è un affare da molti zeri. Basti pensare ai guadagni per ogni SMS inviato o a quelli derivanti dalla vendita di sistemi e apparecchi che consentono, a chiunque li compri, di inviare migliaia di SMS contemporaneamente. Basta inserire una lista di numeri in un database, cliccare e il gioco è fatto.

L’elenco non solo è inutile per gli utenti, dunque, ma rappresenta persino un rischio. Chi si ricorderà del problema spam, del bacio dell’amata o della propria privacy quando gli verrà chiesto il consenso per pubblicare i propri numeri mobili negli elenchi pubblici, magari in cambio di qualche imperdibile sconto?

Ci resta un barlume di speranza: Stefano Rodotà, Garante della privacy. Nell’adottare la direttiva europea, infatti, il Garante non è stato consultato, elemento che porta ad un vizio di forma che potrebbe, secondo qualcuno, provocare l’annullamento del provvedimento. Già in passato Rodotà aveva spiegato con preoccupazione che ci sono dei rischi nella pubblicazione dei numeri telefonici “mobili”. Non ci rimane che sperare che le sue preoccupazioni siano sufficienti. Forza Stefano.

Lamberto Assenti

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  • 9541silvana scrive:
    Odissea Telecom Italia
    4 anni di offese,rogne,fatture maggiorate da parte della Telecom Italia... ora basta.Info dettagliate su www.gardenatrans.com/telecon italia.htmScrivetemi se avete sinili rogne con la Telecom
  • Anonimo scrive:
    E' questo e' solo l' inizio.
    Aspetta ad avere il contratto e augurati di non dover chiamare il loro Help-Desk, per farti parlare con qualcuno con un briciolo di competenza tecnica (a fronte di un problema) possono passare settimane.Un volta un operatrice per un problema di routing (loro) mi ha detto che per lei era tutto OK perche' riusciva a pingare il router (loro).Noi siamo passati ad INET.In bocca al lupo.
  • Anonimo scrive:
    Da un mese a 24 ore
    Sono il responsabile dei sistemi informativi di un piccolo provider di provincia.Per circa due anni ci siamo avvalsi di Interbusiness per la registrazione di domini .it Tra moduli elettronici che sparivano nel nulla, fax occupati e richieste respinte siamo arrivati a dover attendere anche 40 giorni per la registrazione di un dominio .itAdesso abbiamo stipulato un contratto mantainer con il NIC e, come per magia, i tempi di attesa per la registrazione (o il cambio provider) di un dominio .it sono scesi a 24 ore. Il tutto al costo di 1.750.000 +iva una tantum comprensivo del canone per 30 domini.Considerando che a registrare un dominio .it ci volgiono si e no 5 minuti tra configurazione del DNS e invio del modulo elettronico viene da chiedersi se non ci sia una sola persona in interbusiness che gestisce le richieste di tutta Italia ...Mah!
  • Anonimo scrive:
    anche gli altri...
    L'azienda dove lavoro ha un contratto nazionale con albacom.Tra collegamenti che cadono da soli, tempi di accesso al provider variabili fino a 10 min!,"congelamenti" delle sessioni di lavoro, trasferimenti ftp che crashano,etc etc il campionario è talmente vario che vale la pena allevare piccioni viaggiatori.Siamo in causa con Albacom e no mi presento per non compromettere l'azienda...
  • Anonimo scrive:
    Interbusiness? Problema risolto
    Finalmente dopo una lunga attesa (e ancora prima che la mia email venisse pubblicata su Punto Informatico) ho ottenuto l'avvio della procedura di cambio provider del dominio di cui si parlava nel mio messaggio (non stavo trasferendo un solo dominio ma più d'uno).Tutto quindi è andato a buon fine. Rimane lo sconforto per la gran quantità di tempo perso nel seguire le pratiche di cambio provider.Forse ero abituato al precedente provider Internet, con il quale se avevamo dei problemi bastava chiamare e tutto si risolveva: spero che ora tutto proceda per il meglio.Luigi D. Cerabolini
  • Anonimo scrive:
    Io ci sono abituato...
    Sono anni che subisco disservizi del genere. Opero con diversi provider, oltre a Telecom, e loro sono i *PEGGIORI*, sotto tutti i punti di vista: eccessiva burocrazia, difficolta' nel conttattare il supporto tecnico, frequenza di guasti e lentezza nel risolverli, etc, etc... Cosa che puntualmente faccio loro notare, tra l'altro, per quel che serve...Non sto a raccontarvi tutte le mie vicissitudini (dovrei scrivere pagine e pagine), vi dico giusto l'ultima: volevamo 'convertire' un vecchio accesso 'diamante' (CDN 64 Kb) ad una 2Mbit, richiedendo esplicitamente, al momento dell'ordine, il mantenimento degli IP, cosa che ci venne assicurata.Ci installano pero' la nuova linea assegnandoci nuovi IP. Per farla breve: dopo circa 4 mesi (QUATTRO MESI!) di continui colloqui, sollecitazioni e 'arrabbiature' (eufemismo) con tecnici e commerciali, mi viene comunicato che il trasferimento degli IP non e' tecnicamente possibile. Buona fortuna...
  • Anonimo scrive:
    Eppure funziona!!!
    Sebbbene è facile riscontrare problemi con interbusiness: -il server web è sempre in manutenzione (ovvero un giorno si e un giorno no) -il fax dopo 2 o 3 tentativi funzionama l'ha dove non si riesce a spedire fax o a compilare il modulo on line c'è sempre una efficente Help Desk (salvo quanto ti dicono attendere prego - da 5 a 10 min di attesa).L'help desk ti dice sempre cosa fare e come fare se non va il fax allora si può inviare un'email all'ndirizzo domain@interbusines.itIn conclusione interbusiness è il mal minore.
  • Anonimo scrive:
    Raccomandata RR
    Se il fax non lo fanno funzionare (e come biasimarli se in puro stile telecom si comportano cosi?) perche' non gli conviene potreste mandargli questa lettera via Raccomandata RR Espressa, sia a loro e sia, in copia, alla Registration Authority (dalla padella alla brace :)).Buona fortuna.PS: Io "hosto" ormai da anni su pair.com e devo dire che mi trovo benissimo, altro che provider italiani con le loro tremila cartacce inutili.
    • Anonimo scrive:
      Re: Raccomandata RR


      PS: Io "hosto" ormai da anni su pair.com e
      devo dire che mi trovo benissimo, altro che
      provider italiani con le loro tremila
      cartacce inutili.
      WOW! anche tu un "parian"? come posso rintracciarti sul forum pair.users? io sono Maxse vuoi qualche volta ci scambiamo qualche drittaCiao
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