Inaudito bombardamento su Peacelink

Con una denuncia vengono chiesti 50mila euro di danni all'associazione per aver pubblicato un documento che era già disponibile in rete. In pericolo la libertà di informazione online e a rischio la vita della storica associazione


Roma – Con sgomento si è appreso nelle scorse ore che l’associazione di “volontariato dell’informazione”, pacifista, ambientalista e pioniera della rete italiana, Peacelink, vede ora la sua esistenza a rischio a causa di una denuncia presentata da un consulente NATO.

“Senza nessun precedente preavviso, contatto verbale o atto di diffida – si legge in una nota diffusa nelle scorse ore – l’Associazione PeaceLink ha ricevuto una richiesta di risarcimento danni per un importo di 50.000 euro con un atto di citazione presentato da un consulente NATO per le questioni ambientali”.

Il motivo? Il 10 febbraio 2000 PeaceLink aveva riprodotto testualmente (con citazione della fonte) il testo completo, compresi i firmatari, di un “Manifesto per un forum ambientalista”, pubblicato sul sito web di un partito nazionale, il partito della Rifondazione Comunista. La pubblicazione di questo testo era avvenuta in un messaggio di una mailing list pubblica, successivamente riprodotto in una pagina web di PeaceLink. Tra i firmatari di quel “Manifesto” compare anche il nome del consulente NATO che ora dichiara di non aver sottoscritto quel testo e cita in giudizio l’Associazione PeaceLink, a quasi tre anni di distanza dalla pubblicazione in rete del “Manifesto per un forum ambientalista”.

Secondo il consulente, il testo del Manifesto “si richiama a gravi e reiterate considerazioni nei confronti di alcune associazioni internazionali, tra cui in particolare la NATO e irragionevoli attacchi contro gli Stati Uniti”.

Per ragioni di tutela della privacy PeaceLink ha concesso l’anonimato a questo collaboratore della NATO almeno fino all’udienza del 18 febbraio 2003. “Quello che si può dire sin d’ora – afferma l’associazione – è che il nodo della questione sta nella multiforme carriera del consulente NATO, che si muove sul duplice binario dell’ambientalismo e delle consulenze militari. Nell’atto di citazione rivolto all’Associazione PeaceLink, infatti, egli descrive se stesso come “una personalità nota tra gli ambientalisti per la sua autorevolezza, rappresentatività e indipendenza” e contemporaneamente descrive il suo legame con l’Alleanza Atlantica spiegando che “da anni intrattiene rapporti culturali e soprattutto professionali con gli Stati Uniti, con le sue agenzie federali come la NASA, ed è consulente della NATO”.

Sulla questione Peacelink ha pubblicato una pagina nella quale entra nel dettaglio da un lato per spiegare la propria “innocenza” e dall’altro per inquadrare il contesto nel quale si è mosso il denunciante, che ora pretende una somma che può mandare all’aria l’associazione.

“L’associazione – affermano i suoi responsabili – rischia di chiudere i battenti e chiede solidarietà alla società civile. Il futuro della più antica esperienza italiana di volontariato dell’informazione in rete si deciderà nell’aula di un tribunale, a partire dalla prima udienza del 18 febbraio 2003”.

Appare evidente, in conclusione, che dall’esito del procedimento intentato contro Peacelink potranno derivare importanti conseguenze sulla rete italiana. “Se Peacelink dovesse essere condannata ad un cospicuo risarcimento in denaro – sottolineano all’associazione – tutti i siti web di informazione sociale sarebbero in grave pericolo perché verrebbe imposto un irrealizzabile principio di controllo totale dei testi e un’improbabile verifica di ogni parola, di ogni nome e cognome dei tanti appelli che circolano in rete. Non solo: a rischio sarebbero anche tutti gli utenti di posta elettronica che fanno circolare appelli di altri”.

Sulle pagine di Peacelink è possibile sottoscrivere un appello telematico “affinché questa voce telematica indipendente e nonviolenta non sia oscurata”.

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