Italia, la nuova strada della WebTax

Allo studio l'applicazione di una ritenuta alla fonte del 25 per cento sui pagamenti a favore delle multinazionali con sede all'estero. Conferma il Sottosegretario al Ministero dell'Economia e delle Finanze Zanetti

Roma – Il Governo italiano continua a cercare un nuovo modo per intervenire sulla tassazione delle aziende del web : l’ idea sembra ora quella di puntare a prelevare quanto dovuto direttamente dai pagamenti effettuati a favore delle multinazionali con sede all’estero.

Per il momento, infatti, sembra tramontata la cosiddetta Web Tax (o Google Tax), l’imposta che voleva imporre l’obbligo di partita IVA italiana su cui rimodulare la materia della fiscalità dell’ecommerce. Ma il Governo ha altre frecce al suo arco per colpire il suo bersaglio, gli introiti delle aziende del Web ed in particolare di quelle che, grazie ad una struttura multinazionale ed alla libera circolazione di beni e servizi garantita dal mercato unico europeo, sfruttano le diverse tassazioni ed i benefici fiscali previsti da alcuni paesi per ottenere le condizioni più vantaggiose.

Si tratta, peraltro, di un problema che stanno cercando di affrontare anche altri Paesi tra cui la Gran Bretagna , la Francia e gli Stati Uniti stessi , entrato anche nell’agenda dell’OCSE che ha iniziato ad cercare proposte per risolverlo. Proprio su alcuni dei suoi suggerimenti si basa il nuovo tentativo italiano.

Nel dettaglio, la nuova idea di Roma è quella di applicare, con l’aiuto di banche ed intermediari, una ritenuta alla fonte del 25 per cento sui pagamenti a favore delle multinazionali con sede all’estero . La normativa prevederebbe inoltre che, per evitare l’imposizione anche nel paese di residenza, alle società colpite verrà riconosciuto un credito d’imposta pari all’importo delle tasse versate in Italia .

Tale ritenuta alla fonte scatterebbe sul presupposto dell’esistenza di una “stabile organizzazione virtuale” basata sul concetto di “presenza digitale significativa” e nel momento in cui tale presenza venisse rilevata sul circuito dei pagamenti, al superamento di determinate soglie (si parla di un fatturato di un milione in sei mesi).

Il caso di Google, in questo senso, è esemplificativo: la succursale italiana opera come broker di pubblicità per l’azienda che ha base in Irlanda, paese dove vengono stipulati i contratti e in cui paga le tasse. Per questo in Italia Mountain View paga solo le tasse sulle provvigioni e non sul valore dei contratti.

Questa prospettiva è stata confermata dal sottosegretario Enrico Zanetti (Scelta Civica) che ha condiviso sulla propria pagina di Facebook l’articolo del Corriere della Sera in cui la si presentava, scrivendo: “Ecco la norma antielusiva con cui SC consentirà al governo di neutralizzare le prassi delle multinazionali del web e recuperare importanti risorse per continuare nel percorso di riduzione delle tasse alle imprese che operano e danno lavoro in Italia. Settimana prossima conferenza stampa di presentazione ufficiale”.

L’obiettivo è quello di vedere la nuova norma approvata con il pacchetto di decreti legislativi di attuazione della legge delega di riforma fiscale.

Claudio Tamburrino

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