Kaku: tra 20anni la fine del computer

Sarà talmente integrato alle nostre vite che non lo considereremo più nella sua alterità. Sarà un computing potentissimo e pervasivo, ma non sarà intelligente

Tucson (USA) – Tra una ventina d’anni i computer basati sul silicio saranno rimpiazzati da quelli quantici e faranno così strettamente e saldamente parte delle nostre vite che non li considereremo più qualcosa di freddo e distante come i computer di oggi. Anzi, non useremo più la parola “computer”.

A sostenerlo è il celebre professore Michio Kaku, docente di fisica teoretica alla City University di New York e autore di numerosi libri speculativi sul futuro della tecnologia e l’interazione dell’uomo con essa.

In occasione di un meeting scientifico a Tucson, Kaku ha spiegato le teorie che ha anche descritto nel suo “Visions: How Science Will Revolutionize the 21st Century”, un volume piuttosto ambizioso che parla di un “homo tecnologicus” capace di convivere con il computing più avanzato in modo molto più “spontaneo” e “naturale” di quanto non accada oggi.

“Alcuni – ha spiegato Kaku – temono che il futuro sarà freddo, impersonale, distaccato” ma non è così, perché la potenza dei processori e dei computer aumenta di continuo e questo significa che “stiamo per entrare in un’epoca di computing ubiquo”.

Entro il 2020 il ritmo di sviluppo della potenza dei processori, che oggi segue la “Legge di Moore”, raddoppiando ogni 18 mesi, subirà una clamorosa impennata. Entro quell’anno, infatti, un processore Pentium non costerà più di un penny e i computer altro non saranno che sistemi animati da energia molecolare e potenza quantica, capaci di portare la velocità di calcolo a mete impensabili oggi. Quei computer rimpiazzeranno le macchine basate sul silicio.

Contraddicendo quanto recentemente affermato da un fisico più celebre, Stephen Hawking, Kaku ha messo in guardia sull’intelligenza artificiale, sostenendo che la possibilità che tanta potenza si trasformi in una capacità intellettiva, anche solo al livello di quella di un bambino, semplicemente non c’è.

Secondo Kaku, infatti, i computer passano la maggior parte del proprio tempo elaborando cose che gli umani prendono per scontate. “Dove la scienza informatica afferma che le madri sono più anziane delle figlie?” – ha chiesto provocatoriamente Kaku, per aggiungere subito dopo: “Noi non possiamo riprodurre nemmeno il senso comune di un bambino di cinque anni”. Ed è questo, secondo il fisico americano, lo scoglio più grande, forse invalicabile, per consentire ad una macchina di “pensare” a modo suo.

Hawking aveva invece parlato della possibilità che proprio il continuo potenziamento dei sistemi informatici possa portare nel tempo allo sviluppo di sistemi capaci di “pensare”, di essere realmente “intelligenza artificiale”. E aveva avvertito: l’uomo deve evolversi per poter mantenere il proprio dominio sulle macchine.

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