Indiana Jones e il teschio virtuale

La computer grafica fa passi da gigante. Ed è talmente avanzata da sparire dallo schermo. Ma cambia per sempre l'aspetto di un classico

Roma – Era inevitabile, ma agli appassionati salta subito all’occhio: il quarto capitolo della saga dell’archeologo più famoso del mondo, il professor Henry Walton Jones junior, è pieno, strapieno di effetti speciali digitali . Sono 450 le scene che si giovano dell’aiutino del computer: non un record, ma un valore in assoluto molto alto. Un valore che cambia l’effetto che certe scene avranno sugli spettatori e l’immagine complessiva di una saga che aveva fatto dell’artigianato di scena il suo marchio di fabbrica.

Il poster del film Ma non di solo appeal sul pubblico si tratta. Nel lavorare a quest’ultimo capitolo di Indiana Jones, i tecnici di Industrial Light&Magic ( ILM ) hanno ancora una volta posto lo stato dell’arte degli effetti speciali un passo avanti alla generazione precedente: niente più blue screen , niente più vaselina spalmata sull’obiettivo per simulare un campo di forza. Ora è il computer a disegnare il set, ma partendo dal normale girato: così diventa possibile trasformare un bosco in una foresta pluviale, senza mettere a rischio gli attori e senza dover inventare nulla.

È il caso di una lunga scena d’inseguimento che si svolge in quella che dovrebbe essere la foresta amazzonica in territorio peruviano. Una scena complessa, che vede molti veicoli destreggiarsi tra piante, alberi, arbusti e animali: una scena impossibile da girare nella vera foresta pluviale, e che è stata invece girata in un più accessibile bosco con tanto di strada battuta alle Hawaii. Per rimediare alla carenza di flora , spiega il supervisore agli effetti speciali Pablo Helman, si è ricorsi al computer: “Ma – sostiene – l’abbiamo girata come l’avremmo girata 20 anni fa”.

Lo stesso Helman è volato nella sua natia Argentina e nel vicino Brasile per raccogliere immagini sulla reale vegetazione amazzonica. Il cast del film Tornato negli studi ILM, assieme ai 300 addetti che si occupavano della computer graphic, ha messo in piedi un vero e proprio set virtuale: il computer acquisisce il girato, gli operatori impartiscono le necessarie istruzioni su gravità, dinamica e affollamento arboricolo della scena, e la macchina pensa a ricostruire la scena automaticamente con tanto di movimento legato al passaggio di veicoli e attori. Niente più composizione un frame alla volta, ma una vera e propria realtà virtuale che integra e completa la realtà fisica.

In un certo senso, Indiana Jones e il Teschio di Cristallo esiste solo nella memoria del computer : liane, insetti giganti, piramidi ed esplosioni avvengono solo grazie ai calcoli del computer, e i tecnici ILM ricoprono un ruolo altrettanto importante di quello svolto dai tecnici al lavoro nelle varie location dove il film viene girato. Con il software Fracture ad esempio, creato per l’occasione, interi pezzi del set vengono polverizzati per esigenze di copione senza che questo debba avvenire nella realtà, migliorando la spettacolarità della scena.

Il risultato è un mega-colossal che è molto diverso dai tre precedenti film. Più spettacolare, più complicato e più movimentato. Un risultato che a quanto pare è molto piaciuto al pubblico: 151 milioni di dollari incassati nei primi cinque giorni di programmazione negli USA, 269 milioni nel primo weekend in giro per il mondo. Per il momento, è saldamente in testa nella classifica dei maggiori successi dell’anno al botteghino.

Luca Annunziata

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