Italia, dove muoiono i PC e i cellulari obsoleti

Quando gli italiani se ne liberano in modo responsabile i dispositivi elettronici che fine fanno? In che modo esauriscono il loro ciclo? E lo esauriscono davvero? Punto Informatico segue l'ultimo viaggio di un laptop

Roma – Alcuni li lasciano accanto ai tradizionali “cassonetti” di città, come rifiuti qualsiasi. Altri li stipano in cantina, tra una ragnatela ed una cornice della nonna, salvo magari scoprirli anni dopo durante i traslochi o le pulizie di primavera. Altri ancora, più “socialmente responsabili”, scelgono di donarli a scuole ed associazioni di volontariato, perché possano essere riusati diversamente. Ma sono molti, moltissimi, quelli che semplicemente non sanno cosa farne. Stiamo parlando dei Rifiuti derivanti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche ( RAEE ), una forma straordinariamente raffinata – e relativamente poco conosciuta – di immondizia contemporanea, prodotta a ritmi sempre più accelerati dalla sostituzione di elettrodomestici e gadget tecnologici.

Ai RAEE appartengono oggetti di molti tipi diversi, dai televisori ai frigoriferi, dagli asciugacapelli alle lavatrici, e poi giù giù fino a cellulari, computer e aggeggini di ultima generazione. Di essi sappiamo molte cose: che sono potenzialmente molto pericolosi per l’uomo e l’ambiente – la maggior parte dei RAEE non sono biodegradabili e contengono sostanze nocive per aria e acqua; che vengono prodotti in quantità enormi in ogni parte del mondo – secondo stime ONU, riprese da Greenpeace , tra 20 e 50 milioni di tonnellate ogni anno , con tassi di crescita del 10- 15% annuo; che molti dei RAEE prodotti nel “primo mondo” finiscono in discariche abusive di paesi lontani. Sappiamo di meno invece, sui modi con cui i “rifiuti hi-tech” possono essere recuperati e magari reimpiegati, riducendo sensibilmente l’impatto ecologico della loro rottamazione.
La soluzione, suggeriscono gli esperti, è ancora una volta legata al riciclaggio. Già, ma come si fa a riciclare correttamente i RAEE ? Qual è il ciclo di recupero cui vanno soggetti, e com’è possibile ridurne l’impatto sull’ambiente? Per rispondere a queste domande, abbiamo provato a “seguire” passo passo un computer portatile appena dismesso, ricostruendo le tappe del suo ultimo (ultimo?) viaggio. Vediamo cosa ne è venuto fuori.

Prima tappa
Il nostro racconto comincia su un ampio piazzale sterrato, all’immediata periferia di una grande città dell’Italia settentrionale. L’odore nell’aria è piuttosto acre, e dai due accessi carrabili si vedono sciamare in continuazione grandi camion bianchi, che scaricano i loro ribaltabili di rifiuti in angoli predefiniti e ripartono veloci.

Nei prefabbricati, proprio al centro dello spiazzo, gli addetti dello stabilimento prendono nota delle consegne e danno ad alta voce istruzioni alle ruspe. Davanti all’ingresso principale, un pannello in plastica ultraresistente avverte i visitatori che quella che hanno davanti è una “Stazione Ecologica Attrezzata” (SEA), e specifica in dettaglio la varietà di rifiuti quivi conferibili.

È da qui, da una delle 1600 SEA predisposte dai comuni italiani, che ha inizio il viaggio del nostro computer dismesso. È arrivato qui con uno dei camion del servizio di nettezza urbana comunale, che lo hanno raccolto accanto ai tradizionali contenitori urbani, o più probabilmente è stato portato qui direttamente dal suo vecchio proprietario. Quando è arrivato presso la SEA, il cittadino ha consegnato il laptop direttamente nelle mani degli addetti, i quali gli hanno rilasciato una ricevuta e hanno provveduto a sistemarlo in un grande “cassone” insieme agli altri prodotti assimilabili (cellulari, fotocamere, desktop).

Inutile appellarsi alla legge
In teoria, accanto all’opzione di consegna presso la SEA il consumatore ne avrebbe anche un’altra, legata alla restituzione del vecchio computer al distributore (negozio specializzato, grande magazzino od altro) che gli vende la nuova macchina. Solo che questa seconda modalità, seppur formalmente prevista dalla legge (D.Lgs. 151/2005) che regola lo smaltimento RAEE , non è materialmente agibile per ragioni di conflitto normativo: il negoziante che conservasse in magazzino (anche per un solo minuto) il computer appena ritirato sarebbe perseguibile penalmente per violazione di un’altra e confliggente Legge, il c.d. “Testo Unico Ambientale”. Quello dell’impossibilità di effettuare il cosiddetto “scambio uno-contro-uno” è uno dei nodi più decisivi del ciclo di smaltimento dei rifiuti hitech.

“Se avessi una bacchetta magica” spiega Danilo Bonato, Direttore Generale di Consorzio Re.Media , tra i massimi esperti italiani in materia di riciclo RAEE, “la impiegherei per risolvere immediatamente il problema del conferimento “uno-contro-uno” verso i distributori. L’impossibilità di consegnare i vecchi apparecchi ai negozianti costituisce infatti un collo di bottiglia pesante rispetto al ciclo di recupero, e oltretutto porta spesso gli utenti a disfarsi delle macchine in modo non ortodosso”.


Danilo Bonato
dir.gen. di Consorzio Re.Media

La Stazione Ecologica comunale è l’unica scelta effettivamente praticabile per il cittadino . Dopo essere stato sistemato nel “cassone” insieme con gli altri RAEE a lui assimilabili, il computer viene lasciato a giacere per un po’, in attesa che il contenitore si riempia e possa cominciare il suo viaggio verso il processo di smaltimento vero e proprio. Se guardiamo le stime ufficiali sui volumi di RAEE prodotti nel nostro paese, saremmo portati a pensare che il periodo di giacenza presso la SEA debba durare poco o pochissimo: nell’ultimo Rapporto dell’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e del Territorio (APAT) si legge infatti che nel 2007 sono state prodotte in Italia circa 800.000 tonnellate di RAEE – delle quali circa un terzo costituite da gadget di alta tecnologia come computer, cellulari, fotocamere e videocamere. Nella realtà, però, i contenitori di SEA sono piuttosto lenti a riempirsi, perché di RAEE hitech ne arrivano in discarica molto poche: i dati nazionali mostrano infatti che il “tasso di ritorno” per questa tipologia di oggetti si arresta ad un modesto 10-15%, con oltre ottanta apparecchi su cento smaltiti impropriamente o confinati nelle cantine. Seconda tappa
Sono passati tra i quindici ed i venticinque giorni dall’iniziale conferimento del nostro laptop, ed il contenitore che lo alloggia si è finalmente riempito: gli addetti comunali segnalano l’evento al Centro di Coordinamento RAEE ed un camion provvede al ritiro immediato del “cassone”, ed al suo trasferimento verso il sito di lavorazione vero e proprio.

Siamo ad uno snodo cruciale nel viaggio del computer: con l’uscita dalla SEA, le apparecchiature escono dal controllo dei Servizi di nettezza urbana comunali e passano nelle mani di un nuovo (e fondamentale) personaggio della storia: i Consorzi di smaltimento. I Consorzi sono associazioni senza fini di lucro, formate dai produttori di tecnologia per ottemperare alle responsabilità di gestione del recupero e riciclo delle RAEE, che il già citato D.Lgs. 151/ 2005 pone in capo proprio ai produttori (c.d. “principio di responsabilità dei produttori”). Posti di fronte a questi obblighi, i 14 Consorzi del nostro paese hanno progressivamente sviluppato competenze organizzative, logistiche e legali precipue, ed oggi si presentano come i veri fulcri del ciclo di riciclaggio: sono loro ad avere la responsabilità civile e penale dell’intero procedimento , sono loro a coordinare l’azione dei vari attori coinvolti nel processo, sono loro (almeno in prima battuta) a sostenere i costi associati alle diverse attività di smaltimento dei rifiuti hi-tech.

Già, i costi. Se ne affrontano di non piccoli, per recuperare le RAEE. Per riciclare una tonnellata di computer come quello che stiamo “seguendo”, ad esempio, il singolo Consorzio spende mediamente 200 euro. Ma in realtà, spiega ancora Danilo Bonato di Re.Media, i costi sono molto diversi a seconda del tipo di RAEE da riciclare: “Mentre le spese legate allo stoccaggio e trasporto sono simili in tutti i casi, i costi di elaborazione variano considerevolmente in ragione di due indici: la quantità di sostanze nocive da smaltire nell’oggetto e la percentuale di materiale effettivamente recuperabile per riuso futuro”.
È questa la ragione per cui il riciclo di oggetti come computer, videocamere e (soprattutto) cellulari, che sono ricchi di schede elettroniche e metalli passibili di riuso, è molto meno costoso di quello dei televisori e dei frigoriferi , al cui interno sono presenti percentuali maggiori di sostanze pericolose.

Come detto sono i Consorzi, attraverso contratti ed accordi commerciali con gli altri attori della filiera, a farsi carico in prima battuta dei costi associati all’intero ciclo: sono loro a pagare il comune che ha “ospitato” le RAEE presso la SEA; sono loro a pagare i camionisti che effettuano il trasporto verso lo stabilimento; sono loro a pagare lo stabilimento che si occupa della lavorazione vera e propria. Dopodiché, però, il costo viene “scaricato” sull’utente finale : il sopra citato D.Lgs. 151/2005 consente ai produttori di applicare una piccola maggiorazione di prezzo sull’acquisto di apparecchiature RAEE nuove (il cosiddetto “ecocontributo”) come contropartita per il lavoro di smaltimento svolto dai produttori sugli oggetti vecchi.

Terza tappa
Il nostro vecchio laptop è arrivato allo stabilimento di lavorazione. A bordo del camion, in realtà, è rimasto soltanto qualche ora: su indicazione del Centro di Coordinamento RAEE, il container è stato indirizzato verso lo stabilimento di smaltimento più vicino alla SEA, in modo da abbattere i costi economici e quelli ambientali.

Nel nostro paese, le aziende autorizzate alla lavorazione delle RAEE sono complessivamente oltre 200, distribuite su tutto il territorio e censite da un apposito Registro Ministeriale. “Tra queste 200 organizzazioni”, spiega Bonato, “vi sono però realtà molto diverse tra loro. In alcuni casi si tratta di piccolissimi stabilimenti, a bassa intensità di tecnologia ed in tutto e per tutto simili a rottamatori tradizionali. Accanto a queste, però, abbiamo anche 20-30 aziende di altissima qualità, generalmente specializzate nel trattamento di tipologie di RAEE specifiche, che offrono standard tecnologici ed organizzativi di livello internazionale”.

È in uno di questi siti “di eccellenza” che il nostro laptop è stato portato. Dopo essere stato scaricato dal contenitore, viene portato all’interno dello stabilimento, dove ha luogo l’elaborazione vera e propria.

Per prima cosa, alcuni addetti specializzati, che indossano particolari indumenti protettivi, provvedono a “mettere in riserva” l’apparecchio, attraverso l’asportazione delle componenti pericolose eventualmente presenti al suo interno. Inoltre, sempre durante questa fase, gli operatori smontano e separano tra loro le varie componenti fisiche della macchina, indirizzando verso contenitori differenti lo chassis in plastica, il vetro e le componenti elettroniche presenti.

A questo punto, i materiali sono pronti per la lavorazione: dal contenitore vengono riversati su un nastro trasportatore, e da qui diretti all’interno di una grande macina meccanica che funge da “mulino per le RAEE”. Pochissimi secondi, una punta di rumore e voilà: il computer è ridotto ad un ammasso di particelle piccolissime. Adesso il processo di trasformazione è pressoché completato, e manca solo la “cernita” finale: la “polvere” di computer ricavata dalla macinatura viene prelevata, sistemata su un altro nastro e sottoposta- attraverso specifiche tecnologie meccaniche e chimiche- ad un’analisi in grado di separare le micro- particelle di plastica, vetro e metalli. Il gioco è fatto.

“Ma la cosa più significativa” chiosa il Direttore Generale di Consorzio Re.Media “è che a valle della lavorazione solo il 15- 20% del materiale prodotto viene inviato ai siti di smaltimento veri e propri. Tutto il resto rientra nel ciclo produttivo e, anzi, ha in molti casi un valore di mercato non irrilevante”. Ed arriviamo così all’ultima tappa del viaggio. Ormai il nostro vecchio portatile non esiste più, e i suoi “resti” riposano in grandi sacchi di plastica.

Non a tutti i contenitori, però, è riservata la stessa sorte: quelli che alloggiano residui inutilizzabili- sono circa un quinto del totale- vengono affidati a ditte terze e smaltiti in modo definitivo. Tutti gli altri, invece, contengono materiali (schede elettriche, metalli, plastica) recuperati durante l’elaborazione, e sono per questo passibili di riuso in nuovi cicli industriali.

A questi residui “fortunati” (le cosiddette “materie prime seconde”) tocca quindi in sorte di essere rivenduti a intermediari specializzati, i quali a loro volta li smistano verso settori industriali diversi: i materiali plastici vanno così ad aziende del ramo plastico, il vetro a organizzazioni del settore ceramico od a produttori di IT, i metalli nobili a produttori di cellulari od affini.

Si chiude così il processo di riciclaggio, e con esso il viaggio del nostro vecchio laptop. Diversamente da quanto pensavamo, esso non è stato bruciato- se non per una parte molto piccola- e, se guardiamo bene, ne possiamo anche vedere dei pezzetti. In un vetro, una mattonella di ceramica o persino in un nuovo computer.

a cura di Giovanni Arata

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  • io solo io scrive:
    Non si capisce nulla di questo articolo!
    Ma che razza di articolo e' questo? Non si capisce nulla!
  • pessimismo e fastidio scrive:
    Internet non Informa, segnala
    Internet e' come un grande bar dove tutti possono dire la propria, se si e' interessanti ad un particolare "pettegolezzo" letto in un blog allora e' necessario approfondire l'argomento per conto proprio prima di formarsi una propria opinione.Noi italiani sappiamo benissimo, grazie ai nostri giornali, come un fatto puo' essere raccontato per favorire una particolare chiave di lettura rispetto ad altre e quindi creare una determinata opinione in chi lo legge.
    • Ricky scrive:
      Re: Internet non Informa, segnala
      Vero, Internet da' una gran massa di informazioni,molte forvianti proprio per la loro natura di "pettegolezzo " o "sentito dire" e nulla piu'.Certo e' che sempre piu' realta importanti e di fama riconosciuta approdano in questo grande mare dandoti la possibilita' di VERIFICARE molte delle informazioni reperite magari in qualche blog da quelche misterioso sconosciuto.Alla fine il trucco e' questo, imparare a leggere fra le righe, capire chi scrive cosa vuole da noi, se solo informarci oppure pilotarci, se l'informazione e' attendibile oppure solo una delle tante voci al vento.Per quanto mi riguarda non ho mai avuto tanta informazione come da quando ho iniziato ad usare internet,informazione che mi ha permesso dicapire in che GRAVE stato vive l'Italia e anche il Mondo intero.Ora tutte le BUGIE che ci dicono a RETI UNIFICATE vengono a galla, velocemente, puntualmente, corroborate da FATTI CONCRETI e da studi CERTIFICATI...basta seper cercare.
  • Funz scrive:
    Caso vergognoso precedente
    Una ditta USA produce catenacci per biciclette, e dichiara che sono o prova di scasso. Questo prodotto ha molto successo.Un blogger con un video dimostra invece che basta una penna a sfera per aprire il lucchetto in pochi secondi. Molti commentatori sul blog replicano l'esperimento, altri non ci riescono (pare funzionasse con un modello particolare di biro)Cosa pensate che sia successo?A) la ditta ammette l'errore, si scusa, e avvia una campagna di richiamo dei catenacci fallati.B) la ditta denuncia il blogger con richiesta di danni esagerata, e pretende che le informazioni spariscano dalla rete Notare che il trucchetto molto probabilmente era ben noto ai ladri di biciclette, e quasi sicuramente alla ditta produttrice del lucchetto.Non ricordo più i riferimenti, mi piacerebbe sapere come è finita la storia.
    • ManyChoices scrive:
      Re: Caso vergognoso precedente
      - Scritto da: Funz
      Una ditta USA produce catenacci per biciclette, e
      dichiara che sono o prova di scasso. Questo
      prodotto ha molto
      successo.
      Un blogger con un video dimostra invece che basta
      una penna a sfera per aprire il lucchetto in
      pochi secondi. Molti commentatori sul blog
      replicano l'esperimento, altri non ci riescono
      (pare funzionasse con un modello particolare di
      biro)

      Cosa pensate che sia successo?

      A) la ditta ammette l'errore, si scusa, e avvia
      una campagna di richiamo dei catenacci
      fallati.

      B) la ditta denuncia il blogger con richiesta di
      danni esagerata, e pretende che le informazioni
      spariscano dalla rete


      Notare che il trucchetto molto probabilmente era
      ben noto ai ladri di biciclette, e quasi
      sicuramente alla ditta produttrice del
      lucchetto.
      Non ricordo più i riferimenti, mi piacerebbe
      sapere come è finita la
      storia.http://www.customizemybiz.com/fusion/forbes.htmlMa non e' tutto oro, la cosa e' molto piu' complessa infatti:Last year bloggers posted videos showing how to break open a Kryptonite lock using a ballpoint pen.That much was true. But they also spread bogus information--that all Kryptonite models could be cracked with a pen; that it is the only brand with this vulnerability; and that Kryptonite knew about the problem and covered it up.None of these claims is true, but a year later Kryptonite still struggles to set the record straight, while spending millions to replace locks.Insomma (sembra che) il blogger aveva solo mezza ragione e quindi qui il discorso di un danno ingiusto a una ditta (e quindi dei limiti di parlare) si ripropone.Interessante questo articolo con graficohttp://badvocates.com/?p=5Come e' finita, boh, la ditta ha certamente sostituito i modelli difettosi pero' non ho trovato traccia di richieste di risarcimento al blogger.E ancorahttp://en.wikipedia.org/wiki/Kryptonite_lock
      • Funz scrive:
        Re: Caso vergognoso precedente
        - Scritto da: ManyChoices
        http://www.customizemybiz.com/fusion/forbes.html

        Ma non e' tutto oro, la cosa e' molto piu'
        complessa
        infatti:

        Last year bloggers posted videos showing how to
        break open a Kryptonite lock using a ballpoint
        pen.That much was true. But they also spread
        bogus information--that all Kryptonite models
        could be cracked with a pen; that it is the only
        brand with this vulnerability; and that
        Kryptonite knew about the problem and covered it
        up.None of these claims is true, but a year later
        Kryptonite still struggles to set the record
        straight, while spending millions to replace
        locks.

        Insomma (sembra che) il blogger aveva solo mezza
        ragione e quindi qui il discorso di un danno
        ingiusto a una ditta (e quindi dei limiti di
        parlare) si
        ripropone.

        Interessante questo articolo con grafico

        http://badvocates.com/?p=5

        Come e' finita, boh, la ditta ha certamente
        sostituito i modelli difettosi pero' non ho
        trovato traccia di richieste di risarcimento al
        blogger.

        E ancora

        http://en.wikipedia.org/wiki/Kryptonite_lockGrazie per la precisazione :)Io ricordavo una causa contro l'autore del post originario, ma forse mi sbaglio, e non sapevo della campagna di richiamo, mea culpa.Probabilmente la faccenda è sfuggita di mano al blogger, è diventata una cosa molto più grande e sono state dette delle falsità, tuttavia l'articolo originale ha reso giustizia agli utenti della Kryptonite e il danno che ha causato alla ditta non è immotivato.Oramai il vaso di Pandora è aperto e un'azienda non può più tacere informazioni scomode, rischia di ritrovarsi con una pubblicità negativa terribile.
  • Nilok scrive:
    DISINFORMAZIONE
    Augh,ogni giorno ricevo tentativi di phishing da parte di "poste italiane", "banca di roma", "e-bay", ecc., ecc..Non credo che sarei molto motivato ad usufurire dei servizi dei REALI proprietari di questi "nominativi".Ecco come si "discredita" INDIRETTAMENTE qualcuno o una Società che lavora.Esistono MOLTE forme organizzate e non di strategie, messe in atto VOLONTARIAMENTE, per "screditare" o far diminuire "il ranking" di qualche individuo o Azienda su Internet....Questo perchè ci si illude che, essendo internet un "mondo virtuale", ciò che viene fatto o detto attraverso di esso, non avrà CONSEGUENZE CONCRETE E REALI:INVECE LE HA !!!E se uno non fa attenzione a come si comporta ed a ciò che dice...se ne accorge di persona.Non è una "limitazione della libertà di espressione", è semplicemente un rispetto delle Leggi Vigenti.Internet non provoca PIU' querele o denunce della vita reale: semplicemente è un mezzo di comunicazione più veloce ed attraverso il quale si può comunicare con un maggior numero di "soggetti", ecco perchè SEMBRA che possa generare maggiori controversie.Nulla di più FALSO e DISINFORMATIVO.Sono le relazioni tra gli esseri umani che "governano" questo tipo di accadimenti.Se si è "educati" e ci si "comporta bene"...a parole, a nessuno, se non ad uno PSICOPATICO, verrà in mente di querelare o denunciare qualcun'altro: e sappiamo da lungo tempo che gli PSICOTICI sono SOLO il 2,5% della popolazione.Ho parlatoNilok
    • doctord scrive:
      Re: DISINFORMAZIONE
      - Scritto da: Nilok
      Ho parlatoQualche volta potresti anche dire cose interessanti ma poichè termini sempre con questa frase da messia non so perchè mi inizia a prudere tutto
  • Marco Marcoaldi scrive:
    Magistrati IGNORANTI !!!!
    Fai il magistrato ? Non hai mai messo piede su internet ? Come cazzo ti permetti di sentenziare leggi RIDICOLE e anticostituzionali ?Il vero problema di internet sono magistrati che non sanno una cippa del diritto della rete !Si parla tanto di comunità Europea ma guardacaso ancora vietiamo ILLEGITTIMAMENTE e ILLEGALMENTE il gioco d'azzardo verso altri paesi della comunità europea.Pretendiamo di censurare pornografia sul Web ma nonostante ciò mi devo vedere tette e culi delle veline alle 8 e mezza di sera !!!!!"Capisc' Windò ? NO !! E allora ... chepparliaffà ?"
    • EdCivica scrive:
      Re: Magistrati IGNORANTI !!!!
      E questo secondo te è colpa dei magistrati?Ti faccio un piccolo ripasso di educazione civica:potere LEGISLATIVO - il parlamento con le sue due camerepotere GIUDIZIARIO - i magistratiSe la legge è scritta di me*da (dal parlamento) e approvata (dal parlamento con l'avvallo del presidente della rep.), il magistrato cosa dovrebbe fare? Dire "ma no dai, questa legge è una sciocchezza, secondo me non va applicata"?Per esser chiari: la legge l'hanno approvata i *tuoi* rappresentanti (i parlamentari), cioè è la legge che "ha voluto" il popolo sovrano. Un giudice che "modificasse" questa legge nella sua applicazione starebbe di fatto instaurando una dittatura, escludendo il volere del popolo.
      • Marco Marcoaldi scrive:
        Re: Magistrati IGNORANTI !!!!
        E la marmotta confeziona la cioccolata !!!!
        • MegaLOL scrive:
          Re: Magistrati IGNORANTI !!!!
          - Scritto da: Marco Marcoaldi
          E la marmotta confeziona la cioccolata !!!!E tu non hai argomenti intelligenti con cui ribattere, quindi torna all'asilo e pulisciti il naso, mocciosetto.
          • Marco Marcoaldi scrive:
            Re: Magistrati IGNORANTI !!!!
            Argomenti intelligenti ?Ma serve l'intelligenza ?Anche un idiota si renderebbe conto che le cose non vanno come dovrebbero andare ! Gente collusa con la mafia che viene prosciolta, indulti e boiate del genere ... che IO non ho mai delegato a nessuno tramite il mio voto !Gente che ruba una fila di pane per mangiare e va in galera ... suvvia siamo seri !Non serve conoscere la legge per capire che le cose non funzionano, in fondo la legge viene fatta appunto dalle CASTE che se la rigirano a proprio favore !A proposito ... beccati l'ultima legge ad personam di Silvio per il processo Millis, e vienimi poi a parlare di leggi e di DEMOCRAZIA !Solo i cojoni che si sentono colti sono in grado di difendere ed approvare l'andamento attuale delle cose.
          • dont feed the troll scrive:
            Re: Magistrati IGNORANTI !!!!
            Non si capisce il senso di quello che vuoi dire.
          • SUBNET scrive:
            Re: Magistrati IGNORANTI !!!!
            Appunto, a limite prenditela con chi ha votato berlusconi piuttosto che prendertela con la magistratura; vorrei proprio sapere come farà Napolitano ad approvare il salva rete 4.... Al popolo Italiano basta che gli butti un po' di fumo negli occhi, come la detassazione degli straordinari e l'abolizione dell'ici per farli felici: popolo di merda
      • ManyChoices scrive:
        Re: Magistrati IGNORANTI !!!!
        - Scritto da: EdCivica
        E questo secondo te è colpa dei magistrati?
        Ti faccio un piccolo ripasso di educazione civica:
        potere LEGISLATIVO - il parlamento con le sue due
        camere
        potere GIUDIZIARIO - i magistrati

        Se la legge è scritta di me*da (dal parlamento) e
        approvata (dal parlamento con l'avvallo del
        presidente della rep.), il magistrato cosa
        dovrebbe fare? Dire "ma no dai, questa legge è
        una sciocchezza, secondo me non va
        applicata"?
        La legge e' solo materiale a cui si arriva alla norma, gioca molto l'interpretazione quindi un giudice non e' "la bocca della legge" ha un ruolo attivo molto importante.Per esempio in Italia esiste una legge del 1890 sui misuratori metrici (per estensione compresi autovelox e contatori elettrici) completamente disattesa e nessuno si e' preso la briga di mettere in galera i vari dirigenti e responsabili (Polizia e Aziende Elettriche). Insomma in Italia ci sono circa 200.000 leggi e un fottio di queste non viene sostanzialmente applicata anche se non sono mai state formalmente abrogate. Si fa finta che non ci siano, si interpretano in senso restrittivo ecc. Quindi a mio modesto avviso qui i giudici hanno messo molto del loro, altro che separazione dei poteri ...
  • Spectator scrive:
    mantellini e i nuovi zorro del web
    E' stato denunciato? Cosa si aspettava: se io scrivo su blog che una tale marca di caffe' fa schifo, magari per un mio gusto personale, alla fine e' NORMALE che uno becchi una denuncia per diffamazione. Quando uno fa una dichiarazione simile si merita una letterina dell'avvocato.E' inutile che i bloggher facciano la voce grossa perche' sono tanti. C'e' chi poi tra i bloggher scrive una lettera alla societa' che ha querelato il tizio le scriviamo per offrirle spontaneamente il nostro giudizio.. Ma ROTFL e chi ve lo ha chiesto, ma cosa c'entrate? Tutti pronti a sacrificarsi per il bene del querelato o per manie di protagonismo di anzi proprio grazie a queste lettere che io se fossi l'avvocato della nota casa di mobili le raccoglierei e le porterei dal giudice per comprovare il danno mediatico prodotto.Quindi oltre a non migliorare la situazione al querelato la peggiorano... Mangiano pane e volpe questi bloggher.Basta Bisogna capire che se uno scrive sul blog qualcosa di diffamante non ci sono cricche e supporter che tengono.Pagati l'avvocato, prega di avere ragione e stai zitto.Troppo facile se poi nessuno si prendesse le responsabilita' di quello che dice.Scrivete che il caffe' tal dei tali fa schifo? Vi prendete le responsabilita' o non lo postate.Basta con questi piagnistei poi:Il blogger blogosfera o no e' un cittadino e come tale de ve regolarsi su quello che scrive, nella LIBERTA' DI ESPRESSIONE NON RIENTRA IL REATO DI DIFFAMAZIONE!
    • bubba scrive:
      Re: mantellini e i nuovi zorro del web
      - Scritto da: Spectator
      E' stato denunciato? Cosa si aspettava: se io
      scrivo su

      blog che una tale marca di caffe' fa schifo,
      magari per un mio gusto personale, alla fine e'
      NORMALE che uno becchi una denuncia per
      diffamazione. Quando uno fa una dichiarazione
      simile si merita una letterina
      dell'avvocato.pensi davvero le idiozie che hai scritto o fai parte anche tu del circo mediatico ricorsivo (marketing/blog/ecc..) ?io lo abolirei proprio il reato di diffamazione a mezzo stampa. O al limite lo farei enormemente stringente, in modo che il 95% delle istanze non vengano neanche accolte.
      • Spectator scrive:
        Re: mantellini e i nuovi zorro del web

        pensi davvero le idiozie che hai scritto o fai
        parte anche tu del circo mediatico ricorsivo
        (marketing/blog/ecc..)
        ?semmai le idiozie le scrivi tu e non leggi attentamenteo non le capisci proprio le cose che dicoripeto se scrivi senza portare le prove di quello che dici rischi una diffamazione.Ha pubblicato un post senza dare le prove di quelloche stava dicendoindi DIFFAMAZIONE.
        io lo abolirei proprio il reato di diffamazione a
        mezzo stampa. O al limite lo farei enormemente
        stringente, in modo che il 95% delle istanze non
        vengano neanche
        accolte.Io lo lascio li cosi se gente come te scrive cose offensive nei mei confronti si becca una bella RACCOMANDATA AR e paga i dannila vostra capacita di capire e pari alla cultura civica e conoscenza delle leggi PARI A 0!Abolizione un cacchio
        • Daniel Jackson scrive:
          Re: mantellini e i nuovi zorro del web

          semmai le idiozie le scrivi tu e non leggi
          attentamente
          o non le capisci proprio le cose che dicoLo accusi di scrivere idiozie o di non essere in grado di comprendere le tue affermazioni. Secondo la tua logica questa è diffamazione o sbaglio?
    • Stefano scrive:
      Re: mantellini e i nuovi zorro del web
      Ma ti sei degnato di andare a vedere qual'era il problema segnalato nel post che ha dato origine al tutto? Si tratta tutto tranne che di osservazioni personali (tipo il caffè fa schifo)
    • ManyChoices scrive:
      Re: mantellini e i nuovi zorro del web
      - Scritto da: Spectator
      E' stato denunciato? Cosa si aspettava: se io
      scrivo su

      blog che una tale marca di caffe' fa schifo,
      magari per un mio gusto personale, alla fine e'
      NORMALE che uno becchi una denuncia per
      diffamazione. Se io dico che secondo me la marca di caffe' XY fa schifo come fai tu ad indagare la mia sfera soggettiva? Non e' penalmente o civilmente rilevante. Caso diverso se dico che il caffe' XY fa schifo qui probabilmente hai ragione.Comunque sembra che il tale abbia semplicemente raccontato la sua storia con la ditta in questione e quindi che il suo comportamento sia diffamatorio e' dubbio.Il fatto e' che da ben prima di Internet i potentoni ti mettono il bavaglio semplicemente facendoti causa, tu magari hai detto la verita' e vieni pienamente assolto, nel frattempo pero' perdi un fracco di giornate e ti paghi l'avvocato. Insomma l'uso delle cause di diffamazione e' stato largamente usato a scopo intimidatorio e funziona egregiamente ... Risultato, molta gente non puo' dire una ovvia verita' e quindi ci rimettiamo tutti.Il fatto e' che anche se vinci ti tieni le spese (e non hai diritto a danni per il magone e per il tempo perso nel cercare di difenderti), quello che servirebbe e' una norma che riconosca piu' largamente il concetto di "causa temeraria", ovvero se uno ti cita per diffamazione e tu ne esci pulito ti deve tutte le spese patite e pure un bel risarcimento danni. Cosi' il gioco di darti addosso non paga se sai di avere al 100% ragione (e chi ti fa causa sa di avere al 100% torto), presto o tardi ti devono pagare tutto.Cosi' non e' oggi e di cause intimidatorie in rete per esempio e' campione la RIA, nonnini, ragazzini, mamme ecc. ecc. I piu' pagano, qualcuno puntiglioso tiene duro e vince, ma pagare ti costa spesso di meno e non tutti hanno voglia di fare gli eroi.Cito Orwell "la legge e' uguale per tutti, ma qualcuno e' piu' uguale degli altri". Sarebbe ora che i potentoni di turno fossero un po' meno "un po' piu' uguali".
      • Gabriele scrive:
        Re: mantellini e i nuovi zorro del web
        - Scritto da: ManyChoices[cut]
        Il fatto e' che anche se vinci ti tieni le spese
        (e non hai diritto a danni per il magone e per il
        tempo perso nel cercare di difenderti), quello
        che servirebbe e' una norma che riconosca piu'
        largamente il concetto di "causa temeraria",
        ovvero se uno ti cita per diffamazione e tu ne
        esci pulito ti deve tutte le spese patite e pure
        un bel risarcimento danni. Cosi' il gioco di
        darti addosso non paga se sai di avere al 100%
        ragione (e chi ti fa causa sa di avere al 100%
        torto), presto o tardi ti devono pagare
        tutto.[cut]Ti quoto alla grande ! In caso di archiviazione, penso che d'ufficio si dovrebbe procedere per far capire al querelante che far perdere tempo e soldi sia alla Giustizia che al querelato non è un comportamento civile.Io ad es son stato querelato per vendetta da uno spammer (querela resa pubblica mesi prima che mi arrivasse la convocazioen) molto attivo su Usenet, quello di Lugano...G.
    • Funz scrive:
      Re: mantellini e i nuovi zorro del web
      - Scritto da: Spectator
      E' stato denunciato? Cosa si aspettava: se io
      scrivo su

      blog che una tale marca di caffe' fa schifo,
      magari per un mio gusto personale, alla fine e'
      NORMALE che uno becchi una denuncia per
      diffamazione. Quando uno fa una dichiarazione
      simile si merita una letterina
      dell'avvocato.Che mentalità servile.Se io esprimo un'opinione personale, magari argomentata, non può e non deve essere considerata diffamazione, a meno che uno non racconti il falso. Tu invece pretendi che vengano abolite le libertà di opinione e di parola.
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