Focus/ Sequestro di siti all'estero?

di L. De Grazia. La Cassazione stabilisce che è possibile il sequestro di siti Internet all'estero per diffamazione. Quale il senso e quali le conseguenze di questa decisione? Un excursus giuridico per capirne di più


Web – Cercherò di chiarire quanto ha statuito di recente la Suprema Corte di Cassazione (Cassazione – Sezione V penale (Cc) – sentenza 17 novembre-27 dicembre 2000) con la sentenza che può essere letta nella sua interezza e che ho potuto utilizzare per gentile concessione dell’amico e collega avv. Daniele Minotti , curatore del sito Penale.it .

Vorrei anche precisare che nel commento stesso mi asterrò da qualsiasi giudizio di carattere anche lontanamente politico, e cercherò soltanto di spiegare quali siano i motivi specifici che hanno portato i giudici della Suprema Corte a stabilire il principio sintetizzato nel titolo dell’articolo. Mi scuso – inoltre – con i giuristi per il linguaggio volutamente non troppo preciso tecnicamente, ma lo scopo di questo articolo è di cercare di spiegare il contenuto della sentenza al pubblico, non quello di effettuare dotte dissertazioni. Un commento più articolato è reperibile in rete nella rivista giuridica Infodir.Net .

Passiamo ora ad esaminare la decisione della Corte di Cassazione nel dettaglio.
Il “cuore” del fatto criminoso per il quale è stata sporta querela: esprimere su un sito, quindi in un “luogo” potenzialmente visitabile da una molteplicità di persone, degli apprezzamenti che potessero offendere la reputazione di qualcuno.
In prima battuta il Gip non ha ritenuto che le richieste avanzate dal Pubblico Ministero fossero sufficientemente argomentate e provate, in pratica ha ritenuto non sussistente in prima battuta il reato di diffamazione.
Il Tribunale del riesame – che è l’organo che giudica in seconda istanza su quello che ha deciso il Gip – ha viceversa ritenuto esistente il reato di diffamazione, ha glissato sul problema della esecuzione del provvedimento, ma ha ritenuto che il giudice italiano non avesse potere (difetto di giurisdizione) nei confronti di un reato che appariva come commesso all’estero, per di più da cittadini stranieri.

..il reato di diffamazione si consuma nel momento e nel luogo in cui si manifesta la diffusione delle espressioni offensive..
Ovvero il momento in cui scatta il reato è quello in cui “si manifestano” le espressioni offensive; vedremo subito appresso cosa significhi esattamente ciò.

..Orbene la diffusione costituisce concetto e momento differente dalla pubblicazione. La diffamazione è sicuramente, secondo la sua opinione, reato istantaneo di pura condotta..
Si afferma quindi che il reato di diffamazione si compie nel momento stesso in cui si pone in essere il comportamento che porterà alla diffamazione, essendo questo sufficiente ad integrare gli estremi del reato.


..ma la condotta consiste nella comunicazione con più persone; a tanto consegue che il reato si consuma nel momento in cui i destinatari percepiscono le espressioni diffamatorie (consistendo in questo, in pratica, la comunicazione)..
Ulteriore e necessaria specificazione: la condotta che fa parte integrante del reato si compie (si consuma) nel momento in cui i destinatari (potenziali) del messaggio percepiscono le espressioni diffamatorie.

..La percezione, pertanto, afferma il ricorrente, non è l’evento del reato, ma ne è elemento costitutivo, in quanto fa parte della condotta dell’agente…
Conseguenza del ragionamento di cui sopra; la percezione non è i risultato (l’evento) del reato, ma “è”, “fa parte” del reato stesso, mentre il danno conseguente alla commissione del reato si ha nel momento in cui il “diffamato” sente leso il proprio onore, la propria reputazione.

…si deve giungere alla conclusione che il reato (ma non il danno) si è perfezionato nel momento in cui il messaggio, diffuso sul “sito”, viene percepito da una pluralità di persone che a detto sito accedono…
Dunque, poiché la percezione del contenuto offensivo dei messaggi è avvenuta in Italia, il reato deve essere considerato commesso sul territorio nazionale.

Quindi in effetti, poiché qualora il reato si fosse “manifestato” in altro paese, sarebbe stato il giudice di quel paese ad essere competente
..mentre, nel caso, di diffamazione commessa, ad esempio, a mezzo posta, telegramma o, appunto, e-mail, è necessario che l’agente compili e spedisca una serie di messaggi a più destinatari, nel caso in cui egli crei o utilizzi uno spazio web, la comunicazione deve intendersi effettuata potenzialmente erga omnes (sia pure nel ristretto – ma non troppo – ambito di tutti coloro che abbiano gli strumenti, la capacità tecnica e, nel caso di siti a pagamento, la legittimazione, a “connettersi”)..

Piccolissima annotazione: correttamente la S.C. chiarisce che il comportamento da punire è la possibilità di offendere la reputazione di una persona attraverso un messaggio che possa anche solo potenzialmente giungere ad una “moltitudine indeterminata di persone”.

..l’utilizzo di internet integra una delle ipotesi aggravate di cui dell’articolo 595 Cp (comma terzo: “offesa recata… con qualsiasi altro mezzo di pubblicità”)…la particolare diffusività del mezzo usato per propagare il messaggio denigratorio rende l’agente meritevole di un più severo trattamento penale…

Anche qui il ragionamento è assolutamente cristallino; in effetti da molto tempo l’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato ha chiarito che Internet è soprattutto un “mezzo di comunicazione”, ed in quanto tale soggiace alle regole della comunicazione stessa.

Ricordo che la differenza sostanziale tra ingiuria e diffamazione non è tanto nel “contenuto” del messaggio, quanto nelle modalità di manifestazione del comportamento illecito. “Sei un ladro!”, è ingiuria se profferito in presenza della persona offesa, è diffamazione se viene “comunicato a più persone” non in presenza della persona offesa.


La Corte afferma poi che, essendo ormai un concetto pacificamente accettato che l’offesa effettuata attraverso il mezzo radiotelevisivo rientri nel concetto di diffamazione e non di ingiuria, non sia necessario più di tanto soffermarsi sulla “specificità” del comportamento in relazione alla rete Internet.

..in considerazione della caratterizzazione “transnazionale” dello strumento adoperato, può apparire, in un primo momento, problematica la individuazione del luogo in cui deve ritenersi consumato il delitto commesso “a mezzo internet”..

Qui viene alla luce il (falso) problema del “luogo” ove il reato si ritiene commesso.
non sarebbero perseguibili in Italia quelle azioni diffamatorie consumate tramite internet, nella ipotesi in cui la diffusione del messaggio sia partita dall’estero; e ciò anche nel caso in cui il provider sia italiano…
..La diffamazione.. è un reato di evento, inteso quest’ultimo come avvenimento esterno all’agente e causalmente collegato al comportamento di costui. Si tratta di evento.. per così dire, psicologico, consistente nella percezione da parte.. dei terzi…della espressione offensiva..

Quindi il reato “si compie” nel momento in cui i terzi (in genere) prendono cognizione, vedono, percepiscono, ” l’espressione offensiva”.

Il reato, dunque, si consuma non al momento della diffusione del messaggio offensivo, ma al momento della percezione dello stesso da parte di soggetti che siano “terzi” rispetto all’agente ed alla persona offesa..

Il vero punto nodale di tutta la decisione: il reato “si compie” “..al momento della percezione dello stesso da parte di soggetti che siano “terzi” rispetto all’agente ed alla persona offesa?.”. Di conseguenza, è possibile applicare l’art.6 del codice penale, in quanto il reato si può “considerare” come avvenuto nel territorio italiano (percezione da parte di terzi del contenuto diffamatorio dei messaggi).

..Orbene, l’articolo 6 Cp, al comma secondo, stabilisce che il reato si considera commesso nel territorio dello Stato, quando su di esso si sia verificata, in tutto, ma anche in parte, l’azione o l’omissione, ovvero l’evento che ne sia conseguenza. La cosiddetta teoria della ubiquità, dunque, consente al giudice italiano di conoscere del fatto-reato, tanto nel caso in cui sul territorio nazionale si sia verificata la condotta, quanto in quello in cui su di esso si sia verificato l’evento. Pertanto, nel caso di un iter criminis iniziato all’estero e conclusosi (con l’evento) nel nostro Paese, sussiste la potestà punitiva dello Stato italiano…

Il ragionamento appena effettuato dalla Corte di Cassazione non è che la logica conseguenza delle premesse, che come abbiamo visto sono da considerarsi corrette alla luce delle vigenti norme.


La spiegazione del contenuto dell’art. 6 del codice penale, al quale la decisione fa riferimento, può probabilmente venire dalle parole espresse in merito dall’avv. Minotti: “.. la teoria dell’ubiquità risale, quanto meno, agli anni ’30 (Guardasigilli Rocco, padre del vigente c.p.). Nessuna rivoluzione, dunque. La decisione della S.C. è, per me, assolutamente accettabile.” Frase espressa nell’ambito della Mailing List Il circolo dei giuristi telematici .

Come vedremo in seguito in effetti questa sentenza era stata preceduta da almeno un’altra sentenza, non della Corte di Cassazione (Monte dei Paschi di Siena / Pinto, Tribunale di Teramo , 1997).

Nella parte finale della sentenza la Corte di Cassazione ha stabilito il c.d. “principio di diritto” al quale il Giudice del merito dovrà attenersi. Sarà infatti il Tribunale del Riesame che dovrà statuire, analizzando i fatti (ormai inalterabili) alla luce del principio posto dalla Corte di Cassazione, e a decidere se vi siano gli estremi per poter procedere al sequestro del contenuto del sito.
Così come sarà lo stesso Tribunale a stabilire le modalità esecutive del sequestro stesso, ovvero il “modo” in cui si potrà procedere al “sequestro” del contenuto del sito.

Accenno soltanto, per concludere, che il problema (e la relativa soluzione) della esecuzione di un provvedimento del giudice italiano all’estero non è certamente derivato dall’esistenza di Internet, ma esiste, si potrebbe dire, da tempo quasi immemorabile.

Avv. Luca-M. de Grazia

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  • Anonimo scrive:
    INTERNET è già (anche) un Mercato Commerciale.
    Non sono d' accordo con i soliti esperti.INTERNET sarà anche 1 grande Mercato Commerciale, al quale Aziende è Privati si dovranno adattare, ma non perchè obbligati, ma solo perchè offirà moltissimi vantaggi.Basta 1 minimo di iniziativa, capacità di uso del pc in sicurezza, e fiducia nell' e-commerce, personalmente, nel mio piccolo, compro software in mezzo mondo in tutta tranquillità pagando con carta di credito, cosa impensabile solo fino a poco tempo fa e risparmiando tempo e danaro.Usando le transazioni con 1 minimo di precauzione, non mi è mai capitato nulla, e sono soddisfattsiimo sia di quello che ho acquistato anche oltreoceano sia x l' assistenza che ricevo.Sfido altri "esperti" a dimostrare il contrario; se non i soliti luoghi comuni.E' ovvio che quelli che si sono buttati nell' e-commerce di INTERNET, pensando solo di arricchirsi a spese dei soliti "fessi"; fessi si sono ritrovati loro.Alien
  • Anonimo scrive:
    I soldi sono soldi anche sull' Internet-Mercato
    Quest'anno il 7% del mio stipendio netto è andato speso con Internet come TRAMITE. Non ho comprato nulla su etoy, nulla su ebay, nulla su ibazar, etc.. Pensate, ho comprato dall'ormai moribondo cdnow, ho fatto l'assicurazione della macchina con genialloyd e un'altra assicurazione con la Europ Assistance.Le considerazioni dell'articolo in questione mi sembrano troppo teoriche perchè la realtà è 1 e solamente 1 :Se tramite Internet posso avere qualcosa ad un prezzo minore almeno a parità di qualità, servizi etc..: ebbene lo prendo tramite Internet.NB = Of course cerco e consiglio di prevenire eventuali fregature.Thankz
  • Anonimo scrive:
    E' colpa dell'età di chi dirige.
    Dare Internet in mano a una classe dirigente che ha oltre 50 anni, è stato come dare un barattolo di bolle di sapone ad un bambino, hanno capito che era astratto solo qunado lo hanno toccato, e nel frattempo hanno messo in crisi interi gruppi e patrimoni.Le idee migliori sono nate nei sotto scala da persone pensanti, e Internet in Italia è una copia del passato americano come tutto, il multilevel marketing in America è attivo dal 33 circa e in Italia dal 99 circa come riconosciuto da grandi aziende italiane fin'allora era stato boicottato.In Italia il Web interno è comunicazione e visibilità non ci sono i km che giustificano acquisti di beni comuni on line.La mancanza di cultura di marketing è palpabile fin dalla scelta dei nomi, nomi o poco comprensibili o poco pronunciabili.O nomi facili stravolti come il nome de "L'espresso" ok sul Web la virgola è bandita ma da qui a bandire e inventare c'è un mare chi ha inventato il nome www.espressoedit.it avendo a quel tempo libero lespresso, sarebbe da premiare come la migliore parola incomprensibile inventata.Vi saluto e auguro a tutti di capire e poi fare, perchè se si fà e dopo si capisce gli errori si pagano salati.Per consigli e chiarimenti su registrazioni scelta dei nomi e tutto il Web marketing sono a disposizione.danci@virgilio.it
  • Anonimo scrive:
    Bè...era scontato.
    Io credo che il fallimento degli shop on line sia da attribbuire ad un semplice fattore. I negozi virtuali in pratica tentano di vendere i prodotti allo stesso prezzo che in realtà si trovano nei negozi sotto casa. Allora vorrei essere spiegato il motivo che mi potrebbe poi spingere ad acquistare in rete con i limiti, poi, dell'eventuale pagamento con carta di credito e senza poter visionare i prodotti da vicino.Lo shop in rete abbatte o no i costi di gestione?Allora praticate sconti reali di almeno il 30% rispetto a quello che si vende nei negozi e vedrete che i risultati si faranno vedere.
  • Anonimo scrive:
    2 Anni, non di più.
    E molti webmaster, webarchitect, web strateghi e altre amenita' del genere (CEPU Web docet) andranno a spasso.Quando cioe' quelle aziende che oggi stanno buttando (letteralmente) grosse risorse dentro il mare di internet si renderanno conto che il ritorno che s'aspettavano non c'e' e non ci sara' (o quantomeno non ci sara' nei modi previsti) vedrete come cambiera' l'aria della new economy.La discesa e' gia' cominciata, anche se non ve ne siete ancora accorti.
    • Anonimo scrive:
      Re: 2 Anni, non di più.
      Caro il mio profeta da quattro soldi...quelle amenità di cui tu impropriamente cianci e di cui sicuramente non capisci un cacchio di niente e non sei capace a fare, sappi,che a oggi,rappresentano migliaia di posti di lavoro, persone che si guadagnano da vivere onestamente,capitali investiti in in infrastrutture, sforzi,impegno, speranze, volontà per dare ai coglioni come te la possibilità di avere una vita migliore e un informazione migliore, diversa,libera e affrancata da tutte le stronzate che giornalmente tu ti bevi !.E sai cosa mi fa incazzare di piu... che tutti quelli come noi che lavorano, lo fanno per dei cazzoni come te, che non conoscono la rete, non capiscono un cazzo di niente, ma sparano giudizi da padreterni su argomenti che neanche sanno cosa siano.SPARATI !FAI UN FAVORE AL MONDO ! BALUBA !-- Scritto da: Enrico

      E molti webmaster, webarchitect, web
      strateghi e altre amenita' del genere (CEPU
      Web docet) andranno a spasso.
      Quando cioe' quelle aziende che oggi stanno
      buttando (letteralmente) grosse risorse
      dentro il mare di internet si renderanno
      conto che il ritorno che s'aspettavano non
      c'e' e non ci sara' (o quantomeno non ci
      sara' nei modi previsti) vedrete come
      cambiera' l'aria della new economy.
      La discesa e' gia' cominciata, anche se non
      ve ne siete ancora accorti.
  • Anonimo scrive:
    risposte sparse
    Buongiorno a tutti.Grazie a tutti per i commenti.Qualche risposta sparsa chiedendo scusa per la brevita'.Per Lino Mari e MG: non c'e' nessun accenno nell'articolo al B2B perche' la percezione di internet per le aziende mi interessa molto meno di quella dei singoli individui....e' solo questione di gusti: per il singolo utente di internet il 2000 e' stato un diluvio di "fantastiche previsioni" tutte sapientemente orientate (parere personalissimo) .....il report di PEW, per Fabio Rossello, e' secondo me importante perche' sfata un mito diffuso e molto costruito...quello della orientabilita' nel mercato...credo non sia cosi', non lo e' stato con il B2C e non lo sara' penso nemmeno con molte delle next thing che la tecnologia ci sta preparando, tale e' ormai la distanza fra la percezione dell'utente e quella dell'industria. Quanto alla notorieta' di PEW, Fabio hai ragione, e' certamente inferiore a quella di altri istituti di ricerca, probabilmente per il fatto che e' una delle poche societa' che rilascia report assolutamente indipendenti dal mondo del business....o cosi' almeno a me sembra.saluti a tuttiM.
  • Anonimo scrive:
    Chi conosce la rete...
    Il problema delle grosse aspettative disattese è purtroppo frequente qunado un fenomeno coinvolge molte persone che non lo conoscono abbastanza.Chi conosce abbastanza bene Internet , come credo la gran parte di coloro che leggono questi articoli, conosce altrettanto bene i suoi vantaggi , che sono innegabili anche nel campo business, anche se non fanno pensare che basta intraprendere un'attività legata alla rete per diventare miliardari. Invece quelli che non la conoscono abbastanza, e sono la grande maggioranza, sono indotti o ad esaltarla , ritenendola in grado di compiere chissà quali magie anche in campo economico, oppure a disprezzarla, ritenerla pericolosa (covo di pedofili) o insignificante ("non ne ho mai sentito il bisogno").La maggior parte delle persone in fondo assomiglia a quegli indigeni che, visitati dagli esploratori, si spaventavano o si esaltavano alla vista di una radiolina accesa o di un aereo.
  • Anonimo scrive:
    Profeti e Guru.
    Caro Mantellinianch'io, come l'ultimo opinionista, Ti seguo spesso negli articoli che pubblichi, e devo dire con molto apprezzamento.Tuttavia non posso esimermi questa volta dall'intervenire : PEW non è che uno dei tanti nuovi profeti che l'evoluzione della new tecnology oggi esprime e certamente non il più autorevole; tutti noi sappiamo, tuttavia, che ogni fideismo ha i suoi profeti (e aimeh anche i suoi Guru...)ognuno convinto o interessato nell'esprimere visioni del futuro condizionanti per i poveri mortali/fedeli.Il Tuo articolo abbonda però parossisticamente di certezze e di avverbi che poco si sposano con la cautela che soprattutto in questo momento (quello da alcuni simpaticamente definito della terza W.W.W. - Wow, Woops, What ? - cioè (euforia , inciampata ed ora presa di coscienza con i piedi per terra) che necessita questa fase evolutiva della New Tecnology.Spero che nei prossimi articoli anche Tu sappia mantenere di più i piedi per terra e magari interessarti al più grande problema di cui pochi si stanno ancora rendendo conto : la scarsa cultura proattiva al cambiamento dell'azienda medio Piccola Italiana - che fa l'80% del PIL - ostacola l'interpretazione corretta e conseguentemente l'implementazione efficace dell'E-business (e non solo dell' E-commerce).Anche nel 1800, con la nascita della ferrovia fallirono un numero incredibile di imprese, ma quelle che restarono divennero più redditizie.Non dobbiamo dimenticarci l'insegnamento di Darwin :"...non è la specie più forte o la più intelligente che sopravvive all'evoluzione ma quella che più sa adattarsi al cambiamento".Forse su questo varrebbe la pena di dedicare due pagine di articolo.Con Stima
  • Anonimo scrive:
    Ma quale bugia...
    Beh la bugia l'hai appena lei, Martellini, tralasciando l'internet-mercato del B2B, dei servizi alle imprese, del trading on line, della pubblicità... che fanno chi più e chi meno business e aspettano una nuova Internet per decuplicare i proopri affari...E poi parlare di iscrizione alle mailing list... non siete forse voi i primi a farli.. per carità la vostra mailing list è utilissima e con un punto di vista critico e non prezzolato, e ciò Vi fa onore...Ma scusa a parte il sito amatoriale che uno fa per hobby dando forse più informazioni di un sito blasonato e forse a pagamento.... il resto lo sai meglio di me comporta tempo, programmatori, server banda e tutto il resto... che va pagato! Mi spieghi chi lo deve pagare tutto questo se non trovando un modo di avere un ritorno o con la pubblicitgà (che mostra la volontà dell'imprenditore di rendere gratis il servizio all'utente) o con un canone...Penso che chi, come me e te e tanti altri, che passa 8-10 ore a creare un pezzo di Internet alla fine avrà la proprio bocca e quella di altri da sfamare... e non può non sfamarla solo per non rendere Internet un business come tanti... Questo detto con stima e alla fine la tua è la tua opinione e la rispetto non condividendola.
    • Anonimo scrive:
      Re: Ma quale bugia...
      - Scritto da: MG
      Beh la bugia l'hai appena lei, Martellini,
      tralasciando l'internet-mercato del B2B, dei
      servizi alle imprese, del trading on line,
      della pubblicità... che fanno chi più e chi
      meno business e aspettano una nuova Internet
      per decuplicare i proopri affari...B2B su inet e' altra cosa e penso che non rientri nell'ariticolo. Infatti molte aziende riapplicano le tecniche di marketing convenzionali su inet quindi e' solo un nuovo mezzo di comunicazione.Il fulcro che mi interessa sviluppare in questa sede e' il B2C ed e' quello a cui molti fanno riferimento (vedi i portali, e-com per la maggior parte), e penso fosse quello a cui Martellini si riferiva. Attendo conferma.
  • Anonimo scrive:
    Come mai?
    Caro Mantellini, molte volte ho avuto opinioni concordanti con le tue, ma questa volto penso che hai colto un aspetto del nuovo mercato, e lo hai reso universale.Le cose non stanno proprio così, e se ci fai caso (non è difficile) ci sono fin troppi rapporti sulle statistiche di vendita su Internet, non c'è solo PEW. Ma il problema non è questo, perchè se le cosiderazioni che hai fatto, le avesse scritte un qualsiasi giornalista... la cosa non mi avrebbe meravigliato tanto. In questo articolo mancano molti riferimenti alla realtà e soprattutto manca un dato fondamentale, il B2B. Ormai il 75% delle transazioni tra aziende avviene via internet, e l'altro 25% non ne è del tutto scollegato, ti sembra poco? Anche se una cosa è vera, molti, moltissimi siti e-commerce che ci sono e che si creeranno nei prossimi anni sono destinati a chiudere, il motivo? Non tutti siamo venditori, e non tutti sapranno vendere nel nuovo mercato, e soprattutto questo fa parte del gioco. Si parte in tanti, si arriva in pochi. MA questo no vuol dire tracollo del mercato via internet.Cordiali SalutiLino Marihttp://www.intermedia2000.com
    • Anonimo scrive:
      Come mai?è fra aziende
      - caro Lino Mari, non hai considerato che la frammentazione del commercio on line e le transazioni forse sono due cose diverse, a livello imprenditoriale avvengono molte trasazioni fra aziende e allo stesso tempo il numero delle trasazioni è falsato dai siti erotici che nel 99 hanno effettuato come numero più di quelle della società autostrade.Le transazioni ci saranno ma manca il commercio di oggetti fra aziende e privati.ciao
      danci@virgilio.it
      • Anonimo scrive:
        Re: Come mai?è fra aziende
        Hai detto esattamente quello che intendevo, ovvero che il mercato on-line esiste ed anche tanto, solo che per il momento la grossa fetta è il B2B (Business To Business), infatti la mia azienda effettua tutti gli acquisti da anni esclusivamente via internet. Per decollare il B2C (Business To Consumer) ha bisogna soprattutto della fiducia dell'utente verso le aziende che vendono prodotti e servizi sul web, e soprattutto avere dei vantaggi da questo (non per forza economico).SalutiLino MariIntermedia Srlhttp://www.intermedia2000.com
  • Anonimo scrive:
    Quante banalità!
    Mantellini i tuoi articoli sono sempre molto superficiali. A parte il fatto che non si può scrivere un articolo di due pagine basandosi esclusivamente su un commento di poche righe di questa Pew Reserch ma se tu analizzassi bene i fatti vedresti che le cose sono un pò diverse.Per esempio: NON E' VERO, come tu dici, che c'è stato un crollo verticale dei siti di e-commerce, ma solo di alcuni. Quali? Ovviamente i più improvvisati. Quelli che davano meno garanzie. Perchè il consumatore non è mica scemo!Anzi, tutt'altro. Il consumatore va su Internet proprio alla ricerca di informazioni. Perchè perdere tempo a girare tremila negozi per confrontare i prezzi, quando puoi farlo comodamente stando a casa tua?Certo, per ora molti si limitano a guardare le vetrine elettoniche e poi non comprano nulla. Ma è solo un discorso di fiducia. Che verrà col tempo. Roma non è stata costruita in un giorno.Rifletti, Mantellini!
    • Anonimo scrive:
      Re: Quante banalità!
      Io credo che Mantellini abbia riflettuto prima di scrivere l'articolo più di quanto hai fatto tu nel rispondere. E' un fatto che moltissimi siti di e-commerce siano in crisi e non tanto perché siano improvvisati! Etoys è in crisi! E secondo te è un sito improvvisato?
      • Anonimo scrive:
        Re: Quante banalità!
        Ritengo che il navigatore abbia piacere a comprare online, l'unica cosa che lo ferma ?La sicurezza ????Effettivamente bisognerà, prima ottenere la fiducia del consumatore e poi il numero della CC.La rete diventerà la vetrina delle vetrine, avere un buon ecommerce, dipenderà solamente dalla fiducia che la gente ripone nel tuo marchio.bye Max
      • Anonimo scrive:
        Re: Quante banalità!
        Anche io mi schiero contro Martellini. Io ho comprato on-line, lo rifarò e credo che la possibilità di poter accedere a determinati prodotti dei quali a volte non ho mai sentito parlare prima sia un grande vantaggio. Concordo, il commercio elettronico è nella fase iniziale del suo cammino, ma non credo che vi si contino più insuccessi di quelli che si possono contare in mille altre attività commerciali.- Scritto da:
        Io credo che Mantellini abbia riflettuto
        prima di scrivere l'articolo più di quanto
        hai fatto tu nel rispondere. E' un fatto che
        moltissimi siti di e-commerce siano in crisi
        e non tanto perché siano improvvisati! Etoys
        è in crisi! E secondo te è un sito
        improvvisato?
      • Anonimo scrive:
        Re: Quante banalità!
        - Scritto da: un coglione
        Io credo che Mantellini abbia riflettuto
        prima di scrivere l'articolo più di quanto
        hai fatto tu nel rispondere. E' un fatto che
        moltissimi siti di e-commerce siano in crisi
        e non tanto perché siano improvvisati! Etoys
        è in crisi! E secondo te è un sito
        improvvisato? Sì, credo che l'idea che sta alla base di Etoys non funzioni per niente. La gente non dà volentieri dei soldi in mano a gente che non ha volto nè una sede fisica, ma solo un indirizzo Internet.Per essere ancora più chiaro: quelli che davvero faranno i soldi (con la "S" maiuscola) con il commercio elettronico sono le grandi catene distributive. Esselunga, Standa, tanto per fare dei nomi. Ma, dirà qualcuno molto sveglio, queste aziende non hanno ancora iniziato a vendere su Internet. CERTO, PER FORZA. PERCHE' SONO COMANDATE DA GENTE COME MANTELLINI!! (non capisco perchè continuino a farlo scrivere su Punto Informatico)
        • Anonimo scrive:
          Re: Quante banalità!
          Intanto oggi anche EMusic annuncia licenziamentila lista si allunga.. (tutti scemi?):-)
          Ma, dirà qualcuno molto sveglio, queste
          aziende non hanno ancora iniziato a vendere
          su Internet.

          CERTO, PER FORZA. PERCHE' SONO COMANDATE DA
          GENTE COME MANTELLINI!! (non capisco perchè
          continuino a farlo scrivere su Punto
          Informatico)
          • Anonimo scrive:
            Re: Quanti licenziamenti
            3mila a Gateway annunciati oggi
          • Anonimo scrive:
            bugia della internet-occupazione
            Cosa c'entra il discorso licenziamenti con quello scritto da Mantellini?E' dalla rivoluzione industriale che le macchine sostituiscono la forza lavoro umana... Ti scandalizzano i licenziamenti in un settore come questo?Mi meraviglio di chi ancora si illuda alla internet-mercato vedendo in essa un nuovo Klondike o l'era dei nuovi Rockfeller... Ma dove!!;-)- Scritto da: neweconomyincrisi
            Intanto oggi anche EMusic annuncia
            licenziamenti
            la lista si allunga.. (tutti scemi?)
            :-)


            Ma, dirà qualcuno molto sveglio, queste

            aziende non hanno ancora iniziato a
            vendere

            su Internet.



            CERTO, PER FORZA. PERCHE' SONO COMANDATE
            DA

            GENTE COME MANTELLINI!! (non capisco
            perchè

            continuino a farlo scrivere su Punto

            Informatico)

        • Anonimo scrive:
          Re: Quante banalità!
          Lui espone una idea. Tu esponi un parere...Ecco la differenza. Concentrare in poche righe un problema molto grosso come quello di e-com e' difficile ma la sua sintesi mi pare ottima. L'aver poi individuato questa esaltazione dei media e delle industrie per una bolla di sapone rappresenta una attenta analisi. Penso che lui, come me, compri online ma questo non e' il punto.Il punto e' su come vediamo Inet e l'e-com.Per molti il web e' internet. Per molti e-com significa far soldi a palate. Dai un occhio alle statistiche sugli USA sia sul e-com e sull'utilizzo di Inet poi ne riparliamo. Dati alla mano magari.
  • Anonimo scrive:
    E' assolutamente vero...
    Per me è proprio così; i siti di e-commerce mi servono più che altro per accedere ad informazioni sui prodotti che in un qualunque negozio non troverei mai se non stressando oltremodo i commessi che nella maggior parte dei casi sono incompetenti. Poi acquisiste le informazioni il prodotto lo acquisto in un qualunque negozio; motivo? i prezzi on-line non sono così convenienti e su di loro pesano come un macigno le spese di spedizione, la lentezza della consegna e la difficoltà di far valere garanzie e così via...
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