Google Honeycomb, open source ma non troppo

Mountain View ritarda la distribuzione del codice del suo sistema operativo. La paura è quella di ottenere una cattiva esperienza utente con l'installazione dell'OS su dispositivi diversi dai tablet certificati da Google

Roma – Mountain View ha ritardato la distribuzione del codice sorgente di Honeycomb aka Android 3.0 e lo ha fatto giustificandosi con la volontà di difendere una non meglio specificata “esperienza utente” tarata sul form factor e le CPU dei tablet.

Annuncia la ferale notizia il vice-presidente di Google Andy Rubin: il codice di Android 3.0 resterà proprietà esclusiva di Mountain View e dei suoi partner commerciali “per il prossimo futuro”, l’OS è stato sviluppato in tempi ristretti e la corporation ha dovuto accettare alcuni compromessi in merito al design del software.

“Android resta un progetto open source” rassicura Rubin, Google “non ha cambiato la sua strategia” in merito e l’unico motivo per cui il codice di Honeycomb non verrà per il momento distribuito agli sviluppatori è quello di impedire la pubblicizzazione di una “pessima esperienza utente” con l’installazione dell’OS su qualche smartphone – piattaforma dotata di caratteristiche hardware non adatte all’attuale revisione del codice di Android 3.0 .

Il codice “open source” dell’OS è già stato consegnato ai vari partner commerciali (Motorola, HTC, Samsung e altri) per la realizzazione di tablet prossimamente in commercio.

Google dice di avere a cuore “l’esperienza utente” di Android 3.0 sui tablet, ma a conti fatti il principale effetto della decisione di ritardare la distribuzione del codice si avrà probabilmente sul mercato delle tavolette cinesi a basso costo , un mercato che ha sin qui già realizzato tablet riadattando il codice delle versioni precedenti di Android.

Alfonso Maruccia

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  • Stefano Lavori scrive:
    Mentre il mondo
    Mentre il mondo si prepara al passaggio a ipv6, Microsoft acquista 660mila indirizzi ipv4.Non si smentiranno mai.
  • ruppolo scrive:
    IPv6 va a rilento?
    Ovvio, IPv6 fa si che gli indirizzi perdano ogni valore economico. Oggi un IP statico si paga a parte, o è compreso solo con offerte business di un certo costo.Domani non varrà più un centesimo.Quindi si continuerà ad utilizzare IPv4 fino all'ultimo giorno possibile.
  • came88 scrive:
    Ma non era vietato?
    Mi sembra che le policy di assegnazione di RIPE vietino questo genere di commercio, ARIN fa diversamente?
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