In pensione le batterie flambé

Ci lavora anche il Fraunhofer, per lasciarsi alle spalle i laptop fireball, gli incendi e le bruciature sulla pelle

Roma – Il richiamo di batterie a rischio di esplosioni, che nel 2006 ha procurato a Sony e ai grandi produttori di laptop una buona dose di pubblicità negativa, potrebbe nell’arco di un lustro divenire un ricordo del passato. Se le conseguenze del fenomeno si pagano ancora oggi , e la ricerca procede sulla via del miglioramento dei materiali attualmente usati per la costruzione degli accumulatori, un progetto del Fraunhofer Institute for Silicate Research ISC tedesco punta ad eliminare del tutto il rischio , partendo dalla eliminazione di materiali infiammabili.

L’idea su cui hanno lavorato gli esperti tedeschi è stata “sostituire gli elettroliti organici infiammabili con un polimero non infiammabile che mantiene la propria forma”, secondo quanto ha dichiarato il leader del team ISC, Kai-Christian Moller.

Grazie all’impiego di un materiale non infiammabile, la sicurezza delle batterie aumenta in maniera esponenziale , riducendo in proporzione il rischio che il laptop faccia i fuochi d’artificio.

Per il prototipo della propria batteria next-gen l’istituto ISC ha impiegato un particolare composto inorganico chiamato Ormocer , contraddistinto dalla peculiare caratteristica di poter attrarre a sé catene di elementi organici. La vera sfida per i ricercatori è stata quella di sviluppare una soluzione che fosse non infiammabile e che mantenesse contemporaneamente la propria forma durante e dopo la trasmissione di energia.

Aggiustando “diversi parametri” nel composto come l’accoppiamento di elementi a due, tre o quattro braccia, Ormocer si è dimostrato molto più flessibile dei tradizionali materiali plastici, portando a buoni risultati sperimentali. La tecnologia insomma pare funzionare, anche se ora rimane da migliorare la capacità di stoccaggio energetico e l’efficienza nella sua trasmissione al sistema , dicono i ricercatori.

Fatto il prototipo, l’utente finale si stima dovrà attendere fra i tre e i cinque anni almeno . Nel mentre, si consigliano santini e guanti ignifughi quando si maneggiano laptop “vecchio stile”.

Alfonso Maruccia

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  • Carlo scrive:
    Ma come caa...parli?
    Tutto queste belle parole per dire cosa? Si vede che è un docente...
  • filoberto scrive:
    Il mezzo...
    non e' il messaggio? (http://en.wikipedia.org/wiki/The_medium_is_the_message)(bisogna anche capire in che misura, certo fanno parte del mezzo anche il costo, dettato da tecnologia, legislazione, monopoli, ecc., la liberta' d'uso, vd. computer con connettibilita' wi-fi facile vs. contratti spesso onerosi, vincolanti e oscuri)
  • Fabio Sciarra scrive:
    Tira di piu' un pelo di f...
    La tecnica deve tener conto degli aspetti sociologi se non vuol andare incontro a fallimenti clamorosi.Il vecchio, triviale adagio che dice "Tira di piu' un pelo di f...a che cento buoi in salita" ha trovato una lampante conferma nel mondo del web più che in ogni altro settore.Cosa sarebbe oggi la rete o il computer senza i contenuti pornografici, le community di incontri, la possibilità di trovare in rete di tutto e soprattutto "cose proibite" o considerate sconvenienti nel mondo reale?Quanta gente si sarebbe realmente avvicinata ad internet se questa fosse stata percepita solo come un noiso mezzo di interscambio di noiosi, pur importantissimi, documenti?Ora, se l'importanza della diffusione dei media digitali, del networking, di una dimestichezza con l'uso della rete e la sua diffusione per scopi sicuramente più seri e meno ludici, è ancora un obiettivo primario, la realizzazione di reti wi-fi (più economiche, pratiche e funzionali delle attuali connessioni tramite operatore telefonico) non può che essere considerata una spinta importante in tal senso.Credo, a differenza dell'autore dell'articolo, che l'aspetto sociologico sia importantissimo per la diffusione di questi strumenti. L'aspetto tecnico, in realtà, segue dei binari molto più teorici e meno pratici di quelli legati alla disponibilità, alla sensazione di libertà di espressione e di comunicazione intrinseco della rete.Ponendo dei limiti a priori si ottengono fallimenti come quelli della fibra ottica superata dai modem adsl nei primi anni del 2000, oppure la bizzarra proposta di "Fido", costata milioni di euro anche di denaro pubblico, e mai utilizzata. Ed infine, perchè investire denaro pubblico per permettere a un privato di installare impianti a pagamento in zone altrimenti economicamente svantaggiose e non invece investire direttamente in connessioni wi-fi facilmente gestibili e meno costose?
    • parmigianon e scrive:
      Re: Tira di piu' un pelo di f...
      - Scritto da: Fabio Sciarra
      Il vecchio, triviale adagio che dice "Tira di
      piu' un pelo di f...a che cento buoi in salita"in salita?
    • filoberto scrive:
      Re: Tira di piu' un pelo di f...
      - Scritto da: Fabio Sciarra
      Il vecchio, triviale adagio che dice "Tira di
      piu' un pelo di f...a che cento buoi in salita"in salita? :)
  • Michele Ferraudo scrive:
    Laicità e reti wireless
    Le argomentazioni del Prof Fuggetta sono imprecise sia tecnicamente che economicamente. Da un punto di vista "tecnico" le reti 3G non sono sociali, e non sono neanche "reti". Sono troppo "vocecentriche", si basano su stazioni radio base e su terminali, mentre il WiFi consente la creazione di reti vere e proprie. Inoltre il 3G è, a causa o per merito del fatto di usare frequenze "licenziate" e di richiedere grandi investimenti, nelle mani di grossi gruppi i quali devono/possono richiedere tariffe onerose sui dati e hanno il proprio business fondamentalmente sulla sola voce. Io, ad esempio, ho seguito la realizzazione di numerose reti WiFi tra le quali una in Alta Langa che ha diverse centinaia di utenti, attiva su decine di comuni su un territorio in gran parte privo di copertura ADSL o 3G e realizzata on soluzioni economiche, scalabili e flessibili. Alle migliori condizioni di mercato dati 3G il costo dell'impianto, con gli attuali usi, finirebbe nelle bollette di pochi mesi, senza considerare altri fattori quali l'indipendenza strategica e/o la maggiore socialità della rete. Fino ad oggi le grandi telco, nonostante le frequenze proprietarie, le grandi risorse finanziarie e le migliori tecnologiche non sono riuscite a rispondere alle esigenze di "reti a pacchetto mobili e diffuse". Se l'appello del Prof Fuggetta, un "illuminato ultraconsevatore tecnologico". è diretto alle compagnie telefoniche perché rispondano a queste esigenze di mercato facendo utili per pagare i debiti e remunerare i propri azionisti, penso che sia certamente positivo, se invece è diretto a finanziare con soldi pubblici le loro inefficienze è certamente da respingere. Detto questo è evidente che, ad oggi, l'unico buon investimento che può fare una Pubblica Amministrazione nel wireless è riferito a reti WiFi di sua proprietà: in attesa che, anche le Telco, capiscano che il 3G è vecchio: nelle frequenze, nel modello tecnologico, e nel modello di business.
  • Hal2001 scrive:
    Neutralità
    Le reti 3G putroppo sono in mano di pochi operatori, che le gestiscono a proprio uso e consumo.Le reti WiFi sono più neutrali.
  • emmeesse scrive:
    Logico
    Concordo. E' sempre il mix che fa le cose. E come le si usa.
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