Google Books, confermato l'uso legittimo

La Corte Suprema degli Stati Uniti rifiuta di ridiscutere il contenzioso aperto da oltre 10 anni fra gli autori e la piattaforma di Mountain View. La digitalizzazione non è una violazione del copyright, ma un patrimonio

Roma – La Corte Suprema dagli Stati Uniti ha scelto di non pronunciarsi, avallando così la decisione del tribunale di appello che nel mese di ottobre, dopo 10 anni di confronti con gli editori, aveva sancito la legalità di Google Books.

Era la fine del 2015 quando il mondo editoriale statunitense rappresentato da Authors Guild invocava l’intervento della Corte Suprema: la decisione emessa nel mese di ottobre dalla corte d’appello del Secondo Circuito degli Stati Uniti, riconoscendo che l’opera di digitalizzazione e indicizzazione di Google Books ricadesse nell’ambito dell’uso legittimo, avrebbe “consentito a Google Inc. di copiare milioni di libri protetti da copyright senza chiedere il permesso né pagarli”, denunciavano gli autori.

Il tribunale d’appello, sottolineava Authors Guild , avrebbe male interpretato l’istituto dei fair use con uno “sguardo miope”, sottovalutando l’aspetto commerciale dell’operato di Mountain View: se è vero che Google offre alla società accesso ai testi, ammetteva Authors Guild , sarebbe altresì vero che la corte, “accecata da questa argomentazione relativa al fatto che Google Books lavori per il bene comune, non ha considerato il fatto che gli autori sono completamente tagliati fuori”. Per questo gli autori chiedevano la riapertura del caso con l’analisi della Corte Suprema.

Google, dal canto suo, aveva ribadito alla Corte Suprema che il servizio Books offre i propri benefici agli autori, oltre che alla società nel suo complesso: il fatto che i testi siano messi a disposizione solo parzialmente, e a seconda delle richieste dei detentori dei diritti, ma siano indicizzati nella loro interezza, consente ai lettori di individuare libri di loro interesse, senza sostituirsi al mercato del libro e ai servizi delle biblioteche.

La Corte Suprema, nel respingere ora la richiesta di riaprire il caso, non ha offerto alcun commento, convalidando così la decisione del tribunale di appello.

Authors Guild ha già espresso il proprio disappunto, e il presidente Roxana Robinson ha recepito la decisione come “un’ulteriore prova del fatto che stiamo assistendo ad una redistribuzione della ricchezza dal settore creativo al settore della tecnologia, che investe non solo i libri, ma tutto lo spettro delle arti”.

Gaia Bottà

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  • Jack scrive:
    Molto divertente
    oggi ho dimenticato per tutto il pomeriggio questa pagina aperta... chissà quanti $oldi ha fatto la redazione....ah giànessunoho adblockin compenso però ha pagato la banda per i refresh continui..... contenti loro! ;-)
  • madai scrive:
    ma vai
    penavo che lo "zimbello del chiacchiericcio informatico globale" fosse PI.
  • lorenzo milesi scrive:
    bassa qualità
    in effetti un riassunto impreciso ed una traduzione approssimativa
  • Jagguar scrive:
    Ad ogni modo
    Veramente in gamba, non c'è che dire.Al di là del reato, questo dimostra come NULLA sia inviolabile.
    • ... scrive:
      Re: Ad ogni modo
      - Scritto da: Jagguar
      Veramente in gamba, non c'è che dire.
      Al di là del reato, questo dimostra come NULLA
      sia
      inviolabile.[img]http://m.memegen.com/p4e50g.jpg[/img]
    • carlo scrive:
      Re: Ad ogni modo
      Se ho capito bene, il tutto è partito dal riuscire a violare il sistema embedded, che presumibilmente era un più fuori del firewall, se non lo stesso firewall.A dett adell'hacker, dopo aver sfruttato lo 0day, è riuscito, in 2 settimane, a far eil reverse enginering del firmware, a crearne uno 'infetto' ed a caricarglielo su.Se è vero, DAVVERO notevole!Chissà che tra un hack e l'laltro non trovi il tempo di lavorare un pò a nouveau :D
  • Luca Bianchetto scrive:
    mah
    "L'ignoto hacker si identifica come "Phineas Fisher" (PF), non a caso uno dei principali concorrenti di HT nell'ambito degli spyware legali venduti a governi democratici e non"In verità aveva hackerato quella ditta... anche quella volta diffuse informazioni ( mail ) usando lo stesso account twitter.
  • Detective Scrotos scrive:
    Come lo feci
    Ancora 'sto titolo? È una fissazione?
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