FBI e Tor: USA al sicuro, utenti Firefox in pericolo

Il giudice si rimangia la decisione presa in precedenza riallineandosi con le motivazioni del Bureau federale: la vulnerabilità sfruttata per smascherare gli utenti di Playpen, su Tor, non sarà pubblica. Motivi di sicurezza nazionale

Roma – Mozilla non è riuscita a far valere le proprie ragioni contro l’FBI, agenzia investigativa statunitense che usa non meglio precisate motivazioni di sicurezza nazionale per impedire agli sviluppatori di Firefox di conoscere i dettagli di un’eventuale, pericolosissima vulnerabilità di sicurezza presente all’interno del browser open source.

La fondazione americana si era rivolta al giudice per venire in possesso delle informazioni riguardanti una famigerata “network investigative technique” (NIT), tecnica adottata dall’FBI per compromettere i PC dei visitatori del sito pedopornografico Playpen e presumibilmente basata sull’abuso di una vulnerabilità di Firefox.

Una prima decisione del giudice distrettuale Robert J. Bryan era arrivata in favore di Jay Michaud – appunto uno dei frequentatori del succitato forum Playpen attivo sulla darknet di Tor – e della diffusione delle informazioni sulla NIT, ma l’FBI si era rifiutata di procedere oltre chiedendo al giudice di ripensarci.

La nuova decisione del giudice Bryan dà ragione al Bureau federale, che non vuole svelare alcunché sulle sue tecniche di penetrazione attive perché la cosa comprometterebbe la sicurezza nazionale degli USA; Mozilla ovviamente non è soddisfatta, mentre agli utenti di Firefox resterà il dubbio sull’insicurezza del browser.

È un fatto oramai noto che i Federali statunitensi si comportino in maniera poco ortodossa quando hanno a che fare con la darknet a cipolla, al punto da arrivare a perseguitare una delle sviluppatrici del software trasformando la sua vita in un inferno : Isis Agora Lovecruft non ce l’ha fatta a continuare a vivere negli States con la prospettiva di venire continuamente braccata e ha anticipato il suo trasferimento in Germania . Ora ha paura di quello che potrebbe capitarle nel caso in cui tornasse a casa.

Alfonso Maruccia

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