Facebook, ritorno alla privacy

Sotto la spinta delle critiche Zuckerberg fa un passo indietro e riscrive le opzioni sull'accesso alle informazioni degli utenti del social network. E stavolta i commenti sono sostanzialmente positivi

Roma – Come annunciato Facebook cambia nuovamente le impostazioni sulla privacy sull’onda delle critiche piovutegli addosso dopo l’ultima modifica delle condizioni di utilizzo, termini d’uso che rischiavano di compromettere la sicurezza dei dati degli utenti e la fiducia da loro riposta nel social network in blu.

Il fondatore e CEO Zuckerberg afferma di aver dato ascolto ai commenti degli utenti, dei gruppi di interesse e dei legislatori , nel riformare da capo le impostazioni, con l’ obiettivo di semplificarle notevolmente rendendole facilmente fruibili a tutti: d’altronde dalle 991 parole necessarie nel 2005 al social network per enunciare la sua politica relativa alla privacy, si è arrivati ad aver bisogno, oggi, di ben 5.832 parole. E questo rappresenta l’ultimo passo per adattare il pannello di controllo alle nuove necessità.

Vi è ora (ma non ancora per la versione italiana) un’ unica griglia di controllo (nelle impostazioni sulla privacy nel menù account) che permette agli utenti di rendere qualsiasi contenuto (foto, informazioni personali, post ecc) accessibile – a scelta – solo agli amici, agli amici degli amici o a tutti, scelta effettuabile con un singolo click. Vi è anche la possibilità, poi, di specificare ulteriormente e in maniera granulare i permessi da concedere, per esempio se si vogliono impostazioni diverse per le singole categorie di informazioni.

Ulteriore novità riguarda la pagina per controllare se e come sia possibile cercare l’utente: se limitare, cioè, la possibilità di farsi individuare sul social network agli amici, agli amici degli amici o lasciare aperta la possibilità a tutti. Allo stesso modo è possibile limitare coloro che possono inviare messaggi, richieste d’amicizia o vedere la lista degli amici e le altre informazioni.

Le nuove disposizioni si applicheranno a tutti i contenuti anche retroattivamente . In ogni caso, questa volta solo alcune delle nuove opzioni sono automaticamente imposte al livello più basso di privacy e in particolare quelle relative alla ricerca pubblica: ha spiegato lo stesso Zuckerberg che è importante che ogni utente possa cercare gli altri per stringere amicizia.

Inoltre quando si vorrà interagire con un’applicazione non ci sarà più l’avviso generico che avverte che si dà accesso a tutte le proprie informazioni, ma una finestra spiegherà esattamente quali di queste verranno divulgate. In caso l’applicazione necessiti di utilizzare maggiori informazioni rispetto a quelle accessibili a tutte le altre, occorrerà un permesso aggiuntivo da parte dell’utente. E le impostazioni che si adotteranno con “Condividere su Facebook” saranno automaticamente estese ad ogni nuovo prodotto/applicazione cui si fa accesso, senza bisogno (se non si vogliono differenziazioni) di specificare ulteriormente la proprio scelta.

Infine, diventa più facile l’ opt out dalla piattaforma di Facebook , impedendo così alle applicazioni terze di accedere al proprio profilo: decidendo di uscirne, tutte le applicazioni verranno scollegate e verrà cancellato ogni dato finora raccolto da esse sul proprio profilo.

Zuckerberg assicura di aver imparato la lezione: “non pasticcerò con la privacy per tanto tempo!” ha esclamato durante la presentazione delle nuove impostazioni. Questa volta, d’altronde, sembra essere andato nella direzione giusta e i commenti appaiono sostanzialmente positivi. Pollice su , per esempio, per il Senatore Charles Schumer che aveva chiesto alla FTC di investigare sulle precedenti impostazioni: “È un primo importante passo avanti – afferma – per cui bisogna plaudere a Facebook”. Mi piace arriva anche dall’ American Civil Liberties Union ( ACLU ): “Dopo una serie di passi falsi si sta riavvicinando alla privacy”.

Tendenzialmente positivo anche il commento di EFF, che nella precedente occasione aveva duramente criticato il social network auspicando regole chiare e semplici: “Anche se c’è ancora molto da fare, i cambiamenti sono abbastanza buoni”.

Tuttavia non tutti gli osservatori sono soddisfatti del passo fatto : “La maggior parte delle persone neanche guarda le impostazioni sulla privacy, quindi il cambiamento non avrà un grande impatto”, spiega Simon Davies, direttore di Privacy International , che ne riconosce tuttavia l’utilità se le opzioni di default saranno selezionate al livello più alto di protezione.

Dubbi vi sarebbero inoltre, almeno secondo la società d’analisi Gartner, sulla possibilità di monetizzare il successo di pubblico , se le impostazioni di privacy diventano talmente alte da rendere difficoltosa la pubblicità centrata sul target. Anche se lo stesso Zuckerberg a una domanda diretta ha risposto che il business di Facebook non dipende dalle informazioni condivise con le applicazioni degli utenti: queste non vengono infatti vendute ai pubblicitari. Lo spirito del social network in blu rimane quello di condividere tutto, cosa che sarebbe possibile fare solo nella più totale sicurezza e fiducia del sistema che si utilizza.

Claudio Tamburrino

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  • videotechin o rampante scrive:
    Noi videotechini vinciamo ovuncue!
    Siamo gerti che il futturo sia nostro, presto effinalmente si tornera nelle videoteche, con le familie che veranno la sera a scelgliere il films da vedere assieme, senza più sto cazo di internet, che non funzia, lo usano solo i criminali e oramari è stato supperato dal diggitale terestre.Abiamo anche avuto rasiqurazioni cheppresto aprovano una lege con la quale i servizzi secreti indagherano sui regazzini CRIMINALI che scarricano i films dallo internet, e veranno tuti sbatuti in galera, al 41 bis.Back to the future, back to the videotecs!HASTA LA VIDEOTECA, SIEMPRE!
  • il solito bene informato scrive:
    something doesn't come back to me
    Qualcosa non mi torna... (newbie)Time Warner Cable non dovrebbe essere una branca della Time Warner entertainment? E la Time Warner Entertainment non è una delle Majors "paladine del copyright"?E' la storia del cane che si morde la coda?
    • aPenguin scrive:
      Re: something doesn't come back to me
      Ne avevano parlato anche su arstechnica tempo fa:http://arstechnica.com/tech-policy/news/2010/05/time-warner-cable-tries-to-put-brakes-on-massive-piracy-case.arsMolto interessanti anche i commenti, tra cui si dice che Time Warner Cable è un'entità separata da Time Warner da marzo 2009.Ciao :)
  • panda rossa scrive:
    Se lo dice lui deve essere vero!
    Se una major dichiara che per ogni MP3 scaricato perde 1 milione di dollari, bisogna credergli, mentre se un provider dichiara che per determinare un IP, decrittare i log, incrociare i dati e fare le opportune verifiche, ci vuole un giorno di lavoro, no?Il provider ha dichiarato che i suoi tempi tecnici per estrarre i dati sono quelli. Sembra parecchio.Vorra' dire che quel provider e' un incapace e quindi e' destinato al fallimento.Fossi una major non mi preoccuperei piu' di tanto e invece andrei subito a ritoccare i miei listini al rialzo, in modo da poter piangere che per ogni mp3 la perdita diventa di 1 milione e mezzo di dollari.
    • Lybra scrive:
      Re: Se lo dice lui deve essere vero!
      - Scritto da: panda rossa
      determinare un IP, decrittare i log, incrociare i
      dati e fare le opportune verifiche, ci vuole un
      giorno di lavoro,
      no?Beh di certo i furboni delle major non sono ingegneri informatici o fisici quantistici, per cui non sanno nemmeno cosa c'è dietro un'infrastruttura come un ISP :D
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