Gli italiani l'innovazione la vorrebbero

Sono più disponibili di olandesi e finlandesi ad abbracciare le novità in ambito tecnologico. Pare

Roma – Quanto si è permeabili all’innovazione? Quanta fiducia si ripone nella tecnologia? L’Italia vince su Finlandia e Paesi Bassi nella disponibilità ad accogliere nella propria vita prodotti innovativi.

Si è proposto di sondare l’atteggiamento dei consumatori su scala globale l’ Institute for Innovation & Information Productivity , un’organizzazione non profit che conta fra i suoi membri Microsoft e HP, Fraunhofer Institute e Oxford University, e che si occupa di stimolare nelle persone e nelle aziende la fiducia e entusiasmo nel nuovo che avanza.

25mila i soggetti adulti coinvolti, dodici le nazioni sotto la lente degli analisti, inaspettati i risultati . Ai campioni rappresentativi di popolazioni eterogenee sono state poste tre domande: la prima riguardo alla disponibilità o all’intenzione, nei prossimi sei mesi, di acquistare prodotti innovativi che verranno lanciati sul mercato; la seconda in merito alla disponibilità a provare servizi che implementano tecnologie che potrebbero sconquassare le loro abitudini; la terza, volta a misurare la fiducia che le persone ripongono nella capacità della tecnologia di migliorare le proprie vite.

Tecnorepellenti o permeabili ? La discriminante scelta da IIIP è estremamente semplice: i paesi in cui la maggior parte della popolazione si dimostra aperta ai prodotti del futuro rappresentano i “fiduciosi nell’innovazione”, gli altri sono considerati paesi recalcitranti.

Il quadro tracciato da IIIP è quantomeno inaspettato: se non sorprende che a dominare la classifica siano gli Emirati Arabi Uniti, stupisce il fatto che la seconda posizione sia occupata dall’ India , seguita dal Brasile . Sono paesi che spingono molto sull’innovazione, paesi in cui la fiducia nei confronti della tecnologia rispecchia un contesto di sviluppo tumultuoso e entusiasta. Un analogo discorso potrebbe calzare per la Cina, quinta nella classifica, preceduta dall’Irlanda.

Solo in sesta posizione gli Stati Uniti, si stupisce il New York Times . Segue il Regno Unito, che precede di pochi punti l’Italia, capace di surclassare Olanda e Finlandia per la ricettività dimostrata nei confronti dell’innovazione.

Italiani infatuati delle nuove tecnologie? Italiani divorati dall’entusiasmo per il progresso? Il recente rapporto ISTAT sembrava mostrare una realtà differente: i media tradizionali dominano la scena, la televisione è l’unico dispositivo elettronico a pervadere la vita degli italiani, accolta nella quasi totalità delle abitazioni della Penisola.

I paesi più disponibili ad abbracciare l’innovazione sono quelli i cui mercati sono in fermento, quelli composti da una popolazione giovane , dinamica e aperta, ha spiegato uno degli autori dello studio. Ciò giustifica la posizione guadagnata dai paesi emergenti. Ma, precisano i ricercatori, non è ancora possibile stabilire con certezza quanto l’atteggiamento della popolazione possa influire sul fiorire del comparto industriale, né quale correlazione ci sia tra l’atteggiamento dei consumatori e il grado di innovatività del paese. Questo è solo il primo di una serie di studi.

Gaia Bottà

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  • Bastard Inside scrive:
    Benvenuta a bordo!!!
    Diciamolo, il "mal comune, mezzo gaudio" è una rivincita un po' bastarda e meschina, però, come negarlo, fa piacere che pure un'esperta e appassionata di marketing finisca col dover cozzare proprio con la materia che tanto le piace e le da il pane... :p :p :p
    • mafe scrive:
      Re: Benvenuta a bordo!!!
      - Scritto da: Bastard Inside
      Diciamolo, il "mal comune, mezzo gaudio" è una
      rivincita un po' bastarda e meschina, però, come
      negarlo, fa piacere che pure un'esperta e
      appassionata di marketing finisca col dover
      cozzare proprio con la materia che tanto le piace
      e le da il pane... :p :p
      :pProprio perché mi piace (in teoria) soffro a vederla così maltrattata (in pratica) :-)
      • Bastard Inside scrive:
        Re: Benvenuta a bordo!!!
        - Scritto da: mafe
        - Scritto da: Bastard Inside

        Diciamolo, il "mal comune, mezzo gaudio" è una

        rivincita un po' bastarda e meschina, però, come

        negarlo, fa piacere che pure un'esperta e

        appassionata di marketing finisca col dover

        cozzare proprio con la materia che tanto le
        piace

        e le da il pane... :p :p

        :p

        Proprio perché mi piace (in teoria) soffro a
        vederla così maltrattata (in pratica)
        :-)Eh, ma il marketing può essere onesto se promuove un prodotto che dietro le apparenze ha la qualità e/o un buon rapporto qualità/prezzo, la telefonia italiana, ingessata dall'immobilismo che l'ex-monopolista si può permettere (e che i concorrenti troppo piccoli per avere linee proprie devono subire) grazie alla posizione dominante, non può che propagandare e vendere più apparenza che sostanza... Non che il mercato automobilistico, per fare un esempio, sia più libero e concorrenziale, se le microvetture cinesi spazzeranno via le utilitarie europee, le case automobilistiche se la saranno cercata, potrebbero già da 10 anni e passa fare auto (almeno quelle piccole) da più di 40km/litro e invece siamo a 25-30 nei casi migliori, troppo poco per risultare appetibili rispetto a una schifezzina cinese che magari faccia solo 22-25km/l, ma costi 4-5000 euro di meno, troppo gasolio o benzina ci si compra, anche ai prezzi attuali, con quella cifra...IMHO se vuoi consolarti e rincuorarti, pensa al marketing dei prodotti tipici italiani, li sì che c'è ancora tanta qualità sotto alle apparenze (e poter ancora comprare Parmigiano, olio italiano, Prosciutto di Parma, S.Daniele, etc, a prezzi umani è fra le cose che ancora ci salvano la qualità della vita...) e ovviamente anche ai prodotti del design, dell'artigianato italiano e di quella parte di industria che ancora investe decentemente in ricerca, sviluppo e design, abbigliamento sia casual che alla moda, arredamento, auto e moto sportive e/o esclusive, accessori per la casa, ceramiche, etc.
  • anonimo01 scrive:
    nice work
    ottimo articolo
  • CCC scrive:
    traduzione "ufficiale" (inutile!?)
    salve a tutt*anche oggi eccomi con la "traduzione" "ufficiale" dell'articolo di mafe...mai come oggi però (come da oggetto) il mio "lavoro" sembra essere inutile!l'articolo mi pare molto facile da leggere e la tesi esposta molto chiaramente ed esplicitamente:l'offerta di merci disponibili nei mercati (soprattutto quelle digitali o digitalizzabili, ma non solo quelle) non corrisponde appieno alle esigenze (ai bisogni) dei "consumatori"... troppo spesso però noi "consumatori" non ce ne rendiamo minimamente conto... anche quando (comunque troppo di rado), noi "consumatori" riusciamo a dimostrare un po' di consapevolezza e sensibilità: le "critiche e i fastidi nei confronti del marketing aziendale [...] si concentrano esclusivamente sull'eccessiva pressione e manipolazione per spingerci all'acquisto di beni e servizi di cui non abbiamo bisogno e/o a un prezzo eccessivo. È ovvio: ci accorgiamo solo di ciò che vediamo . Più difficile fare caso a quello che non vediamo, e cioè i prodotti di cui abbiamo bisogno e che nessuno offre" più spesso il "massimo" che riusciamo a fare è reagire, inconsapevolmente, a questo stato di cose... così come fa mafe (che, in molta parte dell'articolo, impersona il "consumatore inconsapevole" ) per cui "l'unica chance che ho oggi in Italia di rivedere le due puntate perse della mia serie tv preferita è scaricarle abusivamente, alla faccia degli spot antipirateria" e questo è quanto di esplicito nell'articoloforse però, anche in questo articolo, mafe ci propone alcune tesi/considerazioni meno esplicite (e qui provo a guadagnarmi il "pane" del traduttore):- la prima è la constatazione di quanto il mercato, tanto più se inteso come libero mercato globale, non è un "vero" mercato : + un libero mercato funziona correttamente solo se vi è piena e libera concorrenza: questa invece, di fatto, non c'è mai (o quasi), anche quando sembra esserci: al più vi sono pochi oligopoli se non monopoli, protetti da barriere e protezioni del tutto artificiose o illiberali; + un libero mercato funziona correttamente solo se vi è piena disponibilità di merci che, invece, non vengono prodotte o distribuite in base a precise (e scorrette) strategie commerciali e/o accordi commerciali fra produttori e fra distributori;in questo quadro non deve stupire se "ci manca la libertà di comprare ciò di cui abbiamo bisogno, come e quando ne abbiamo bisogno, senza dover sottostare alla burocrazia, al protezionismo e alla lentezza di aziende che sembrano incapaci di capire che "digital marketing" non significa "banner e DEM" ma un modo completamente nuovo di rispondere ai bisogni dei clienti: invece di cercare di indovinarli, basterebbe ascoltare" : queste aziende possono tranquillamente fregarsene sia di indovinare che di ascoltare i bisogni dei clienti , anzi, in questo contesto di mercato alterato ad arte, sono le stesse aziende che DECIDONO quali sono i nostri bisogni (in base alla loro convenienza) e, grazie anche alla forza ed alla pervasività del marketing, CI "IMPONGONO" QUEI BISOGNI mascherandosi dietro scenari di progresso, sviluppo, tecnologia, libertà di scelta, ecc...- la seconda è un'(auto)accusa: se le aziende fanno tutto questo è anche (o soprattutto) COLPA NOSTRA che debolmente (e talvolta vigliaccamente) accettiamo di subire tutto ciò, inconsapevolmente e/o passivamente (sia nei mercati che nella vita sociale che in quella politica) e siamo pure pronti a continuare a farlo in cambio di qualche pacca sulla spalla (per es. diventando "tifosi" di un marchio pur di riconoscere noi stessi in una identità, singola e di gruppo, che altrimenti ci mancherebbe) o di un contentino (per es. per essere riusciti a comprare a rate l'iPOD o qualche altro bel nuovo ginigillo "esclusivo", come se ciò possa compensare tutte le altre nostre mancanze come, per es., l'esiguità del nostro stipendio di operai sfruttati)...una (auto)accusa che è allo stesso tempo una sollecitazione a "svegliarci", a essere più attenti e sforzarci di capire meglio come girano le cose, guardando al di là del nostro naso e cercando qualcosa di più di qualche piccola gratificazione illusoria...un'altro bell'articolo di mafecomplimenti
    • Il professore scrive:
      Re: traduzione "ufficiale" (inutile!?)
      Nemmeno il migliore dei miei studenti avrebbe saputo fare di meglio. Secondo me P.i. dovrebbe assumerti in pianta stabile.
  • Produzione scrive:
    bello, ma visione parziale, credo
    Da utente ho sempre pensato la stessa cosa.Soprattutto a me non interessa nulla di una cosa che mi viene proposta da un ciclo di innovazione non necessaria quale è la moda.mi interessa, ad esempio per quanto riguarda alcuni tipi di camicia e di scarpa, standard ma non tali da essere definiti classici (non roba da cravatta, per capirci) oppure forme di jeans, che siano IDENTICI a 10 anni fa.In alcuni casi ho semplicemente fatto la prova. Ho tenuto un paio di jeans di 10 anni fa in cassetto senza usarli.Oltre al fatto che la tela era migliore e non ne trovo più di identici, vanno benissimo, prova ne sia che non sono IO a dirlo, ma le persone che frequento non alzano nemmeno un sopracciglio per notare il mio presunto essere "fuori moda".Ovviamente mi interessano le cose nuove, purché non siano cicli sostitutivi obbligatori, ma *aggiunte* e innovazioni, cose belle da avere IN PIU' e non AL POSTO di quello che ci piace.Ma lavorando all'interno delle aziende scopri che il ciclo r&d, pianificazione, acquisto, produzione, stoccaggio (e costo di queste cose) non prevede che tu chiami e il tuo singolo acquisto venga gestito. Non esiste.E quindi tutto il discorso citato non esiste con gli oggetti fisici (le scarpe, la borsa, il dvd che ti sta in mano) e, anzi, si va verso aziende sempre più grandi che ragionano proprio in questo modo.Ti capisco, avrei tanto voluto una giacca che mi si è strappata... ma ormai erano 3 anni che l'avevo comprata... il che significa che sicuramente era stata prodotta e pensata almeno 5 anni prima.Per quanto riguarda la roba digitale... allora si! :)
  • David Frizz scrive:
    Si torna all'artigianato!
    E' caratteristica del 21mo secolo che le aziende vendano Hardware, Software e Servizi che il pubblico non vuole, e che non siano reperibili quei beni che invece sono più richiesti.- Dappertutto pubblicizzano le TV con cavo HDMI (ma a chi serve???)- L' iPhone bisona farselo sbloccare, la Wii bisogna farsela sbloccare, la PSP, ecc.... tutto da sbloccare...- I PC li vendono tutti con Window Vista, ma nessuno lo vuole, e la gente e le aziende devono fare i salti mortali per passare a XP...La parola d'ordine è DOWNGRADE! ^______^
  • iRoby scrive:
    Analogia con l'EeePC
    "Le critiche e i fastidi nei confronti del marketing aziendale (quasi sempre identificato, anche dalle aziende, con la comunicazione) si concentrano esclusivamente sull'eccessiva pressione e manipolazione per spingerci all'acquisto di beni e servizi di cui non abbiamo bisogno e/o a un prezzo eccessivo. È ovvio: ci accorgiamo solo di ciò che vediamo. Più difficile fare caso a quello che non vediamo, e cioè i prodotti di cui abbiamo bisogno e che nessuno offre, i servizi che ci semplificherebbero la vita e che nessuno sembra in grado di offrire, come già notava Marlenus nei commenti a un precedente articolo. "Questa parte ha una incredibile analogia con l'articolo sull'EeePC.Sembra strano, in tanti lo criticano, ma quell'oggettino sta dando alla gente ciò di cui aveva realmente bisogno, un po' di connettività e mobilità a basso costo.La gente non voleva l'ultimo Mhz, i GB di memoria e di disco, voleva poter comunicare a basso costo. E sia Windows Vista che i processori Core 2 Duo alla rincorsa del Ghz e della trasparenza e gli altri orpelli grafici, hanno perso o vogliono far perdere la rotta di ciò che la gente voleva realmente.Ma mentre per l'hardware è stato più semplice trovare una nicchia di mercato e venire incontro alle necessità reali degli utenti, il mondo dell'intrattenimento sta ancora brancolando nel buio come hai fatto ben notare...Il metodo push non funziona più, ma ancora i markettari dietro a queste aziende non se ne rendono conto.
    • picchiatello scrive:
      Re: Analogia con l'EeePC
      - Scritto da: iRoby

      Il metodo push non funziona più, ma ancora i
      markettari dietro a queste aziende non se ne
      rendono
      conto.Dipende , per una fetta che cerca di ragionare sull'acquisto potrei essere d'accorod con Te; ma nel nostro paese quando di parla di it e hardware 'e' ci sono tantissimi cliente ed anche distributori che si affidano alla pubblicità ed al commesso-venditore finale per l'acquisto perhce' la propria cultura nel settore e' talmente limitata da non poter scegliere o comunque non avere le basi per distinguere un prodotto da un altro.E qui i markettari ci sguazzano un brand canalizzato nelle pubblicità on.line o nel negozio vende sicuramente di piu' del buon prodotto non publicizzato. Vendere un pc diviente come vendere un pacco di biscotti conta dove posizionarlo, la metratura di vendita ( recentemente avete visto i quadrati Apple? ), e magari una promozioncina se e' obsole state tranquilli verrà venduto.
  • Il Detrattore scrive:
    ATT : DeMaggis
    Questo articolo a conti fatti incita alla pirateria e quindi all'illegalita'.Nessuno obbliga la DeMaggis a scaricare le puntate dei suoi serial americani preferiti : se proprio li vuole deve aprire il portafoglio, e se cio' non e' possibile in italia per motivi di distribuzione non e' cosa che alla DeMaggis debba fregare.La logica di questo articolo e' la stessa dei fumatori di marijuana : se ne fregano che sia vietato e fanno qualunque cosa per procurarsela, come fosse un loro "diritto".Perche' in conclusione DeMaggis ragiona come la maggior parte delle nuove generazioni che credono che i prodotti digitalizzati crescano sugli alberi e tutti li possano allegramente rubare e condividere senza che agli autori non torni in tasca un solo euro.Oggigiorno viene consideerato legittimo e sacrosantio copiare articoli di giornale altrui, rubare fotografie e usarle nei propri siti, condividere musica altrui.Ma cosi' facendo si strozza il mercato stesso, che restera' composto nel lungo termine delle grandi major che possono sopravvivere nonostante la pirateria imperante e dei pochi che si dedicano alla produzione come hobby senza grossi fini di lucro.Il Detrattore,Pechino
    • vanz scrive:
      Re: ATT : DeMaggis

      Ma cosi' facendo si strozza il mercato stessoè il contrario: quello che dimostra il pezzo è che sono i distributori di contenuti che si suicidano, rifiutando di entrare a pieno titolo nel mercato, non dando a me come consumatore che desidera pagare il giusto i contenuti la possibilità di farlo.
      se cio' non e' possibile in italia per motivi di distribuzione non e' cosa che alla DeMaggis debba fregare.non è questione di fregare o meno: è questione di quello che succede se non lo fai. se non fornisci un bene richiesto i consumatori decidono di supplire a una carenza di offerta procurandosi i contenuti in altro modo, che sia con il mercato nero, le importazioni parallele o il p2p. che sia "legale", "morale" o meno, al mercato interessa poco. anzi in un'economia libera che dipende dalla disponibilità delle merci per un corretto funzionamento, non distribuirle significa minare le basi dell'economia stessa. la cosa veramente "immorale" in un mercato libero è non consentire ai beni di raggiungere il consumatore.
    • pippo scrive:
      Re: ATT : DeMaggis
      - Scritto da: Il Detrattore
      Questo articolo a conti fatti incita alla
      pirateria e quindi
      all'illegalita'.La pirateria è illegale ma di sicuro non è immorale, viste le cricche di squali e approfittatori volgarmente chiamate major
      Nessuno obbliga la DeMaggis a scaricare le
      puntate dei suoi serial americani preferiti : se
      proprio li vuole deve aprire il portafoglio, Lei vorrebbe, ma non può. La critica al modello di distribuzione attuale ci sta tutta.e se
      cio' non e' possibile in italia per motivi di
      distribuzione non e' cosa che alla DeMaggis debba
      fregare.Ah no? A chi allora? A mio nonno?
      La logica di questo articolo e' la stessa dei
      fumatori di marijuana : se ne fregano che sia
      vietato e fanno qualunque cosa per procurarsela,
      come fosse un loro
      "diritto".Quindi i telefilm sono illegali come la marijuana, interessante...Oppure la marijuana è legale se la compri dai pusher autorizzati?
      Perche' in conclusione DeMaggis ragiona come la
      maggior parte delle nuove generazioni che credonoa ragione
      che i prodotti digitalizzati crescano sugli
      alberi e tutti li possano allegramente rubare e
      condividere senza che agli autori non torni in
      tasca un solo
      euro.Condividere non è rubare.
      Oggigiorno viene consideerato legittimo e
      sacrosantio copiare articoli di giornale altrui,Ma dove succederebbe? Per te un link in un blog è un crimine?
      rubare fotografie e usarle nei propri siti,
      condividere musica
      altrui.Sacrosanto.
      Ma cosi' facendo si strozza il mercato stesso,Crepi il mercato!
      che restera' composto nel lungo termine delle
      grandi major che possono sopravvivere nonostante
      la pirateria imperante e dei pochi che si
      dedicano alla produzione come hobby senza grossi
      fini di
      lucro.No, no, le major devono chiudere tutte.Si tornerebbe ad avere ARTE e non merda commerciale, com'era prima che le major esistessero.


      Il Detrattore,
      PechinoSignori: un cretino
  • bilop scrive:
    Sottoscrivo tutto!!
    Hai scritto benissimo quello che penso anch'io!!Sottoscrivo tutto e metto il link nel mio blog.ciao!
  • codroipo scrive:
    [OT]

    Quest'anno ho perso le prime due puntate della
    tredicesima serie di ERTredicesima *stagione*!
    • Urka scrive:
      Re: [OT]
      - Scritto da: codroipo

      Quest'anno ho perso le prime due puntate della

      tredicesima serie di ER

      Tredicesima *stagione*!Quoto. Le serie si dividono in stagioni.
    • vanz scrive:
      Re: [OT]
      dipende: negli States è season, nel Commonwealth è series.http://en.wikipedia.org/wiki/Television_program
  • picchiatello scrive:
    All'articolo manca solo...
    Qualche riferimento in piu' al nostro paese, quali i monopoli di fatto e i cartelli di produzione e dei servizi.Facciamo qualche esempio : la maggior parte dei "clienti" italiani ha un solo erogatore di energia, un solo erogatore di gas, un solo erogatore di telefonia fissa e via in questo seguito, non vedo come si possa scegliere.Altri prezzi di servizi sono "troppo" uguali come la telefonia mobile, la benzina, le assicurazioni, anche qui non vedo come si possa scegliere.Vi e' anche un messaggio di fondo in cui posso anche "capire" i produttori o distributori che non realizzano nel nostro paese e non ascoltano i "consumatori" come in riferimento all'articolo:Il "cliente-consumatore" italiano si accontenta; e ancor meno usa la rete per i propri acquisti ( anche perche' se non digitali non verrebbero mai consegnati grazie alle poste ).Il produttore-erogatore non ha alcuna intenzione di investire e cambiare il suo modo di porsi sul mercato perche' il nostro paese in alcuni settori e per alcune fascie di reddito e' in passivo ed in crisi oramai da quasi un decennio, chi sano di mente investe/cambia e distribuisce in un paese quale il nostro ?.
    • Nome e cognome scrive:
      Re: All'articolo manca solo...
      - Scritto da: picchiatello
      un solo
      erogatore di telefonia fissa e via in questo
      seguito, non vedo come si possa
      scegliere.Non è vero, io ad esempio ho fastweb.
      • picchiatello scrive:
        Re: All'articolo manca solo...
        - Scritto da: Nome e cognome
        - Scritto da: picchiatello

        un solo

        erogatore di telefonia fissa e via in questo

        seguito, non vedo come si possa

        scegliere.

        Non è vero, io ad esempio ho fastweb. Puo' succedere, nelle grandi città sopratutto, a me invece non lo potro' mai avere perche' telecom ha messo nell'unico "spazio fisico" disponibile il suo cavo-fibra e non lo mette in funzione perche' e' poco remunerativo per la mia zona.Anche se fastweb desiderasse estendere la propria rete non potrebbe farlo perche' c'e' gia' un cavo...senza possibilità di aggiungerne altri.Rimane la telefonia mobile, ma per le mie esigenze i contratti sono troppo costosi ed anche qui c''e il problema antenna il piano comunale prevede solo la realizzazioni in pieno centro di una antenna tim, il resto e ben al di fuori , per cui se dovessi utilizzare la rete mobile nel mio domicilio avrei solo una proposta da tenere in considerazione per fruttate appieno la rete senza interzerenze.
    • Joliet Jake scrive:
      Re: All'articolo manca solo...
      - Scritto da: picchiatello
      Qualche riferimento in piu' al nostro paese,
      quali i monopoli di fatto e i cartelli di
      produzione e dei
      servizi.
      Facciamo qualche esempio : la maggior parte dei
      "clienti" italiani ha un solo erogatore di
      energia, un solo erogatore di gas, un solo
      erogatore di telefonia fissa e via in questo
      seguito, non vedo come si possa
      scegliere.
      Altri prezzi di servizi sono "troppo" uguali come
      la telefonia mobile, la benzina, le
      assicurazioni, anche qui non vedo come si possa
      scegliere.
      Vi e' anche un messaggio di fondo in cui posso
      anche "capire" i produttori o distributori che
      non realizzano nel nostro paese e non ascoltano i
      "consumatori" come in riferimento
      all'articolo:
      Il "cliente-consumatore" italiano si accontenta;
      e ancor meno usa la rete per i propri acquisti (
      anche perche' se non digitali non verrebbero mai
      consegnati grazie alle poste
      ).
      Il produttore-erogatore non ha alcuna intenzione
      di investire e cambiare il suo modo di porsi sul
      mercato perche' il nostro paese in alcuni settori
      e per alcune fascie di reddito e' in passivo ed
      in crisi oramai da quasi un decennio, chi sano di
      mente investe/cambia e distribuisce in un paese
      quale il nostro
      ?.Quoto in pieno.Perchè non ti proponi come articolista a Punto Informatico? Molto più preciso e chiaro...
      • picchiatello scrive:
        Re: All'articolo manca solo...
        - Scritto da: Joliet Jake

        Quoto in pieno.
        Perchè non ti proponi come articolista a Punto
        Informatico? Molto più preciso e
        chiaro...se P.I. dovesse ricorrere agli scritti da uno che ha il nickname picchiatello allora manderei la redazione da uno psichiatra.....i miei intrerventi spero solo possano far capire che dalla periferia le cose non luccicano come nelle grandi città piene di incontri per drink luch brunch....Sono al di fuori del mercato it da molto ed intendo rimanerci, giudico oramai questo settore italiano come la bianca di un uovo sbattuto, molto montata dove i commerciali regnano sovrani e le aziende che innovano se durano durano 3-4- anni per poi chiudere o ridimensionarsi.Ad esemio il fallimento del portalie italia.it oltre alle colpe politiche e soldi sperperati dovrebbe far pensare ai piu' che noi non abbiamo le risorse ( umane) per creare qualche pagina in html, di giovani programmatori e developers in gamba ce ne sono molti ma quando si accorgono che anche il minore dei "commerciali" guadagna due o tre volte tanto decidono di cambiar carriera.Ebbene nessun articolo, (neanche in altre testate e blog) e' andato a scavare sulle ditte che hanno preso l'appalto e alle risorse che hanno messo in campo.Ma qui sto trasecolando dal discorso.
    • The_GEZ scrive:
      Re: All'articolo manca solo...
      Ciao picchiatello !
      Qualche riferimento in piu' al nostro paese,
      quali i monopoli di fatto e i cartelli di[...]
      in crisi oramai da quasi un decennio, chi sano di
      mente investe/cambia e distribuisce in un paese
      quale il nostro ?Mi hai tolto le parole di bocca, è esattamente quello che ho pensato leggendo l' articolo.
      • picchiatello scrive:
        Re: All'articolo manca solo...
        - Scritto da: The_GEZ

        Mi hai tolto le parole di bocca, è esattamente
        quello che ho pensato leggendo l'
        articolo.Ciao Gez!potrei rispondermi da solo:1) investe nel mercato chi sa di avere dei contratti con il pubblico a fondo perduto.2) investe nel mercato chi sa di avere un monopolio o di fare un monopolio ( anche su base provinciale o regionale).anche nella distribuzione.In pratica chi sa che il cliente-commerciante deve venire da te per un servizio o per un prodotto.
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