Google Books, gli editori fanno quadrato

Authors Guild può rappresentare gli autori in una class action. Mountain View si deve preparare ad una nuova causa in difesa della sua opera di digitalizzazione

Roma – Un giudice statunitense ha dato ragione all’ associazione degli autori statunitensi Authors Guild, che potrà agire in tribunale in rappresentanza di tutti i suoi membri .

Saltato l’accordo (per decisione di un giudice di New York) che le parti avevano raggiunto per mettere fine alla causa che li vedeva contrapposti per l’opera di digitalizzazione dei libri cartacei da parte di Google, Authors Guild era tornata alla carica ad inizio maggio con una nuova denuncia nei confronti di Google Books.

Da questa nuova causa Mountain View aveva cercato di difendersi contestando la possibilità di Authors Guild di agire in tribunale: in quanto associazione non potrebbe dare il via ad una class action e ad agire avrebbero invece dovuto essere i singoli autori i cui diritti sono in ballo. D’altra parte, rilevava Google, gli interessi di cui bisogna parlare sono troppo diversi tra loro e in generale afferma che “il 58 per cento degli autori in realtà è a favore del suo programma di digitalizzazione di libri”.

Ora, tuttavia, il tribunale ha riconosciuto lo status di class action all’azione e ha dato ragione a Authors Guild e ai tre autori, Betty Miles, Joseph Goulden e Jim Bouton, che potranno così rappresentare “tutte quelle persone residenti negli Stati Uniti che hanno interessi rispetto ai diritti d’autore di testi riprodotti dal Library Project di Google”.

Claudio Tamburrino

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  • an0nim0 scrive:
    fiuuuuuu
    L'abbiamo scampata bella ... immaginatevi se avesse vinto Mr. Doveri Digitali ...Forse ignora Mr. Doveri Digitali che la burocrazia italiana si sta infilando (non dico da quale porta) dritta dritta li', anche in internet. C'e' il divieto di fare le aste online B2C (azienda a privati, alla eBay insomma), c'e' l'obbligo di inserire la partita iva in home page, l'obbligo di registrare gli ip degli utenti, l'obbligo di registrarsi al registro degli editori se si fa informazione. Poi c'e' l'obbligo di rimozione dei contenuti, l'obbligo di controllare i post dei tuoi utenti, se vuoi registrare un dominio internet devi prima controllare che non stai violando un decreto regio sui timbri e i marchi. Poi ci sono le lobby che fanno chiudere i siti allo scoccar delle dita, e vabbe'. Se scarichi un XXXXX rischi di essere indagato magari perche' su quella pagina c'era la pubblicita' di materiale peggiore (che neanche hai visto, ma e' nella cache del browser). Se scarichi un video di topolino di 69 anni fa anche li' si va dritti dritti nel penale. Ogni giorno ne esce una nuova.Ma tranquilli: sono in arrivo i nuovi Doveri Digitali, c'e' un nuovo sceriffo in citta'! Iu-Hu!P.s.: ringrazio di cuore PI per AVER posto le domande ai "papabili" dell'AGCOM. Perche' un tecnico puo' rispondere gia' subito a domande che si trovera' sulla scrivania il primo giorno, non puo' fingere di non sapere cosa sta succedendo, viene nominato e poi il primo giorno "oh guarda, mi chiedono di intervenire sulle tariffe di terminazione. Ora scendo dalla torre del castello, metto i piedi per terra e mi studio il problema".
    • bubba scrive:
      Re: fiuuuuuu
      - Scritto da: an0nim0
      L'abbiamo scampata bella ... immaginatevi se
      avesse vinto Mr. Doveri Digitali
      ...

      Forse ignora Mr. Doveri Digitali che la
      burocrazia italiana si sta infilando (non dico da
      quale porta) dritta dritta li', anche in
      internet. C'e' il divieto di fare le aste online
      B2C (azienda a privati, alla eBay insomma), c'e'
      l'obbligo di inserire la partita iva in home
      page, l'obbligo di registrare gli ip degli
      utenti, l'obbligo di registrarsi al registro
      degli editori se si fa informazione. Poi c'e'
      l'obbligo di rimozione dei contenuti, l'obbligo
      di controllare i post dei tuoi utenti, se vuoi
      registrare un dominio internet devi prima
      controllare che non stai violando un decreto
      regio sui timbri e i marchi. Poi ci sono le lobby
      che fanno chiudere i siti allo scoccar delle
      dita, e vabbe'. Se scarichi un XXXXX rischi di
      essere indagato magari perche' su quella pagina
      c'era la pubblicita' di materiale peggiore (che
      neanche hai visto, ma e' nella cache del
      browser). Se scarichi un video di topolino di 69
      anni fa anche li' si va dritti dritti nel penale.
      Ogni giorno ne esce una
      nuova.

      Ma tranquilli: sono in arrivo i nuovi Doveri
      Digitali, c'e' un nuovo sceriffo in citta'!
      Iu-Hu!


      P.s.: ringrazio di cuore PI per AVER posto le
      domande ai "papabili" dell'AGCOM. Perche' un
      tecnico puo' rispondere gia' subito a domande che
      si trovera' sulla scrivania il primo giorno, non
      puo' fingere di non sapere cosa sta succedendo,
      viene nominato e poi il primo giorno "oh guarda,
      mi chiedono di intervenire sulle tariffe di
      terminazione. Ora scendo dalla torre del
      castello, metto i piedi per terra e mi studio il
      problema".a parte la tua simpatica bachettata sui "doveri digitali" (che e internet, purtroppo, si avvicina sempre piu' a un coacervo di beghe burocratiche da seguire), e al buon post scriptum... PER ME resta un punto fondamentale : BASTA mettere dei legulei, ingegneri civili, docenti di scienza della comunicazione, business management o scienze politiche! Se escludiamo tutta questa robazza (che puo esser certamente utile... ma come funzionario) che di solito ficcano i politici, e tiriamo fuori uno che le TLC e il peso di Internet li conosce/sviluppa/usa... ci rimane poco sul campo... e direi che il "meglio" (ossia il meno peggio) che ci rimane e' Quintarelli.
      • an0nim0 scrive:
        Re: fiuuuuuu
        Non sottovalutare anche Fulvio Sarzana. http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/fsarzana/ meno legato ai partiti, avvocato e blogger, molto attivo qui su Punto Informatico (e i suoi interventi sono sempre condivisibili). Ovviamente anche Quintarelli e' uno che sa il fatto suo.Al di la' del giudizio sulle interviste non so chi sceglierei, mi sembrano entrambi validissimi.
  • Alberto Bianchi scrive:
    Mi pare logico..
    .. che sia assolutamente necessario conoscere le intenzioni dei candidati prima di una loro eventuale nomina. Le strategie tecniche non sono altro che l'attuazione pratica di un preciso intento politico. Proprio perche' gli interessi coinvolti sono innumerevoli occorre conoscere a priori l'orientamento dei candidati: all'industria dei contenuti farebbe ben comodo piazzare in una simile posizione un proprio passacarte, e l'importanza di un accurato "background check" dei candidati e' per questo innegabile.
    • an0nim0 scrive:
      Re: Mi pare logico..
      Concordo e mi permetto di aggiungere che, proprio perche' si parla di cose tecniche, l'indirizzo "politico" deve essere espresso da un tecnico e non da un politico.Se un politico dovesse decidere come intervenire nel caso di hacking delle protezioni dei DVD partorirebbe leggi no-sense "ah, si', quello e' vietato". Invece un tecnico sa che quella stringa te la puoi trovare stampata su una maglietta e non si puo' vietare la pubblicazione di una stringa.Quindi occorre una figura tecnica ma, siccome l'AGCOM interviene e propone, e' giusto e normale conoscerne l'indirizzo politico, o detta in parole semplici che idee ha.Ad esempio uno che dice che prima dei diritti digitali vengono i doveri io subito cercherei su google maps una miniera di carbone dove spedirlo a lavorare, al fine di poter al meglio utilizzare le innate capacita'.
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