Kazaa: major, la grande cospirazione

Kazaa: major, la grande cospirazione

Nuova denuncia presentata da Sharman Network contro l'industria che a suo dire vuole impedire a Kazaa di sostenere un file sharing legale che produce un reddito via adware
Nuova denuncia presentata da Sharman Network contro l'industria che a suo dire vuole impedire a Kazaa di sostenere un file sharing legale che produce un reddito via adware


Roma – La nuova puntata della webtragedia più cliccata dell’anno riguarda una nuova denuncia presentata da Sharman Networks, editore di Kazaa, contro gli industriali del disco e della musica. L’accusa è quella di aver cospirato per buttare Kazaa ed altri sistemi di condivisione dei file fuori da un mercato che essi vogliono controllare con qualsiasi mezzo.

Sharman Networks con questa denuncia cerca di superare le obiezioni sollevate da un giudice statunitense su una precedente denuncia che non ebbe seguito. L’azienda ha infatti presentato “fatti specifici” che a suo dire giustificherebbero un procedimento a carico delle major. A suo tempo il giudice Stephen V. Wilson aveva negato a Sharman la possibilità di proseguire nel procedimento in quanto l’azienda “non si occupa di distribuire in rete materiali e contenuti ma soltanto di produrre un software”.

Ora l’azienda ci riprova, sostenendo che i suoi legami con Altnet, la società che gestisce il sistema adware integrato in Kazaa, sono di natura commerciale e questo rapporto è minacciato dall’iniziativa delle major. A sentire Sharman, cioè, il rapporto con Altnet fa sì che ad essere minacciati dalla crociata legale dell’industria non siano soltanto quelli di Altnet ma la stessa Sharman, che ottiene i propri profitti proprio attraverso Altnet.

Secondo Sharman, dunque, le major adottano “con uno scopo monopolistico, una condotta cospirativa per far fallire chi produce piattaforme per la distribuzione di contenuti sul peer-to-peer”. Il loro scopo, secondo Sharman, è “limitare i mezzi a disposizione per la futura distribuzione di musica o altri contenuti in un modo che possa garantire loro un controllo più diretto sui mercati di riferimento”.

La parola, ora, passa al giudice.

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Pubblicato il
25 set 2003
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