Google contro i filtri australiani

Il setaccio aussie dei contenuti online potrebbe convincere altri governi del mondo a fare altrettanto. E la censura è sempre arma a doppio taglio, dice BigG

Roma – La chiusura delle porte online di google.cn sta ancora facendo vibrare la sua eco . Un gesto di forza, con cui BigG ha smesso di interpretare lo scomodo ruolo del collaborazionista delle censure di stato cinesi. Una vera e propria campagna anti-filtri sembra ora aver preso vita, a partire dal quartier generale di Mountain View. E il fuoco delle polemiche si è come spostato, dalla Cina agli antipodi, in terra d’Australia.

Google ha infatti inviato – all’attenzione del Department of Broadband, Communications and Digital Economy un corposo documento di 24 pagine , contenente la sua posizione ufficiale sull’imponente piano di filtraggio attualmente studiato dalle autorità di Canberra. Un meccanismo che potrebbe dare avvio ad un circolo poco virtuoso, spingendo altri governi del pianeta ad adottare strategie proprie nella lotta a certi contenuti della Rete.

“Quella australiana rappresenta una democrazia liberale che bilancia le libertà individuali con una responsabilità sociale – si legge nel documento inviato da BigG – I governi di altre nazioni del mondo potrebbero sentirsi legittimati ad introdurre meccanismi di filtraggio dei contenuti”. Google si è dunque mostrata particolarmente preoccupata per l’esempio che il ministro delle Comunicazioni aussie Stephen Conroy finirebbe col diffondere nel mondo.

I vari governi potrebbero, secondo Google , non solo adottare un vasto sistema di filtraggio, ma anche evitare di rivelare in maniera trasparente quali contenuti passerebbero al setaccio delle autorità. Le proposte aussie , infatti, hanno creato un sistema cosiddetto di Refused Classification (RC), una categoria al cui interno dovrebbero apparire contenuti legati a pedopornografia, violenza e droga.

E Google non ha avuto alcunché da ridire su questo tipo di blocchi, già implementati (o in via di implementazione) da governi come quello del Regno Unito o del Canada. Quello che ha preoccupato BigG è invece la possibile introduzione nel piano nazionale di filtraggio della Rete di contenuti legati a tematiche come l’eutanasia e l’aborto. Temi socio-politici delicati , fondamentali per alimentare il dibattito democratico di un paese.

“C’è il rischio significativo – ha continuato il documento di Google – che i filtri oggi applicati ai contenuti di tipo RC possano venire estesi in futuro ad altre forme d’espressione in Rete, che siano legate alla pornografia e alla violenza o meno”.

Mauro Vecchio

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