Intel cambia tutto: chip a 0,03 micron

Il chipmaker sostiene si tratti del transistor più piccolo mai prodotto, un concentrato tecnologico che le permetterà di costruire, entro 10 anni, processori 10 volte più potenti degli attuali. La legge di Moore può resistere


San Jose (USA) – “La potenza dei microprocessori raddoppia ogni 18-24 mesi” recita l’ormai arcinota Legge di Moore , e fino ad oggi l’industria dei microchip sembra avergli dato ragione. Il numero di transistor contenuti nei microprocessori è incrementato costantemente seguendo un trend molto vicino a quello ipotizzato da Moore, e sembra che anche per questo decennio la nota legge conserverà la sua validità.

Intel ha infatti annunciato lo sviluppo del transistor più piccolo al mondo, spessore 0,07 micron, anticipando così quella strada che porterà, entro 5 o 10 anni, al raggiungimento dei 10 GHz di clock.

La dimensione di 0,07 micron, ossia sette milionesimi di centimetro, si riferisce alle dimensioni medie dei suoi componenti, ma il cosiddetto “gate”, quello spazio aperto che all’interno del transistor regola il flusso della corrente elettrica, è di soli 0,03 micron: questo è sottile come 3 atomi, due di ossigeno e uno di silicio (con una struttura ossigeno-silicio-ossigeno).

“Siamo ormai davvero vicini al limite”, ha dichiarato Richard Doherty, direttore delle ricerche presso l’Envisioneering Group. E le sue parole vengono in parte confermate da Gerald Marcyk, direttore del Components Research Lab di Intel: “Per il momento non ci sono barriere fisiche che ci si parano davanti, ma fra una decina d’anni potremmo incontrare le prime serie difficoltà. Il maggior problema sarà rappresentato dagli ossidi di silicio, composti che potrebbero non lavorare a questi livelli”.

Dunque la previsione di Moore potrebbe non sopravvivere al prossimo decennio? Nessuno sembra poterlo affermare con certezza, ma è chiaro come le tecnologie dei semiconduttori arriveranno prima o poi a scontrarsi con barriere fisiche apparentemente non valicabili: sarà questa una delle sfide più affascinanti dei prossimi decenni.


L’inimmaginabile “micron”, che per decenni ha costituito il maggior testimone dei progressi della microelettronica, verrà molto presto ricordato come l’unità di misura del secolo appena conclusosi. Al suo posto arriva il “nanometro”, pari ad un miliardesimo di metro, l’unità di misura alla quale molto presto ci si riferirà per indicare i processi di produzione dei chip.

I processori prodotti con transistor sottili 70 nanometri potranno contenerne qualcosa come 400 milioni, circa 10 volte più degli attuali Pentium 4 ed oltre 100 volte più del primo Pentium. Come si sarà potuto notare, il numero di transistor è direttamente proporzionale alla crescita delle frequenze di clock, mentre la loro dimensione determina il progressivo calo dei consumi energetici: con 400 milioni di transistor sarà dunque possibile progettare processori da 10 GHz in grado funzionare con tensioni inferiori ad 1 volt.

Ma a cosa servirà tanta potenza? Secondo Intel sarà possibile sviluppare traduttori handheld in grado di tradurre simultaneamente conversazioni vocali da una lingua ad un’altra, progettare interfacce utente completamente basate su comandi vocali anche molto complessi, consentire ai PC di riconoscere gli utenti e comprendere il loro stato d’animo, portare gli attuali database a dimensioni e complessità di molto superiori alle attuali.

Intel prevede di introdurre questa nuova generazione di transistor nel 2005, anno in cui gli attuali processi chimici di stampa passeranno dall’utilizzo della litografia a luce visibile a quella all’ultra violetto, ed il silicio verrà con tutta probabilità sostituito da altri materiali: questo passaggio richiederà investimenti senza precedenti da parte di tutti i più grossi chipmaker.

IBM nel frattempo ha annunciato la sua nuova tecnologia V-Groove, che consentirà di spingersi ancora più in là e produrre parti di chip di dimensioni attorno ai 10 nanometri. Ma per le prime applicazioni pratiche si dovranno attendere dai 10 ai 15 anni: oggi il tempo appare come l’unica barriera che l’uomo ancora non sia riuscito a scavalcare.

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