Greenpeace divide i buoni e i cattivi

Diffusa l'ultima versione della classifica delle aziende hi-tech più attente all'ambiente. Nokia in testa, Nintendo fanalino di coda. Migliora Microsoft, peggiora Apple

Roma – Come tradizione, Greenpeace ha diffuso una classifica delle aziende hi-tech la cui posizione in graduatoria è data dal tasso di ecosostenibilità dei prodotti di questi colossi dell’informatica e della telefonia.

Nokia mantiene saldamente la prima posizione, aumentando dello 0,2 per cento il proprio punteggio che ora si attesta a 7,5 su 10: merito dei nuovi standard di produzione introdotti dall’azienda di Espoo negli ultimi anni. La seconda piazza è appannaggio di un altro produttore di cellulari: con un punteggio di 6,9, Sony Ericsson mantiene pressoché invariato il proprio status. Sia per Sony Ericsson che per Nokia l’ostacolo principale che le separa dal raggiungimento di valutazioni più alte è la produzione di e-waste dovuta alla scarsa quantità di modelli riciclati adeguatamente.

Più in basso Philips e Motorola condividono il terzo gradino del podio con un 5,1 ciascuno. Per entrambe si tratta di un netto miglioramento rispetto alla classifiche precedenti, anche se Greenpeace osserva che devono puntare maggiormente sull’uso di materiali riciclati per scalare ulteriormente la graduatoria.

Dalla quarta posizione in poi si intravedono i primi produttori di computer: Apple, Sony, HP e Panasonic hanno totalizzato un massimo di 4,9. Per Cupertino si tratta di una leggera flessione rispetto al 5,1 della scorsa edizione, mentre Panasonic ha sopravanzato diverse altre aziende così come Sony e HP.

Con la nona posizione ci si addentra nella “zona rossa” della classifica: qui si trova Sharp, che tuttavia può ritenersi soddisfatta per aver guadagnato posizioni grazie agli sforzi effettuati per rendere più efficienti i propri televisori, che Greenpeace ha premiato con un 4,5 di incoraggiamento.

Il ritardo di Dell nell’eliminazione di PVC e altri materiali inquinanti dai propri prodotti gli costa un punto di penalità, che altrimenti l’avrebbe portata a ridosso della “green zone”. Invece di 5,3 l’azienda texana si ritrova un 4,3, nonostante l’impegno profuso. Il 4,1 di Acer gli consente di scalare una posizione portandosi all’undicesima piazza, ma in precedenza aveva ottenuto valutazioni migliori.

Discorso simile a quello di Dell per quanto riguarda LG, che precipita in dodicesima posizione dopo aver occupato per diverso tempo la sesta. Anche in questo caso è stato detratto un punto alla valutazione finale (3,7), poiché secondo Greenpeace l’azienda avrebbe diffuso falsi dati riguardanti le performance energetiche di alcuni suoi prodotti. Ancora peggio è riuscita a fare Samsung, per la quale la sanzione ammonta e ben due punti per aver tentato di mascherare i ritardi nel liberarsi dai materiali inquinanti: invece di un dignitoso 5,7, l’azienda coreana si trova a condividere il posto con LG.

Anche per Toshiba vale lo stesso paradigma che ha contraddistinto le ultime aziende elencate: entro aprile 2010 l’azienda avrebbe dovuto eliminare PVC e BFR dai suoi prodotti, ma non ha rispettato la timeline stabilita dagli stessi vertici. Per questo motivo è stato decurtato un punto dalla valutazione originale di 4,5. Fujitsu rimane stabilmente in quattordicesima posizione (3,5) senza aver compiuto sostanziali miglioramenti.

In terzultima posizione si trova invece Microsoft, che guadagna più di un punto portandosi a 3,3 distanziando Lenovo (1,9) e Nintendo (1,8), che chiudono questa particolare classifica.

Giorgio Pontico

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