Fuori l'odio dai siti.. europei

Il Consiglio d'Europa lavora per mettere fuori legge i siti dell'odio, anche se ospitati su server esteri. Venti di censura


Bruxelles – I siti dell’odio, quelli che propagandano il razzismo e il fanatismo, sono da sempre nel mirino della magistratura di molti paesi. Ora lo Standing Committee in seno al Consiglio d’Europa vorrebbe rendere più facile a tutti la lotta contro materiali, proclami e posizioni ritenute illegali perché offensive, perché apologetiche dei sanguinosi totalitarismi o perché inneggianti a dottrine politiche fuorilegge.

All’unanimità, i membri del Committee hanno votato un protocollo che definisce le parole dell’odio e le mette fuori legge. Ma il problema centrale per il Consiglio e per i paesi che vogliono spingere questo protocollo è sempre quello: la transnazionalità di internet che, in questo caso, significa probabilmente garanzia di libertà.

In questi anni i magistrati britannici, in ossequio a quanto previsto dal Public Order Act del 1986, hanno più volte agito contro siti dell’odio ma si sono trovati impotenti nel combattere quei siti che si trovano in paesi dove certe “manifestazioni” non sono ritenute illecite. Negli Stati Uniti per esempio, dove la libertà di parola è un nodo centrale della costituzione e della giurisprudenza, sono molti coloro che hanno impiantato siti che in altri paesi sarebbero ritenuti illeciti.

“E’ difficile applicare il Public Order Act ai contenuti online – spiega David Kerr, chairman della Internet Watch Foundation britannica – Non ci sono nel mondo leggi adeguate sui contenuti all’estero, in particolare negli USA ci sono le tutele del Primo Emendamento”. Secondo alcune statistiche, ha sottolineato Kerr, circa 2.500 siti razzisti sono ospitati da server americani. E lo si deve proprio alle tutele costituzionali.

“L’11 settembre – insiste Ivor Tallo europarlamentare dei socialisti estoni – ha mostrato quanto l’espressione dell’odio possa diventare un’azione di dimensioni enormi. Dunque le tecnologie devono servire a salvaguardare, e una delle salvaguardie è bandire le parole dell’odio dalla rete”.

Nonostante le difficoltà, il Consiglio avanza comunque sulla sua strada, forte anche di un progetto da 6 milioni di euro varato dalla Commissione europea per una “internet più sicura”. Fondi che andranno a sensibilizzare l’opinione pubblica sui pericoli delle chat room per i minori e a creare numeri verdi che consentano di denunciare siti illegali.

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